La bella estate

Di

Editore: Einaudi

3.9
(2175)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 110 | Formato: Altri | In altre lingue: (altre lingue) Tedesco , Francese , Spagnolo , Catalano

Isbn-10: 8806149032 | Isbn-13: 9788806149031 | Data di pubblicazione: 

Disponibile anche come: Paperback , Copertina rigida , Tascabile economico , Cofanetto

Genere: Famiglia, Sesso & Relazioni , Narrativa & Letteratura , Adolescenti

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Descrizione del libro
Scritto nel 1940, questo racconto, ora riproposto da solo, venne pubblicatosolo nel 1949, nel volume dal titolo omonimo che comprendeva "Il diavolo sullecolline" e "Tra donne sole". E' la storia di Ginia e, più in generale, dellascoperta della vita da parte di un'adolescente. Dall'ambiente operaio al qualeappartiene, Ginia entra in contatto con alcuni esponenti di una bohèmepseudo-artistica e intellettuale: studenti, eccentrici perdigiorno e pittoridilettanti, che si incontrano nei caffè e abitano nelle soffitte. La ragazzasi innamora di Guido, un pittore di origine contadina e, dopo aver vinto leresistenze interiori e i rimorsi residui, si lascia alla fine sedurre. E'l'inizio della sua dolorosa maturazione come donna.
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  • 5

    La bella estate, nel complesso, è il racconto di una condizione continua di insoddisfazione, di ricerca della felicità, del male di vivere, di quel disagio che lo stesso autore non sarebbe riuscito a ...continua

    La bella estate, nel complesso, è il racconto di una condizione continua di insoddisfazione, di ricerca della felicità, del male di vivere, di quel disagio che lo stesso autore non sarebbe riuscito a ricomporre e che lo avrebbe portato al suicidio il 27 agosto 1950. I tre racconti hanno ciascuno dei pregi che mi rendono difficile dire quale sia il migliore: La bella estate è quello con la vicenda più accattivante e il modo in cui Pavese tratteggia i vizi e il modo di lavorare degli artisti è molto particolare, Il diavolo sulle colline contiene le descrizioni natuali più ammalianti, mentre Tra donne sole è la storia più originale, con il personaggio più complesso e più accurato nell'analisi psicologica.
    http://athenaenoctua2013.blogspot.it/2016/08/la-bella-estate-pavese.html

    ha scritto il 

  • 3

    Questo breve romanzo mi ha suscitato fastidio, forse perchè mi appartiene, perchè rimanda all'estate che ha segnato il passaggio, svelando le illusioni che l'estate porta con se' e mortificando l'inno ...continua

    Questo breve romanzo mi ha suscitato fastidio, forse perchè mi appartiene, perchè rimanda all'estate che ha segnato il passaggio, svelando le illusioni che l'estate porta con se' e mortificando l'innocenza adolescenziale di chi non sa ancora come funziona il mondo.

    ha scritto il 

  • 5

    TRILOGIA

    La bella estate è il titolo di una raccolta di romanzi brevi di Cesare Pavese pubblicata nel 1949. Essa è composta da tre testi: il romanzo che dà il titolo alla silloge, originariamente intitolato da ...continua

    La bella estate è il titolo di una raccolta di romanzi brevi di Cesare Pavese pubblicata nel 1949. Essa è composta da tre testi: il romanzo che dà il titolo alla silloge, originariamente intitolato da Pavese La tenda, viene scritto nel 1940 e rimane inedito fino alla sua comparsa nella raccolta insieme a Il diavolo sulle colline, composto nel 1948, e Tra donne sole, risalente invece al 1949. Grazie a questi tre racconti Pavese si aggiudica il Premio Strega nel 1950. I tre romanzi brevi, seppur compiuti in se stessi, sono accomunati dalla tematica del passaggio traumatico dall’età adolescenziale a quella adulta, che porta inevitabilmente i protagonisti alla delusione e alla frustrazione. L’ambientazione scelta per questo trittico è prevalentemente urbana, a differenza di altre opere di questo periodo come Paesi tuoi, Il carcere o La casa in collina.
    La Bella Estate
    La protagonista del racconto dal titolo La bella estate è infatti Ginia, una sartina torinese di sedici anni, che vive col fratello Severino, operaio. La giovane è allegra e spensierata, e vive le sue giornate nell’attesa di un futuro che si immagina roseo e felice, e che l’autore sintetizza appunto con l’idea della “bella estate”. La situazione comincia però a cambiare quando la giovane fa la conoscenza di Amelia, una ragazza più grande di lei che lavora come modella per un circolo di pittori e che trascina Ginia nell’ambiente bohémien della città. Qui l’ingenua e inesperta sartina s’innamora di Guido, uno dei pittori, e tramite l’intervento di Amelia diventa la sua amante. All’inizio della vicenda erotico-amorosa la ragazza è felice e convinta di aver trovato l’amore e “la bella estate” tanto attesa, ma ben presto si rende conto che in realtà Guido è poco interessato alla sua compagnia, e si diverte molto di più a trascorrere il suo tempo con gli altri artisti, in particolare con Rodrigues, un tempo amante di Amelia, ora malata di sifilide. Ginia, nonostante soffra moltissimo per l’indifferenza che avverte da parte del giovane, continua a concederglisi sessualmente, nonostante questo comportamento accresca la sua frustrazione e il suo senso di profonda solitudine. Un giorno Guido propone alla ragazza di posare nuda per i suoi dipinti, senza avvertirla che da dietro una tenda la sta osservando anche Rodrigues. Ad un certo punto questi fa capolino nella stanza dal suo nascondiglio, e Ginia, umiliata e piena di vergogna, scappa immediatamente, riuscendo però a sentire Guido che la definisce, rivolto all’amico e ad Amelia, “una scema”. La “bella estate” che popolava i sogni di Ginia si conclude repentinamente. La giovane, pur delusa e addolorata, si riappacifica con Amelia, vedendo in lei una guida per il mondo reale, ormai svuotato delle sue illusioni giovanili.

    Il Diavolo sulle Colline
    Il diavolo sulle colline è un’altra storia di giovani: tre amici (il protagonista, l’intellettuale Pieretto e il camapgnolo Oreste) sono soliti trascorrere il loro tempo libero passeggiando per le campagne. Qui un giorno trovano il ricco Poli - il “diavolo” del titolo - svenuto e sotto l’effetto di stupefacenti. Il giovane entra presto nel gruppo, conquistando l’attenzione di tutti per i suoi modi sprezzanti, per l’uso di droghe e per i suoi costumi anticonformistici. I giovani sono però coinvolti in un fatto di sangue: Poli è ferito da un colpo di pistola esploso da Rosalba, sua ex amante che non si rassegna alla fine della loro relazione. I tre ragazzi si separano momentaneamente da Poli, riassaporando il piacere della vita in campagna. Quando però scoprono che Poli si trova alla sua tenuta del Greppo in compagnia della moglie Gabriella, vanno a fargli visita. Oreste è particolarmente attratto da Gabriella; tuttavia quando nel corso di una festa notturna Poli ha un malore e dev’essere portato a Milano per curarsi, i tre amici vengono riaccompagnati alla stazione e tornano nel mondo familiare delle colline.

    Tra Donne Sole
    Tra donne sole focalizza invece un universo femminile: la protagonista Clelia, proveniente dalla classe operaia di Torino, si trasferisce a Roma riesce, a costo di impegno e di notevoli sacrifici, ad affermarsi nel mondo della moda. Tornata a Torino per aprire un negozio ed inseritasi nel mondo della borghesia cittadina, Clelia realizza che i suoi sogni adolescenziali erano in realtà solo vane illusioni: la società borghese è cinica e priva di valori morali. Clelia ne ha la prova durante il suo soggiorno in un albergo, dove una giovane, Rosetta, ha appena tentato il suicidio. Conosciute le amiche di Rosetta, Clelia, che si interroga sui motivi del gesto estremo della ragazza, scopre che queste ultime si interessano all’amica solo come argomento di conversazione per ingannare il tempo, ma che non si curano minimamente delle cause profonde che l’hanno spinta a provare a togliersi la vita. Clelia, nella Torino della sua infanzia, capisce di aver inseguito il successo e la realizzazione professionale, rinunciando però ai sentimenti e all’amore (Clelia stessa interrompe una fugace relazione con un operaio, vedendovi un limite alla sua indipendenza). La protagonista si rende conto della vacuità e della superficialità del mondo in cui vive, ma sa di essere abbastanza forte per resistere al tormento interiore; così non è per Rosetta che, nella conclusione del romanzo, ritenta il suicidio, questa volta con successo.

    Il tema comune che attraversa La bella estate, Il diavolo sulle colline e Tra donne sole è quello della maturazione di un personaggio giovane, cui spesso si associa la disillusione e la crisi individuale; in questo senso, i tre testi possono essere letti come “romanzi di formazione” (in tedesco, Bildungsroman). Le figure al centro della narrazione sono spesso quelle di “sconfitti”, cui la vita sembra inizialmente promettere qualcosa (la “bella estate” di Ginia, la trasgressione di Poli, il successo lavorativo di Clelia) per poi invece presentare il conto della sconfitta, spesso con risvolti drammatici. Sullo sfondo, c’è la classica contrapposizione tra città e campagna, che si carica di significati simbolici; i tre testi de La bella estate, rispetto al resto della produzione di Pavese, si caratterizzano proprio per una maggiore presenza dell’ambientazione in città. Per i protagonisti dei tre romanzi brevi, l’accesso al mondo adulto spesso implica l’abbandono delle certezze del microcosmo rurale e la scoperta delle contraddizioni e delle ipocrisie della vita urbana.

    (C) Oilproject

    ha scritto il 

  • 4

    Vorrei spendere qualche parola per "La bella estate" di Cesare Pavese. Lo stesso autore ha definito questo romanzo "la storia di una verginità che si difende". In poco più di centocinquanta pagine, ci ...continua

    Vorrei spendere qualche parola per "La bella estate" di Cesare Pavese. Lo stesso autore ha definito questo romanzo "la storia di una verginità che si difende". In poco più di centocinquanta pagine, ci viene raccontata l'inevitabile perdita dell'innocenza di Ginia, una giovane ed ingenua ragazza che, trascinata dalla sua amica Amelia, entra a far parte dell'ambiente sregolato e disinibito della bohème artistica torinese. Farà in tal modo la conoscenza di Guido, un giovane pittore dal quale, tra resistenze e rimorsi, si lascerà sedurre.
    Un romanzo essenziale, breve e senza fronzoli, ma nel complesso molto godibile. La Torino dipinta da Pavese è una città grigia e torrida, in cui l'amore e la passione bruciano rapidamente come un fiammifero.
    La bella estate è il primo di tre brevi romanzi che, raccolti nell'omonimo libro, valsero all'autore il Premio Strega nel 1950.

    Se vi va passate a trovarmi sulla mia pagina Facebook, "La piccola biblioteca dei libri dimenticati", vi lascio il link: https://www.facebook.com/piccolabiblioteca

    ha scritto il 

  • 4

    I luoghi dei vizi e delle malinconie.

    Nella prefazione dell'edizione Mondadori Classici Moderni si può leggere che Pavese era uno scrittore scomodo nel suo secolo perchè aveva una personalità tutta particolare e complessa e i critici non ...continua

    Nella prefazione dell'edizione Mondadori Classici Moderni si può leggere che Pavese era uno scrittore scomodo nel suo secolo perchè aveva una personalità tutta particolare e complessa e i critici non hanno potuto recensirlo a dovere su tutti i temi delle sue opere.
    Cesare Pavese ha abbracciato la sua malinconia e la sua tristezza ed è tutt'ora la caratteristica essenziale e vitale che costituisce questo scrittore e, ovviamente, tutti i suoi scritti.

    Questi tre romanzi brevi hanno tre temi che li accomunano: la società di quei tempi divisa fra diverse ambientazioni quali la città e la campagna, la malinconia della morte, dell'umiliazione, della malattia, i vizi del vivere con o senza la risorsa più importante quale è il denaro, il vivere il più intensamente possibile senza neanche potersi addormentare nella bella stagione che è l'estate tutta da vivere al di fuori di mura e, a volte, anche di sè stessi.
    I racconti sono posti in ordine cronologico: La bella estate scritto nel 1940, Il diavolo sulle colline scritto nel 1948, Tra donne sole scritto nel 1949.
    Da questa traccia possiamo notare un'evoluzione anche sulla carta: la protagonista de La bella estate, Ginia, è una sedicenne che vede tutto ma non capisce cosa le sta succedendo e vive tutto così come viene, senza spiegazioni e delle conclusioni dure della vita dovrà accorgersene proprio in quei momenti che crede unici, e lo saranno, ma non per le speranze che possiede.
    I protagonisti de Il diavolo sulle colline sono dei ragazzi universitari, intelligenti ma si abbandonano a ciò che gli succede attorno. Presi dalla smania della loro età e dell'estate, si fanno trascinare in campagna da una coppia di "viziosi": Poli, cocainomane e la sua affascinante moglie Gabriella. Nell'aria che si può respirare in questo romanzo breve, c'è sempre qualcosa che ci fa rimanere all'erta e ci suggerisce che di lì a qualche pagina accadrà qualcosa e Pavese rimanda, rimanda fino all'ultima pagina.
    Clelia, invece, protagonista del racconto Tra donne sole, è una donna matura, dedita completamente al suo lavoro. Lei ha già assaporato l'amaro amore, sa già cosa vuol dire passare dal non possedere nulla nella sua povertà al riuscire a possedere qualche soldo per potersi pagare le calze di seta che tanto ha sempre guardato su altre donne diverse da lei.
    E' il racconto più maturo e quello più vicino a Pavese stesso, dove il sentore del suicidio è proprio lì sotto agl'occhi del lettore.

    Cesare Pavese è uno dei miei scrittori preferiti; dev'essere apprezzato anche se molti potrebbero chiedersi se nei suoi romanzi non si fa che parlare di società, differenze fra campagna e città e soprattutto malinconia di vivere.
    Ogni sua parola è sempre un colpo al cuore, in ogni parola sai che lì dentro c'è la vita di uno scrittore affermato e, ancora, non compreso del tutto.

    ha scritto il 

  • 4

    Tre lunghi racconti permeati di malinconia, di una certa indolente tristezza, di giovani che o sono poveri e anelano ad affermarsi o sono ricchi e sprecano la vita nei vizi. Il tutto descritto nello s ...continua

    Tre lunghi racconti permeati di malinconia, di una certa indolente tristezza, di giovani che o sono poveri e anelano ad affermarsi o sono ricchi e sprecano la vita nei vizi. Il tutto descritto nello sbocconcellato modo di scrivere di Pavese, a cui devi fare un po' l'abitudine. Non so, è un bel libro, ma ti lascia addosso un po' di sconforto.

    ha scritto il 

  • 4

    le stagioni di Cesare Pavese...dopo l'estate subito l'inverno.

    “UN VOLUME TRE PERCHE' “LA BELLA ESTATE”, “IL DIAVOLO IN COLLINA” E “TRA DONNE SOLE “...HA L'ARIA DI QUALCOSA DI GROSSO. E' UN NUOVO LINGUAGGIO. AL DIALETTALE E AL CALLIGRAFICO COLTO AGGIUNGE LA “DIS ...continua

    “UN VOLUME TRE PERCHE' “LA BELLA ESTATE”, “IL DIAVOLO IN COLLINA” E “TRA DONNE SOLE “...HA L'ARIA DI QUALCOSA DI GROSSO. E' UN NUOVO LINGUAGGIO. AL DIALETTALE E AL CALLIGRAFICO COLTO AGGIUNGE LA “DISCUSSIONE STUDENTESCA”. PER LA PRIMA VOLTA HAI DAVVERO PIANTATO SIMBOLI(I GIOVANI CHE SCOPRONO, LA VITA DI DISCUSSIONE, LA REALTA' MITICA”. Annotazioni scritte sul suo diario postumo “Il mestiere di vivere”, opera che ritengo ormai indispensabile, per dare un nesso preciso e approfondire tutta la produzione di Cesare Pavese. Egli, sembra di capire, ritiene che, dopo un alternarsi ed un intrecciarsi di realismo/naturalismo e di simbolismi dei romanzi precedenti sia riuscito, partendo da un'opera fondamentale come “La casa in collina”, a completare una serie di quattro romanzi in cui finalmente realtà e simbolo si fondevano in una sintesi organica. Attenendosi quindi allo schema che si può riscontrare nel suo diario, lo scrittore inserisce in questa quaterna,“Il diavolo sulle colline” e “Tra donne sole” escludendo il racconto che dà il nome, assieme ai due precedenti all'opera “La bella estate”. Eppure, a mio avviso, in questo breve romanzo”escluso” dalle riflessioni di Pavese, ci trovo una modernità e un'esplorazione del mondo femminile, che davvero mi ha sorpreso e affascinato come se, durante la prima lettura che risale ad anni fa, mi fossero sfuggiti dettagli e profili caratteriali di quel “naturalismo” pavesiano che tanto mi ha restituito oggi.“UN VOLUME TRE ROMANZI. CIASCUNO DI ESSI POTREBBE DA SOLO FARE UN LIBRO. PERCHE' ESCONO INSIEME? NON E' QUEL CHE SI CHIAMA TRILOGIA(...) SI TRATTA DI UN CLIMA MORALE, UN INCONTRO DI TEMI, UNA TEMPERIE RICORRENTE IN UN LIBERO GIOCO DI FANTASIA(...)UN TEMA RICORRENTE IN CIASCUNO DEI VARI INTRECCI ED AMBIENTI E' QUELLO DELLA TENTAZIONE,DELL'ASCENDENTE CHE I GIOVANI SONO TUTTI CONDANNATI A SUBIRE.” così presenta lo scrittore la sua ultima fatica, e rileggendo “La bella estate”, che doveva prendere il titolo de “La tenda”, sebbene riconosco diversi livelli di maturità con le altre due opere, già dalla prima pagina quel “fruscio di ragazze a un ballo” del De Andrè, subito si fa sentire, e subito diventa contagiosa l'atmosfera, il filtro magico del talento di Pavese. E se a una prima impressione può apparire un racconto di formazione dalle tinte rosa, andando più a fondo si intravvedono spunti importanti tra simbolo, mito e realtà. E' la giovinezza, la scoperta del vivere e di nuove pulsioni proprie di una certa età: è appunto quella breve e unica “bella estate”. Una febbrile stagione veloce di esistenze, di un passare dei giorni che prima si allungano e poi, quasi in un attimo, ritirano il chiarore come anche gli entusiasmi. In quella campagna quindi, il frinire delle cicale, rientra non solo come ambiente circostante, ma si confonde come qualcosa di arcano e ciclico, tanto conosciuto quanto misterioso. Nel primo romanzo quindi sono queste adolescenti, con l'affetto della terra su cui si è nati, ma anche con i primi malesseri di un'esistenza in cerca d'altro, a disegnare i contorni del destino, o di chi per lui, a rubare del tempo a queste giovanissime, quasi per dispetto, : “QUEI TEMPI ERA SEMPRE FESTA” “DORMIRE ERA UNA STUPIDAGGINE E RUBAVA TEMPO ALL'ALLEGRIA”. Il dilemma è, come spesso, tra predestinazione e libertà: una predestinazione formatasi dalle determinanti esperienze dell'infanzia. Che non discende dall'alto, ma deriva dalla sensibilità o dalla “scorza” dura, formatasi nell'ambiente in cui viviamo e sentiamo i primi anni. una storia d'iniziazione all'amore e al vivere soprattutto di Ginia, allegra e indipendente, amante del ballo e dell'allegria, di quel trasgredire quasi sfacciato, ma comunque coraggioso e ancora ingenuo, tra convinzione credulità e momenti di tristezza tenuti nei suoi silenzi. Nella convinzione quindi, che quell'estate dovrà fruttare qualcosa, perchè nella stagione successiva tutto sarà perso e diverso. Entrando nel mondo della disinibita Amalia, che posa per i pittori, conoscerà Guido, un pittore-soldato che, con la sua avvenenza, approfitterà di lei rubandole quel poco d'estate che nell'animo e nell'immaginario ancora aveva. Sono queste forse, le pagine del primo racconto più complesse e drammatiche. Ginia, confusa da un senso di frustrazione, dopo aver posato anch'ella nuda per il suo “pseudo-fidanzato”, si accorge della malafede che la sta circondando, di come dietro a una tenda(da qui forse il titolo iniziale) che divideva la stanza-atelier, la faceva spiare da altri. “QUANDO FU SOLA NELLA NEVE” quindi la stagione è già cambiata e gli avvenimenti anche, “LE PARVE D'ESSER ANCOR NUDA. TUTTE LE STRADE ERANO VUOTE E NON SAPEVA DOVE ANDARE (...) L'ESTATE CHE AVEVA SPERATO, NON SAREBBE VENUTA MAI PIU', PERCHE' ADESSO ERA SOLA E NON AVREBBE MAI PIU' PARLATO A NESSUNO”...Ginia quindi, che seguiva la sua bella estate aspettando qualcosa che doveva succedere, si ritrova al capolinea delle sue aspettative, facendosi “guidare” da Amalia(e il nome forse non è un caso) che di lei è innamorata. Emblematiche le ultime parole della ragazza “ANDIAMO DOVE VUOI – CONDUCIMI TU”. E' il segno che la bella stagione ormai è finita, sia ciclicamente nel procedere del tempo, che per la giovane sedicenne. E' questo un racconto che, andando oltre a un primo livello descrittivo, riassume le tematiche essenziali di Pavese: Il contrasto tra il bene e il male, che allo stesso tempo, speculari tra loro, sembrano sostenersi. La purezza e la corruzione, che conducono sì ad una perdita dell'innocenza, ma anche ad una scelta di vita diversa, in cui l'autore, con un velo di amarezza inevitabile, non condanna né celebra. E' un “concentrato”, si potrebbe dire della visione dello scrittore, il quale però ancora non riesce a sviluppare adeguatamente i temi affrontati. E' pero una critica che mi lascia dei dubbi, come se Pavese lasci al lettore una parte interpretativa non di poco conto nel suo scritto più denso e meno fluido... per un autore come lui nel quale “il reale” non è che lo schermo per l'oggettivare le paure interiori, perdute nei miti ancestrali e ritrovate nell'inconscio e nell'amarezza della vita, l'apparente “tratto incerto” di questi scritti, non è che un rendere a chi legge, la sua parte di consapevolezza. Costruendo ad esempio, il racconto rigorosamente in terza persona, del personaggio di Ginia, la prima di una lunga serie di figure femminili, offre il tema molto interessante per i tempi, dell'autonomia delle donne; Pavese non sembra ancora in grado però, di raggiungere gli stessi livelli, con i personaggi maschili. Interessante è infatti il confronto con “Il diavolo sulle colline”che, come a fare da filo di unione e di rottura con il racconto precedente , inizia con la frase evocativa“ERAVAMO MOLTO GIOVANI.ALLORA”. Scritto otto anni dopo il precedente, si intuisce fin dalle prime battute un'altra maturità, una profondità più esplicita, sul tema che è sempre lo stesso: una compagnia di giovani e la loro brama di vivere. Protagonisti sono tre amici e la città di Torino. Ma tema conduttore è l'approfondimento del selvaggio, sviluppato con scrupolo, tenendo conto del rapporto città e campagna. I tre giovani incontreranno nella prima il vizio e la perdizione di se stessi, invischiati in vicende drammatiche dopo la conoscenza di un rampollo dell'alta borghesia...nello stesso tempo sembra sia proprio la campagna, dove andavano al fiume, “NUDI COME BISCE, A BAGNARSI E VOLTOLARSI NEL SOLE E DENTRO LA TERRA SCREPOLATA. LO SCOPO ERA ARROSTIRSI ANCHE L'INGUINE E LE NATICHE,CANCELLARE L'INFAMIA, ANNERIR TUTTO...” un rito quindi di purificazione, nell'abbraccio con la loro terra, un sensuale liberarsi dalle convenzioni. Ma dopo la conoscenza della corruzione del “moderno”, tra noia, cocaina e male di vivere, la vita dei tre sembra
    camminare nel filo di un rasoio, un attimo, una sbandata, e sfuggiranno alle mani protettrici della loro madre-terra. Pavese divide così, ancora più nettamente la città e la campagna, e se la prima parte è dedicata all'estate cittadina con le vogate sul Po e le stravaganze pericolose di quella coppia aristocratica, incontrata per caso ma tanto determinante nei loro destini, la seconda è appunto il ritorno nella melma del fiume in secca, in una terra che ancora li avrebbe protetti, una terra “pettinata da tutti i venti della sera”....E da questi ragazzi, senza una precisa consapevolezza di voler crescere, mancando appunto nella figura maschile di Pavese “l'uomo” che si rompe la schiena nel lavoro dei campi, vi lascio, con la curiosità di dove ci porta l'autore, alla lettura di “Tra donne sole” e della vicenda di Rosetta. Nel suo gesto esasperato, sembra dirci Pavese, non vi è altro che un destino già scritto, una scansione determinante nell'esistenza della ragazza, crudele e apparentemente senza motivo, come dire che”Verrà la morte e avrà i tuoi occhi”. La morte come unico denominatore che accomuna, in un certo senso, i personaggi dello scrittore, siano essi di qualsiasi ceto o provenienza...forse un refuso delle sue correzioni alle traduzioni della Pivano, dell'”Antologia di Spoon River”. Non sfugge nemmeno l'uso dell'”understatement”tecnica tanto cara allo scrittore, che la riprende soprattutto da Fitzgerald. Cesare Pavese, il più americano degli maestri di quegli anni...il più amaro nel descrivere un'esistenza che le sue care colline gli facevano ritrovare, con il loro silenzio, un po' più dolce....”LA POESIA E' IL SENTIMENTO DI TUTTO” scrisse un giorno al suo amico Sturani, “DEL BELLO E DEL BRUTTO, DEL BUONO E DEL CATTIVO, DEL GIUSTO E DEL FALSO, DI QUEL CONTRASTO TRA BENE E MALE CHE E' LA VITA”. So long...

    ha scritto il 

  • 4

    Questo trittico ci porta alla scoperta della Torino nella prima metà del Novecento. Tra i vicoli e i portici cittadini prendono vita le vicende dei personaggi pavesiani. Dall'inesperta Ginia, ansiosa ...continua

    Questo trittico ci porta alla scoperta della Torino nella prima metà del Novecento. Tra i vicoli e i portici cittadini prendono vita le vicende dei personaggi pavesiani. Dall'inesperta Ginia, ansiosa di diventare donna e somigliare alla bella Amelia castigata con la sifilide per i suoi disdicevoli (?) peccati omosessuali, che si lascia ingenuamente prendere in giro da Guido, ex soldato e aspirante pittore, Pavese ci catapulta nella campagna del Greppo, alle prese con giovani studenti universitari alla ricerca del senso della vita, del vizio e del bisogno di violare le norme, fino all'ambiente dei ceti alti, caratterizzato da donne istruite, solitarie e libertine pronte ai giri in macchina e ai pomeriggi nei caffè del centro torinese, ignare dei sacrifici e della fatica che si celano dietro le ricchezze. Negli ultimi due racconti "Il diavolo in collina" e "Tra donne sole", i protagonisti sono ragazzi che nella vita hanno avuto tutto ciò che desideravano senza doverselo guadagnare, poiché d'altronde nessuno glielo ha spiegato, portandoli a disprezzare i privilegi di cui godono. Personaggi di spicco che incarnano simili caratteristiche sono Poli (che richiama il Conte Grillo, amico dell'autore) e Rosetta: anime tormentate e depresse che toccano il limite, precipitano nel fondo incapaci di sollevarsi. Anticonformisti o, se vogliamo, moderni outsider vedono nell'uso di droghe e nel suicidio, l'unica via di fuga da una vita che non li soddisfa.
    Per via della pesantezza e della serietà dei temi trattati nel romanzo, la lettura può risultare poco interessante, perciò se letto senza una certa predisposizione può portare a sottovalutare uno dei maggiori esponenti della letteratura italiana del ventesimo secolo.

    ha scritto il 

  • 2

    Dei tre romanzi contenuti nel libro, mi é piaciuto solo il secondo "Il Diavolo sulle colline", piú compiuto nel l'analisi psicologica dei personaggi e di ampio respiro per quanto riguarda le descrizio ...continua

    Dei tre romanzi contenuti nel libro, mi é piaciuto solo il secondo "Il Diavolo sulle colline", piú compiuto nel l'analisi psicologica dei personaggi e di ampio respiro per quanto riguarda le descrizioni minuziose del paesaggio naturale (personaggio esso stesso a tutti gli effetti). Gli altri due romanzi li ho letti con grande difficoltà ed irritazione.

    ha scritto il 

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