La Pianista

Per

Editor: Columna

3.4
(648)

Language: Català | Number of Pàgines: 267 | Format: Hardcover | En altres llengües: (altres llengües) Spanish , Italian , French

Isbn-10: 8466405410 | Isbn-13: 9788466405416 | Data publicació:  | Edition 1

Category: Family, Sex & Relationships , Fiction & Literature

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Descripció del llibre
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  • 5

    Mi sono piaciute oltremodo le immagini, le similitudini...lo stile di scrittura, che mi hanno fatto leggere con gusto una storia che non rientra nelle mie preferite, un genere cui non sono abituato ...continua

    Mi sono piaciute oltremodo le immagini, le similitudini...lo stile di scrittura, che mi hanno fatto leggere con gusto una storia che non rientra nelle mie preferite, un genere cui non sono abituato

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  • *** Aquest comentari conté spoilers! ***

    3

    ...non lo sai ma pure questo è amore. Forse.

    Sinceramente, che rimanga tra noi, io di ammmore, non ne ho visto.
    Tanta solitudine si, e anche un'ansia crescente.
    Ancora tre stelle da "primo incontro con l'autore", autrice nel caso specifico, la E ...continua

    Sinceramente, che rimanga tra noi, io di ammmore, non ne ho visto.
    Tanta solitudine si, e anche un'ansia crescente.
    Ancora tre stelle da "primo incontro con l'autore", autrice nel caso specifico, la Elfriede: l'enfant terrible della letteratura austriaca.
    Inquietanti coincidenze si riscontrano tra Erika, la protagonista, e la scrittrice...la musica, la convivenza con la madre, il padre internato in un ospedale psichiatrico...e spero vivamente per lei che le somiglianze si limitino a queste cose.

    Una prima parte, la migliore a mio parere, tutta incentrata sul rapporto madre-figlia con il ricorso a dei flash-back per evidenziare gli episodi dell'infanzia di Erika.
    La figura materna domina la scena; la madre proietta interamente le sue aspettative e frustrazioni sulla figlia, la quale adegua i propri desideri e comportamenti ai suoi voleri per farla felice. Si sviluppa un vincolo così forte e malato che Erika non riesce in alcun modo a vivere la propria sessualità. Se dal voyeurismo cerca una via per capire, per sapere come "esprimersi", dall'altro l'automutilazione, i tagli che si procura sono un modo per punirsi, per "negarsi".
    Una seconda parte incentrata sul rapporto d'am.., vabbè sul rapporto tra Erika e Klemmer, un suo giovane allievo. Un rapporto che inizialmente ha tutto l'aspetto di un clichè, il classico innamoramento dell'allievo per la sua insegnante di pianoforte. Ma Erika non ha niente dello stereotipo della prof di musica..... la nostra protagonista è "inesperta", incapace di vivere da persona autonoma, impreparata a gestire la propria vita e la propria sessualità, tant'è che se da un lato arriva ad elencare delle istruzioni-erotiche-sado-masochistiche al proprio amante dall'altro spera solamente che non venga picchiata. (sic!)
    Dal double-bind, concetto psicologico che riguarda la comunicazione tra due individui e che in termini estremamente semplicistici può essere riassunto in "dico una cosa ma i miei gesti-atteggiamenti-tono di voce ne dicono un'altra", dal doppio-legame con la madre passa a quello con Klemmer; il quale si troverà spiazzato e non darà forma alle fantasie erotiche di Erika ma a brutalità peggiori.
    Da lì al tragico ma emblematico epilogo il passo è breve.

    E' Vienna la città teatro delle vicende narrate dal libro. Non la Vienna turistica da cartolina, ma la capitale con le sue periferie proletarie, gli immigrati e gli squallidi peep-show.
    Lo stile dell'autrice è molto particolare. Tagliante, talvolta ironico, ricco di similitudini, paragoni e metafore. Nella prima parte, forse per la novità, ti incuriosisce. Poi a lungo andare (o forse perchè ci troviamo catapultati in questo mondo marcio) diventa ridondante ed eccessivo....diciamo che vale un pò la regola del troppo stroppia.
    Romanzo scabroso che rimanda inevitabilmente al magnifico film di Haneke. Non si pùò leggere di Erika Kohut e non darle il volto di Isabelle Huppert .

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  • 3

    La morale non c'entra nulla, tanto per chiarire. Altrimenti basterebbe infilare un pò di manie sudicie e morbose in un libercolo per invocare ogni volta il capolavoro.

    Il fastidio sì, c'entra. E a un ...continua

    La morale non c'entra nulla, tanto per chiarire. Altrimenti basterebbe infilare un pò di manie sudicie e morbose in un libercolo per invocare ogni volta il capolavoro.

    Il fastidio sì, c'entra. E a un certo punto non vedi più i personaggi che ripetono le proprie ossessioni come mantra, ma l'autrice sudaticcia che pigia i tasti del computer, trafelata, per paura di non riuscire a fissare nella parola scritta il bailamme interiore.

    Lo scrittore, si sa, parla sempre di se. La Jelinek sarà Erika o sua madre? O non piuttosto Klemmer, biondo e bello ma con la cilecca in agguato e, infine, vincitore della singolar tenzone con la zitella stagionata?

    Il lettore comune si chiede perchè mai tirarla via così lunga: trecento pagine di morbosità piuttosto disgustosa. Notevole qualità letteraria, sia chiaro: fraseggio ricco e articolato, una sottile ironia che fa capolino, e molto belle le immagini che scandiscono le lunghe descrizioni come punteggiatura.

    Quel che dispiace, insomma, è la costrizione patita (e che prepotenza non usare i paragrafi, non si sa dove fermarsi) l'ansia che si protrae troppo, troppo. Nessuno si aspetta l'happy end, ma la scelta della chiosa simbolista sembra piccina e sproporzionata dopo tali e tante premesse. La povera Erika si camuffa da teenager in minigonna per poi scalfirsi appena, mentre il bel Walter svolazza con la bionda coetanea.

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  • 5

    La quotidianità del male

    Lucido e spietato ritratto di famiglia che si impernia sul rapporto madre figlia e su quello non meno malato tra la protagonista e un ragazzo di belle speranze. La quotidianità del male.

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  • 3

    Angosciante

    La storia ruota attorno ad un rapporto malato tra madre e figlia. Erika, professoressa di pianoforte, è cresciuta con una madre opprimente, che l’ha privata di qualsiasi forma di amore naturale, spont ...continua

    La storia ruota attorno ad un rapporto malato tra madre e figlia. Erika, professoressa di pianoforte, è cresciuta con una madre opprimente, che l’ha privata di qualsiasi forma di amore naturale, spontaneo e caloroso. Sin da quando era una bambina, è stata tenuta in cattività, all’oscuro dall’affetto e dai piaceri della vita. Solo l’arte potrebbe rappresentare un possibile riparo, eppure anche quella viene vissuta in maniera ossessiva, quasi come una corsa verso premi e nemici da superare.
    Erika vive in incognita, spia e deride tutti, cova malvagità. E’ una squilibrata, al di fuori di ogni concetto di “sano” e “normale”. Quasi un “rifiuto della società”, come la definisce l’autrice stessa. Tanto che anche quando è ad un passo dallo sperimentare e vivere l’amore, Erika non riesce a concepire di poterlo meritare.
    È una storia angosciante, ed è così che viene raccontata. Non posso negarne la potenza a livello di contenuti e soprattutto a livello linguistico, dato che il libro è pieno di metafore e riferimenti molto ricercati e ad effetto, ma ho fatto davvero tanta, troppa fatica a terminare questo libro per poter dire di averlo apprezzato in pieno. Ecco, non che una storia leggera fosse tra gli obiettivi dell’autrice, però ci sono dei punti in cui il romanzo non andava proprio giù.

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  • 5

    Citazione

    C'è sempre qualcuno che riesce ad insinuarsi nelle SUE percezioni. La plebaglia non solo si impadronisce dell'arte senza essere autorizzata, ma penetra pure nell'artista, prende dimora di lui e rompe ...continua

    C'è sempre qualcuno che riesce ad insinuarsi nelle SUE percezioni. La plebaglia non solo si impadronisce dell'arte senza essere autorizzata, ma penetra pure nell'artista, prende dimora di lui e rompe subito qualunque finestra verso l'esterno, per vedere e farsi vedere.

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  • *** Aquest comentari conté spoilers! ***

    2

    La scrittura ha ritmo quasi un Allegretto, azzarderei. Frasi bellissime, che ti chiedi come si possa descrivere tanto con parole semplici di uso comune, scavano l'anima come un martelletto da roccia. ...continua

    La scrittura ha ritmo quasi un Allegretto, azzarderei. Frasi bellissime, che ti chiedi come si possa descrivere tanto con parole semplici di uso comune, scavano l'anima come un martelletto da roccia. ma tutto è intriso di inquietudine e disagio.
    Non ci sono pause, è ingolfato di introspezione e si deve arrivare alle ultime pagine per avere un po' di movimento.
    Comprendo che avrebbe snaturato la struttura del romanzo, ma i dialoghi diretti lo avrebbero reso più leggibile, meno pesante.
    E' tutto intimo, fosco e malato.
    E più che la protagonista, che con cotanta madre meglio di così non si poteva sperare venisse, il "giovane allievo"!
    Voglio dire, l'oggetto della tua voglia (che chiami 'amore' in ossequio alla forma, visto che sai già sarà un trastullo prima di altro) Ti si offre completamente, spoglia la propria anima di ogni preconcetto e falso moralismo e si affida alle tue mani chiedendoti anche una prova d'amore esasperata, borderline, se vuoi, ma totale e tu che fai? Sbrocchi?
    Pirla.
    Avresti dovuto ringraziare devoto, goderne e darne altrettanto. Invece nulla.
    Nel 2004 le venne assegnato il Nobel per la letteratura. Questa la motivazione: “per il flusso melodico di voci e controvoci in romanzi e testi teatrali, che con estremo gusto linguistico rivelano l'assurdità dei cliché sociali e il loro potere”.
    Perfetta.
    La sensazione che pervade alla fine è di incompiutezza e mortificazione.
    L'autrice descrive magnificamente una realtà paludosa ed asfissiante.
    Lei è brava, ma io ne esco provata ed ora ho bisogno di TANTA leggerezza per riavermi.

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  • 2

    Deludente

    È il secondo Nobel (dopo LeClezio) che mi delude: spero proprio che non sia stato questo libro a farle meritare il premio. Scrittura contorta., che mi ha reso difficile la lettura. Sono stato tentato ...continua

    È il secondo Nobel (dopo LeClezio) che mi delude: spero proprio che non sia stato questo libro a farle meritare il premio. Scrittura contorta., che mi ha reso difficile la lettura. Sono stato tentato più volte di abbandonare il libro e sono arrivato alla fine con molta, molta fatica.

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