La Ciociara

I grandi romanzi, 4

Di

Editore: Corriere della Sera

4.1
(1148)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 382 | Formato: Copertina rigida | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Francese

Isbn-10: A000087690 | Data di pubblicazione: 

Prefazione: Antonio Debenedetti

Disponibile anche come: Paperback , Altri , Tascabile economico

Genere: Famiglia, Sesso & Relazioni , Narrativa & Letteratura , Storia

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Descrizione del libro
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  • 5

    Letto in versione elettronica (che contiene qualche refuso). Ricostruisce bene la situazione materiale e psicologica degli sfollati dalle linee del fronte che tutti quelli della mia generazione "anni ...continua

    Letto in versione elettronica (che contiene qualche refuso). Ricostruisce bene la situazione materiale e psicologica degli sfollati dalle linee del fronte che tutti quelli della mia generazione "anni Sessanta" avevano fatto in tempo a farsi raccontare da nonni e genitori, ma che poi magari avevano dimenticato crescendo e maturando in pieno boom economico. L'ho trovato pieno di notazioni psicologiche esattissime e molto fini. Convince poco, al contrario, la lingua della "ciociara": messa in bocca a un personaggio di Gadda, sarebbe stato un capolavoro assoluto.

    ha scritto il 

  • 4

    Moravia, raffinato intellettuale figlio della borghesia romana, funziona incredibilmente meglio quando parla del popolo con gli occhi del popolo che quando scrive della classe di cui è espressione. Il ...continua

    Moravia, raffinato intellettuale figlio della borghesia romana, funziona incredibilmente meglio quando parla del popolo con gli occhi del popolo che quando scrive della classe di cui è espressione. Il racconto della guerra attraverso gli occhi di una negoziante in fuga con la figlia diciottenne, risulta infatti estremamente efficace: la guerra vista da altezza suolo, diciamo. Nonostante qualche lungaggine e delle sviste qui e lì a livello di stile ("Il sole, trapassando qua e là tra le foglie, stendeva ogni tanto i suoi raggi sulla strada; e pareva allora che anche l'asfalto così opaco diventasse una materia luminosa e palpitante, simile alla schiena di un animale caldo di sangue e di vita" - descrizione un po' troppo raffinata per la penna altrimenti piuttosto stentata della protagonista) il romanzo scorre fluido e godibile. Molto buoni i personaggi, ed in particolare Michele, ma a giustificare la quarta stellina è il forte impianto morale e la fluidità della spirale di decadenza in cui cadono le due protagoniste: in un contesto dove non esiste buono e non esiste cattivo, non esiste pietà né onestà, amico o nemico è più facile perdere valori che acquistarne.
    Un libro importante da leggere, per conservare la memoria di quello che fu e che sarebbe meglio non tornasse mai più, né qui né altrove.

    ha scritto il 

  • *** Attenzione: di seguito anticipazioni sulla trama (SPOILER) ***

    4

    Se ne "La romana" alla voce del protagonista si sovrapponeva spesso quella dell'autore, ne "la ciociara" il modulo del discorso, l'intonazione del giudizio su ogni singolo fatto appartiene unicamente ...continua

    Se ne "La romana" alla voce del protagonista si sovrapponeva spesso quella dell'autore, ne "la ciociara" il modulo del discorso, l'intonazione del giudizio su ogni singolo fatto appartiene unicamente a Cesira: il suo racconto dello "sfollamento" da Roma per mettersi in salvo fra i contadini della Ciociaria assieme alla figlia Rosetta, poco più che adolescente, procede per tappe. Dapprima non manca l'illusione i poter superare i pochi mesi d'intervallo, in mezzo a una famiglia resa avida dalle privazioni; poi arriva la stretta brutale del tempo che trascorre invano mentre gli alleati sono ancora fermi al Garigliano, e i tedeschi rastrellano la zona portando via tutto; infine l'idea, alla quale la popolana deve sottostare, che la guerra distrugge alle radici ogni risorsa umana. Cesira fa molte considerazioni prendendo coscienza esatte del flagello che incombe. A liberazione avvenuta, rosetta viene stuprata dai marocchini tra le macerie di una chiesa abbandonata. Ma prima di questo bestiale episodio, nell'ultimo atto di resistenza dei tedeschi, tocca a uno studente, Michele, il solo personaggio idealistico del romanzo, di sacrificarsi per i suoi parenti e gli altri contadini e sfollati, lasciandosi portar via da un gruppo di tedeschi in ritirata. E' l'unica limpida opposizione alla crudeltà degli avvenimenti e al male portato dalla guerra, che Moravia ha messo in evidenza, quasi a lasciar intravvedere uno spiraglio di altruismo, di fede nei valori umani in mezzo alla cecità e all'aberrazione generali. E non è casuale che il giovane studente rechi lo stesso nome del personaggio amletico de Gli indifferenti. E' un personaggio nuovo emerso da una diversa situazione storica, come un avvenimento, un segno di quanto è stato e non si ripeterà più. Di ciò, e della carica ideale che Michele rappresenta, al termine delle sue traversie prende coscienza Cesira. Ricordando la situazione a cui erano giunte le e la figlia, la ciociara sente di non potersi più staccare da quel momento della sua vita in cui Michele, prima di morire, aveva letto il passo del Vangelo su Lazzaro. Allora egli si era adirato con i contadini che non lo avevano compreso, gridando che erano tutti morti in attesa della resurrezione come Lazzaro. Mettere in bocca a una donna del popolo questa cocente rivelazione e lasciare che sia lei semplicemente a condannare gli orrori trascorsi, e a far sentire come gli uomini possano trasformarsi a contatto di un flagello come la guerra, ha indubbiamente rappresentato per Moravia un'esperienza di grande importanza. Ciò che più colpisce è che questa lezione morale nasca da un libro di straordinaria presa narrativa in uno dei migliori romanzi dell'A. in quel tempo.

    ha scritto il 

  • 4

    Il linguaggio “neaorealista”, sorta di dialetto italianizzato, all'inizio fa tenere un po' le distanze, specie se si è abituati a testi puramente dialettali. Ma l'impatto dura poco, poche pagine e si ...continua

    Il linguaggio “neaorealista”, sorta di dialetto italianizzato, all'inizio fa tenere un po' le distanze, specie se si è abituati a testi puramente dialettali. Ma l'impatto dura poco, poche pagine e si entra a capofitto in un romanzo davvero appassionante, con un ritmo che incalza senza cedimenti. Alla berlina, pur senza cinismo, l'italica l'arte di arrangiarsi, alle prese con la prova drammatica della guerra, che le fa perdere l'innocenza non solo per quanto incarnato dalla figura di Rosetta e da quanto le accade, ma in senso più generale.
    I limiti sono in un paio di personaggi, pur rimarchevoli. L'istruito moralizzatore (forse comunista) Michele, dietro cui probabilmente si cela lo sguardo dell'autore, regala momenti epici, ma a una valutazione obiettiva risulta “come un santo” (sic), o comunque all'agiografia poco manca; mentre la candida Rosetta subisce una metamorfosi troppo netta per essere del tutto credibile. Niente da dire, invece, sulla meravigliosa protagonista Cesira, narratrice (al passato) degli eventi, personaggio complesso e indimenticabile. Cucito su Anna Magnani. Peccato che alla fine De Sica dovette optare per la Loren.

    ha scritto il 

  • 5

    Ho tardato un pochino, nella fase iniziale, ad "entrare" nella lingua usata dalla protagonista Cesira.
    Ad un certo punto, quasi senza accorgermente, mi sono ritrovata in mezzo a loro, "trascinata" int ...continua

    Ho tardato un pochino, nella fase iniziale, ad "entrare" nella lingua usata dalla protagonista Cesira.
    Ad un certo punto, quasi senza accorgermente, mi sono ritrovata in mezzo a loro, "trascinata" interamente in quei tempi, in quei luoghi.
    Anche se, pur non avendo letto il libro, la trama è nota (vista la popolarità del film), ero curiosissima di arrivare alla fine, di capire quale fosse la sorta di queste due donne.
    Pensavo che la parte dello stupro fosse più lunga, più dettagliata, invece - con mia sorpresa - ha occupato una parte ridottissima dell'opera, senza quello sprofondare nei particolari che penso sarebbe avvenuto se fosse stato scritto in tempi più recenti.
    Mi sono soffermata a pensare, in più di una parte, che la scrittura ha un che di così reale (ad esempio nei dettagli del vivere quotidiano di Cesira e Rosetta nelle capanne con gli sfollati), proprio perchè lo stesso Moravia fece quell'esperienza; quindi mi sembrava fosse lui e non la protagonista, a raccontarci di se stesso.
    L'ho finito con un gran magone, quello che avverto ogni volta che leggo un'opera unica, una di quelle "pietre preziose" nella vita di ogni lettore.

    ha scritto il 

  • 4

    Questa recensione contiene spoiler

    "La ciociara" è la storia di due violenze, la prima sulla società, la seconda individuale. Moravia sceglie due atti fra i più terribili - la guerra e lo stupro - e l ...continua

    Questa recensione contiene spoiler

    "La ciociara" è la storia di due violenze, la prima sulla società, la seconda individuale. Moravia sceglie due atti fra i più terribili - la guerra e lo stupro - e li mette a confronto, mostrando come l'uno e l'altro rappresentino lo stesso volto della nostra società e abbiano le stesse conseguenze sulla persona.

    La storia è quella di due donne, madre e figlia, ambientata sul finire della seconda guerra mondiale, e diventa per lo scrittore il modo di raccontare la propria esperienza personale: fuggito dai fascisti, Moravia si rifugerà nel '43 in montagna, dove per nove lunghi mesi abiterà in una piccola stalla con lo stretto indispensabile. Proprio qui inizierà questo romanzo che solamente tredici anni dopo, in piena crisi creativa, riprenderà in mano e terminerà. La storia di Cesira e della figlia ripercorre così tutto il periodo vissuto da Moravia, un periodo contrassegnato dalla grande attesa della liberazione degli alleati - data oramai per prossima ma trascinatasi quasi per un anno - e dalle estreme difficoltà nel procurarsi il cibo, nonché dalle continue incursioni tedesche e dagli scontri fra le due fazioni. Dall'iniziale situazione di Cesira, agiata signora romana dopo una giovinezza contadina, e della figlia vedremo le due trovarsi a fare i conti con la guerra: dalla loro casa a Roma si avventureranno nel paese d'origine di Cesira, quindi fino alle colline circostanti, dove troveranno rifugio fra gli sfollati e i contadini. Ma quando finalmente la liberazione sembrerà oramai prossima, proprio fra i liberatori la giovane figlia troverà i suoi stupratori. Lei e la madre ne usciranno diverse, tanto per la guerra quanto per quell'atto di estrema violenza.

    Quello di Moravia è un romanzo duro, dove all'orrore della guerra, vista in lontananza ma sempre presente nelle giornate degli sfollati, si unisce l'orrore della violenza personale. È un romanzo immobile, dove per la maggior parte del tempo succede molto poco, tanto che la scena dello stupro, posta praticamente sul finale, risulta quasi inattesa e perciò tanto violenta anche per il lettore. Moravia non si accontenta di un romanzo sulla guerra - ce ne sono talmente tanti che un altro, seppur raccontato da chi l'ha vissuta in prima persona, forse sarebbe servito a poco - ma preferisce un romanzo sugli effetti della guerra sulle persone. Anche lo stupro, immagine molto forte soprattutto nella società del periodo, è un modo per shoccare il lettore e fargli capire veramente cos'è stata la guerra per la popolazione italiana. Se di difetti dobbiamo parlare, è forse un'eccessiva lunghezza del racconto così come l'eccessiva immobilità - gli stessi che però permettono alla scena della violenza di avere tanto impatto sul lettore. È un Moravia differente rispetto a "La noia", romanzo subito successivo, un Moravia in cui si sente tutto il peso dell'esperienza personale. Lo stile è però volutamente più rozzo, sghembo, a ricalcare la parlata dialettale e burina della voce narrante (Cesira stessa), uno stile che con l'avanzare del libro risulta un po' troppo calcato e a tratti insopportabile proprio nel suo essere volutamente sgrammaticato. Nonostante tutto è una buona lettura, un modo differente di vedere e capire la guerra anche per chi non l'ha vissuta di persona.
    Tre stelle e mezzo, arrotondate a quattro perché è Moravia.

    ha scritto il 

  • 2

    è stata una mezza delusione: ho trovato lo stile eccessivamente didascalico nel voler raccontare la tragedia di una popolazione alla deriva durante la seconda guerra mondiale. Il diario di Cesira era ...continua

    è stata una mezza delusione: ho trovato lo stile eccessivamente didascalico nel voler raccontare la tragedia di una popolazione alla deriva durante la seconda guerra mondiale. Il diario di Cesira era in qualche misura "afflitto" dalla necessità di raccontare.

    ha scritto il 

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