La chiave di Sarah

Di

Editore: Mondadori

4.2
(1991)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 319 | Formato: Altri | In altre lingue: (altre lingue) Francese , Spagnolo , Inglese , Tedesco , Olandese , Chi tradizionale , Portoghese , Ceco , Svedese , Coreano , Catalano

Isbn-10: 8804563729 | Isbn-13: 9788804563723 | Data di pubblicazione: 

Traduttore: Frezza Pavese P. , A. Colombo

Disponibile anche come: Copertina rigida , Paperback , Tascabile economico , eBook

Genere: Narrativa & Letteratura , Storia , Mistero & Gialli

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Descrizione del libro
È una notte d'estate come tante altre, a Parigi. La piccola Sarah è a casa conla sua famiglia, quando viene svegliata dall'irruzione della polizia francesee prelevata insieme ai genitori. Ha solo dieci anni, non capisce cosa stasuccedendo, ma è atterrita e, prima di essere portata via, nasconde ilfratello più piccolo in un armadio a muro che chiude a chiave. È il 16 lugliodel 1942. Sarah, insieme a migliaia di altri ebrei, viene rinchiusa nelVélodrome d'Hiver, in attesa di essere deportata nei campi di concentramentoin Germania. Ma il suo unico pensiero è tornare a liberare il fratellino.Sessant'anni dopo, Julia, una giornalista americana che vive a Parigi, devefare un'inchiesta su quei drammatici fatti. Mette mano agli archivi, interrogai testimoni, va alla ricerca dei sopravvissuti, e le indagini la portano moltopiù lontano del previsto. Il destino di Julia si incrocia fatalmente conquello della piccola Sarah, la cui vita è legata alla sua più di quanto leipossa immaginare. Che fine ha fatto quella bambina? Cosa è davvero successo inquei giorni? Quello che Julia scopre cambierà per sempre la sua esistenza.
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  • *** Attenzione: di seguito anticipazioni sulla trama (SPOILER) ***

    3

    La mia recensione completa la trovate qua
    http://katiusciarigogliosi.blogspot.it/2016/09/la-chiave-di-sara.html

    A metà luglio del 1942, a Parigi, la polizia francese effettua un rastrellamento di ebre ...continua

    La mia recensione completa la trovate qua
    http://katiusciarigogliosi.blogspot.it/2016/09/la-chiave-di-sara.html

    A metà luglio del 1942, a Parigi, la polizia francese effettua un rastrellamento di ebrei su ordine delle forze tedesche: verranno portati tutti al Velodromo d'Inverno, e da qui successivamente ai campi di concentramento da cui non faranno mai ritorno. Tra le persone obbligate a questa tortura ci sono Sara ed i suoi genitori, mentre il fratellino Michael è riuscito a nascondersi ed a scappare alla cattura. Sara farà di tutto per scappare e tornare a salvare il fratello.
    Parigi, anni 2000. La giornalista Julia, insieme al marito e alla figlioletta Zoe, si trasferiscono in un nuovo appartamento da ristrutturare. Tra un'articolo da scrivere e i lavori da fare, Julia si troverà a dover affrontare proprio la storia di Sara, legata a doppio filo con la propria esistenza.

    Il mio giudizio va sicuramente diviso in base alle due storie presenti nel romanzo: quella ambientata durante la guerra e quella moderna.

    Attenzione, spoiler in arrivo!

    La parte storica mi è piaciuta fino ad un certo punto. Nel senso che secondo me avrebbero dovuto essere approfonditi diversi punti: si parla del rastrellamento del Velodromo d'Inverno - fatto reale - ma non si percepisce la paura che sicuramente attanagliava gli ebrei in quei frangenti; si descrive la fuga della piccola Sara che riesce là dove milioni di ebrei hanno miseramente fallito, ovvero facendo un buco e corrompendo un soldato - è veramente una cosa fattibile?; scoprono il corpo del povero Michael dopo mesi e mesi nascosto in un armadio, e nessuno in casa si lamenta della puzza?
    Quindi sì, la parte storia mi è piaciuta ma ahimè è ricca di particolari che la rendono un pochino banale.

    La parte moderna idem come sopra. Nel senso che molti particolari e molte storie sono state lasciate incompiute - o erano inutili fin dall'inizio. La protagonista ad un certo punto è incinta: a cosa serve? Vuoi farmi pensare al fatto che si strugga dal dolore paragonando suo figlio ai bambini ebrei? Ok, ma scrivilo, falle pensare qualcosa, falle dire qualche parola in merito. Niente, silenzio assoluto. Per non parlare della figlioletta Zoe - inutile - e del povero figlio ignaro di Sara che compare e scompare come una meteora.
    Quindi sì, la parte moderna mi è piaciuta per tutta la fase di ricerca e studio del passato ma ahimè è ricca di particolari che la rendono un po' troppo banale.

    Romanzo nel complesso promosso, senza ombra di dubbio, meritevole del fatto di raccontare un evento della guerra poco conosciuto e spingere così i lettori più curiosi ad informarsi in merito.

    ha scritto il 

  • 3

    Molto interessante la prima parte, la storia di Sara che si alterna alla giornalista. Deludente a mio avviso la seconda parte, troppo incentrata sulla vita della giornalista. Peccato, l'idea era decis ...continua

    Molto interessante la prima parte, la storia di Sara che si alterna alla giornalista. Deludente a mio avviso la seconda parte, troppo incentrata sulla vita della giornalista. Peccato, l'idea era decisamente intrigante e l'argomento importante, ma la seconda parte del libro risulta scadente inserita in un romanzo che rievoca imprescindibili eventi storici da non dimenticare.

    ha scritto il 

  • 4

    Assegnato come lettura alla mia classe terza linguistico in preparazione al Giorno della Memoria. Abbiamo poi visto in classe anche il film.

    I ragazzi sono rimasti molto colpiti dalla storia raccontat ...continua

    Assegnato come lettura alla mia classe terza linguistico in preparazione al Giorno della Memoria. Abbiamo poi visto in classe anche il film.

    I ragazzi sono rimasti molto colpiti dalla storia raccontata e dalla narrazione della stessa.
    Si sono sentiti fin da subito partecipi e coinvolti nel dolore della protagonista.
    Hanno apprezzato, dunque, il romanzo sotto tutti gli aspetti.

    Quindi, non posso che concordare.

    ha scritto il 

  • 5

    Un buon libro. Mi è molto piaciuto perchè racconta una storia sull'olocausto diversa dal solito. Tutto ha inizio con la tragedia del Vel d'Hiv a Parigi nel 1942, quando Sara porta via con sé una chia ...continua

    Un buon libro. Mi è molto piaciuto perchè racconta una storia sull'olocausto diversa dal solito. Tutto ha inizio con la tragedia del Vel d'Hiv a Parigi nel 1942, quando Sara porta via con sé una chiave durante il rastrellamento da parte dei nazisti francesi. La chiave apre l'armadio dove è nascosto il fratellino, che però non verrà salvato in tempo... Bello come la vita di Sara si "intreccia" dopo piu di 60 anni con l'altra protagonista del romanzo, la giornalista americana, che alla fine rimane coinvolta dalla storia di Sara.

    ha scritto il 

  • 3

    La prima parte del romanzo, che a mio avviso è anche la migliore, si srotola a capitoli alterni, uno, in epoca attuale, dedicato a Julia giornalista americana che ha sposato un facoltoso parigino di b ...continua

    La prima parte del romanzo, che a mio avviso è anche la migliore, si srotola a capitoli alterni, uno, in epoca attuale, dedicato a Julia giornalista americana che ha sposato un facoltoso parigino di buona famiglia dell'alta borghesia, l’altro dedicato alla piccola Sara, bambina ebrea, che una notte viene portata via insieme ai genitori e a tanti altri ebrei al Vel d’Hiv, Sara però non conosce il destino che l’attende, e nasconde il fratellino, convinta di tornare entro poche ore a casa.
    A Julia viene commissionato un articolo per il 60^ anniversario dell’olocausto, e dell’episodio in particolare del velodromo Vel d’Iv lei non sa nulla, inizia a fare delle ricerche e scopre anche una cosa che riguarda da vicino la famiglia del marito che riguarda proprio Sara, i capitoli si alternano fino a quando le storie non si incrociano, e poi prosegue nel presente.
    La storia è ben confezionata, non è un capolavoro e neppure buona letteratura, ma è più che dignitoso, non entra in particolari cruenti ma riesce comunque a trasmettere l’orrore di una vergognosa pagina di storia che i francesi non amano menzionare.
    I fatti sono questi, la polizia francese in un eccesso di zelo collaborazionista, fece le cose fatte per bene, vennero radunate più 13.000 persone di cui più di 4mila bambini tra i 2 e i 15 anni e oltre 5mila donne e 4mila uomini, vennero portati al velodromo e lì lasciati senza acqua né cibo per alcuni giorni (il tempo necessario ai nazisti a cui avevano regalato questo bottino di guerra di organizzare i treni per portarli ai campi di destinazione), inutile dire lo strazio e l’orrore, i poliziotti erano per lo più poliziotti di quartiere che solitamente aiutavano i bambini ad attraversare la strada, gente in divisa di cui queste persone si fidavano perché francesi come loro. Insomma una pagina nera nella storia francese che ancora oggi rappresenta un tabù di cui non amano parlare.

    ha scritto il 

  • *** Attenzione: di seguito anticipazioni sulla trama (SPOILER) ***

    2

    Avevo grandi aspettative e sono rimasta un po' delusa. Ho la passione delle storie ambientate durante il periodo della seconda guerra mondiale e Le chiavi di Sara narra appunto di come la famiglia del ...continua

    Avevo grandi aspettative e sono rimasta un po' delusa. Ho la passione delle storie ambientate durante il periodo della seconda guerra mondiale e Le chiavi di Sara narra appunto di come la famiglia della piccola durante i rastrellamenti a Parigi nella primavera del 42 sia stata rinchiusa insieme a migliaia di altri ebrei nel Vélodrome d'Hiver. Non tutta la famiglia però. Sara infatti riesce a salvare il fratellino chiudendolo a chiave dentro l'armadio prima di essere portata via, con la promessa di tornare in tempo per liberarlo. Il racconto è presentato da due punti di vista: il primo è quello della bambina che si lascia leggere come quasi a divorarne le pagine. Coinvolgente, pieno di momenti di dolore e attesa. L'altro è il punto di vista della giornalista Julia che, sessant'anni dopo i fatti, rimane colpita dalla storia di Sara e fa di tutto per poterla rintracciare.
    Non so perché, ma quasi a metà del libro il tutto è diventato scontato e fastidioso da leggere. Una volta scoperto il destino della bambina, la sua vita dopo la guerra, mi è sembrato come se attraverso l'espediente della maternità di Julia si volesse cercare di dare in tutti i modi un finale positivo. Un ricercare la speranza in una storia che purtroppo non ne ha con il rischio così di banalizzare il tutto. Non ho approvato il fatto che Julia alla fine nutrisse un mezzo interesse, probabilmente ricambiato, da parte del figlio di Sara. Un happy ending forzato per una storia che l'happy ending, purtroppo, non ce lo può proprio avere.

    ha scritto il 

  • 4

    Un buon libro, una storia sull'olocausto diversa dal solito. La tragedia del Vel d'Hiv a Parigi nel 1942, da cui prende vita il racconto di questa Sarah e della chiave che si porta appresso, chiave ch ...continua

    Un buon libro, una storia sull'olocausto diversa dal solito. La tragedia del Vel d'Hiv a Parigi nel 1942, da cui prende vita il racconto di questa Sarah e della chiave che si porta appresso, chiave che apre l'armadio dove è nascosto il fratellino, che però non verrà salvato in tempo... Tutta questa storia viene scoperta da una giornalista americana, che si sente coinvolta per diverse ragioni. Adesso posso vedere il film.

    ha scritto il 

  • 4

    Ho apprezzato molto la parte storica del romanzo: quella che si riferisce ai fatti de 1942 e molto interessanti i riferimenti storci della Francia di quell'epoca.Bello il collegamento nato dalla penna ...continua

    Ho apprezzato molto la parte storica del romanzo: quella che si riferisce ai fatti de 1942 e molto interessanti i riferimenti storci della Francia di quell'epoca.Bello il collegamento nato dalla penna dell'autrice che racconta della protagonista, una giornalista ai giorni nostri, che indaga e si ritrova da vicino a far parte di una vicenda del passato così atroce come solo quella dell'olocausto potrebbe essere.Mai dimenticare.

    ha scritto il 

  • 5

    9/10

    Me ha gustado esta historia que va del presente al pasado hasta unirlas en una sola. Una niña judía oculta a su hermano en el armario para que no se lo lleven en una redada con la promesa de volver a ...continua

    Me ha gustado esta historia que va del presente al pasado hasta unirlas en una sola. Una niña judía oculta a su hermano en el armario para que no se lo lleven en una redada con la promesa de volver a por él. No sabía todo lo que le esperaba en el camino. Ella no logra entender la barbarie nazi, y la colaboración de los franceses en este holocausto, como no lo logramos entender ninguno. La visión infantil de esta historia me ha parecido fantástica y la historia paralela actual también me ha gustado. Triste a ratitos, pero recomendable.

    ha scritto il 

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