La collega tatuata

Noir Italiano n. 08

Di

Editore: La Biblioteca di Repubblica - Gruppo Editoriale L'Espresso

3.7
(1019)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 231 | Formato: Copertina rigida | In altre lingue: (altre lingue) Spagnolo

Isbn-10: A000133905 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Disponibile anche come: Altri , Paperback , Copertina morbida e spillati , eBook

Genere: Narrativa & Letteratura , Umorismo , Mistero & Gialli

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Descrizione del libro
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  • 5

    Probabilmente sono stata condizionata dal fanatismo per la trasposizione televisiva, ma oggettivamente posso dire che Margherita Oggero ha uno stile anticonformista (di cui parlerò meglio tra qualche ...continua

    Probabilmente sono stata condizionata dal fanatismo per la trasposizione televisiva, ma oggettivamente posso dire che Margherita Oggero ha uno stile anticonformista (di cui parlerò meglio tra qualche riga) e che si tratta di una bella lettura sia per chi cerca un giallo sia per chi cerca un rosa.

    Ciò che colpisce subito fin dalla prima riga è lo stile adottato dell’autrice. I pensieri di Camilla – che in tutto il romanzo non viene mai nominata e quindi non so ancora da dove sia uscito che si chiama cosi – dicevo, i pensieri di Camilla ci vengono svelati mediante la tecnica dello stile indiretto libero: Camilla pensa, pensa, si divaga, fa mille giri, torna al punto di partenza e ricomincia; tutto questo senza uno straccio di virgolette o di corsivo. Subito dopo può capitare e capita spesso che la narrazione passi al mattatore esterno, che non è in prima persona come si ci aspetterebbe ma in terza. Un’altra peculiarità è data dall’ assenza di virgolette negli elenchi e ciò accelera notevolmente il ritmo e renda l’idea del flusso di pensieri di Camilla. Per intenderci:

    "Potti aveva effettivamente l’aria depressa del cane che ha mal di pancia o si vergogna delle proprie deiezioni e l’aveva accolta con una fiacca sventagliata di coda senza muoversi dalla cuccia. Lei si accovacciò per carezzarlo e consolarlo: guarda che a tutti gli scappa molle qualche volta, non devi mica vergognarti povero bassottino mio che sei bello bellissimo anzi molto bellissimo come tutti i cani, meno quelli di Ginotta che non lo sono per niente, i cani sono creature amabili, riuscite proprio bene nel pasticciaccio della creazione. Perché devi sapere Pottolino mio che Lui – Dio Javeh Allah Prajapati o Comesichiama – non aveva mica in mente un disegno preciso o un bel progetto strutturato quando si è messo in moto a giocare con materia ed energia a mescolare manciate di questo e di quello, così, per vedere l’effetto che fa. Perché se no, se ci avesse studiato prima, mica avrebbe creato la zanzara che ti passa la filariosi, le pulci e le zecche che ti danno la grattarola e le infezioni e poi le cimici gli acari i pidocchi … Anche i coccodrilli e i cobra e i boa ce li avrebbe risparmiati, se solo ci ci avesse studiato su. Coi dinosauri ha rimediato dopo, tirandoci un bel frego sopra, ma non ha avuto la coerenza di fare altrettanto con quasi tutto il resto. Che po anche coi mammiferi è stato abbastanza sbadato o se preferisci imprevidente o forse ha sbagliato perché era la prima volta, forse è stato proprio il lapsus del demiurgo maldestro degli gnostici, ma dimmi tu che senso ha regalare un bel musetto alla leprotto per poi farlo maciullare dalla volpe che è bellissima anche lei, o sfinirsi per disegnare la muscolatura del cervo e poi precipitarlo nelle ganasce del leone. O dell’uomo. Salsicciotto mio, è tuta un’assurda insensatezza, anche se naturalisti ecologi e teologi sbrodolano elogi all’economia del sistema o alla perfezione del creato e ti contrabbandano l’infame catena alimentare come una mirabile strategia della natura. Mirabile un cazzo, credi a me. Il bassotto le credeva, forse con qualche riserva data la sospettosa indole bassottesca, e per dimostrarglielo cominciò a leccarle mani collo e faccia, mentre lei lo lasciava fare senza preoccupazioni igieniche, perché contro la tosxoplasmosi doveva essersi autovaccinata da un bel pezzo."

    Infine, Margherita Oggero fa sfoggio del proprio sapere incastrando citazioni, nomi e termini sconosciuti qua e là. Tutto ciò, letto di seguito e per quasi duecento pagine, ha un effetto destabilizzante e travolgente. Il rischio è quello di un’emicrania ma, non so se ciò dipenda dalla mia spassionato adorazione nei confronti dell’autrice, a me è piaciuto.

    Passando sii personaggi (finalmente!) sono tutti perfettamente affilati, probabilmente perché si tratta comunque di un romanzo giallo e una buona caratterizzazione è fondamentale per la risoluzione del mistero. Lo stile indiretto libero ci trascina nella centrifuga che è la mente di Camilla, brillante nell’accostare gli indizi, furba, passionale, forse un po’ più svampita di quella che stasera alle 21,25 vedrò su Rai 1 (repliche, sigh). Anche Renzo si discosta vagamente dal suo alter ego in pixel – quello letterario è un po’ più diretto, ma conserva sempre la tipica battuta pungente -, mentre Gaetano è semplicemente Gaetano e si meriterebbe un articolo tutto suo condito da foto di Paolo Conticini – magari a petto nudo, *coff coff*. Livietta è una bambina sveglia, schietta e che contribuisce ad alleggerire il tono del racconto e a creare e situazioni divertenti. Ci sono rimasta un po’ male quand’ho scoperto che Potti è un bassotto, mentre nella serie TV no, ma ciò non ha diminuito la mia stima nei suoi confronti.

    Per quello che riguarda i due colori predominanti:

    – Giallo: non sono un’esperte di questo genere e non ho nemmeno mai letto Camilleri (al massimo ho seguito qualche stagione di Detective Conan), ma personalmente trovo che sia stato sviluppato opportunamente. Fa da sfondo a tutta la vicenda, è la molla molla che spinge i personaggi a interagire, non è un caso semplice ma nemmeno troppo difficile, i colpi di scena ci sono e sono ben disseminati, magari alla fine non tutto è proprio chiaro (per esempio, io non ho ben capito cosa c’entrasse la questione del tatuaggio) ma bisogna riconoscere che come risultato è più che buono.

    – Rosa: C’è e non c’è, va e viene eppure rimane un pilastro della trama sia per quello riguarda il delitto che per il triangolo Camilla- Renzo – Gaetano, Se si tratta di un pilastro che cade o no e se cade dove cade, non ve lo dirò.

    In conclusione, appena tornerò in libreria mi ordinerò gli altri quattro e né voi né la Oggero vi liberate facilmente di me.

    ha scritto il 

  • 4

    So che dai libri della Oggero è tratta la serie "provaci ancora prof" ma prima di tutto fu "se devo essere sincera" con Luciana Littizzetto e Neri Marcore' ... e sono loro che ho avuto in mente per tu ...continua

    So che dai libri della Oggero è tratta la serie "provaci ancora prof" ma prima di tutto fu "se devo essere sincera" con Luciana Littizzetto e Neri Marcore' ... e sono loro che ho avuto in mente per tutto il tempo. Bel racconto, bei personaggi

    ha scritto il 

  • 5

    Curiosità e sana evasione dalla routine

    Una tecnica narrativa inconfondibile, uno stile incalzante, un linguaggio poliedrico, e personaggi unici ed irripetibili sono gli ingredienti che consentono ogni volta a Margherita Oggero di sfornare ...continua

    Una tecnica narrativa inconfondibile, uno stile incalzante, un linguaggio poliedrico, e personaggi unici ed irripetibili sono gli ingredienti che consentono ogni volta a Margherita Oggero di sfornare un racconto che si legge tutto d’un fiato, condito di suspense e sapientemente guarnito di ironia e sensualità. La sensualità del commissario Berardi, dell’uomo colto che affascina con la parola e lo sguardo magnetico, e quella ingenua della prof., che cattura Renzo e Gaetano, creando un intreccio di pure fantasie mentali. Le stesse fantasie e sfide mentali che affascinano la prof. e che la spingono ad interessarsi al delitto che coinvolge la sua nuova collega. La spizzante intelligenza di Livietta, inoltre, che imbarazza gli adulti per la brillante logica, fa sorridere e crea delle pause di quotidianità fra i flussi di coscienza e la ricerca di indizi della prof. che, giorno e notte, rimugina sull'indagine, instaurando un rapporto di amicizia e profonda complicità con Gaetano. È sempre un piacere ritagliarsi qualche ora di pausa ed immergersi nella lettura delle avventure della prof. più curiosa d’Italia, e ci si ritrova, ogni volta, a provare un misto di emozioni che spingono ad amare i personaggi e la mente geniale che li ha plasmati.

    ha scritto il 

  • 3

    "Provaci ancora, prof!"

    Quando leggo un libro, a volte la mia mente divaga, e mentre leggevo questo, un campanello ha cominciato a suonare nella mia testa. 'Sta prof un po' sballata, mi ricordava qualcosa...e quando ho capit ...continua

    Quando leggo un libro, a volte la mia mente divaga, e mentre leggevo questo, un campanello ha cominciato a suonare nella mia testa. 'Sta prof un po' sballata, mi ricordava qualcosa...e quando ho capito, non ci volevo credere!!!! Premetto che non vedo mai le fiction perché proprio non le reggo, ma di "Provaci ancora, prof!" ne ho vista qualche puntata. Poi le situazioni mi sono sembrate talmente assurde che mi sono scocciato e non le ho viste più. Comunque, ogni tanto ci vuole pure qualcosa di leggero da leggere, e questa prof un po' detective, un po' impicciona, un po' Jessica Fletcher un po' Isabel Dalhouise, mi è simpatica. Più simpatica ancora, Livietta, la figlia rassegnata ad avere una madre mezza sciroccata che ogni tanto si dimentica pure di andare a prenderla a scuola. Per sorridere, senza grossi impegni.

    ha scritto il 

  • 2

    Di questo romanzo non ho apprezzato proprio quello che dovrebbe essere il suo pregio, ovvero che l'autrice abbia sacrificato intreccio e personaggi sull'altare dell'ironia a tutti i costi, dell'arguzi ...continua

    Di questo romanzo non ho apprezzato proprio quello che dovrebbe essere il suo pregio, ovvero che l'autrice abbia sacrificato intreccio e personaggi sull'altare dell'ironia a tutti i costi, dell'arguzia, della rappresentazione di costume. Il risultato è una trama piuttosto banale e soprattutto personaggi, protagonista compresa, di una improbabile quanto agghiacciante freddezza. Quando la protagonista, un'insegnante di lettere con ambizioni da detective, viene a sapere che la sua collega di corso, bada bene, di corso, viene assassinata brutalmente e gettata in un burrone, non si concede neanche un attimo di pietas, ma continua a farne oggetto di sarcastico dileggio, ricordandone la colpa di essere magra, chic e benestante. Inizia ad indagare sulla sua scomparsa dichiaratamente per il gusto di risolvere un rebus che la stuzzica e non altro. Inutile dire che non vorrei mai avere per collega di corso costei, che la rappresentazione che dà dei rapporti di lavoro e in generale umani è inquietante e che forse l'ho trovata tale anche per motivi vagamente personali. Con la stessa superficialità la protagonista, sposata con un miserabile che pare avere il solo scopo di farle da spalla per le sue battute argute, flirta spudoratamente e senza sensi di colpa con un commissario fascinoso che, non si sa per quale arcano motivo, la mette a parte delle indagini. Aggiungiamo pure che, secondo me, ci sono errori piuttosto evidenti nella gestione della focalizzazione, che cambia repentinamente insieme alla voce narrante. Leggo che ne hanno tratto una serie tv. Infatti è poco più di una scemeggiatura.

    ha scritto il 

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