La caduta di Hyperion

Di

Editore: Mondadori (Oscar Bestsellers, 834)

4.3
(1447)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 516 | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue) Spagnolo , Inglese , Francese , Chi semplificata , Chi tradizionale , Olandese , Tedesco , Ceco , Polacco

Isbn-10: 8804394242 | Isbn-13: 9788804394242 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Traduttore: G. L. Staffilano ; Illustrazione di copertina: Marco Patrito

Disponibile anche come: eBook

Genere: Narrativa & Letteratura , Filosofia , Fantascienza & Fantasy

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Descrizione del libro
In un lontano futuro di straordinaria complessità fantastica la maggior parte dei pianeti della galassia è collegata da una Rete che permette di trasferirsi in pochi secondi da un mondo all'altro. Ma anche in questo universo l'umanità è minacciata da pericoli di sconvolgente portata. Ai margini dell'Egemonia si stanno radunando gli Sciami di migrazione degli alieni Ouster, mentre gruppi dotati di sofisticatissimi strumenti tecnologici e strane sette esoteriche premono per conquistare un potere divino. Paradossalmente, per gli uomini, l'unica speranza di salvezza è un piccolo gruppo di pellegrini sperduti su Hyperion, il mondo nei cui insondabili recessi si nasconde il crudele e onnipotente Shrike. Un grande classico della fantascienza moderna, un romanzo affascinante in cui si fondono l'avventura classica e i temi più inquietanti del cyberspazio.
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  • 4

    CHIEDERE DI DIO AL DIAVOLO

    Il romanzo pluripremiato e iper-apprezzato “Hyperion” di Dan Simmons è il primo volume di un ciclo di quattro romanzi fantascientifici denominati “I Canti di Hyperion”, ispirati alla figura del poeta ...continua

    Il romanzo pluripremiato e iper-apprezzato “Hyperion” di Dan Simmons è il primo volume di un ciclo di quattro romanzi fantascientifici denominati “I Canti di Hyperion”, ispirati alla figura del poeta ottocentesco John Keats e alle sue opere, in particolare gli omonimi “Iperione” (opera incompleta, poi riscritta come “La caduta di Iperione”) e “Endymion”.
    La quadrilogia di Dan Simmons comprende:
    1. “Hyperion” (id., 1989)
    2. “La caduta di Hyperion” (The Fall of Hyperion, 1990)
    3. “Endymion” (id., 1995)
    4. “Il risveglio di Endymion” (The Rise of Endymion, 1997).
    Oltre ai quattro romanzi principali vi sono un romanzo breve, “Gli orfani di Helix” (Orphans of the Helix, 1999; premio Locus 2000), ambientato 481 anni dopo la tetralogia, e due racconti brevi, “Remembering Siri” e “The Death of the Centaur”.

    “Hyperion” è un contenitore di sei, affascinanti, romanzi brevi, retti da una cornice comune. La maggior debolezza di questo primo volume è la sua incompiutezza, dato che le sei storie convergono nella “cornice comune”, ovvero nel viaggio dei sei protagonisti (i “pellegrini”) sul pianeta Hyperion, senza trovare una vera unità narrativa. Tale debolezza può esser perdonata, considerata la grande fantasia del volume, pensando che nei volumi successivi le sei storie potranno trovare tale unità e le molte domande aperte avere risposte. Leggendolo, insomma, mi sono quasi aspettato che questo primo volume fosse solo una premessa del secondo, che avrebbe rappresentato il cuore della quadrilogia e in cui le sei storie avrebbero trovato un’immediata unità e parziale spiegazione (pur essendo consapevole che altri due volumi attendevano per completare la trama).
    Questo, però, avviene in modo molto ridotto con il secondo volume “La Caduta di Hyperion”. Non abbiamo qui più la struttura a racconti incastonati nella cornice generale, ma quest’ultima diviene la storia portante, riunendo per un po’ i sei personaggi, che, però, tornano presto a dividersi. Inoltre, una seconda storia si sviluppa in parallelo allo “sviluppo della cornice”, avendo come protagonista un nuovo cibrido collegato alla personalità artificiale di John Keats. La centralità del poeta e delle sue opere già riscontrata nel primo romanzo, qui acquista ancora maggior rilievo.
    Il cibrido è un essere umano creato artificialmente e con una personalità ricostruita sulla base di quella del poeta morto alcuni secoli prima e presente in una sorta di rete internet evoluta. In uno dei sei racconti del primo libro, abbiamo visto come il cliente e amante della detective Brawne Lamia fosse un cibrido con la personalità (e il nome) di John (Johnny) Keats. Quando il cibrido viene distrutto, trasferisce la propria personalità nella mente della donna. Il suo corpo viene, invece “riciclato” per dare vita a un nuovo cibrido, che prenderà nome di Joseph Severn (nel mondo reale costui era un’artista amico del poeta inglese ottocentesco). Joseph Severn, che diviene il ritrattista di Meina Gladstone (primo funzionario dell’impero galattico chiamato Egemonia dell’Uomo) e una sorta di suo consigliere, conserva memorie della vecchia personalità del cibrido John Keats e “sogna” i sei pellegrini che su Hyperion stanno per incontrare il mitico mostro tecnologico noto come Shrike. I suoi sogni riportano in realtà fedelmente i movimenti dei pellegrini e il loro scontro con il mostro proveniente da un imprecisato futuro.
    Questo romanzo, che deve essere letto unitariamente a “Hyperion” (di cui è l’immediato seguito e sviluppo) e, presumo, agli altri romanzi del ciclo, conferma la ricchezza di contenuti del primo, sia per gli importanti riferimenti letterari, sia per l’intensa riflessione su Dio, la morte, il tempo, il dolore, la tecnologia e il futuro.
    I riferimenti a religioni reali e immaginarie sono importanti e l’opera, che fa riferimento al keatsiano conflitto tra Titani e Dei olimpici, mostra qui il conflitto tra umani, nuovi umani (Ouster) e, soprattutto, intelligenze artificiali presenti in una rete che somiglia a un web iper-potenziato e autocosciente (il TecnoNucleo). Assistiamo a un conflitto tra tre fazioni di IA (intelligenze artificiali), Stabili, Volatili e Finali (ma non pensate a nulla di simile all’adolescenziale “Divergent” di Veronica Roth con i suoi Candidi, Eruditi, Pacifici, Abneganti, e Intrepidi; siamo in un altro genere di letteratura) intorno alla generazione di un nuovo Dio (IF – Intelligenza Finale), da generare dalla Rete, con l’umanità ridotta a pedina di un gioco assai più grande.
    Il fascino del primo volume, per me, era soprattutto nelle storie che parlavano dei misteriosi e primitivi Bikura o in quella della ragazza per la quale il tempo ha preso a scorrere alla rovescia, facendola tornare bambina, ma questo secondo volume ricorda assai di più il racconto delle imprese belliche del colonnello Kassad e trasforma il ciclo in una “space opera”, assai di più di quanto si potesse immaginare leggendo il solo “Hyperion”, proiettandoci nel mezzo di un’epica ed estrema guerra interstellare tra umani tradizionali e i mutanti e multiformi Ouster da una parte, tra le varie fazioni dell’IA dall’altra, tra gli umani e il TecnoNucleo da un’altra parte ancora.
    La creativa e l’immaginazione di questi libri fanno di Dan Simmons di sicuro uno degli autori di fantascienza più fantasiosi e geniali.
    Anche quest’opera, però, presenta un finale alquanto incompiuto e ci spinge a leggere i volumi successivi, ma la tensione narrativa creata da “Hyperion”, cala in modo rilevante con “La caduta di Hyperion”. Rimane comunque la sensazione di essere davanti a uno degli ultimi capolavori del XX secolo, che per essere compreso e valutato appieno andrebbe letto unitariamente in tutte le componenti del ciclo, cosa che spero di poter fare abbastanza presto.

    ha scritto il 

  • 3

    Dio e i poeti

    Non male, sebbene non all'altezza del precedente. Ritroviamo i pellegrini, ma stavolta sono coinvolti nell'azione contro lo Shrike, mentre una guerra già prevista comincia a formarsi e mietere vittime ...continua

    Non male, sebbene non all'altezza del precedente. Ritroviamo i pellegrini, ma stavolta sono coinvolti nell'azione contro lo Shrike, mentre una guerra già prevista comincia a formarsi e mietere vittime.
    Peccato aver perso il sistema del racconto, dato che nel volume precedente avevo notato, oltre alla bellezza delle storie, la capacità dei vari narratori di distinguersi per tematica e stile.
    Lo Shrike mi ha confusa con le sue apparizioni multiple, ma il nuovo arrivato, il secondo cibrido di Keats, mi è piaciuto, soprattutto su Vecchia Terra.

    ha scritto il 

  • 4

    Convergenze

    Nonostante alcune difficoltà a seguire la vicende di questo secondo capitolo de I canti di Hyperion, vuoi per la complessità dell'opera, che a dirla tutta in alcuni frangenti ho faticato a seguire tro ...continua

    Nonostante alcune difficoltà a seguire la vicende di questo secondo capitolo de I canti di Hyperion, vuoi per la complessità dell'opera, che a dirla tutta in alcuni frangenti ho faticato a seguire trovandola a volte dispersiva, anche se poi recupera nel finale, e vuoi per il poco tempo a mia disposizione, devo dire che leggere Simmons ha sempre un suo perché. Sarà la sua capacità di tenersi alla larga dalle banalità più qualunquiste o quella di evitare di imboccare il lettore con qualcosa di già pronto, o forse quella di saper immaginare scenari articolati, sta di fatto che leggere le sue storie non lo reputo mai tempo speso male.

    ha scritto il 

  • 5

    I Canti di Hyperion

    Questa saga è considerata all'unanimità uno dei pilastri della fantascienza, ma sinceramente credo che trascenda di gran lunga il genere, sfociando spesso in ambienti letterari molto diversi: metafisi ...continua

    Questa saga è considerata all'unanimità uno dei pilastri della fantascienza, ma sinceramente credo che trascenda di gran lunga il genere, sfociando spesso in ambienti letterari molto diversi: metafisico, filosofico, religioso.

    I primi due libri, ossia "Hyperion" e "La caduta di Hyperion", sono sublimi. Il primo libro è scritto così bene che rende difficile interromperne la lettura; si resta affascinati dai racconti dei protagonisti, ognuno con un proprio spessore e una propria esperienza di vita.

    Gli altri due libri, ossia "Endymion" e "Il risveglio di Endymion", contribuiscono in modo importante alla realizzazione finale della saga, sia da un punto di vista "scenico", portandoci a conoscere fin nei piccoli particolari il meraviglioso universo creato da Dan Simmons e le sue dinamiche politiche e religiose, sia svelando i misteri che erano stati lasciati in sospeso alla fine del secondo libro.

    A coloro che amano la fantascienza consiglio senza alcun dubbio la lettura dell'intera saga, mentre a tutti gli altri (anche e soprattutto a chi vive ancora nei soliti anacronistici pregiudizi sul genere) consiglio di leggere almeno il primo libro, non ve ne pentirete!

    ha scritto il 

  • 5

    Sontuoso e barocco come pochi altri...

    Scrivo queste righe dopo aver appena terminato la lettura dei primi due libri del ciclo di Dan Simmons "I canti di Hyperion".
    Esordisco dicendo che è semplicemente sontuoso, barocco, forse anche tropp ...continua

    Scrivo queste righe dopo aver appena terminato la lettura dei primi due libri del ciclo di Dan Simmons "I canti di Hyperion".
    Esordisco dicendo che è semplicemente sontuoso, barocco, forse anche troppo ridondante, ma è impossibile scorrere le pagine stese da Dan Simmons senza provare quel brivido che solo la migliore letteratura riesce a provocare. Avete mai provato tanta empatia da commuovervi? Siete mai stati trascinati nella lettura e nella descrizione del "male" provando un sincero terrore per gli eventi a venire? Avete mai desiderato "aiutare" gli eroi di un libro tanto era disperata la loro condizione? Avete mai pensato, urlando, "BASTA", quando lo straziante supplizio di un personaggio aveva ormai eroso ogni possibilità di resistenza? Ebbene, questo libro ci riesce. La penna di Simmons è semplicemente divina, nonché le situazioni create sono un misto di abilità narrativa e capacità di "worldmaking" fenomenale. Se non lo avete fatto, iniziate questo ciclo: davvero non vi deluderà!

    ha scritto il 

  • *** Attenzione: di seguito anticipazioni sulla trama (SPOILER) ***

    3

    Il secondo capitolo della saga (conclusivo della prima linea temporale) è più difficile da leggere rispetto al primo, sono aggiunti nuovi personaggi e nell'intreccio si inseriscono molti spunti che re ...continua

    Il secondo capitolo della saga (conclusivo della prima linea temporale) è più difficile da leggere rispetto al primo, sono aggiunti nuovi personaggi e nell'intreccio si inseriscono molti spunti che rendono complicato comprendere il susseguirsi degli eventi; l'inserimento della soluzione bellica e le parti di politica della Gladstone hanno dato il giusto ritmo narrativo per non steccare con i pezzi di Severn/Keats ma la lettura resta pesante, specialmente se confrontata con il deciso delinearsi dei personaggi e del percorso di viaggio nel capitolo precedente. Discutibile ma purtroppo necessario per il peso delle varie sottotrame il risolversi dell'intreccio grazie a Severn/Keats, un Deus-ex-machina non proprio finissimo. Godibile nel complesso ma con molte pecche dal punto di vista strutturale, 3 stelle e mezzo

    ha scritto il 

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