La cognizione del dolore

Di

Editore: Garzanti Libri

4.1
(1459)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 213 | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue) Spagnolo , Tedesco

Isbn-10: 8811666449 | Isbn-13: 9788811666448 | Data di pubblicazione:  | Edizione 3

Disponibile anche come: Altri , Copertina rigida

Genere: Narrativa & Letteratura , Mistero & Gialli , Filosofia

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Descrizione del libro
"La violenza autolesionista assume, nelle pagine della Cognizione, un suonocurioso. Qualsiasi denigrazione Gadda compia di se stesso, si trasforma, trale mani di questo straordinario Narciso, in una apologia. Senza volerlo eglifa il vuoto attorno a sé: spopola il mondo, con un gesto infastidito allontanai noiosi fantasmi quotidiani." (Piero Citati)
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  • 5

    Qui Gadda spietatamente si flagella, dando voce a tutto il terribile sottosuolo ( Dostoevskij, come è noto, è tra i massimi riferimenti della scrittura gaddiana ,come dimostra la ripetizione quasi for ...continua

    Qui Gadda spietatamente si flagella, dando voce a tutto il terribile sottosuolo ( Dostoevskij, come è noto, è tra i massimi riferimenti della scrittura gaddiana ,come dimostra la ripetizione quasi formulare «Sono stanco….sono malato», evidente ripresa dell‘incipit delle Memorie dal sottosuolo): gli improvvisi scoppi d’ira nei confronti della madre, seguiti dai profondi abissi del senso di colpa (rivelati dalle lettere scritte dopo la sua morte, qui sotto in Risorse e note a margine, ), la sua sorda e pervicace misoginia,evidente anche, sebbene in chiave ironica, nell’assoluta indifferenza con cui accoglie le allusioni del dottore alle ottime doti di guidatrice della figlia Pina:«Ma non vede che giornate? che sole?….Vada, vada!….e impari anche lei a guidare….che la Pina le può dar lezione….un diavolo simile….Vedrà, vedrà!».Ma download (9)Gonzalo, letteralmente, non ha orecchi per le parole del medico, completamente immerso com’è nei suoi pensieri di «cose dolorose, cose lontane. Troppo lontane da quel discorso». Aveva ricevuto il dottore al suo arrivo alla villa, mostrandosi così, «alto, un po’ curvo, maturo d’epa(…).Vestito appena decentemente.[…]Un lieve prognatismo facciale, quasi un desiderio di bimbo che si fosse poi tramutato nel muso di una malinconica bestia,veniva conferendo al suo dire(…)quel dono sgradevole di perplessità e incertezza». Alle chiacchiere insulse del medico egli risponde perseguendo ostinatamente un suo proprio discorso, legato alla preoccupazione opprimente per la madre anziana, che non si cura e non si risparmia («Mia madre….sono anni….sono disperato»), e alla rabbia inestinguibile nel vederla dedicare tutte le poche forze residue- e il suo amore- ad insegnare il francese a qualche sporco e cencioso nipote del colonnello medico Di Pascuale (sic), in forza all’ospedale centrale della città di Pastrufazio («Il figlio pareva aver dimenticato al di là d’ogni immagine lo strazio di quegli anni, la incenerita giovinezza. Il suo rancore veniva da una lontananza più tetra, come se fra lui e la mamma ci fosse qualcosa di irreparabile, di più atroce d’ogni guerra: e d’ogni spaventosa morte»).

    ha scritto il 

  • 3

    Straordinario, ma faticoso

    Indubbiamente straordinaria l'abilità e la competenza di Gadda nella tecnica e nella impostazione del libro. La lettura mi è risultata faticosa e spesso di difficoltosa nella concentrazione. Alla fine ...continua

    Indubbiamente straordinaria l'abilità e la competenza di Gadda nella tecnica e nella impostazione del libro. La lettura mi è risultata faticosa e spesso di difficoltosa nella concentrazione. Alla fine hai la percezione di aver fatto un'impresa, ma senza emozione.

    ha scritto il 

  • 2

    di difficile lettura

    Questo libro è strano. Parla di depressione, ed è ambientato in un fantastico stato del sud america, ed è scritto in un linguaggio molto difficile. Non l'ho molto amato proprio per la scarsa facilità ...continua

    Questo libro è strano. Parla di depressione, ed è ambientato in un fantastico stato del sud america, ed è scritto in un linguaggio molto difficile. Non l'ho molto amato proprio per la scarsa facilità di lettura: va bene, Gadda sarà bravo, sarà un sacco colto e lo fa vedere con mille citazioni, ma povero chi legge e non lo è altrettanto, come me.

    ha scritto il 

  • 4

    Il trauma edipico

    Il romanzo ha uno sfondo immaginario, un paese del Sudamerica, il Maradagal, dove sono però riconoscibili tutti i tratti familiari della Brianza, che maggiormente fa risaltare i personaggi minori, dal ...continua

    Il romanzo ha uno sfondo immaginario, un paese del Sudamerica, il Maradagal, dove sono però riconoscibili tutti i tratti familiari della Brianza, che maggiormente fa risaltare i personaggi minori, dalle guardie del Nistituo al cavalier Trabatta, lasciando allo scoperto i due protagonisti, l'hidalgo-ingegner Gonzalo Pirobutirro d'Eltino e sua madre, la Signora. E' fra essi che s'ingaggia un'aspra "tenzone" psicologica, o meglio sono le accuse del figlio a farci partecipare alla preparazione del delitto, la selvaggia aggressione di cui è vittima la Signora, da parte di ignoti, al momento in cui la narrazione viene interrotta. Questo è per sommi capi il quadro esterno, anzi la cornice dove far rifluire l'ininterrotto autoritratto di Gadda: il suo "male oscuro", la disperazione di chi non sa collegarsi con la realtà, alle miserie quotidiane, senza rinunciare agli interrogativi sul dolore. La "Cognizione" reca i furori e le pene d'un complesso edipico straziante, portato avanti nella grottesca descrizione d'un mondo fatuo, e insieme l'illuminazione costante di una razionalità intravista, ma sempre lontana, bruciata dal rancore e dall'impotenza, dalla vanità del tutto. E' uno scrittore che si accusa tenendosi lontano dalla scena riconoscendo nei dettagli della commedia esistenziale la sua parte abnorme per meglio assicurarsi la rivalsa satirica, valida per sé e per gli altri. Diversamente però dai grandi umoristi romantici e dai moralisti francesi, a lui ben graditi, Gadda non dimentica che l'atto della confessione letteraria è sempre traumatico, con tutte le implicazioni freudiane che comporta. La sua pagina scoppia di metafore, di caratterizzazioni violente, ognuna delle quali reca vistosamente in sé il lascito di una rabbiosa disposizione all'autoanalisi, senza facili compiacimenti, dato che perfino le descrizioni ambientali evocano, in questa superba rivolta, l'esigenza di un confronto fra come sono state "viste" e come poi sono state "approvate" per un disegno interiore. Ogni vera tragedia, e "La Cognizione" finisce per esserlo, denuncia l'esistenza di un pasticcio, di qualcosa di misterioso all'origine o alla fine, un groviglio di conoscenze inesaustive: una serie di controprove perché nell'universo tenebroso di Gonzalo non c'è posto per riconoscere i segni modesti della vita, ma solo per inebriarsi dell'occulto, riuscendo a sconfinare nel ridicolo, e a lasciare nello estraniamento la stessa "cognizione del dolore".

    ha scritto il 

  • 0

    Gadda con la lingua italiana fa quello che vuole. La impasta, la slabbra, la tende, la piega a processi alchemici che sembrano non avere mai fine. La linea narrativa segue traiettorie furiosamente cen ...continua

    Gadda con la lingua italiana fa quello che vuole. La impasta, la slabbra, la tende, la piega a processi alchemici che sembrano non avere mai fine. La linea narrativa segue traiettorie furiosamente centrifughe - tant'è vero che il sesto capitolo era già comparso, sotto forma di racconto autonomo, in "L'Adalgisa", con il titolo di "Navi approdano al Parapagal" - ma mai come in questo caso è lo stile a prevalere sul contenuto. Piacere della lettura, nel senso più pieno del termine. La migliore frase del libro (ma è difficile scegliere, di passi memorabili ce ne sono a profusione), a pagina 70: "sognare è fiume profondo, che precipita a una lontana sorgiva, ripullula nel mattino di verità"

    ha scritto il 

  • 0

    Scritto in prima persona, usando cioè il narratore omodiegetico, Gadda pone Gonzalo in un luogo e in un tempo non ben identificato, personaggio scorbutico e solitario, in difficile rapporto con la mad ...continua

    Scritto in prima persona, usando cioè il narratore omodiegetico, Gadda pone Gonzalo in un luogo e in un tempo non ben identificato, personaggio scorbutico e solitario, in difficile rapporto con la madre e il resto degli abitanti del posto. Romanzo intimistico e mentale: il tempo della narrazione è spesso di gran lunga maggiore di quello della storia.

    ha scritto il 

  • 3

    "Ma un momento... questa è l'edizione italiana, giusto?"

    “La cognizione del dolore” è un’esperienza estrema: fra il leggere un qualsiasi romanzo ed il leggere quest’incompiuto di Gadda c’è la stessa differenza che passa fra il fare trekking sui colli bologn ...continua

    “La cognizione del dolore” è un’esperienza estrema: fra il leggere un qualsiasi romanzo ed il leggere quest’incompiuto di Gadda c’è la stessa differenza che passa fra il fare trekking sui colli bolognesi e l’arrampicarsi in solitaria sull’Everest. E poi perché il libro non viene venduto con un vocabolario in omaggio? Perché, diciamolo pure, per capire anche solo vagamente quello che lo scrittore ha costruito sulla pagina bisogna passare più tempo a sfogliare lo Zanichelli che il romanzo in sé. Naturalmente “è Gadda”, come ha fatto notare qualcuno ad un altro recensore, per cui siamo avvisati: il pastiche verbale, il virtuosismo linguistico, i dialetti di mezza Italia mescolati ai ruderi lessicali di non so quale epoca, nulla di inaspettato, davvero. E’ la quantità che forse spiazza. Perché una capriola qua e là forse la si sarebbe retta… è al millesimo triplo carpiato all’indietro che si inizia a restare senza fiato e a porsi serie domande sullo stato del proprio cervello. Perché a un certo punto lo si deve pur ammettere. Si deve chiudere il libro, andare davanti allo specchio, fissarsi onestamente negli occhi e dirsi: “sì, è vero, non ho capito una beneamata mi****a di quello che ho letto in questo centinaio di pagine”. Fatto ciò si potrà terminare la lettura con più serenità, cogliendo magari qua e là qualcuno dei nuclei tematici sviluppati ancipitamente (eh sì!) da Gadda. Basta avere la pazienza di scavare sotto la paurosa montagna di termini impensabili di cui l’autore ci ha così generosamente locupletato (eh sì! X 2).

    ha scritto il 

  • 3

    "Emise un sospiro. Era molto preoccupato. Quasi seccato. Fu molto cortese. Un senso di noia, di irritazione era nel suo sangue: un'ansia indicibile sul giro del gàstrico, dov'è il duodeno, come piombo ...continua

    "Emise un sospiro. Era molto preoccupato. Quasi seccato. Fu molto cortese. Un senso di noia, di irritazione era nel suo sangue: un'ansia indicibile sul giro del gàstrico, dov'è il duodeno, come piombo: una figurazione di colpa, di inadempienza, nel suo contegno. Nel suo occhio oramai stanco, velato si adunarono cose dolorose, lontane. Troppo lontane da quel discorso"

    ha scritto il 

  • 5

    La parola convocata sotto penna non è vergine mai (…) Le parole nostre, pazienterete, ma le son parole, di tutti, pubblicatissime: che popoli e dottrine ci rimandano. Sono un collutorio comune di che ...continua

    La parola convocata sotto penna non è vergine mai (…) Le parole nostre, pazienterete, ma le son parole, di tutti, pubblicatissime: che popoli e dottrine ci rimandano. Sono un collutorio comune di che più o meno bravamente ci gargarizziamo, risputandone ognuno in bocca all’altro e finalmente tutti in un guazzo. [Carlo Emilio Gadda]

    Come è vero e – dopo averlo letto... – ovvio.
    Ma quanti sono riusciti a usare tutti i registri linguistici, restituendo un unicum artistico?

    Gadda sicuramente sì. Ha mescolato parole colte, d'uso comune, arcaiche, dialettali, straniere, triviali, neologismi, tecnicismi con una intelligenza e un gusto sbalorditivi e a quell'impasto ha poi aggiunto, come niente fosse, una tale dose di ironia, che lo stupore per l'inventiva della lingua è stato soverchiato da una nuova ammirazione, per l'arguto sarcasmo.

    Demiurgo di un universo “verbocentrico”, egli plasma, trasforma, vivifica, contamina e spreme a suo piacimento le parole, fino ad estrarne l'anima, che è poi quella che mi sfarfalla intorno durante la lettura. Il godimento deriva tutto dalle sue sintesi linguistiche, dall'espressionismo con cui filtra la realtà attraverso le sue emozioni o dall'accostamento di vocaboli apparentemente incompatibili viceversa inaspettatamente sintonici.

    Dal punto di vista del contenuto La cognizione del dolore è un testo autobiografico sul tormentato rapporto con la madre, con la guerra e col mondo. Scritto intorno al 1940, è ambientato nel decennio 1920-1930 in un immaginario Sud America – in realtà sfacciatamente brianzolo – pretestuoso slittamento spaziale che gli ha permesso di aggirare la censura e di muoversi più liberamente nella critica al suo tempo.
    La mimesi gli ha concesso però anche soprattutto quel distacco necessario a trattare una materia troppo dolorosa. Il disordine interiore per aver fallito come figlio e come soldato, l'insofferenza per l'imbecillaggine generale del mondo, per le baggianate della ritualistica borghese e la rabbia per essere stato costretto all'ingegneria sono lava incandescente e materia troppo complessa per essere addomesticata in forma di scritto tradizionale e vengono pertanto incanalati verso una lingua altra, unica, diversa, impraticabile – sola salvezza possibile, affermazione e rivincita contro tutto e contro tutti, della sua cronica e imperitura vocazione: la scrittura.

    Questa lettura, insieme al Pasticciaccio di cui, a parte la trama avrei potuto dire le stesse cose, mi ha fatto perdere la cognizione del tempo ma non di me stessa ed è quindi con cognizione di causa che mi rivolgo allo spettro di Gadda, che ancora solca i nostri cieli e magari di quando in quando cala anche sulle nostre terre, per smentire categoricamente l'ultima frase della sua ironica autocritica, per prendere un po' in giro la sua falsa modestia e sollevarlo per qualche minuto dal dolore

    forse lambiccava rabbioso dalla memoria una qualcheduna di quelle sue parole difficili, che nessuno capisce, di cui gli piace d’ingioiellare una sua prosa dura, incollata, che nessuno legge.

    ha scritto il 

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