La breve favolosa vita di Oscar Wao

Di

Editore: Mondadori (Piccola Biblioteca Oscar e Contemporanea)

4.0
(1773)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 346 | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Spagnolo , Svedese , Francese , Chi tradizionale , Portoghese , Coreano , Tedesco , Olandese , Ceco

Isbn-10: 8804586893 | Isbn-13: 9788804586890 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Traduttore: Silvia Pareschi

Disponibile anche come: Altri

Genere: Narrativa & Letteratura , Storia , Fantascienza & Fantasy

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Descrizione del libro
Ed. Dal 2009 al 2010 collana "Piccola Biblioteca Oscar" Pag. 346
Ed. Dal 2013 collana "Contemporanea" Pag. 292


Oscar è un "ghetto-nerd" dominicano obeso e goffo, ossessionato dalle ragazze - che naturalmente lo ignorano - dai giochi di ruolo e dai romanzi di fantascienza e fantasy. Prima che lui nascesse sua madre, la formidabile Belicia Cabral, ha lasciato la Repubblica Dominicana di Trujillo per rifugiarsi nel New Jersey, dove Oscar vive sognando di diventare il Tolkien dominicano e, più di ogni altra cosa, di trovare l'amore. Per riuscirci, il nostro eroe deve sfidare il micidiale "fukú", l'antica maledizione dominicana che perseguita i membri della sua famiglia da generazioni, condannandoli al carcere, alla tortura, a tragici incidenti e soprattutto alla sfortuna in amore. La storia di questo giovane mite e sventurato si intreccia così a quella della sua famiglia e della sua terra, che finiranno per plasmarne il destino. Una prosa vivida e giocosa incarna la molteplicità di luoghi, culture e linguaggi alla base del romanzo, passando arditamente dallo slang del ghetto allo spagnolo dominicano, dagli insulti più coloriti alle allusioni letterarie e di genere. Junot Díaz ci trasporta dalle periferie americane contemporanee al sanguinario e insieme mitico regno del dittatore dominicano Rafael Leónidas Trujillo, dove "una storia non è una storia se non getta un'ombra soprannaturale". La vicenda di Oscar assume dunque i contorni di una saga famigliare sanguinaria e sensuale, dominata dalle potenti figure femminili che fanno da contraltare a Oscar: La Inca, la matriarca che rimane a Santo Domingo a vigilare sulla famiglia con il potere magico della preghiera; Lola, la sorella di Oscar che incarna la transizione fra la donna del Vecchio e del Nuovo Mondo; e soprattutto lei, la splendida Belicia Cabral, che con i suoi amori appassionati e sfortunati ha dato origine alla storia del figlio, il quale lotterà fino alla fine per realizzare il proprio sogno con una perseveranza commovente e disperata.
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  • 5

    E' la storia di una famiglia le cui sorti sono tessute con i fili del fukù (l'avverso destino) e della zafa (la buona sorte). Sullo sfondo la feroce dittatura di Trujillo nella Repubblica Dominicana. ...continua

    E' la storia di una famiglia le cui sorti sono tessute con i fili del fukù (l'avverso destino) e della zafa (la buona sorte). Sullo sfondo la feroce dittatura di Trujillo nella Repubblica Dominicana. E' un vero pugno nello stomaco, pur difettando di ogni pateticità. La prosa senza filtri, Junot Diaz scrive quello che gli passa per la testa, non arzigogola. Alla fine ti chiedi: vale comunque la pena di vivere se la vita altro non è che malinconia intervallata da rari sprazzi di felicità? La risposta è sì perchè alla fine qualcosa di noi rimane. Vivamente consigliato.

    ha scritto il 

  • 4

    Tagliente, vulcanico, scoppiettante, politicamente scorretto: sono questi alcuni degli aggettivi che mi vengono in mente per definire La Breve Favolosa vita di Oscar Wao e descrivere le sensazioni che ...continua

    Tagliente, vulcanico, scoppiettante, politicamente scorretto: sono questi alcuni degli aggettivi che mi vengono in mente per definire La Breve Favolosa vita di Oscar Wao e descrivere le sensazioni che mi ha suscitato questo romanzo nel corso della lettura. Certamente non è un libro noioso, grazie ai continui cambi di scenari attraverso cui il lettore conosce la Storia recente della Repubblica Dominicana e le storie di Oscar e dei suoi familiari. Lo stile di Junot Díaz è colloquiale e frastagliato da spagnolismi, sia lessicali, termini ed espressioni in lingua originale, sia di costruzione, Díaz mescola idiomi da ghetto latino, della terra d’origine e riferimenti alla letteratura fantasy in una prosa veloce e serrata, con una voce sempre un po’ irridente, come se non prendesse troppo sul serio le vicende invece, spesso, cruente. È uno stile che funziona, senza dubbio, cattura e si fa seguire. il romanzo di Díaz non incastra in una tessitura complessa e trasversale solo personaggi, cronologia e ambientazioni. La stessa struttura formale del romanzo è interamente votata a dimostrare l’assoluta permeabilità dei confini culturali, narrativi e linguistici della storia raccontata, con i suoi cambi di voce narrante ( prima e terza persona), le note a piè di pagina che proseguono e integrano gli episodi principali, i registri stilistici che mutano a seconda delle ambientazioni. Davvero un bel libro: vibrante e tenero quanto cinico e spietato. La forza del romanzo sta soprattutto nei personaggi. Le figure femminili sono adorabili, tutte quante, nel bene e nel male.

    ha scritto il 

  • 4

    Ecco qui un libro super-premiato (i libri super-premiati lo sono col trattino in mezzo, non si scappa).
    Dunque, apriamolo e dentro ci troviamo le Chicas, le spiagge, Santo Domingo durante e dopo ditta ...continua

    Ecco qui un libro super-premiato (i libri super-premiati lo sono col trattino in mezzo, non si scappa).
    Dunque, apriamolo e dentro ci troviamo le Chicas, le spiagge, Santo Domingo durante e dopo dittatura paranoica e sesso-dipendente e una polizia feroce uguale prima e dopo; inoltre non mancano le putas, la Diaspora verso il grande Nord e chicca delle chicche: un nerd ciccione super impedito con le donne che è la vera star del libro!
    Ho letto in qualche recensione anobiana che Oscar è talmente impedito da non essere credibile, accidenti non è affatto vero! Oscar vive e lotta tra noi, anche qui in Italia, e penso che questo libro gli faccia veramente onore, eternamente innamorato di tutte le donne del mondo, ma sempre prigioniero di sé stesso, vergine sino ad un'età improfferibile; in fondo tutti noi da adolescenti, insicuri, abbiamo avuto un momento critico in cui il dubbio e la paura di diventare Oscar sono sorti.
    Questo libro merita!

    ha scritto il 

  • *** Attenzione: di seguito anticipazioni sulla trama (SPOILER) ***

    3

    è ben scritto ma non ho nessuna intenzione di rileggerlo, o di leggere altro dello stesso autore. Oscar e famiglia sono personaggi eccentrici e abbastanza interessanti, ma il libro mi è sembrato pieno ...continua

    è ben scritto ma non ho nessuna intenzione di rileggerlo, o di leggere altro dello stesso autore. Oscar e famiglia sono personaggi eccentrici e abbastanza interessanti, ma il libro mi è sembrato pieno di cliché e stereotipi. Forse dipende dal mio essere completamente estranea a quella che è la vita dei newyorkesi, o forse il solito ensamble di ispanici forti e focosi, violenti ma veri, tende a diventare ripetitivo.

    la saga delle donne de Leon è un po' il solito miscuglio di tragedie, amori dannati ed esoterismo tipico della letteratura latina: non un male di per sé, ma in questo caso sa di già letto. in generale le operazioni di recupero delle radici rischiano sempre di finire così, qualunque sia il background dell'autore.
    Oscar mi piace, è un personaggio diverso dal solito, ma non mi piace come viene gestita la sua versione adulta. ma ripeto, forse sono io che fatico a seguire la corrente del realismo magico

    ha scritto il 

  • 2

    Non abbiamo inziato l'anno benissimo ...

    ... con questo libro, che nonostante non sia noioso, sembra raccontare sempre la stessa storia di violenza, sesso e gente fuori di testa.

    ha scritto il 

  • 5

    Ho finito di leggere La breve favolosa vita di Oscar Wao del premio Pulitzer Junot Diaz. Era da un pò che non leggevo pagine così ben scritte e così avvincenti; probabilmente dai tempi di Stirpe di Fo ...continua

    Ho finito di leggere La breve favolosa vita di Oscar Wao del premio Pulitzer Junot Diaz. Era da un pò che non leggevo pagine così ben scritte e così avvincenti; probabilmente dai tempi di Stirpe di Fois e cito proprio quest'ultimo perchè anche Diaz narra la storia di una famiglia. Una famiglia dominicana segnata profondamente dalla dittatura di Trujllo e dal fukù (una maledizione) "perchè se anche voi non credete nel fukù, il fukù crede in voi". La narrazione scorre veloce, con ampi salti temporali e molte parole non tradotte ma di cui si può trovare esaustiva spiegazione nelle note. Un racconto che ha dentro tante cose: amore, odio, violenza, sesso, desiderio di fuga, amarezza e dolcezza. Insomma tanta roba sapientemente dosata.

    ha scritto il 

  • 3

    Sin duda alguna es un libro interesante, narrado de forma fresca y original. Y sin embargo no logras meterte de lleno en su lectura, como si algo invisible se interpusiera entre libro y lector.

    Junot ...continua

    Sin duda alguna es un libro interesante, narrado de forma fresca y original. Y sin embargo no logras meterte de lleno en su lectura, como si algo invisible se interpusiera entre libro y lector.

    Junot Díaz ha sido toda una sorpresa para mi. Su estilo de escribir, muy desenfadado, tiene más inconvenientes que ventajas. Para empezar, la jerga que utiliza constantemente el narrador. Está plagado de términos incompresibles y expresiones propias, que solo entenderán (supongo) los dominicanos. Otro fallo es la manera en la que está estructurada. De repente pasamos de presente a pasado, de ahí a una aclaración, y vuelta al presente. Me resultó caótico, confuso y, a veces, repetitivo.

    La historia es lo más curioso y lo único meramente entretenido. Además de presentarnos a Óscar, un nerd gordo como cualquier otro, que pertenece a una raza y cultura con unos increíbles tópicos machistas, hay que añadir el relato de una familia desestructurada, la historia contemporánea de la República Dominicana y una misteriosa maldición (que si no sale 100 veces no sale ninguna) responsable de la mala suerte que sufre Óscar y compañía. La mejor parte es sin duda es la de la familia Cabral, junto con la historia del país que habitan, por que son didácticas y muy entretenidas. Las partes de Óscar dan muchísima pena. Y es ahí cuando te das cuenta de que bajo una capa de humor se esconde una historia increíblemente triste.

    En resumen, La maravillosa vida breve de Óscar Wao, es una historia muy asimétrica, con partes que te enganchan y otras que te aburren mortalmente. Su lectura puede costar en algunos momentos, pero te deja un gran sabor de boca.

    ha scritto il 

  • 4

    Se anche voi non credete nel fukù, il fukù crede in voi.

    L'epopea della famiglia Cabral merita di essere conosciuta... godetevi la lettura!

    "Essere studente oggi non significa nada, ma in un'America Latina infiammata dalla Caduta di Arbenz, dalla Lapidazion ...continua

    L'epopea della famiglia Cabral merita di essere conosciuta... godetevi la lettura!

    "Essere studente oggi non significa nada, ma in un'America Latina infiammata dalla Caduta di Arbenz, dalla Lapidazione di Nixon, dai Guerriglieri della Sierra Madre, dagli infiniti cinici stratagemmi dei Porci Yankee - in un'America Latina già entrata da un anno e mezzo nel Decennio della Guerriglia - uno studente era qualcosa di completamente diverso, un portatore di cambiamento, una vibrante stringa quantica nel noioso universo newtoniano."

    ha scritto il 

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