La chiave a stella

Di

Editore: Einaudi (ET; 57)

4.1
(1136)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 187 | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Francese , Spagnolo

Isbn-10: 8806181645 | Isbn-13: 9788806181642 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Disponibile anche come: Copertina rigida , Altri , Tascabile economico

Genere: Narrativa & Letteratura , Storia , Professionismo & Tecnica

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  • 4

    Cos'è il lavoro?

    Una serie di racconti raccolti dalla voce dell'operaio Faussone - montatore - e trascritti dal narratore - il quasi ex chimico Primo Levi. Fra divertenti osservazioni sull'abilità (e dis-abilità) di n ...continua

    Una serie di racconti raccolti dalla voce dell'operaio Faussone - montatore - e trascritti dal narratore - il quasi ex chimico Primo Levi. Fra divertenti osservazioni sull'abilità (e dis-abilità) di narrare, dettagli tecnici di ingegneria meccanica, luoghi comuni su popoli lontani, ci ritroviamo ad interrogarci, assieme ai due protagonisti-narratori, su quale sia il senso che diamo al lavoro, cosa gli chiediamo, quanto gli consacriamo e fino a che punto ci plasma lui mentre noi tentiamo di "produrre", di plasmare la realtà, di darle la nostra impronta, di "fare le cose come si deve".
    Tema marginale, ma ricorrente, è la scuola: per Faussone l'unico luogo dove non ha imparato nulla di utile, in quei pochi anni in cui l'ha frequentata. Ha imparato nella bottega del padre, seppur di malavoglia, alla catena di montaggio, nei prati dell'infanzia, dalle ragazze che ha incontrato, dai colleghi che ha conosciuto. Ma non nella scuola. Motivo, temo, di grande attualità...
    Gli invidio la possibilità di verificare subito se ha fatto come si deve il suo lavoro: il ponte o regge o si frantuma, il traliccio o sta su o si piega su se stesso. Anch'io vorrei poter tornare a rivedere i ponti e i tralicci che ho contribuito a tirar su. State ancora in piedi, ragazzi?

    ha scritto il 

  • 4

    Primo Levi non è solo stato un testimone dell’Olocausto, ma è stato anche uno scrittore di opere di “invenzione”, da riscoprire. In questo romanzo-non romanzo, il protagonista Faussone, un operaio spe ...continua

    Primo Levi non è solo stato un testimone dell’Olocausto, ma è stato anche uno scrittore di opere di “invenzione”, da riscoprire. In questo romanzo-non romanzo, il protagonista Faussone, un operaio specializzato, dialoga delle sue esperienza e della sua vita con la voce narrante, nella quale si intravede Levi stesso, chimico innamorato del suo lavoro e al tempo stesso scrittore: ... un po’ Tiresia mi sentivo, e non solo per la duplice esperienza: in tempi lontani anch’io mi ero imbattuto negli dei in lite fra loro; anch’io avevo incontrato i serpenti sulla mia strada, e quell’incontro mi aveva fatto mutare condizione donandomi uno strano potere di parola: ma da allora, essendo un chimico per l’occhio del mondo, e sentendomi invece sangue di scrittore nelle vene, mi pareva di avere in corpo due anime, che son troppe. Supportato anche da un linguaggio antico, dialettale (essere nelle curve?), Levi racconta di un’etica del lavoro, di un orgoglio nella propria professione e nelle proprie competenze, che mi ha sorpreso ed a un tempo intristito, perché oggi è molto difficile sentire parlare di lavoro in questi termini. Lontano e utopico.

    ha scritto il 

  • 4

    Purtroppo l’ho letto in “posizione scomoda” e non ho preso degli appunti. Ma di massime sul lavoro qui se ne trovano a iosa. Che poi oggi, parlare di lavoro come ne parlava Primo Levi negli anni ’70 p ...continua

    Purtroppo l’ho letto in “posizione scomoda” e non ho preso degli appunti. Ma di massime sul lavoro qui se ne trovano a iosa. Che poi oggi, parlare di lavoro come ne parlava Primo Levi negli anni ’70 probabilmente non ha più senso. Parlare di libertà sul lavoro che è sinonimo di lavoro ben fatto e ben remunerato, ma stiamo scherzando? Altri tempi, e anche altra tipologia di scrittura, che a volte ricorda l’italiano di Scerbanenco, pieno di inflessioni regionali dialettali, che mi piacerebbe sapere se in quegli anni erano comprese in tutta Italia. Da leggere con una minima base di nozioni tecniche, altrimenti diventa ancora più difficile. Letteratura d’altri tempi.

    ha scritto il 

  • 2

    apologia del lavoro - non mi ci trovo

    Dopo aver letto i due libri classici di Levi, ero curioso di questo che non parla dell'esperienza del lager, ma di lavoro. Sono le storie, sicuramente originali ed interessanti, di questo "montatore" ...continua

    Dopo aver letto i due libri classici di Levi, ero curioso di questo che non parla dell'esperienza del lager, ma di lavoro. Sono le storie, sicuramente originali ed interessanti, di questo "montatore" che assembla tanti aggeggi in giro per il mondo, nel dialogo (immaginario?) con lo scrittore che è poi Levi stesso, chimico che si stava scoprendo sempre di più letterato.
    Purtroppo non mi hanno appassionato tanto: di fondo c'è un entusiasmo per il lavoro che non mi appartiene. Dicono: chi ama il proprio lavoro è un uomo realizzato. Ma io sarei molto più realizzato se non dovessi lavorare! Sopratutto non capisco l'entusiasmo per questi lavori il cui scopo non mi sembra così nobile, ad esempio Levi faceva il chimico per una ditta di vernici, quindi prodotti altamente inquinanti...
    Il libro è stato scritto negli anni '70 e risente quindi di questa fiducia ed entusiasmo per il "progresso" tecnologico, che a me manca del tutto. E per il lavoro, di cui farei volentieri a meno.

    ha scritto il 

  • 3

    Qual'è la chiave di lettura ?

    letto subito dopo 'i sommersi e i salvati' e 'se questo è un uomo', non sono riuscito ad entrare pienamente in sintonia con questo libro. Scritto bene, ma un po' ripetitivo; alcune frasi sono straordi ...continua

    letto subito dopo 'i sommersi e i salvati' e 'se questo è un uomo', non sono riuscito ad entrare pienamente in sintonia con questo libro. Scritto bene, ma un po' ripetitivo; alcune frasi sono straordinarie, ma dopo l'olocausto sembra tutto troppo "lieve",

    ha scritto il 

  • 4

    Si può fare letteratura scrivendo di bulloni e ponti? Si può,pochi lo hanno fatto ma Primo Levi ci dimostra che si può farlo alla grande, facendoci appassionare alle vicende del suo Faussone e, en pas ...continua

    Si può fare letteratura scrivendo di bulloni e ponti? Si può,pochi lo hanno fatto ma Primo Levi ci dimostra che si può farlo alla grande, facendoci appassionare alle vicende del suo Faussone e, en passant, notando anche la bravura stilistica usata per il suo linguaggio reso in parte dialettale e in parte colloquiale , come si addice a un tecnico non letterato . Parafrasando l'autore "se questo è un chimico"...

    ha scritto il 

  • 4

    Questo libro non ha trama, non ha quasi personaggi, non succede nulla. Eppure Primo Levi riusciva a rendere avvincente anche un libro dove un montatore di gru descrive semplicemente il suo lavoro. A p ...continua

    Questo libro non ha trama, non ha quasi personaggi, non succede nulla. Eppure Primo Levi riusciva a rendere avvincente anche un libro dove un montatore di gru descrive semplicemente il suo lavoro. A parte tutta l'etica del lavoro, la passione e l'orgoglio che l'essere umano prova nel veder realizzato qualcosa, il libro si legge davvero con piacere.

    ha scritto il 

  • 5

    My name is Faussone, Tino Faussone.

    Tardo frutto - vinse lo Strega nel ’79 - della letteratura industriale (*) in voga relativa negli anni sessanta e primo vero lavoro da scrittore dell’eccessivamente modesto autore (tendeva a derubrica ...continua

    Tardo frutto - vinse lo Strega nel ’79 - della letteratura industriale (*) in voga relativa negli anni sessanta e primo vero lavoro da scrittore dell’eccessivamente modesto autore (tendeva a derubricare "Se questo è un uomo/La tregua" nella diaristica, quando era già un grandissimo) sono quattordici racconti relativi ad un soggetto poco frequentato dalla letteratura, specie contemporanea: il lavoratore.

    Tino Faussone, il protagonista, nom de plume del testosterone, incontra l’autore in Russia dove entrambi erano per lavoro. Faussone come montatore industriale (**) e Levi come chimico progettista di vernici. Si scambiano racconti sulle reciproche esperienze (un paio riguardano un cornutissimo problema che Levi doveva risolvere pena come minimo il suo licenziamento, l’onore professionale e conseguenze non trascurabili per l’azienda).

    Faussone è un bel tipo: figlio d’artigiano, ex operaio massa alla Lancia, s’impara un mestiere suo, si fa il ben noto mazzo fino a padroneggiarne le regole dell’arte e gira il mondo, non ricco ma ben pagato contratto dopo contratto evitando le zie che vorrebbero appioppargli una luciamondella per appiovrarlo alla catena, che non è come gli intellettovali credevano quella di montaggio.

    Nel mentre che impara l’arte si costruisce la sua personale cassetta degli attrezzi per imparare la vita nel mondo.

    Ogni problema che Faussone (e Levi) deve risolvere è tecnicamente ineccepibile, caso raro visto che oggi - se mai il lavoro avesse una qualche valenza in un romanzo - i volpecoli autori e le faunesche autrici scelgono di preferenza l’esegeta di pannolini, il disegnatore di xenomorfi, il collaudatore di tacchi a zeppa, il pescatore islandese, il cantante in Khazakistan e altre professioni che l’ISTAT rubricherebbe nei servizi vari e diversi, ma che hanno l’innegabile vantaggio che forse qualcuno le svolge ma di certo il lettore non ha assolutamente la benché minima idea se ciò che narrano abbia alcuna plausibilità.

    La seconda eccezionalità è che Faussone parla inframmezzando in piemontese parole del gergo tecnico o decisamente ricreate da lui, e ragiona come un Faussone, quando al contrario nei prodotti editoriali correnti diciassette personaggi dei più disparati pensano e parlano come l’autore, il che se sei Bufalino va grassa, ma se sei Odoacre Pezzottati o Giangiovanna De Cuperlatis fa pena, cosa che porta alla terza eccezionalità: uno come Faussone, solitamente non un grande lettore, questo libro lo leggerebbe eccome e gli piacerebbe pure.

    Ma come mai a Levi Faussone piace al punto di volerlo far piacere a noi? Perché la sua cassetta degli attrezzi, bagaglio di un empirista radicale e riduzionista spinto, contenente pochissima arte e ancor meno psicologia, pur non contenendo lo scibile, contiene molte idee che hanno senso e che funzionano. Faussone di certo ha gravi lacune ma ha il buon senso e l’istinto di sapere che fuori dalla limitata ma solidissima cassetta, per acquisire ciò che gli manca e che pure è bello e nutriente, rischierebbe di farsi mangiare dai leoni.

    Consiglio: cari intellettuali, se volete che ai panzer Faussoni venga la voglia di volare, vedete di proteggerlo per tutto il tempo nel quale, smollata l’oramai greve corazza, non gli sono ancora spuntate le ali.
    Dategli di più, non di meno di ciò che ha già.

    Consigliatissimo a ogni giovane. Ah, la quinta stella la prende per l'ultimo paragrafo.

    Polemiche:

    (*) Letteratura industriale. Prodotti librari scritti solitamente da gente che

    A) avrebbe problemi insormontabili a montare una Billy o
    B) odiava fondamentalmente la produzione ed il valore aggiunto
    C) gabbava per “Lavoro Nell’Industria” le proprie esperienze in Fiat, Olivetti o ENI occupando una scrivania negli uffici legali, personale, addetti stampa, immagine e pubblicità ecc.
    Legalmente parlando è la verità, certo.

    (**) Solitamente Tino, (Da Libertino che Libero sotto il Fascio non era un nome ammissibile) Faussone viene definito nei siti “operaio specializzato”. Certo. Vissani è un cuciniere e Magellano un marinaio. Chi lo chiama così appartiene a una delle tre categorie di cui sopra.

    (***) In rete è pieno di citazioni tratte dal libro. Possono piacervi e invogliarvi. Quando l’avrete letto saprete veramente che cosa vogliono dire. Se vi basta leggerle, in fondo il libro non ha nulla da dirvi, siete irrecuperabili oltre ogni possibile rieducazione.

    (****) piantatela di descrivere Levi solo come lo scrittore del Lager. E' un grande uomo e grande scrittore, dalla sua vita riuscire in un libro come questo, serenamente ottimista senza alcun reducismo, in un mondo pieno di politraumatizzati psichici per le "torture" sofferte all'Asilo Peppapig, bisogna avere le palle d'Ismaele.

    ha scritto il 

  • 5

    inimitabile

    L'ex chimico cede il passo allo scrittore: lucidamente straordinario,unico, e inimitabile. Un 'apologo sul lavoro di una scrittura praticamente perfetta, geniale e innovativa. Scusate : ho finito gli ...continua

    L'ex chimico cede il passo allo scrittore: lucidamente straordinario,unico, e inimitabile. Un 'apologo sul lavoro di una scrittura praticamente perfetta, geniale e innovativa. Scusate : ho finito gli aggettivi. Ci fa pensare a quanti libri avrebbe potuto scrivere amcora ed anche prima....

    ha scritto il 

  • 3

    " La chiave a stella " di primo levi. Che bello, finalmente! E tutto ordinato, chiaro, necessario. Racconta del lavoro di un montatore industriale, la narrazione è "esatta" quanto il soggetto, quasi f ...continua

    " La chiave a stella " di primo levi. Che bello, finalmente! E tutto ordinato, chiaro, necessario. Racconta del lavoro di un montatore industriale, la narrazione è "esatta" quanto il soggetto, quasi fusa con lo stesso ferro dei manufatti. Una lingua viva, senza artificio, con gli spigoli e la ruggina. Il lavoro rappresentato senza indulgerealla celebrazione della fatica, piuttosto come costruzione di sé. Uno stile "piemontese" lontano dalla retorica e dall 'ideologia.
    Questo l' sms che ricevo da un amico; impossibile resistere alla curiosità e così mi precipito nella lettura. Tutto vero, verissimo, però senza quel brivido dietro la schiena di cui parlava Nabokov io più di tre stellemnon gli dò. Facciamo tre e mezzo.

    ha scritto il 

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