La colomba pugnalata

Proust e la Recherche

Di

Editore: Mondadori

3.8
(143)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 417 | Formato: Copertina rigida

Isbn-10: 8804398469 | Isbn-13: 9788804398462 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Disponibile anche come: Altri

Genere: Biografia , Narrativa & Letteratura , Gay & Lesbo

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Descrizione del libro
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  • 4

    Un pastiche proustiano

    La prima parte, più che essere una biografia, è un "pastiche" proustiano: come Proust scriveva i suoi pastiche imitando lo stile dei suoi autori preferiti, così Citati cerca di raccontare la vita di P ...continua

    La prima parte, più che essere una biografia, è un "pastiche" proustiano: come Proust scriveva i suoi pastiche imitando lo stile dei suoi autori preferiti, così Citati cerca di raccontare la vita di Proust imitando il suo stile. E' un modo originale e creativo di approcciarsi al mistero della vita di Proust, e Citati ci riesce in pieno. Chi poi avrà desiderio di approfondire in maniera più obiettiva i vari passaggi della vita dello scrittore potrà consultare altre opere. La seconda parte è un itinerario personale di Citati nella Recherche, enucleando alcuni dei temi che egli ritiene più importanti tra i tanti trattati da Proust nel suo opus magnum. Testo molto ben riuscito, scritto splendidamente, a cui manca solo un po' di scientificità.

    ha scritto il 

  • 5

    Un libro su Proust in cui in primo piano è il pensiero di Citati più che quello dell’autore della Recherche…
    Comunque sia, le riflessioni di Citati sono straordinarie, raccomandatissime per chiunque v ...continua

    Un libro su Proust in cui in primo piano è il pensiero di Citati più che quello dell’autore della Recherche…
    Comunque sia, le riflessioni di Citati sono straordinarie, raccomandatissime per chiunque voglia approfondire la Ricerca del Tempo Perduto.

    Ci sarebbe da rileggersi tutti i sette volumi alla luce dei commenti di Citati sugli intrecci con la vita dell’autore, sui rapporti con la madre, sui suoi amori omosessuali, sulla vacua eleganza di Swann, sulla sprezzante freddezza dei Guermantes, sulla viziosa alterigia del barone di Charlus, ecc.
    Ma personalmente sono tentato di riprendere in mano la Recherche soprattutto per la lettura che Citati dà del rapporto tra il protagonista e Albertine, che francamente durante la prima lettura avevo fatto fatica a inquadrare: un reciproco carcere fatto di sofferenza perché il protagonista non possiede la forza per sopportare la felicità, la rivolta fino a trasformarla in dolore, arrivando a condividere sensazioni e sentimenti solo nell’assenza dell’altro.

    E poi Citati ha scritto secondo me le cose più sensate sulle analogie tra Freud e Proust: se entrambi vedevano negli uomini una parte razionale e una più nascosta nell’ombra, il primo voleva leggere l’inconscio sezionandolo alla luce dell’intelligenza, mentre al contrario nella Recherche sono i pensieri a cercare cautamente di farsi strada tra le inquietudini dell’ombra cercando di conservarne la molteplicità e la vitalità.

    ha scritto il 

  • 5

    .... Chiuso in casa, senza vedere nessuno, inflessibile, intangibile, si dedicò soltanto al suo libro, come se nient'altro al mondo esistesse (e nient'altro esisteva). Si ammalò. Per amore del suo lib ...continua

    .... Chiuso in casa, senza vedere nessuno, inflessibile, intangibile, si dedicò soltanto al suo libro, come se nient'altro al mondo esistesse (e nient'altro esisteva). Si ammalò. Per amore del suo libro, non volle curarsi. Morì per eccesso di volontà, mentre la sua cattedrale restava incompiuta...

    Gli amici non lo sopportavano. Non sopportavano la sua sensibilità malaticcia, il suo perpetuo bisogno d'affetto, le vibrazioni amorose, le lacrime a fior di pelle, l'aria febbrile, le fumisterie, le carezze, le gentilezze troppo squisite, i grandi occhi orientali umidi di nostalgia e di desiderio, la felicità malinconica. Tutto in lui sembrava loro una posa: gli rispondevano con parole brusche e urtoni. Con la sensibilità crudele dell'adolescenza avevano compreso quello che Proust non sapeva ancora: egli era uno straniero.

    ha scritto il 

  • 4

    Penetrare nel mistero di Proust e della Recherche? Non ci riuscirà mai nessuno. Tentare di offrire un’immagine di Marcel Proust, della sua tortuosa vita e della sua mirabile opera riportate ad unità g ...continua

    Penetrare nel mistero di Proust e della Recherche? Non ci riuscirà mai nessuno. Tentare di offrire un’immagine di Marcel Proust, della sua tortuosa vita e della sua mirabile opera riportate ad unità grazie ad una scrittura magica e sontuosa che cattura il lettore come una ragnatela di fili setosi ? Può riuscirci solo la passione di Pietro Citati, che intesse un saggio accattivante e molto coinvolgente, in cui sfoggia la sua erudizione senza annoiare, offrendo notevoli spunti di interpretazione della più grande opera letteraria moderna, collegando l’ipersensibilità e l’immaginazione proustiane alla grande cultura del passato (la tradizione platonica e neoplatonica).
    Impossibile resistere al desiderio di lettura (o rilettura, nel mio caso) della Recherche, accompagnati dalle parole entusiaste di Citati.

    ha scritto il 

  • 2

    Non riesco a capire, sinceramente, come questo saggetto o meglio dire, romanzo, abbia potuto avere così successo. Il modo di scrivere è insulso di una patina dolciastra, da romanzetto per donnette. Sa ...continua

    Non riesco a capire, sinceramente, come questo saggetto o meglio dire, romanzo, abbia potuto avere così successo. Il modo di scrivere è insulso di una patina dolciastra, da romanzetto per donnette. Sarà che con la Edizione dei Meridiani curata da Raboni, ogni mistero è svelato; in queste pagine ci sono solo tracce di descrizione, come sono fatti gli occhi di qua e i vestiti di là..neppure! Meglio leggersi le Ricerche od optare per saggi più tematici (Beckett).

    ha scritto il 

  • 3

    Ho già osservato come Alla ricerca del tempo perduto di Marcel Proust possa diventare, per chi la legge, un’importante esperienza, non solo letteraria o di puro e semplice arricchimento culturale ma, ...continua

    Ho già osservato come Alla ricerca del tempo perduto di Marcel Proust possa diventare, per chi la legge, un’importante esperienza, non solo letteraria o di puro e semplice arricchimento culturale ma, mi azzardo a dire, persino umana. Nel senso più ampio e generale del termine. Beninteso non è obbligatorio che ciò avvenga, può succedere il contrario, ossia che alla fine di una lettura ritenuta tediosa, si lasci perdere, e niente rimane di ciò che è letto.

    Il lavoro di Pietro Citati, pur tuttavia, è da considerare a mio avviso un buon viatico non tanto e non solo per carpire i segreti di un autore e di quell’opera sterminata cui ha dedicato la vita, ma soprattutto per entrare nel nucleo profondo di quest’opera, con il suo corredo di grandi emozioni e di forti sensazioni tali da condurre il lettore verso una vera esperienza immaginativa con pochi eguali.
    Se, avendo letto la Recherche, sono rimasti punti oscuri, di certo la lettura di questo libro sarà illuminante. L’autore ci mette nelle condizioni di amare Proust, ci conduce alla scoperta dei tesori che giacciono nascosti dentro quel prezioso scrigno, ci svela gli enigmi solo apparentemente indecifrabili e che aspettano di essere decodificati. Nasce di qui a volte la necessità di capire ciò che si è scoperto essere stato da altri condiviso, e di rivelare quell’immensa architettura che poggia su una prosa sopraffina, una poetica adorna di richiami e così allusiva. Un approccio originale quello di Pietro Citati, si direbbe che s’immedesimi nella personalità complessa di Proust ci indica gli angoli più luminosi, le curve più sinuose della sua scrittura per combinarli tra loro con sublime sintesi.

    Un saggio intarsiato della sua voce lirica. Si coglie il respiro della passione che anima il poeta, rende la lettura fluida aiutandoci a tuffarci nel magico mondo del Narratore. Non tralascia nulla Citati, né il significato mitologico o metafisico, né quella ricchissima gamma d’idee e di concetti sull’arte, la musica, la pittura, e tutti i topos dell’opera prussiana. Varchi di comprensione, per chi ne ha voglia e tempo, per confermare, aggiornare, rinnovare emozioni e intuizioni. Certo, il piacere della lettura di qualsiasi romanzo, come di qualsiasi saggio, non è forse un criterio infallibile per misurare il valore di una bella pagina. Può essere uno stato accessorio che si sovrappone al peso (alla sostanza) della scrittura, ma nel caso di questa densa e preziosa opera di Pietro Citati la bellezza sul piano letterario si sposa con la profondità d’analisi e l’estrema chiarezza; la disciplina dello studioso appassionato con l’espressione di uno scrittore colto e raffinato.

    Il saggio porta come sottotitolo: Proust e la Recherche, ma non è la biografia dell’autore francese, come si avverte nella nota finale. È piuttosto un’esplorazione di accompagnamento alla Recherche, analizza gli scritti antecedenti dentro un percorso umano e letterario strettamente, intimamente, direi quasi tragicamente, correlato, ciò che ha prodotto, infine, un’opera mostruosa e infinita rimasta, in fondo, incompiuta.

    La prima parte rileva il profilo biografico della sua personalità (il ruolo della madre, la sua omosessualità), le aspirazioni più intime come la felicità o il dolore, persino tratti importanti che riguardano la sua salute come l’asma che hanno segnato sia gli esordi letterari sia le opere successive, in un percorso confluente in quell’unica grande opera che poi è stata la Recherche. Nella seconda parte Citati introduce alcuni temi cari allo scrittore francese, associati a tappe fondamentali della sua vita, finché con la terza parte lo sviluppo è incentrato tutto sull’opera principe.
    Citati ci fa questo dono, senza affettazione da critico letterario di maniera, con il suo linguaggio alto, la sua voce misurata e forte che penetra nell’animo profondo di Proust e della sua poetica, rivelandoci analogie e affinità con la grande cultura europea.

    ha scritto il 

  • 4

    Ho apprezzato alcune bellissime intuizioni di Citati.
    Una su tutte.
    L'autore ha messo in rilievo l'enorme capacità di Proust di elaborare autentiche invenzioni narrative, molto più complesse del reale ...continua

    Ho apprezzato alcune bellissime intuizioni di Citati.
    Una su tutte.
    L'autore ha messo in rilievo l'enorme capacità di Proust di elaborare autentiche invenzioni narrative, molto più complesse del reale "ricordo", traendole da eventi in sé assolutamente banali ma ricchi, per Marcel. di risonanze emotive.
    In ogni caso il migliore tra i saggi di Citati da me letti.

    ha scritto il 

  • 3

    Non mancano buone osservazioni, caratterizzazioni puntuali, opportune citazioni. Ma in generale c'è un eccesso di compiacimento, un culto del particolare squisitamente isolato (che a volte squisito pr ...continua

    Non mancano buone osservazioni, caratterizzazioni puntuali, opportune citazioni. Ma in generale c'è un eccesso di compiacimento, un culto del particolare squisitamente isolato (che a volte squisito proprio non è) che alla fine infastidisce. Il libro, sfrondato, poteva essere molto meglio: così è troppo manierato (come denuncia anche la scelta del titolo).

    ha scritto il