King Lear ­/ Re Lear

Di

Editore: Einaudi

4.2
(2227)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 451 | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Spagnolo , Tedesco , Chi tradizionale , Catalano , Olandese , Portoghese , Galego , Francese

Isbn-10: 8806168282 | Isbn-13: 9788806168285 | Data di pubblicazione: 

Traduttore: Emilio Tadini

Disponibile anche come: Altri , Tascabile economico , Copertina rigida , eBook

Genere: Famiglia, Sesso & Relazioni , Narrativa & Letteratura , Studio di Lingue Straniere

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Descrizione del libro
Uno dei capolavori assoluti di Shakespeare, una tragedia che mette in gioco affetti semplici e profondi: Lear, prima che sovrano destituito, è un padre tradito da due delle sue figlie. Appartiene alla maturità del poeta, essendo stato probabilmente composto tra il 1605 e il 1609, fra "Othello" e "Macbeth" dunque. La tragedia rielabora un antico motivo del folklore britannico, quello del vecchio re cacciato dalle due ingrate e cupide figlie e invano soccorso dalla terza, la dolce e sventurata Cordelia. Opera sublime e terribile per eccellenza ha suscitato in alcuni critici una sorta di timore reverenziale, tanto che Henry James riteneva che non fosse "un dramma da recitare, ma un grande e terribile poema, il più sublime, forse, ma non un dramma".
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  • 4

    Non c'è speranza in un mondo folle

    La più nera e disperata tragedia di Shakespeare: la tragedia del vecchio re sconfitto dalla anzianità e tradito dalle figlie; la tragedia di chi non sa esprimere amore e ne rimane immobilizzata; la tr ...continua

    La più nera e disperata tragedia di Shakespeare: la tragedia del vecchio re sconfitto dalla anzianità e tradito dalle figlie; la tragedia di chi non sa esprimere amore e ne rimane immobilizzata; la tragedia del figlio bastardo che ambisce all'eredità paterna e finisce per distruggerla; la tragedia dell'avidità a cui le figlie sacrificano famiglia, marito, sorella; la tragedia dei mariti condannati sia che seguano la moglie, sia che si oppongano; la tragedia di chi vede troppo tardi nel cuore dei figli e finisce per perdere la vista…..
    E su tutto, questa contagiosa pazzia, questo ultimo rifugio a cui tutti ricorrono quando tutto il reale crolla su se stesso e non è più possibile trovare un senso - al punto che da queste strazianti pagine l'unico suono divertito che emerge sono le beffarde e insensate (ma davvero?) parole del buffone di corte….che non a caso sparisce senza spiegazioni già al terzo atto, lasciandoci totalmente soli nell'orrenda e mortale conclusione.

    ha scritto il 

  • 0

    Primo approccio di lettura con il bardo (avevo visto rappresentate alcune sue opere) e primo incontro assoluto con quest'opera, di cui ignoravo quasi tutto. Sinceramente è molto diversa da ciò che imm ...continua

    Primo approccio di lettura con il bardo (avevo visto rappresentate alcune sue opere) e primo incontro assoluto con quest'opera, di cui ignoravo quasi tutto. Sinceramente è molto diversa da ciò che immaginavo, soprattutto per la forma. Essendo un'opera teatrale, quindi limitata ai soli dialoghi, lascia molto spazio all'immaginazione e soprattutto trova la sua piena realizzazione nella rappresentazione, senza la quale sembra di vedere un'ombra che cammina. Il vero modo di fruire l'opera è di vederla rappresentata e in questo sta la sua forza, perché ogni rappresentazione la rinnova e la rafforza, sicché essa non invecchia né muore mai.
    Entrando nel merito della storia, un dramma immane che lascia ben pochi sopravvissuti, colgo la forza di sentimenti assoluti e forti, sia negativi come l'orgoglio, la rivalsa, l'invidia, la pazzia, ma anche positivi come la fedeltà, la devozione, la nobiltà. Le contrapposizioni sono forse la caratteristica maggiore del Re Lear: padri e figli, folli e saggi, devoti e traditori, vincitori e perdenti. Il tutto si alterna in un balletto sul filo dell'equilibrio, che inevitabilmente finisce per cadere nella tragedia finale.

    ha scritto il 

  • 5

    Imposible apartar la lectura de este libro, de esta gran tragedia, en el que los personajes se revelan gigantescos tanto en sus virtudes, como en sus perversiones, y eso crea una locura permanente en ...continua

    Imposible apartar la lectura de este libro, de esta gran tragedia, en el que los personajes se revelan gigantescos tanto en sus virtudes, como en sus perversiones, y eso crea una locura permanente en la que la vida y la muerte juegan un difícil equilibrio. Dentro de esa locura, nunca entenderé el final, pero esta obra está tan llena de grandes escenas y la fuerza de la trama es tanta que merece cualquier disculpa.

    ha scritto il 

  • 4

    "O Lear, Lear, Lear! Bussa alla porta che ha fatto entrare la tua follia, e uscire il tuo senno prezioso" (Atto I,4)
    "Questa tempesta che ho nella mente toglie ai miei sensi ogni altro dolore che non ...continua

    "O Lear, Lear, Lear! Bussa alla porta che ha fatto entrare la tua follia, e uscire il tuo senno prezioso" (Atto I,4)
    "Questa tempesta che ho nella mente toglie ai miei sensi ogni altro dolore che non sia quello che mi batte dentro." (Atto III,4)
    "È la piaga dei nostri tempi, quando i pazzi guidano i ciechi" (Atto IV,1)

    ha scritto il 

  • 0

    Se Scuotilancee l’ha chiamato all’incirca Re Pugiardo significa che la verità non può dirla nessuna e che ciascuno non può raccontare che la sua.

    C’è su Facebook un gruppo dedicato agli estimatori dell’opera letteraria di Aldo Busi. Uno degli amministratori della pagina riporta una mail inviatagli da una sua amica che chiede a cosa si avvicini, ...continua

    C’è su Facebook un gruppo dedicato agli estimatori dell’opera letteraria di Aldo Busi. Uno degli amministratori della pagina riporta una mail inviatagli da una sua amica che chiede a cosa si avvicini, la perizia linguistica di Aldo Busi, se non a quella di Shakespeare nel Re Lear. Io il Re Lear non lo avevo letto, perciò per farmene una idea ho cercato cosa c’è online e ho incontrato lui, Goffredo Raponi. Di Shakespeare, e di Aldo Busi, si dovrebbe dire così tanto che si finisce per non dirne niente e lasciar dire agli altri, i quali altri però poi dicono sempre le stesse cose già dette ma pazienza, e una cosa la voglio dire su Goffredo Raponi: per quel che ne ho capito cercandone il nome in Rete Raponi non è un traduttore-per-mestiere; ha lavorato come giornalista per alcuni organi statali, quindi più un uomo da rassegne stampe, e una volta in pensione si è messo a tradurre tutto Shakespeare, mettendoci venticinque anni, a gratis, tra le alzatine di spalle e le snaricciate degli Addetti-ai-lavori. Le traduzioni di Raponi, dunque, non sono ‘professionali’, però le tengono in considerazione pure in Polonia, e al San Ferdinando di Napoli, almeno nel 2008, le hanno pure mandate in scena. Shakespeare è bellissimo, King Lear (o “Sventato colui che è grato”) è un’ordalia di caratteri inconfondibili e a Goffredo Riponi va tutta la mia gratitudine, sebbene io non sappia cosa possa farsene, ora, siccome è morto da qualche anno. L’amica dell’amministratore della pagina, ho saputo poi, regge e rilegge Shakespeare in lingua originale, quindi è corretto dire che lei legge Shakespeare e io Shakespeare nella maniera di Goffredo Raponi.

    Qui la traduzione:
    http://www.liberliber.it/mediateca/libri/s/shakespeare/re_lear/pdf/re_lea_p.pdf

    CORNOVAGLIA - Costui dev’essere di quei compari
    che avendo avuto da qualcuno lodi
    per la loro brutale sfrontatezza,
    affettano una bolsa villania
    assumendo forzati atteggiamenti
    del tutto estranei alla lor natura.
    Non sa adulare, lui! Anima schietta,
    non dice che l’onesta verità!
    Se il prossimo la beve, tanto meglio;
    se no, lui schietto è stato e schietto resta.
    Conosco questa risma di furfanti
    che dietro l’ostentata lor schiettezza
    celano più scaltrezza e oscuri fini
    di venti smidollati cortigiani
    usi a curvar la schiena tutto il giorno
    ed a profondersi in salamelecchi
    nel modo più impeccabile e garbato.

    ha scritto il 

  • 5

    “Non è vuoto di cuore chi usa sobrie parole non rimbombanti per l’interno vuoto”.
    “L’amore non è amore se corrotto da considerazioni estranee alla sua pura essenza”.
    “Meglio sarebbe per me essere pazz ...continua

    “Non è vuoto di cuore chi usa sobrie parole non rimbombanti per l’interno vuoto”.
    “L’amore non è amore se corrotto da considerazioni estranee alla sua pura essenza”.
    “Meglio sarebbe per me essere pazzo chè allora il mio pensiero andrebbe sciolto da ogni angoscia: le mie angosce, in quel falso immaginare, perderebbero coscienza di sé”.

    ha scritto il 

  • 5

    Ho affrontato questo testo con un po’ di timore. Shakespeare non sempre mi piace e temevo gli aspetti di carneficina che a volte caratterizzano le sue tragedie. Mi sono trovata davanti ad un testo bel ...continua

    Ho affrontato questo testo con un po’ di timore. Shakespeare non sempre mi piace e temevo gli aspetti di carneficina che a volte caratterizzano le sue tragedie. Mi sono trovata davanti ad un testo bellissimo con al centro il potere e gli intrighi per ottenerlo o conservarlo, ma anche aspetti di grandissima umanità.

    ha scritto il 

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