La Torre Nera

La Torre Nera, Vol. 7

Di

Editore: Sperling & Kupfer

4.3
(2319)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 1129 | Formato: Copertina rigida | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Spagnolo , Francese , Tedesco , Polacco , Portoghese , Olandese , Chi tradizionale , Chi semplificata , Ceco , Greco , Russo

Isbn-10: 8820037211 | Isbn-13: 9788820037215 | Data di pubblicazione: 

Traduttore: Tullio Dobner

Disponibile anche come: Paperback , Tascabile economico , eBook

Genere: Narrativa & Letteratura , Horror , Fantascienza & Fantasy

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Descrizione del libro
L'uomo in nero fuggì nel deserto e il pistolero lo seguì.
Così esordiva la storia, sette libri fa.
Ora la caccia è finita: Roland di Gilead, con i compagni che ha raccolto intorno a sè nel viaggio, è di fronte al suo destino...
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  • 4

    E finalmente.. la torre!

    Lettura durata mesi, un po' per mancanza di tempo, un pò perchè le prime 200-300 pagine secondo me sono un po' piatte...

    Dalla battaglia con i frangitori il ritmo si alza un po' e la lettura ne ha gio ...continua

    Lettura durata mesi, un po' per mancanza di tempo, un pò perchè le prime 200-300 pagine secondo me sono un po' piatte...

    Dalla battaglia con i frangitori il ritmo si alza un po' e la lettura ne ha giovato sicuramente.. Piano piano si arriva alla fine, tutti i nodi vengono al pettine e finalmente Roland arriverà alla sua benedetta torre.. Ed eccoci alla fine della saga.

    Il voto l'ho messo per la serie complessiva e non per il singolo libro finale.. una serie esagerata sia dal punto di vista di pagine sia di storia..nel bene e nel male.. ma comunque una bella opera che volevo leggere da parecchio.

    ha scritto il 

  • 5

    L'intera saga della torre nera è stata una vera scoperta: sette libri che si leggono in un attimo senza neanche accorgersi del tempo che passa e delle pagine che scorrono.
    La storia sembra in continuo ...continua

    L'intera saga della torre nera è stata una vera scoperta: sette libri che si leggono in un attimo senza neanche accorgersi del tempo che passa e delle pagine che scorrono.
    La storia sembra in continuo cambiamento (anche se così non sarà in fondo) e i personaggi sono geniali, simpatici, semplici e allo stesso tempo in continua crescita: alla fine è come se li conoscessi da sempre e fossero tuo compagni da una vita.

    Se tutta la saga è stata bellissima, a partire dal primo e particolarissimo primo libri, una nota a margine va dedicata secondo me al finale che mi ha inizialmente deluso e quindi anche spiazzata. Dopo averci ragionato è invece evidente che sia l'unico finale possibile e se ancora non si è convinti non bisogna dimenticarsi la consapevolezza di King che lascia sempre al lettore una scappatoia per il finale.

    ha scritto il 

  • *** Attenzione: di seguito anticipazioni sulla trama (SPOILER) ***

    1

    Spoiler senza speranza

    Quasi mi dispiace di aver colto un'occasione per comprare Shining, perché la lettura dell'immensa, monumentale, inutilmente interminabile saga della Torre Nera è stata sufficiente per togliermi ogni i ...continua

    Quasi mi dispiace di aver colto un'occasione per comprare Shining, perché la lettura dell'immensa, monumentale, inutilmente interminabile saga della Torre Nera è stata sufficiente per togliermi ogni interesse o simpatia verso King.
    E' la traduzione che lo penalizza oppure, come in realtà credo, il pubblico è disposto a considerare un grande scrittore chiunque abbia l'inventiva e la convinzione per dilatare in centinaia di pagine quel che si sarebbe potuto condensare in un terzo dello spazio? E come commentare l'ego di uno scrittore che non solo fa convergere in un suo libro personaggi di altri libri, ma a un certo punto fa diventare personaggio se stesso, identifica quel sé-personaggio come uno dei cardini dell'intero universo e – però – conclude la sua saga con una noticina in cui chiede ai lettori di non scrivergli e non fargli visita perché ci tiene alla privacy?

    Ho iniziato questa saga perché mi è stata consigliata, perché avevo letto poco altro di Stephen King, e infine perché l'avvicinarsi dell'adattamento televisivo mi hanno spronato a non permettere che il primo impatto con una storia che mi veniva descritta come favolosa avvenisse attraverso gli spoiler su Facebook. Così ho preso in mano con piacere i libroni che promettevano una di quelle letture bulimiche, una scorpacciata avventurosa. Non sapevo praticamente niente della storia, sono andata incontro all'ignoto. Anche per questo ho voluto finire: per capire se, magari nella pagina dopo, qualcosa di geniale potesse giustificare le opinioni entusiastiche e salvare quello che mi appariva sempre più come un treno sconclusionato di idee raffazzonate e lanciate verso un'inevitabile distruzione. (Avete apprezzato la citazione? Il gioco di parole e l'ironia? Perché è il genere di arguto rimando che inserisce King in questa serie. Roba di altissima qualità, prosa sopraffina).
    Arrivata all'ultimissima pagina dell'ultimissimo libro (no, non leggerò La leggenda del vento) posso dire: no. Non ci sono salvataggi.

    Non c'è nulla che funzioni in questa saga.

    La cosa meno snervante è l'ambientazione: non è fantasy, non è western, non è fantascienza. Ottimo. Una cosa diversa, nuova: mi va bene, in teoria. Mi affido allo scrittore fiduciosa.
    Solo che non è una cosa nuova: è ciò che ho già trovato in ogni singolo libro di King che abbia letto (non molti, come detto, ma sufficienti a stufarmi). La vacuità degli spazi americani, il tempo che non ha più senso, l'orrore in forma animale ma anche l'orrore del buio dentro di noi e sotto i nostri piedi, nascosto nei posti più prosaici, generato dal caos, senza scopo e senza spiegazione. E' qualcosa che funziona in senso lovecraftiano, e per i primi libri King se la cava rimanendo in bilico su quella linea: tutto è reale ma anche metaforico, perché il mondo (tutti i mondi) stanno in qualche maniera cambiando e crollando, e dal buio in cui sprofondano escono Cose. Il problema è che all'ennesimo mostrone che sembra un insetto, che spunta giusto per impepare un po' l'ennesimo cunicolo e viene lasciato indietro per l'ennesima volta, la pregnanza di questo elemento dell'ambientazione comincia a sbiadire. E uno inizia a chiedersi: che senso ha?
    Quel che di sicuro accade in un fantasy e non accade qui, è che l'autore sa (e il lettore si aspetta) di dover fare ciò che chiamiamo world-building: poiché i suoi personaggi non si muovono nel mondo che noi conosciamo, o non solo, è necessario che l'autore immagini e descriva un convincente mondo che ospiti le loro azioni, e che di quel mondo l'autore conosca caratteristiche, potenzialità e soprattutto limiti, in maniera da dare un senso di verosimiglianza e coerenza alla storia, oltre che sostanza all'intreccio. Ci sono modi geniali in cui ciò può essere fatto senza pedanteria, senza rifarsi per forza a Tolkien, senza mettersi a inventare lingue o rimanere per forza paludati nell'ambientazione medieval da campagna di Dungeons & Dragons (e un esempio di ciò è, per citare un signor nessuno, il mondo di Terry Pratchett). Si può fare metanarrativa, si può fare commistione di generi, sovvertire le regole. Ma c'è una differenza tra questo e la cumulazione di qualsiasi cosa passi per la testa dell'autore, il quale infatti, palesemente, è molto più convincente quando ricorre agli elementi a lui più familiari o quando descrive il nostro mondo.

    Una menzione in quanto a credibilità la meritano anche i personaggi.
    I personaggi di King sono in generale bizzarri, ma quelli femminili sono fantastici. In parte anche perché sono pochissimi. In tutta la saga ne compare solo uno che possegga una tridimensionalità (incidentalmente, l'unico che non vada a letto con Roland, anche se poi ne partorisce il figlio grazie a un demone ermafrodito – un gran bell'uso di una nozione poco credibile, ripresa da tradizioni ebraiche mai citate e scollegate da qualsiasi altro elemento della storia). Le altre sono poco più di nomi: occasionali amanti di Roland, delle lanciatrici di piatti letali che però sono sottomesse ai mariti e non hanno mai pensato di essere più che casalinghe, la vecchia Tabitha, la fastidiosissima Mia. La stucchevole e bidimensionale amata, Susan Delgado, e l'esigua popolazione femminile di Mejis (Cordelia, Coral) sono il risultato migliore, che è tutto dire.
    Io non sono il tipo che fa normalmente un gran caso a queste cose, e se un romanzo è per qualche motivo incentrato su dei personaggi maschili non me la prendo. Nel caso di King però la sproporzione era così evidente e i personaggi femminili così sistematicamente stereotipati e accantonati, che ho iniziato a notarlo. Sono maschi Eddie, Jake, Mort, i credibili mafiosi italiani e il fratello di Eddie; Walter e Marten, i cattivi di Lud, gli antichi amici di Roland e i suoi maestri, tutti i notabili di Mejis; ogni singolo scagnozzo, seguace o tenente di John Farson e John Farson stesso; père Callahan e i personaggi della sua storia, i notabili del Calla, i Manni; Calvin Torre, Deepneau, il padrino di Susannah, John Cullum; Mordred, Sayre, la quasi totalità dei taheen e uomini bassi; Brautigan e i suoi amici, i capi di Algul Siento, i tre King, Patrick, Dandelo e ovviamente il Re Rosso. Persino il bimbolo, persino i robot. Persino il treno è un maschio e ci tiene a sottolinearlo.

    Un'altra cosa che ho personalmente trovato sempre più fastidiosa è l'autoreferenzialismo che King porta a nuove vette. Non cita solo se stesso (le sue frasi, i suoi motti). Non si inserisce solo come personaggio nella storia insieme a vecchi personaggi. Pretende anche di costruire un'avventura che vorrebbe universale, e che si svolge unicamente nello spazio geografico, temporale, culturale e mentale dell'America. Tutti i personaggi che provengono dal nostro mondo o da mondi simili al nostro sono americani, anche l'ultima delle comparse che prima di morire ha un breve monologo interiore (con solo una piccolissima e bizzarra eccezione nei panni dell'uomo d'affari scandinavo incontrato da Susannah); la lingua parlata da tutti è l'inglese o una sua versione poco diversa; ogni volta che l'azione si sposta dal mondo di Roland, si sposta in America; ma soprattutto, il mondo di Roland stesso è americano, nel paesaggio, nella cultura, nei riferimenti. Nelle cinquemila pagine circa che ho letto, ho contato sulle dita di una mano la volta in cui viene nominato un evento storico, una marca o un personaggio che non sia americano. Come per la mancanza di personaggi femminili realistici, non ci ho fatto caso inizialmente e ho poi pensato che questo fosse coerente con la volontà di King di scrivere un “suo” fantasy, un'epopea americana. Entro la fine, però, quando ormai si parlava di salvare l'universo, la stonatura era troppo forte. Non è semplicemente che la storia è incentrata su un'avventura americana di personaggi americani: l'impressione che si ha è di un universo costituito da moltissimi mondi in ciascuno dei quali esiste soltanto l'America.

    Un autore ha il diritto di impostare alcuni assiomi a cui il lettore, che d'altronde sta già applicando una sospensione dell'incredulità, deve credere perché così è. Più o meno solidi che siano, quegli assiomi sono necessari per imbastire la storia, ma se sono fatti bene si compenetrano con essa, aggiungono significato e contribuiscono a creare un'ambientazione a cui il lettore si appassionerà. Anche Martin non ha mai spiegato perché nel suo mondo le stagioni durano anni anziché mesi, ma poiché ha intessuto questo elemento con il resto della sua trama in maniera coerente, poiché lo ha usato come spunto per suggerire un significato più profondo di determinati avvenimenti e per creare un'atmosfera che caratterizza l'intera ambientazione, quell'elemento funziona. Certi elementi di una trama o di un'ambientazione sono come qualcosa che l'autore ti costringe a comprare all'inizio della lettura, per forza, dandoti solo la sua garanzia che i tuoi soldi saranno ben spesi. E nel caso della Torre Nera, non lo sono.

    La ciclicità degli espedienti – il mostro che assume sembianze umane, l'interminabile build up di una scaramuccia che poi avrà conseguenze irrisorie, i villaggi popolati di comparse caratterizzate con l'accetta, lo sdoppiamento di personalità, il robot più o meno ostile che però ha esattamente la capacità tecnologica necessaria in quel momento – costituiscono la struttura sempre più labile sulla quale King inizia a operare iniezioni massicce della sua personale visione di un deus ex machina.

    Spiegare in maniera concreta le motivazioni dei suoi personaggi non è necessario, perché tutto è ka. Va bene: in questo mondo esiste il ka che è come uno che ha già letto il copione e ogni tanto ti comunica che devi andare di là anche se non c'è nessun motivo, o che tra poco morirai. Prendo atto.

    In questo mondo inoltre esistono diverse specie e forme di magia: anche questo non è necessario spiegare. Il mondo è diverso dal nostro, e se specie mai nominate prima compaiono nel quinto o sesto libro all'improvviso, è perché questo mondo sta crollando, il tempo e lo spazio si dilatano eccetera. E' lo stesso motivo per cui grandi espedienti utilizzati nei libri precedenti non compaiono più. Nel quarto libro una cosa chiamata “sottigliezza” è descritta come un fenomeno sempre più diffuso e pericoloso, ed è utilizzata come parte di un piano di attacco e/o fuga. Mai più comparirà. Prendo atto.

    Nella saga della Torre Nera ci sono personaggi che compaiono, rimangono con noi raccontandoci storie interminabili per centinaia di pagine, poi muoiono o prendono un'altra strada: non sapremo più nulla di loro, Roland sta ancora andando verso la Torre Nera e nulla è cambiato. Roland corre molti pericoli ma siccome è la pistola più veloce del west li sconfigge tutti e – indovinate – va verso la Torre Nera. Ogni singolo episodio si rivela autoconclusivo, lascia dietro di sé forse qualche indizio o suggerimento che non porterà a una deviazione, un'indagine, un cambiamento di rotta o una novità perché tutto è parte del ka e Roland sa già tutto; ogni singolo personaggio viene lasciato da parte.
    Un modo per sottolineare la strenua volontà che è l'elemento caratterizzante di Roland, un ritorno alle origini, la descrizione di un percorso di formazione e di una ricerca ciclica e infinita che in fondo ci coinvolge tutti? Sicuramente sì, nelle intenzioni di King. Solo che fatto malissimo e inutilmente prolisso.

    Roland e i suoi amici non usano bussole perché nel mondo in cui si trovano non c'è certezza che il punto cardinale rimanga dove dovrebbe; e l'impressione è che l'autore abbia composto la saga gravato dello stesso handicap. A un certo punto compare un personaggio mai nominato prima, di cui non si sa nulla tranne che ha un potere incredibilmente forte e che, nelle ultime trenta pagine, risolve tutto e sconfigge il male. Male che rappresenta il nemico ultimo di Roland, dell'universo e anche nostro, ed è raffigurato da un vecchio che lancia gridolini da un balcone, cercando di ucciderti con il lancio di bombe volanti chiamate “Harry Potter” e che viene sconfitto dopo circa dieci pagine. Quel vecchio, ci viene detto, è l'Inferno; dovrebbe fare un sacco di paura. E' dietro a tutto quello che è successo finora, solo che non si sa bene come.

    “Non si sa bene come” è il motto dichiarato di questa saga e a mio parere anche l'unica risposta possibile alla domanda su come abbia potuto avere alcun tipo di successo.

    ha scritto il 

  • 5

    Favourite quote:

    "You needn't die happy when your time comes, but you must die satisfied, for you have lived your life from the beginning to the end and ka is always served".

    ha scritto il 

  • 4

    Nonostante il finale un po' raffazzonato e sbrigativo, nonostante l'autoerotismo letterario di King (a me avevano sempre detto che la self-insertion era una brutta cosa, ma evidentemente varia in base ...continua

    Nonostante il finale un po' raffazzonato e sbrigativo, nonostante l'autoerotismo letterario di King (a me avevano sempre detto che la self-insertion era una brutta cosa, ma evidentemente varia in base a quanto sei bravo a scrivere), nonostante i soliti immensi flashback di personaggi che hanno scritto 'morirà a breve' sulla fronte è un bel libro.
    E secondo me non c'è bisogno di leggere l'ultimo capitolo, come King in effetti avverte di non fare (magari perché gli è stato imposto dall'editore...)

    ha scritto il 

  • 5

    Olan

    Childe Roland alla Torre Nera giunse.
    Ognuno di noi ha la sua Torre Nera, ognuno lotta per arrivarci.

    Non so se sarò saggio come Roland, o furbo come Eddie, o generoso come Susannah, o coraggioso come ...continua

    Childe Roland alla Torre Nera giunse.
    Ognuno di noi ha la sua Torre Nera, ognuno lotta per arrivarci.

    Non so se sarò saggio come Roland, o furbo come Eddie, o generoso come Susannah, o coraggioso come Oy...spero solo di arrivarci un giorno, alla mia Torre Nera.

    Dico grazie King.

    ha scritto il 

  • 4

    Arrivo qui attraverso gli altri sei. Mi piacciono le storie in cui c’è una specie di missione impossibile, in cui sembra che il male, soprattutto quello che ognuno ha dentro – la stronzaggine prima di ...continua

    Arrivo qui attraverso gli altri sei. Mi piacciono le storie in cui c’è una specie di missione impossibile, in cui sembra che il male, soprattutto quello che ognuno ha dentro – la stronzaggine prima di tutto – sembra avere armi infinite. Mi piacciono le storie lunghe che non sembrano lunghe perché cammini e cammini e trovi sempre qualcosa per cui vale la pena di andare avanti. Mi piacciono le storie in cui appaiono eventi improbabili ma affascinanti, dai quali esci con la consapevolezza di essere qualcuno che sta facendo qualcosa di inutile per sé ma di utile per gli altri. Mi piacciono le storie dove i paesaggi sono posti dove camminare, ridere e piangere. Mi piace stare vicino a questo cowboy triste che non cede mai.

    ha scritto il 

  • 3

    Ultimo libro della serie che mi ha lasciato a volte deluso e appassionato. Il finale mi ha sorpreso e anche se durante la serie spesso la ricerca della torre viene accantonata è appassionante vedere c ...continua

    Ultimo libro della serie che mi ha lasciato a volte deluso e appassionato. Il finale mi ha sorpreso e anche se durante la serie spesso la ricerca della torre viene accantonata è appassionante vedere come rimane sempre come tema di fondo coinvolgendo il lettore nell'ossessione di Roland.

    ha scritto il 

  • *** Attenzione: di seguito anticipazioni sulla trama (SPOILER) ***

    5

    Letto da: Laura.

    Se avessi saputo prima che tutta la storia raccontata nella saga della Torre Nera era cosi' avvincente avrei letto tutti e sette i libri uno dietro l'altro.
    Probabilmente mi sarei com ...continua

    Letto da: Laura.

    Se avessi saputo prima che tutta la storia raccontata nella saga della Torre Nera era cosi' avvincente avrei letto tutti e sette i libri uno dietro l'altro.
    Probabilmente mi sarei commossa ancora di piu' arrivando alla fine e congedandomi dal ka-tet.
    Ma tutto ritorna e forse, in un altro quando e in un altro dove, riprendero' in mano questa storia per ritrovare anch'io ancora una volta la mia Torre Nera.

    ha scritto il 

  • 4

    Si conclude con questo volume la saga di La Torre Nera: Roland di Gilead, il pistolero, con i compagni che ha raccolto attorno a sé durante il viaggio, è di fronte al suo destino. Il gruppetto è sano ...continua

    Si conclude con questo volume la saga di La Torre Nera: Roland di Gilead, il pistolero, con i compagni che ha raccolto attorno a sé durante il viaggio, è di fronte al suo destino. Il gruppetto è sano e salvo, sebbene sparso per ogni dove (e ogni quando). In particolare, Roland, Eddie e John Cullum sono nel Maine del 1977, in Turtleback Lane, quando cominciano a capire che il mondo da cui stanno cercando di fuggire è l’unico reale, l’unico in cui il tempo vada solo in avanti, in linea retta… Per i lettori che con fedeltà e passione li hanno seguiti fin qui, vale la pena di ricordare che il meglio arriva sempre per ultimo. A patto che si abbia il coraggio di andare fino in fondo, naturalmente. Ma ormai mancano solo pochi passi… Ecco. Sentite questo tonfo? È una porta che si chiude dietro di voi. Benvenuti nella Torre Nera.

    ha scritto il 

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