La casa in collina

Di

Editore: Giulio Einaudi Editore

3.7
(2992)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue) Inglese

Isbn-10: 8828600128 | Isbn-13: 9788828600121 | Data di pubblicazione: 

Disponibile anche come: Altri , Copertina rigida , Tascabile economico , Copertina rinforzata scuole e biblioteche , CD audio

Genere: Narrativa & Letteratura , Storia , Politica

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Descrizione del libro
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  • 3

    Leggerla, caro Cesare, stanca assai!

    Caro dott. Pavese
    Ho riflettuto a lungo prima di scriverle. Abbia pazienza: dovrei commentare questo suo libro (che mi sembrava di non aver letto ma invece sì; no sono sicura di no!), e che potrei scr ...continua

    Caro dott. Pavese
    Ho riflettuto a lungo prima di scriverle. Abbia pazienza: dovrei commentare questo suo libro (che mi sembrava di non aver letto ma invece sì; no sono sicura di no!), e che potrei scrivere se non quello che ho pensato di tutta la sua opera in questi cinquant’anni (quarantotto, per essere precisi)? Un’unica opera con tanti titoli. Volevo fare pace con lei ma niente da fare.
    Era il ’68 e la rivoluzione dei ragazzini aveva bisogno di farsi un background culturale, in fretta anche, che non fossero i soliti noti degli anni che erano stati (di quel passato si salvavano a stento Cervantes e Ariosto). E lei fu da me stretto tra Tacito e Tucidite da un lato, e dall’altro Marcuse, Calvino, Kerouac, Faulkner, Camus, Sartre (non storca troppo il naso), Vittorini, Fenoglio con Neruda ai tre pasti principali, e pure Majakovskij come gassosa, e i russi e i mitteleuropei. Tanta roba. Una confusione, madonna: in poco tempo si doveva leggere, assimilare e alludere, alludere, alludere… pena l’esclusione dal gruppo. In questa caotica fuga in avanti, lei mi sfuggiva e dovevo tornare indietro ad acchiapparlo. La sua assenza di vitalità, il voler rimanere solo, a riflettere – su cosa poi, mentre il mondo correva e cambiava – mi dava sui nervi. Non le accordavo il diritto di piacermi per il solo fatto che fosse rimasto schiacciato dal male di vivere. A quell’età, il suicidio non era ancora la sconfitta dello psichiatra. Il suicida era un eroe, altro che roba da girone dantesco.

    Ora, francamente, dopo questa rilettura/lettura nego a lei pure la pietà, che ebbe per Pier il padre Dante. Uno come lei che dice alla donna che l’ha rifiutata “ verrà la morte e avrà i tuoi occhi” merita di essere dimenticato il più presto possibile. Sepolto, direi.
    E soprattutto non ci trovavo nulla di profondo o vero nei suoi romanzi: né smania civile (e il suo tempo ne richiedeva!), né erotica. Lei si lasciava andare senza accorgersi di essere un saprofita, che sugge quel che po’ di energia necessaria a sopravvivere da quelli che la circondavano, fossero uomini, donne, o bambini, come con il piccolo Dino, di cui si illude di essere il padre e senza fatica se lo trovava scodellato già grande. Ora, che volevo riappacificarmi con lei, non gliel’ho fatta. Devo malgrado dare ragione a chi dice di fidarsi della prima impressione.

    Quanta, troppa, poesia per i profili delle colline! Quanta retorica in quel finale in cui” un nemico diventa morendo … qualcuno … ci si sente umiliati … perché si capisce … che al posto di quel morto potremmo essere noi …”. La scoperta dell’acqua calda?

    E mentre lei fugge come una lepre a nascondersi nella sua casa in collina, fermandosi in cerca di pace a pregare in chiese ormai macerie, il suo ex-amore di un giorno è stata deportata e il suo “forse figlio” preadolescente si è dato alla macchia con i partigiani. E a quei morti lei dovrà la vita per continuare a lamentarsi di come “lavorare stanca”. Che mi tocca di leggere.
    Con osservanza, sua

    ha scritto il 

  • 4

    C'è una sottile inquietudine nei libri di Pavese che mi affascina ed impaurisce nello stesso tempo. Più di tanti autori in lui trovo una fatica di vivere, di dare un senso alle azioni quotidiane. Ques ...continua

    C'è una sottile inquietudine nei libri di Pavese che mi affascina ed impaurisce nello stesso tempo. Più di tanti autori in lui trovo una fatica di vivere, di dare un senso alle azioni quotidiane. Questo libro non è da meno, è come se si scusasse costantemente di essere vivo e nello stesso tempo il peso dele sue sofferenze gli impedisse di viverla, la vita.

    ha scritto il 

  • 3

    Il tormento dell'uomo, mezzo per interpretare la Storia

    A differenza della descrizione dello scenario storico, di vita vissuta e di morte nella campagna piemontese al tempo della Resistenza, il tratteggio della figura del protagonista non mi ha per nulla c ...continua

    A differenza della descrizione dello scenario storico, di vita vissuta e di morte nella campagna piemontese al tempo della Resistenza, il tratteggio della figura del protagonista non mi ha per nulla colpita. Corrado, a differenza di altre figure che lo circondano, assume un aspetto poco incline a prendere parte attiva alla storia, generale e sua personale. Rimane uno spettatore, osserva. Fugge dai suoi ruoli, mantiene un certo distacco, anche emotivo, da quelle che avrebbero potuto essere le sue responsabilità.
    In fondo, però, il profilo con cui viene tratteggiato finisce con l'enfatizzare, valorizzare, dare maggiore rilievo allo sfondo storico, alle conclusioni dell'autore sull'interpretazione della guerra. Riflessioni che non si può non accogliere, fare proprie, che valgono ovunque, in qualsiasi contesto temporale e spaziale. Spunti di così ampio respiro, "universali", che debbono necessariamente travalicare il singolo individuo, il personaggio principale, che, nella penna dello scrittore, diviene un mezzo per rappresentarle più efficacemente, con meno partigianeria di altri, certo, ma con il tormento dell'Uomo.

    ha scritto il 

  • 4

    Ho trovato tutta l'angoscia che un uomo ha provato in quel momento storico. Alla luce dei fatti stare a guardare il massacro è stata la cosa più giusta, ma non si ragiona quando si è nel mezzo di una ...continua

    Ho trovato tutta l'angoscia che un uomo ha provato in quel momento storico. Alla luce dei fatti stare a guardare il massacro è stata la cosa più giusta, ma non si ragiona quando si è nel mezzo di una guerra, erano tutti nel giusto, hanno sbagliato tutti.

    ha scritto il 

  • 4

    “… mi raccontò, rossa in faccia, che Mussolini era stato rovesciato. Scesi da basso, trovai Egle, la madre, ascoltammo la radio - stavolta anche Londra - non ebbi più dubbi, la notizia era vera.
    La ma ...continua

    “… mi raccontò, rossa in faccia, che Mussolini era stato rovesciato. Scesi da basso, trovai Egle, la madre, ascoltammo la radio - stavolta anche Londra - non ebbi più dubbi, la notizia era vera.
    La madre disse: - Ma è finita la guerra?-
    - Comincia adesso, - dissi incredulo.”

    La tragedia di un intero paese è tutta in questo breve passaggio del capolavoro di Cesare Pavese: un Italia che aveva festeggiato la caduta del Duce illudendosi che questo significasse la fine della guerra, per poi precipitare, poco meno di due mesi dopo, nel gorgo più oscuro del secondo conflitto mondiale e della guerra civile.

    Il protagonista, Corrado, è il simbolo dell’uomo solo di fronte alla Storia, dell’isolamento individuale rispetto all’impegno civile e storico: sceglie di nascondersi nel paese natale, e nella “casa in collina”, piuttosto che prendere le armi per l’una o per l’altra fazione.

    Solo nell’ultimo capitolo - pur senza aver mai preso le armi, ma solo da intellettuale – prende coscienza del reale significato della guerra e di tutti quelli che sono morti, partigiani e “repubblichini”, soldati o gente comune:

    "Ora che ho visto cos'è guerra, cos'è guerra civile, so che tutti, se un giorno finisse, dovrebbero chiedersi Io non saprei cosa rispondere. Non adesso almeno. Né mi pare che gli altri lo sappiano. Forse lo sanno unicamente i morti, e soltanto per loro la guerra è finita davvero".

    ha scritto il 

  • 4

    La casa in collina si è rivelato un romanzo potente, complesso, problematico. Nella storia di Corrado, insegnante in un liceo di Torino stabilitosi in collina per sfuggire ai bombardamenti notturni, n ...continua

    La casa in collina si è rivelato un romanzo potente, complesso, problematico. Nella storia di Corrado, insegnante in un liceo di Torino stabilitosi in collina per sfuggire ai bombardamenti notturni, nel suo incontro con i partigiani e con la sua antica fiamma Cate, che ora ha un figlio che egli non può non ritenere suo, è radicata una profonda riflessione sulla guerra, sul suo significato, sul ruolo che il singolo individuo assume nei confronti di essa. Ai rivolgimenti bellici e politici è inevitabilmente legata l'esistenza di Corrado, che, pur non prendendo parte attiva alla Resistenza e, anzi, rimanendo inizialmente abbastanza indifferente alla guerra, finisce per essere ricercato dai Tedeschi e costretto a vagare per le colline alla ricerca di un rifugio, tornando da questo esilio ancor più tormentato e confuso di prima.
    http://athenaenoctua2013.blogspot.it/2015/06/la-casa-in-collina-pavese.html

    ha scritto il 

  • 4

    "A volte, dopo aver ascoltato l'inutile radio, guardando dal vetro le vigne deserte penso che vivere per caso non è vivere. E mi chiedo se sono davvero scampato".

    Mi è piaciuto tanto questo romanzo ma mi è dispiaciuto che il finale (senza fare spoiler) sia un po' in sospeso.

    ha scritto il 

  • *** Attenzione: di seguito anticipazioni sulla trama (SPOILER) ***

    5

    Un libro da leggere anche solo per arrivare all'ultima pagina e leggere quelle frasi che ancora hanno un peso, e forse ancora ce l'hanno adesso ancora piu di prima.
    "Ora che ho visto che cos'e una gue ...continua

    Un libro da leggere anche solo per arrivare all'ultima pagina e leggere quelle frasi che ancora hanno un peso, e forse ancora ce l'hanno adesso ancora piu di prima.
    "Ora che ho visto che cos'e una guerra civile, so che tutti, se un giorno finisse, dovrebbero chiedersi: - E dei caduti che facciamo? perché sono morti? - Io non saprei cosa rispondere. Non adesso, almeno, né mi pare che gli altri lo sappiano, Forse lo sanno unicamente i morti, e soltanto per loro la guerra è finita davvero."

    ha scritto il 

  • 3

    La fine mi ha un po' deluso

    La storia è intensa, le parole di Pavese delineano perfettamente lo scenario, i sentimenti e le situazioni. Nonostante la fine mi abbia lasciato con il desiderio di sapere di più, mi è piaciuto e anch ...continua

    La storia è intensa, le parole di Pavese delineano perfettamente lo scenario, i sentimenti e le situazioni. Nonostante la fine mi abbia lasciato con il desiderio di sapere di più, mi è piaciuto e anche tanto.

    ha scritto il 

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