La Tregua

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Publisher: Alfaguara

4.2
(639)

Language: Español | Number of Pages: 186 | Format: Softcover and Stapled | In other languages: (other languages) English , Italian

Isbn-10: 8420421499 | Isbn-13: 9788420421490 | Publish date: 

Also available as: Paperback , Mass Market Paperback , Others , Hardcover

Category: Family, Sex & Relationships , Fiction & Literature , Romance

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Book Description
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  • 0

    “E tu come ti senti,” le ho chiesto, “come se ti vedessi le mani leggermente azzurre e luminose?”

    “Io e Avallaneda,” ho detto molto lentamente. “Su, dillo ancora”. “Io e Avallaneda,” ho ripetuto, obbe ...continue

    “E tu come ti senti,” le ho chiesto, “come se ti vedessi le mani leggermente azzurre e luminose?”

    “Io e Avallaneda,” ho detto molto lentamente. “Su, dillo ancora”. “Io e Avallaneda,” ho ripetuto, obbediente.

    anche il suo sguardo sembrava essere quello di chi sia sorpreso dal mondo, dal semplice fatto di trovarcisi.

    Storia di una felicità ragionevole, oggi si direbbe: sostenibile.
    La storia di pochi mesi in cui a un uomo che la vita non aveva trattato in modo amichevole, un uomo che aveva trovato l’equilibrio in una tristezza con vocazione all’allegria, riesce a ri-pensare alla vita, a pensare di nuovo alla vita, alla possibilità di un ordine logico e perfino all’ipotesi di un progetto.
    Mediocre per sua stessa ammissione, appassionato di un lavoro mediocre, dedito a sveltine “igieniche”, con un paio di amici entrambi problematici, alla strenua ricerca di un dialogo coi figli; talmente “ragioniere” da chiamare il suo amore sempre e solo per cognome; Avallaneda – quando la sente chiamare Laura non si rende nemmeno conto che si parla di lei.
    Un uomo normale, insomma, perché la sua storia di dolore, una vedovanza troppo precoce, non lo distingue mica dagli altri, non lo rende speciale per nessuno, non gli dà nemmeno l’onore che si tributa a chi ce l’ha fatta malgrado tutto. – Riuscire a cavarmela con i figli era un obbligo.
    Chi non è attratto dal proprio passato? Non certo chi vive in un presente continuo.
    Che cos’è la tregua? Una felicità ragionevole, pochi mesi, senza morale e senza spiegazioni a tutti i costi; morale e spiegazioni che non ci sono perché non ce n’è bisogno: Benedetti si limita a raccontare, e non è certo poco, una vita, un pezzo di vita.

    Ecco, un possibile titolo alternativo per il romanzo potrebbe essere: La vita.
    Un pezzo di vita che approssimativamente si può racchiudere tra le due frasi che seguono.

    Ma la mia libertà è l’altro nome della mia inerzia.

    Ci sono giorni in cui non riesco a distinguere le sfumature che separano l’inerzia dalla disperazione.

    said on 

  • 3

    Martin Santomé è un impiegato a pochi mesi dalla pensione. Ha tre figli di circa vent'anni, che conosce pochissimo, e il ricordo appannato della donna che li ha generati, Isabel, la moglie morta dopo ...continue

    Martin Santomé è un impiegato a pochi mesi dalla pensione. Ha tre figli di circa vent'anni, che conosce pochissimo, e il ricordo appannato della donna che li ha generati, Isabel, la moglie morta dopo il parto dell'ultimo. Lunedì 11 febbraio è la data della prima annotazione del diario che compila quasi ogni giorno. Annoiato e abitudinario, solitario e disilluso, Martin vede i figli comparire dentro casa come oggetti misteriosi nel cielo, in ufficio intrattiene rapporti minimi con i colleghi, da anni si concede con le donne solo incontri occasionali, una volta è sufficiente a soddisfarlo, non ha altre esigenze. L'unica cosa ad attirare la sua attenzione è il conto alla rovescia dei giorni che gli mancano al pensionamento. La fine dell'ultimo vincolo, tutto quel tempo libero che verrà, a sua disposizione, ma per fare cosa? Nella sua vita non c'è traccia di entusiasmo, pittosto un senso di inadeguatezza profonda: per sua stessa ammissione ingenuo e immaturo, Martin ha tutti i difetti della gioventù senza nessuna delle sue qualità. Finché un giorno Laura Avellaneda viene assunta nel suo ufficio, una che almeno capisce quello che le si spiega, la prima osservazione di Martin su di lei. Ha più o meno l'età dei suoi figli. Non è dato di stabilire se sia un senso imminente di ribellione alla sua stessa condizione, covato e trattenuto per anni, a trovare in Avellaneda il supporto per liberarsi o se l'improvviso innamoramento per Avellaneda ricrei in Martin quelle qualità giovanili che erano ormai evaporate: l'energia, il coraggio, l'incoscienza, l'iniziativa, l'irrazionalità. Dal momento in cui Avellaneda entra in ufficio, Martin rientra nella sua vita. Venerdì 17 maggio le confessa il suo amore. Poi è una escalation: riesce finalmente a trovare il coraggio per interessarsi dei suoi figli; ritrova l'equilibrio per gestire al meglio il tempo libero, i colleghi, gli amici. In un confronto continuo tra l'amore giovanile per Isabel, passionale e carnale, e quello attuale per Avellaneda, empatico e schietto, Martin riscopre e libera la propria umanità di adulto consapevole della sua natura complessa e incompleta, il proprio altruismo, l'umiltà, dimentica il cinismo e la paura e si lascia impossessare da desideri sempre più nuovi e più forti che lo obbligano ad agire. Ogni resistenza è progressivamente abbattuta, la differenza di età, l'opportunità di svelare il nuovo rapporto ai figli, ogni ostacolo che la mente di Martin crea per costringerlo all'abitudine o - come i sogni - per abituarlo al cambiamento, viene superato. La loro relazione poco a poco cresce, esce dalla clandestinità iniziale per la fiducia che entrambi vi ripongono, per la fiducia che, ciechi, si concedono senza scendere a patti, senza preoccuparsi di difendersi. E quando Martin avrà vinto tutte le ritrosie che ancora un poco lo frenano, quando saprà esattamente come impegnare il tempo una volta in pensione, cosa succederà? Questo è il punto a cui tende Benedetti, al momento in cui la tregua avrà fine. Una tregua, il breve tempo che ci è concesso, un tempo utile a far posare la polvere che sempre si solleva davanti ai nostri occhi nel turbine caotico della vita. Un tempo nitido durante il quale possiamo (nel romanzo grazie alla scrittura analitica e precisa di Benedetti, nella vita grazie al coraggio) capire quello che realmente si cela dietro ogni nostro comportamento, di nuovo osservare i sentimenti che ci appartengono, come case ancora in piedi, uomini e donne ancora vivi dopo il caos e l'apatia. La tregua, il tempo della rinascita racchiuso tra due istanti luttuosi.

    "E' evidente che Dio mi ha riservato un destino oscuro. Non proprio crudele. Semplicemente oscuro. E' evidente pure che mi ha concesso una tregua. All'inizio mi sono rifiutato di credere che potesse essere la felicità. Mi sono opposto con tutte le mie forze, poi mi sono dato per vinto, e ci ho creduto. Ma non era la felicità, era solo una tregua. Adesso, sono nuovamente preso nel mio destino. Ed è più oscuro di prima, assai più oscuro".

    said on 

  • 4

    CHE HO FATTO DELLA MIA VITA?

    La fotografia di un calice di Martini con la sua oliva che si riflette su un bancone, circonfuso di riflessi rosa e celesti, spicca sulla bella copertina di questo libro e ci introduce al carattere so ...continue

    La fotografia di un calice di Martini con la sua oliva che si riflette su un bancone, circonfuso di riflessi rosa e celesti, spicca sulla bella copertina di questo libro e ci introduce al carattere solitario e introspettivo del protagonista.
    Martìn Santomé, cinquantenne alla soglia della pensione, scrive un diario dove riflette sul proprio passato e sul presente. “Che ho fatto della mia vita?”, si domanda e il bilancio è ovviamente negativo: vedovo, ha allevato due figli e una figlia con i quali il dialogo è difficile o inesistente, riconosce un solo amico e sul lavoro mantiene un basso profilo prediligendo la routine alla competizione e agli avanzamenti di carriera.
    Questo signore di mezza età dall’aspetto ordinario ma dall’intelligenza fine è forse un alter ego dell’autore? Di certo ci ispira comprensione e simpatia proprio per il suo atteggiamento schivo e le considerazioni acute e impietose su di sé e sulla famiglia, sull’ambiente di lavoro e dell’informazione, sulla società uruguaiana degli anni Cinquanta:
    “Otto del mattino. Sto facendo la prima colazione al Tupì. Uno dei miei piaceri più grandi. Sedermi accanto a una delle finestre che danno sulla piazza. Piove. E’ più piacevole ancora. Ho imparato ad amare quel mostro folclorico che è il Palacio Salvo. Ci sarà qualche buona ragione se fa bella mostra di sé su tutte le cartoline per turisti. E’ quasi una rappresentazione del carattere nazionale: presuntuoso, sciocco, eccessivo, simpatico. E’ talmente ma talmente brutto che ti mette di buonumore”.
    “Ognuno appartiene a un solo luogo sulla terra”, e questo luogo per Martìn Santomé è Montevideo, la capitale dove si aggira dall’ufficio alla casa, alla fermata della metro, al caffè o al cinema, con qualche puntata al mare:
    “Una giornata di sole magnifico, quasi autunnale. Siamo andati a Carrasco. La spiaggia era deserta, forse perché in pieno luglio la gente non si azzarda a credere al bel tempo. Ci siamo seduti sulla sabbia. Con la spiaggia così vuota, le onde sembrano imponenti, sono loro a governare il paesaggio. Da questo punto di vista mi riconosco lamentosamente docile, malleabile. Vedo questo mare implacabile e desolato, così orgoglioso della sua spuma e del suo coraggio, appena macchiato da ingenui gabbiani quasi irreali, e di colpo mi rifugio in un’irresponsabile ammirazione. Ma quasi subito l’ammirazione sfuma, e comincio a sentirmi vulnerabile come una vongola, come un ciottolo levigato. Questo mare è una sorta di eternità.” (Il ciottolo levigato sarà un omaggio al nostro Giuseppe Ungaretti? Non dimentichiamo che Mario Benedetti è anche un poeta)
    Quando in questa normalità irrompe l’amore con la sua forza vitale è come uno squarcio di sole tra le nubi.

    said on 

  • 4

    Il diario di un amore tra un cinquantenne ed una ragazza che ha la metà dei suoi anni...nella Montevideo degli anni '50, con i limiti del macho latino dell'epoca (di certo adesso è un pò fastidioso le ...continue

    Il diario di un amore tra un cinquantenne ed una ragazza che ha la metà dei suoi anni...nella Montevideo degli anni '50, con i limiti del macho latino dell'epoca (di certo adesso è un pò fastidioso leggere la menata omofoba sul figlio gay)...un libro breve ma molto bello; una scrittura semplice ed autentica, che parla di una vita e nulla più... pessimista, certo...ma intellettualmente onestissimo....e qui Benedetti dimostra che per scrivere della vita, della vita vera, non c'è bisogno di tanti artifici, di pianisti sull'oceano o cinghiali che si mettono a pensare (e lo dico senza polemica, solo a mo' di esempio..)...basta essere chiari, onesti con se stessi ed i lettori, allontanare le seghe mentali dal proprio orizzonte.

    said on 

  • 4

    " Da domani, e fino al giorno della mia morte, il tempo sarà ai miei ordini. Dopo tanta attesa, questo è l'ozio. E che ne farò?"

    Montevideo, 1959; diario di Martín Santomé: “Signore maturo, esperto, posato, quarantanove anni, senza gravi acciacchi, ottimo stipendio”, ossia un comune impiegato di commercio, alle soglie del pensi ...continue

    Montevideo, 1959; diario di Martín Santomé: “Signore maturo, esperto, posato, quarantanove anni, senza gravi acciacchi, ottimo stipendio”, ossia un comune impiegato di commercio, alle soglie del pensionamento (a 49 anni? ebbene sì, siamo negli universalmente ottimisti anni '60...!).
    Santomè è un uomo come tanti, che è stato colpito da un lutto importante: la morte della moglie in ancor giovane età; che ha tre figli grandi, tra loro molto diversi e in modo diverso problematici; che ha incertezze e difficoltà come tutti; una vita ordinaria come tutti; ma che -soprattutto- comincia a riflettere su se stesso, sul passato e sul futuro, mentre " la vita se ne va, se ne sta andando nello stesso istante in cui lo dico, e io non posso sopportare questa sensazione di fuga, di conclusione, di fine".
    Fatto sta che nell'attesa di un ozio fruttuoso (la "sontuosa speranza che l'ozio sarà qualcosa di pieno, di ricco, l'ultima occasione per incontrare me stesso") Martin Santomè si innamora e si innamora di una ragazza che ha l'età di sua figlia.
    La sua mestizia ragionata un po' alla volta si trasfigura e si trasforma in quella "sontuosa speranza" già citata.
    Il tempo della decisione (travagliata) si avvicina, timori e dubbi devono essere elaborati e vinti. Di questo processo il diario è fedele (ma anche reticente) testimone. Forse Martin riuscirà a superare le sue resistenze, forse la dolce Avellaneda sarà la sua occasione di squarciare la spessa coltre del futuro e rivedere la luce di una promessa di felicità...
    Ma. C'è sempre un ma. E questa volta è davvero un Ma con la maiuscola.
    A tratti Martin intraprende un dialogo con Dio. Vorrebbe sapere, vorrebbe sentire, vorrebbe credere. Pagine introspettive tra le più toccanti sono proprio quelle del dialogo mancato e singhiozzante con Dio.
    "Io so che lui è una solitudine remota, alla quale non ho mai avuto né avrò accesso. E ce ne stiamo così, ciascuno sulla sua riva, senza odiarci, senza amarci, alieni".
    Che ne farà del suo tempo, Martin Santomè, non è cosa che riguarda Dio e nemmeno noi lettori che ci apprestiamo a lasciarlo con trepidante malinconia.

    said on 

  • 5

    "Mi mancano solo sei mesi e ventotto giorni alla pensione. Devono essere almeno cinque anni che calcolo quotidianamente quanto mi resta da lavorare. Ho davvero cosí bisogno di non fare niente?"

    Il titolo del commento e' l'incipt del diario che Martín Santomé redige per un anno.
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    Il diario e' la forma che Mario Benedetti ha scelto per narrare questa storia, forma che permette un contatto dir ...continue

    Il titolo del commento e' l'incipt del diario che Martín Santomé redige per un anno.
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    Il diario e' la forma che Mario Benedetti ha scelto per narrare questa storia, forma che permette un contatto diretto scrittore-lettore, lettore che puo' penetrare nel cuore delle sensazioni espresse dallo scrittore stesso, senza intermediazioni.
    -
    La storia-diario scorre come su un tappeto verde da biliardo, lenta e veloce, imprevedibile, le palline (i personaggi) disegnano, seppure indirizzate, traiettorie casuali, cosi' come nella Vita le persone seguono percorsi imprevedibili fuori dalla propria volonta'.

    Il libro e' del 1960, ambientato a Montevideo, Uruguay.
    -
    Mario Benedetti mi era scrittore sconosciuto (avvicinatomi grazie ai consigli sui Social, questa volta non aNobii) e quindi questo e' il suo primo libro letto.

    https://it.wikipedia.org/wiki/Mario_Benedetti
    -
    Prime pagine:
    http://www.edizioninottetempo.it//media/products/files/leggi-qui-le-prime-lagine-del-libro-d96.pdf
    -
    Il libro e' bellissimo, una miscela perfetta di tempi narrativi per lo sviluppo della storia, raccordando la vita di un cinquantenne (negli anni fine '50 quando gli anni "pesavano" di piu') con il presente ed il suo futuro prossimo, un mosaico di personaggi di vario genere, un ambiente lavorativo di burocrazia e faldoni, ma la storia potrebbe essere ambientata nell'epoca odierna, ai faldoni sostituendo dei Microsoft Office o simili, ma sentimenti e relazioni umane sempre uguali.

    Un sottile disincanto e leggera chiave ironica (o quando serve anche umoristica) fanno da cornice ai sentimenti che l'Autore sa trasmettere con maestria, pagine sempre coinvolgenti, non facendo dello spoiler basta dire della grande suspense creata dalla storia, sempre ricca di riflessioni su se' stesso e sugli altri.

    Ricopio da un blog:
    "Un romanzo sul tempo – intenso, poetico, dolente – di quelli da conservare nell’anima, non solo in uno scaffale."
    ... ed aggiungo su un eReader, comodo per ridargli una scorsa.
    -
    Pronto in lettura "Fondi di caffe'" del 1992.
    -
    Mario Benedetti fu anche Poeta:
    Lo Que Necesito de Ti

    No sabes cómo necesito tu voz;
    necesito tus miradas
    aquellas palabras que siempre me llenaban,
    necesito tu paz interior;
    necesito la luz de tus labios
    ! Ya no puedo... seguir así !
    ...Ya... No puedo
    mi mente no quiere pensar
    no puede pensar nada más que en ti.
    Necesito la flor de tus manos
    aquella paciencia de todos tus actos
    con aquella justicia que me inspiras
    para lo que siempre fue mi espina
    mi fuente de vida se ha secado
    con la fuerza del olvido...
    me estoy quemando;
    aquello que necesito ya lo he encontrado
    pero aún !Te sigo extrañando!

    https://www.youtube.com/watch?v=asgfqSSJ81U

    said on 

  • 4

    «Mi mancano solo sei mesi e ventotto giorni alla pensione. Devono essere almeno cinque anni che calcolo quotidianamente quanto mi resta da lavorare.»

    Martín Santomé, 49 anni, vedovo con tre figli adulti, impiegato amministrativo che conta i giorni che lo separano dalla pensione (per la cronaca i 50anni, ma non ditelo ai 60enni di oggi!) annota sul ...continue

    Martín Santomé, 49 anni, vedovo con tre figli adulti, impiegato amministrativo che conta i giorni che lo separano dalla pensione (per la cronaca i 50anni, ma non ditelo ai 60enni di oggi!) annota sul suo diario ciò che gli capita durante i giorni, le sue emozioni, le sue preoccupazioni, le difficoltà nel rapporto con i figli e, naturalmente, dell’agognato “ozio” che lo attende di lì a qualche mese.

    Quella di Santomé è una vita piatta, noiosa, una vita non vissuta. Dalla morte della moglie, occorsa ormai molti anni prima dando alla luce il terzogenito, le sue “relazioni amorose” si riducono a saltuari rapporti “igienici” da una botta e via. Per dirla alla Bruno Pizzul, la vita di Santomé si trascina stancamente non al novantesimo minuto ma al compimento del cinquantesimo compleanno … finché? Eh, finché una certa Laura Avellaneda viene assunta nella ditta per la quale lavora e, anzi, gli viene proprio “assegnata”. Agli occhi del nostro, la ragazza non appare proprio come una di quelle donne che ti catturano al primo sguardo (provocando inciampi, perdite momentanee del senso dell’orientamento e di cognizione del tempo, per non parlare delle dolorose gomitate ai fianchi incazzosamente offerte da mogli/fidanzate/amanti), ma una di quelle che più ci passi del tempo insieme e più ti rendi conto che ti piacciono … e il bello è che non sapresti dire nemmeno il perché!

    Non aggiungerò altro sulla trama di “La tregua” per non togliere il gusto della scoperta a chi, nonostante la mia recensione, volesse leggerlo; tuttavia, non posso fare a meno di riflettere picchiettando i polpastrelli sulla tastiera e considerare quanto segue: Che sia la pensione, il sei al superenalotto, il principe azzurro o un’anziana nobildonna in cerca del suo toyboy, molti di noi aspettano che si concretizzi quel dato evento per poi… ecco, Mario Benedetti - per tornare a Pizzul, autore uruguayano di chiare origini italiane -, in “La tregua”, sembra volerci mettere in guardia sul fatto che quel “poi” potrebbe non durare per sempre o, più semplicemente, soddisfarci fino in fondo come avevamo sperato.

    Che cosa sarebbe una vita senza una tregua, ma anche: che cosa sarebbe una tregua senza una vita? (Vabbè dai, st’ultima frase me la potevo proprio risparmiare… no, è che, per tornare ancora una volta a citare Pizzul - nell’intima speranza di irritarvi -, mi sento non tanto come un attaccante che abbia il problema di girarsi, quanto quello di concludere…)

    Prendetevi una tregua, libro consigliatissimo. (È finita, è finitaaaa!!!)

    said on 

  • 5

    Questo romanzo mi ha suscitato sentimenti contrastanti...Sono 5 stelle per le emozioni che mi ha regalato e per la scrittura, semplice eppure così potente ed evocativa...però è un po' troppo pessimist ...continue

    Questo romanzo mi ha suscitato sentimenti contrastanti...Sono 5 stelle per le emozioni che mi ha regalato e per la scrittura, semplice eppure così potente ed evocativa...però è un po' troppo pessimista per i miei gusti xD
    Il protagonista è un cinquantenne cui manca poco per la pensione (W L'Uruguay degli anni '60! xD): la moglie è morta da 20 anni lasciandolo solo a crescere i 3 figli e lui ha adempiuto coscienziosamente al suo dovere di padre e cittadino modello, rassegnandosi a una vita piatta a monotona. Finché nell'ufficio in cui lavora non arriva una giovane nuova impiegata...
    Una storia di tutti i giorni, come forse ne sono esistite e ne esistono tante, ma che è stata tuttavia capace di farmi interrogare ancora una volta sul perché siamo al mondo, e sull'obbligo che ciascuno di noi ha di amare qualcuno e dare un senso alla propria vita. Bello bello.

    said on 

  • 4

    La riscoperta di Mario Benedetti, scrittore uruguaiano (se fosse un calciatore forse diremmo uruguagio) è in corso e mi pare sia iniziato con questo La tregua, comparso in libreria lo scorso anno.

    Si ...continue

    La riscoperta di Mario Benedetti, scrittore uruguaiano (se fosse un calciatore forse diremmo uruguagio) è in corso e mi pare sia iniziato con questo La tregua, comparso in libreria lo scorso anno.

    Si tratta di un romanzo in forma di diario, è stato il secondo di Benedetti e sconta il peso del tempo (risale al 1960) ma non lo sconta affatto.

    Un vedovo quarantanovenne a un anno dalla pensione si innamora di una ragazza - una collega - che ha la metà dei suoi anni. L´amore - questo amore - gli illumina la vita. Da questo spunto tutto sommato semplice, nascono proprio per la forma diaristica le riflessioni del protagonista sul mondo, sul lavoro, sull´amore la morte il sesso la famiglia (vive coi tre figli, nel ricordo della madre e moglie scomparsa).

    L´aspetto datato consiste chiaramente nell´immaginarsi un quarantanovenne a un passo dalla pensione e così disilluso, tanto consapevole di una propria imminente decrepitezza, di un decadimento che (magari a torto) attribuiremmo a uomini o persone di almeno vent´anni più anziane. Inoltre ricorrono alcuni giudizi netti e anacronisticamente non lusinghieri rispetto a donne e omosessuale, ma potrebbe - sottolineo potrebbe - essere una scelta, un modo di sottolineare la piccineria del personaggio chiuso in un proprio egoistico routinario esistere quasi-fantozziano, quindi gretto, gretto in maniera a volte compiaciuta.

    La scrittura di Benedetti è però limpida, la capacità di tratteggiare i personaggi e di dominare i registri comico, grottesco, drammatico è notevole, e poi il sentimento, quel sentimento che il protagonista prova per Avellaneda (lei, sempre citata per cognome, prima del finale) pare nobilitarlo, come nobilita il lettore portandolo a condividere vette di (buona) poesia e sentimento, oltre a condividere un tono spesso gradevolmente riflessivo e filosofico che pare mitteleuropeo più che sudamericano.

    Il recensore-non-critico dice che a questo libro ha girato parecchio attorno, e l´attesa non è andata delusa, una storia pudica, trattenuta, ironica e dolente che ci consegna il ritratto incisivo di due amanti, di una vita improvvisamente risvegliata, e di tutto quello che ne consegue. Perché così vuole il Destino.

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