La Tregua

By

Publisher: Alfaguara

4.2
(632)

Language: Español | Number of Pages: 186 | Format: Softcover and Stapled | In other languages: (other languages) English , Italian

Isbn-10: 8420421499 | Isbn-13: 9788420421490 | Publish date: 

Also available as: Paperback , Mass Market Paperback , Others , Hardcover

Category: Family, Sex & Relationships , Fiction & Literature , Romance

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Book Description
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  • 4

    Il diario di un amore tra un cinquantenne ed una ragazza che ha la metà dei suoi anni...nella Montevideo degli anni '50, con i limiti del macho latino dell'epoca (di certo adesso è un pò fastidioso le ...continue

    Il diario di un amore tra un cinquantenne ed una ragazza che ha la metà dei suoi anni...nella Montevideo degli anni '50, con i limiti del macho latino dell'epoca (di certo adesso è un pò fastidioso leggere la menata omofoba sul figlio gay)...un libro breve ma molto bello; una scrittura semplice ed autentica, che parla di una vita e nulla più... pessimista, certo...ma intellettualmente onestissimo....e qui Benedetti dimostra che per scrivere della vita, della vita vera, non c'è bisogno di tanti artifici, di pianisti sull'oceano o cinghiali che si mettono a pensare (e lo dico senza polemica, solo a mo' di esempio..)...basta essere chiari, onesti con se stessi ed i lettori, allontanare le seghe mentali dal proprio orizzonte.

    said on 

  • 4

    " Da domani, e fino al giorno della mia morte, il tempo sarà ai miei ordini. Dopo tanta attesa, questo è l'ozio. E che ne farò?"

    Montevideo, 1959; diario di Martín Santomé: “Signore maturo, esperto, posato, quarantanove anni, senza gravi acciacchi, ottimo stipendio”, ossia un comune impiegato di commercio, alle soglie del pensi ...continue

    Montevideo, 1959; diario di Martín Santomé: “Signore maturo, esperto, posato, quarantanove anni, senza gravi acciacchi, ottimo stipendio”, ossia un comune impiegato di commercio, alle soglie del pensionamento (a 49 anni? ebbene sì, siamo negli universalmente ottimisti anni '60...!).
    Santomè è un uomo come tanti, che è stato colpito da un lutto importante: la morte della moglie in ancor giovane età; che ha tre figli grandi, tra loro molto diversi e in modo diverso problematici; che ha incertezze e difficoltà come tutti; una vita ordinaria come tutti; ma che -soprattutto- comincia a riflettere su se stesso, sul passato e sul futuro, mentre " la vita se ne va, se ne sta andando nello stesso istante in cui lo dico, e io non posso sopportare questa sensazione di fuga, di conclusione, di fine".
    Fatto sta che nell'attesa di un ozio fruttuoso (la "sontuosa speranza che l'ozio sarà qualcosa di pieno, di ricco, l'ultima occasione per incontrare me stesso") Martin Santomè si innamora e si innamora di una ragazza che ha l'età di sua figlia.
    La sua mestizia ragionata un po' alla volta si trasfigura e si trasforma in quella "sontuosa speranza" già citata.
    Il tempo della decisione (travagliata) si avvicina, timori e dubbi devono essere elaborati e vinti. Di questo processo il diario è fedele (ma anche reticente) testimone. Forse Martin riuscirà a superare le sue resistenze, forse la dolce Avellaneda sarà la sua occasione di squarciare la spessa coltre del futuro e rivedere la luce di una promessa di felicità...
    Ma. C'è sempre un ma. E questa volta è davvero un Ma con la maiuscola.
    A tratti Martin intraprende un dialogo con Dio. Vorrebbe sapere, vorrebbe sentire, vorrebbe credere. Pagine introspettive tra le più toccanti sono proprio quelle del dialogo mancato e singhiozzante con Dio.
    "Io so che lui è una solitudine remota, alla quale non ho mai avuto né avrò accesso. E ce ne stiamo così, ciascuno sulla sua riva, senza odiarci, senza amarci, alieni".
    Che ne farà del suo tempo, Martin Santomè, non è cosa che riguarda Dio e nemmeno noi lettori che ci apprestiamo a lasciarlo con trepidante malinconia.

    said on 

  • 5

    "Mi mancano solo sei mesi e ventotto giorni alla pensione. Devono essere almeno cinque anni che calcolo quotidianamente quanto mi resta da lavorare. Ho davvero cosí bisogno di non fare niente?"

    Il titolo del commento e' l'incipt del diario che Martín Santomé redige per un anno.
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    Il diario e' la forma che Mario Benedetti ha scelto per narrare questa storia, forma che permette un contatto dir ...continue

    Il titolo del commento e' l'incipt del diario che Martín Santomé redige per un anno.
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    Il diario e' la forma che Mario Benedetti ha scelto per narrare questa storia, forma che permette un contatto diretto scrittore-lettore, lettore che puo' penetrare nel cuore delle sensazioni espresse dallo scrittore stesso, senza intermediazioni.
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    La storia-diario scorre come su un tappeto verde da biliardo, lenta e veloce, imprevedibile, le palline (i personaggi) disegnano, seppure indirizzate, traiettorie casuali, cosi' come nella Vita le persone seguono percorsi imprevedibili fuori dalla propria volonta'.

    Il libro e' del 1960, ambientato a Montevideo, Uruguay.
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    Mario Benedetti mi era scrittore sconosciuto (avvicinatomi grazie ai consigli sui Social, questa volta non aNobii) e quindi questo e' il suo primo libro letto.

    https://it.wikipedia.org/wiki/Mario_Benedetti
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    Prime pagine:
    http://www.edizioninottetempo.it//media/products/files/leggi-qui-le-prime-lagine-del-libro-d96.pdf
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    Il libro e' bellissimo, una miscela perfetta di tempi narrativi per lo sviluppo della storia, raccordando la vita di un cinquantenne (negli anni fine '50 quando gli anni "pesavano" di piu') con il presente ed il suo futuro prossimo, un mosaico di personaggi di vario genere, un ambiente lavorativo di burocrazia e faldoni, ma la storia potrebbe essere ambientata nell'epoca odierna, ai faldoni sostituendo dei Microsoft Office o simili, ma sentimenti e relazioni umane sempre uguali.

    Un sottile disincanto e leggera chiave ironica (o quando serve anche umoristica) fanno da cornice ai sentimenti che l'Autore sa trasmettere con maestria, pagine sempre coinvolgenti, non facendo dello spoiler basta dire della grande suspense creata dalla storia, sempre ricca di riflessioni su se' stesso e sugli altri.

    Ricopio da un blog:
    "Un romanzo sul tempo – intenso, poetico, dolente – di quelli da conservare nell’anima, non solo in uno scaffale."
    ... ed aggiungo su un eReader, comodo per ridargli una scorsa.
    -
    Pronto in lettura "Fondi di caffe'" del 1992.
    -
    Mario Benedetti fu anche Poeta:
    Lo Que Necesito de Ti

    No sabes cómo necesito tu voz;
    necesito tus miradas
    aquellas palabras que siempre me llenaban,
    necesito tu paz interior;
    necesito la luz de tus labios
    ! Ya no puedo... seguir así !
    ...Ya... No puedo
    mi mente no quiere pensar
    no puede pensar nada más que en ti.
    Necesito la flor de tus manos
    aquella paciencia de todos tus actos
    con aquella justicia que me inspiras
    para lo que siempre fue mi espina
    mi fuente de vida se ha secado
    con la fuerza del olvido...
    me estoy quemando;
    aquello que necesito ya lo he encontrado
    pero aún !Te sigo extrañando!

    https://www.youtube.com/watch?v=asgfqSSJ81U

    said on 

  • 4

    «Mi mancano solo sei mesi e ventotto giorni alla pensione. Devono essere almeno cinque anni che calcolo quotidianamente quanto mi resta da lavorare.»

    Martín Santomé, 49 anni, vedovo con tre figli adulti, impiegato amministrativo che conta i giorni che lo separano dalla pensione (per la cronaca i 50anni, ma non ditelo ai 60enni di oggi!) annota sul ...continue

    Martín Santomé, 49 anni, vedovo con tre figli adulti, impiegato amministrativo che conta i giorni che lo separano dalla pensione (per la cronaca i 50anni, ma non ditelo ai 60enni di oggi!) annota sul suo diario ciò che gli capita durante i giorni, le sue emozioni, le sue preoccupazioni, le difficoltà nel rapporto con i figli e, naturalmente, dell’agognato “ozio” che lo attende di lì a qualche mese.

    Quella di Santomé è una vita piatta, noiosa, una vita non vissuta. Dalla morte della moglie, occorsa ormai molti anni prima dando alla luce il terzogenito, le sue “relazioni amorose” si riducono a saltuari rapporti “igienici” da una botta e via. Per dirla alla Bruno Pizzul, la vita di Santomé si trascina stancamente non al novantesimo minuto ma al compimento del cinquantesimo compleanno … finché? Eh, finché una certa Laura Avellaneda viene assunta nella ditta per la quale lavora e, anzi, gli viene proprio “assegnata”. Agli occhi del nostro, la ragazza non appare proprio come una di quelle donne che ti catturano al primo sguardo (provocando inciampi, perdite momentanee del senso dell’orientamento e di cognizione del tempo, per non parlare delle dolorose gomitate ai fianchi incazzosamente offerte da mogli/fidanzate/amanti), ma una di quelle che più ci passi del tempo insieme e più ti rendi conto che ti piacciono … e il bello è che non sapresti dire nemmeno il perché!

    Non aggiungerò altro sulla trama di “La tregua” per non togliere il gusto della scoperta a chi, nonostante la mia recensione, volesse leggerlo; tuttavia, non posso fare a meno di riflettere picchiettando i polpastrelli sulla tastiera e considerare quanto segue: Che sia la pensione, il sei al superenalotto, il principe azzurro o un’anziana nobildonna in cerca del suo toyboy, molti di noi aspettano che si concretizzi quel dato evento per poi… ecco, Mario Benedetti - per tornare a Pizzul, autore uruguayano di chiare origini italiane -, in “La tregua”, sembra volerci mettere in guardia sul fatto che quel “poi” potrebbe non durare per sempre o, più semplicemente, soddisfarci fino in fondo come avevamo sperato.

    Che cosa sarebbe una vita senza una tregua, ma anche: che cosa sarebbe una tregua senza una vita? (Vabbè dai, st’ultima frase me la potevo proprio risparmiare… no, è che, per tornare ancora una volta a citare Pizzul - nell’intima speranza di irritarvi -, mi sento non tanto come un attaccante che abbia il problema di girarsi, quanto quello di concludere…)

    Prendetevi una tregua, libro consigliatissimo. (È finita, è finitaaaa!!!)

    said on 

  • 5

    Questo romanzo mi ha suscitato sentimenti contrastanti...Sono 5 stelle per le emozioni che mi ha regalato e per la scrittura, semplice eppure così potente ed evocativa...però è un po' troppo pessimist ...continue

    Questo romanzo mi ha suscitato sentimenti contrastanti...Sono 5 stelle per le emozioni che mi ha regalato e per la scrittura, semplice eppure così potente ed evocativa...però è un po' troppo pessimista per i miei gusti xD
    Il protagonista è un cinquantenne cui manca poco per la pensione (W L'Uruguay degli anni '60! xD): la moglie è morta da 20 anni lasciandolo solo a crescere i 3 figli e lui ha adempiuto coscienziosamente al suo dovere di padre e cittadino modello, rassegnandosi a una vita piatta a monotona. Finché nell'ufficio in cui lavora non arriva una giovane nuova impiegata...
    Una storia di tutti i giorni, come forse ne sono esistite e ne esistono tante, ma che è stata tuttavia capace di farmi interrogare ancora una volta sul perché siamo al mondo, e sull'obbligo che ciascuno di noi ha di amare qualcuno e dare un senso alla propria vita. Bello bello.

    said on 

  • 4

    La riscoperta di Mario Benedetti, scrittore uruguaiano (se fosse un calciatore forse diremmo uruguagio) è in corso e mi pare sia iniziato con questo La tregua, comparso in libreria lo scorso anno.

    Si ...continue

    La riscoperta di Mario Benedetti, scrittore uruguaiano (se fosse un calciatore forse diremmo uruguagio) è in corso e mi pare sia iniziato con questo La tregua, comparso in libreria lo scorso anno.

    Si tratta di un romanzo in forma di diario, è stato il secondo di Benedetti e sconta il peso del tempo (risale al 1960) ma non lo sconta affatto.

    Un vedovo quarantanovenne a un anno dalla pensione si innamora di una ragazza - una collega - che ha la metà dei suoi anni. L´amore - questo amore - gli illumina la vita. Da questo spunto tutto sommato semplice, nascono proprio per la forma diaristica le riflessioni del protagonista sul mondo, sul lavoro, sull´amore la morte il sesso la famiglia (vive coi tre figli, nel ricordo della madre e moglie scomparsa).

    L´aspetto datato consiste chiaramente nell´immaginarsi un quarantanovenne a un passo dalla pensione e così disilluso, tanto consapevole di una propria imminente decrepitezza, di un decadimento che (magari a torto) attribuiremmo a uomini o persone di almeno vent´anni più anziane. Inoltre ricorrono alcuni giudizi netti e anacronisticamente non lusinghieri rispetto a donne e omosessuale, ma potrebbe - sottolineo potrebbe - essere una scelta, un modo di sottolineare la piccineria del personaggio chiuso in un proprio egoistico routinario esistere quasi-fantozziano, quindi gretto, gretto in maniera a volte compiaciuta.

    La scrittura di Benedetti è però limpida, la capacità di tratteggiare i personaggi e di dominare i registri comico, grottesco, drammatico è notevole, e poi il sentimento, quel sentimento che il protagonista prova per Avellaneda (lei, sempre citata per cognome, prima del finale) pare nobilitarlo, come nobilita il lettore portandolo a condividere vette di (buona) poesia e sentimento, oltre a condividere un tono spesso gradevolmente riflessivo e filosofico che pare mitteleuropeo più che sudamericano.

    Il recensore-non-critico dice che a questo libro ha girato parecchio attorno, e l´attesa non è andata delusa, una storia pudica, trattenuta, ironica e dolente che ci consegna il ritratto incisivo di due amanti, di una vita improvvisamente risvegliata, e di tutto quello che ne consegue. Perché così vuole il Destino.

    said on 

  • 5

    Bello, bellissimo.
    E' un libro strano, ti entra dentro piano piano, come il protagonista, che sembra un uomo qualunque e magari lo è ma poi ti perdi nelle sue parole, ti perdi nei suoi racconti, nella ...continue

    Bello, bellissimo.
    E' un libro strano, ti entra dentro piano piano, come il protagonista, che sembra un uomo qualunque e magari lo è ma poi ti perdi nelle sue parole, ti perdi nei suoi racconti, nella descrizione di un sentimento.

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  • 3

    Te dejo sin rencor

    Aprecié la gracia, el estilo, la simpatía y el humor de este autor pero no encontré los hechos contados en esta novela tan interesantes así que la dejé, sin rencor. Leí que hay otra novela de Benedett ...continue

    Aprecié la gracia, el estilo, la simpatía y el humor de este autor pero no encontré los hechos contados en esta novela tan interesantes así que la dejé, sin rencor. Leí que hay otra novela de Benedetti muy apreciada, "gracias por el fuego", esa la voy a leer.

    said on 

  • 5

    " non sono mai stato molto sicuro di quello che le donne vogliono dire quando mi guardano. a volte ho l'impressione che mi interroghino, e alla fine mi rendo conto che in realtà mi stavano rispondendo ...continue

    " non sono mai stato molto sicuro di quello che le donne vogliono dire quando mi guardano. a volte ho l'impressione che mi interroghino, e alla fine mi rendo conto che in realtà mi stavano rispondendo. "

    said on 

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