La concessione del telefono

Di

Editore: Sellerio (La memoria; 407)

4.1
(2893)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 269 | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue) Tedesco , Francese , Spagnolo , Portoghese , Catalano

Isbn-10: 8838913447 | Isbn-13: 9788838913440 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Disponibile anche come: Copertina rigida , eBook

Genere: Narrativa & Letteratura , Umorismo , Mistero & Gialli

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Descrizione del libro
"Nell'estate del 1995 trovai, tra vecchie carte di casa, un decreto ministeriale (che riproduco nel romanzo) per la concessione di una linea telefonica privata. Il documento presupponeva una così fitta rete di più o meno deliranti adempimenti burocratico-amministrativi da farmi venir subito voglia di scriverci sopra una storia di fantasia (l'ho terminata nel marzo del1997). La concessione risale al 1892... Nei limiti del possibile, essendo questa storia esattamente datata, ho fedelmente citato ministri, alti funzionari dello stato e rivoluzionari col loro vero nome (e anche gli avvenimenti di cui furono protagonisti sono autentici). Tutti gli altri nomi egli altri fatti sono invece inventati di sana pianta." A.C.
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  • 3

    Montandrea - 28 ago 16

    Siamo nella stagione feconda di Camilleri, quella che vedeva le prime uscite di Montalbano da un lato e le altre storie di Vigata dall’altro, con quel “Birraio di Preston” che per me raggiunge una del ...continua

    Siamo nella stagione feconda di Camilleri, quella che vedeva le prime uscite di Montalbano da un lato e le altre storie di Vigata dall’altro, con quel “Birraio di Preston” che per me raggiunge una delle vette del primo Camilleri. Un autore che in questo periodo valutai per una serie di fattori che esprimeva in alto grado: l’uso della lingua (L), l’intreccio delle storie (I), il “social engagment” che risultava dalle trame (S) e l’ironia di fondo (I). Il suo LISI cominciò ad essere molto alto. Qui seppur abbiamo un discreto L ed S, siamo solo sulla sufficienza nell’intreccio e decisamente carente per l’ironia (anche se viene costantemente tentata). Il tentativo nuovo che fa in questo libro è l’utilizzo di forme “indirette” per raccontarci la storia. Un uso sapiente e ben alternato di capitoli intitolati “cose scritte”, dove si intrecciano lettere, proclami ufficiali di questori e tenenti dei carabinieri, nonché pagine di giornali, e di capitoli intitolati “cose dette”, dove Camilleri riporta dialoghi tra i vari componenti della vicenda. La difficoltà nel ricostruire la trama è che, da un lato, benché i personaggi cardini siano pochi, la vicenda coinvolge una serie di coprotagonisti di cui non è facile tenere a mente i nomi. Dall’altro, per le cose scritte, bisogna sempre rifarsi alle date in cui si scambino le missive, anche se vengono riprodotte in ordine temporale, ma risultano di diverso impatto se passano due giorni o due mesi tra l’una e l’altra. Ciò detto, la vicenda è tutto un gioco degli equivoci, come piace a Camilleri sulle orme del suo amato Pirandello. Filippo “Pippo” Genuardi, commerciante poco fortunato ma molto “dotato” (capisci a me) benché preso dalla moglie Taniné, si invaghisce, ricambiato, della seconda e giovane moglie del suocero (Lillina). Per poter aumentare le occasioni di incontro, lui che è sempre pronto alle novità tecnologiche (siamo nel 1891) cerca di installare una linea telefonica tra la sua fabbrica di legnami e la casa del suocero. Cerca quindi di trovare, nei meandri della burocrazia, la strada per avere una “concessione telefonica”. Qui comincia a scontrarsi con un questore napoletano fuori di testa (parla con i numeri della “smorfia”) che, equivocando il tutto comincia a tenere sotto mira Pippo, coinvolgendo i carabinieri (che non ci fanno una gran figura, come è ovvio) e spargendo voci sul presunto “socialismo” del richiedente. Una costruzione di ipotesi che il prefetto di polizia ha buon gioco a smontare, pezzo dopo pezzo. peccato che la storia si intrecci con uno sgarbo fatto da un presunto amico di Pippo, tal Sasà, al boss mafioso locale, don Lollò. Pippo, cercando appigli per risolvere la questione “telefona”, cerca di ingraziarsi il boss, fornendo a più riprese l’indirizzo del latitante Sasà. Purtroppo, per Pippo, Sasà lo sta prendendo in giro, fornendo indirizzi falsi, cosa che dopo un po’ fa girare i cabasisi al “nervuso” don Lollò. Che pensa bene di inguaiare Pippo, sia mettendo bastoni tra le ruote alla famosa concessione (ad esempio, blandendo i vicini per impedire l’impianto dei pali di comunicazione), sia facendolo apparire “rosso”, così come vuole il questore. È tutto in gioco di specchi, per cui una cosa si può sempre interpretare in diverse maniere, e l’ottusità del potere (S) ha sempre buon gioco per mettersi in ridicolo ma far sì che Pippo sia sempre più inguaiato. Finché don Lollò, scoperto l’ultimo nascondiglio di Sasà, da l’ultimatum a Pippo: che gli spari lui alle gambe, così andrà tutto in pari. Cosa che Pippo fa, ed a questo punto sembra che tutto vada per il meglio: i vicini cedono, la concessione è avviata, i nemici istituzionali messi in condizione di non nuocere. Tuttavia, il telefono servendo a scopi non decisamente onesti, il nostro ha un bel colpo d’ingegno per far saltare il banco su tutti i tavoli. Sasà, azzoppato e disonorato da don Lollò, si vendica denunciando Pippo al suocero, che, dopo aver verificato la veridicità dell’illazione, decide il passo estremo. Uccide a revolverate Pippo e poi si spara. Essendo i carabinieri i primi ad aver notizia del delitto, decidono di risalire in sella, facendo scoppiare una bomba sul luogo del delitto, convincendo tutti che il povero Pippo era un facinoroso. In questo modo, tutti i peggiori elementi dello stato in formazione vengono premiati, e gli onesti mandati in esilio in Sardegna. Tutta la storia è anche condita da altri elementi sociali, cominciando all’epoca del governo Di Rudinì e terminando con il primo governo Giolitti, e con le prime idee concrete di lotta alla mafia, poi presto abbandonate (un unico appunto storico, tra le lettere ne compare una, in data aprile 1892 a firma di Giuseppe Sensales come direttore generale di Pubblica Sicurezza, carica che però il Sensales ricoprì a partire dall’ottobre del 1893). Ma di ironia, come potete constatare da queste mie righe, ce n’è ben poca. Anche se, rispetto a prove più tarde e più involute di Camilleri, resta in ogni caso un bel leggere.
    “Passata la sissantina, un duluri ogni mattina.” [anche no!] (156)

    ha scritto il 

  • 4

    i vizi e le poche virtù

    Summa di tutti i vizi italici che si manifestano nei vari protagonisti, ognuno coi suoi tic e le sue pazzie. Splendido affresco di vita di paese dove una vicenda assurda e apparentemente insignificant ...continua

    Summa di tutti i vizi italici che si manifestano nei vari protagonisti, ognuno coi suoi tic e le sue pazzie. Splendido affresco di vita di paese dove una vicenda assurda e apparentemente insignificante si trasforma in una parodia di luoghi comuni e di meschinità degne della migliore amara commedia all'italiana. La forma, un misto tra epistolario e dialoghi lo rende completo e complesso, ed anche il finale, tipico da melodramma, è un colpo di teatro quando tutto sembrava apparentemente finito, nulla è lasciato al caso. Sembra più un affresco che un romanzo, un affresco di tutte le meschine, piccole e insulse nefandezze che l'essere umano compie per i suoi scopi.

    ha scritto il 

  • 0

    E’ stato piacevole leggerlo e riconoscere gli eventi storici studiati a scuola.
    L’ambientazione è la Sicilia tra fine Ottocento e inizio Novecento. I nomi che passano al governo sono Crispi, Di Rudinì ...continua

    E’ stato piacevole leggerlo e riconoscere gli eventi storici studiati a scuola.
    L’ambientazione è la Sicilia tra fine Ottocento e inizio Novecento. I nomi che passano al governo sono Crispi, Di Rudinì, Giolitti. Ha fatto scalpore non molto tempo prima l’inchiesta dei deputati Franchetti e Sonnino sulle condizioni sociali ed economiche della Sicilia, in cui si parla anche della mafia e del clientelismo che soffoca questa terra; a risentirne ovviamente è la fascia più povera della popolazione. I lavoratori si ribellano e si riuniscono nei Fasci siciliani, organizzano delle proteste, chiedono condizioni di lavoro migliori. A seconda dei governi, la reazione alle agitazioni sociali è più o meno dura, anche violenta, la più moderata è quella di Giolitti.
    Sembra un momento di crescita della consapevolezza, forse si può sperare in un futuro più chiaro, ma ci sono delle ombre; chi ha interessi, o anche solo chi è ormai intrappolato in una vecchia mentalità, reagisce con forza. O con isterismo, come è il caso di un funzionario ormai paranoico a cui un comune sprovveduto scrive per avviare una procedura burocratica, dando inizio a una serie di equivoci che travolgono lo sprovveduto, “pigliato a mezzo tra lo Stato e la mafia”.
    Una storia semplice trasformata in una denuncia del passato- e del presente- corrotto della Sicilia, in cui gli abitanti sono rimasti intrappolati.

    ha scritto il 

  • 5

    La gioia

    Un romanzo intessuto su rapporti rapporti epistolari e dialoghi fitti fitti altrettanto godibili.Il tutto nato dalla mente di Camilleri dopo il ritrovamento di un decreto ministeriale di fine ottocent ...continua

    Un romanzo intessuto su rapporti rapporti epistolari e dialoghi fitti fitti altrettanto godibili.Il tutto nato dalla mente di Camilleri dopo il ritrovamento di un decreto ministeriale di fine ottocento per la concessione di una linea telefonica privata.Divertente,molto divertente.
    E ho capito perche' continuerò a leggere Camillieri.
    Leggerlo mi dà gioia.Semplicemente.Assolutamente unico nel suo genere.

    ha scritto il 

  • 4

    Ridiamo (e pure parecchio) per non piangere.

    Una vivace ed esilarante trama di intrallazzi – burocratici e non – equivoci e maldicenze, strutturata in maniera alquanto originale.

    Benvenuto nella mia libreria signor Camilleri.

    ha scritto il 

  • 4

    Il dramma della burocrazia viene sviscerato da Camilleri con la consueta maestria e leggerezza che riesce ad affrontare anche i temi più spinosi. Se volete leggere la mia recensione completa la trovat ...continua

    Il dramma della burocrazia viene sviscerato da Camilleri con la consueta maestria e leggerezza che riesce ad affrontare anche i temi più spinosi. Se volete leggere la mia recensione completa la trovate a questo link: http://www.libri.we-news.com/recensioni-libri/l/320-recensione-la-concessione-del-telefono-libro-di-andrea-camilleri

    ha scritto il 

  • 4

    Uno dei migliori Camilleri che ho letto finora (Montalbano incluso). La struttura stessa del libro (grossomodo un romanzo epistolare con "trascrizioni" di dialoghi parlati) dimostra ancora una volta l ...continua

    Uno dei migliori Camilleri che ho letto finora (Montalbano incluso). La struttura stessa del libro (grossomodo un romanzo epistolare con "trascrizioni" di dialoghi parlati) dimostra ancora una volta la capacità straordinaria dello scrittore siciliano di saper raffigurare un personaggio attraverso il "solo" ausilio della lingua da esso usata.
    Il romanzo è inoltre (c'è bisogno di dirlo?) estramemente divertente e - sulla scia di Sciascia - una buona esemplificazione del miscuglio di ridicolo e straordinario che viene a ritrovarsi in Italia quando sfortuna, burocrazia (e purtroppo anche malavita) si incrociano.

    ha scritto il 

  • 4

    Sono praticamente a digiuno di Camilleri, avendo letto solo uno degli innumerevoli romanzi sul Commissario Montalbano, ma questo libro mi ha intrigato sin dal titolo. Sicuramente anche la premessa di ...continua

    Sono praticamente a digiuno di Camilleri, avendo letto solo uno degli innumerevoli romanzi sul Commissario Montalbano, ma questo libro mi ha intrigato sin dal titolo. Sicuramente anche la premessa di Camilleri ha contribuito ad accendere la mia curiosità, per questo la riporto testualmente:
    "Nell'estate del 1995 trovai, tra vecchie carte di casa, un decreto ministeriale (che riproduco nel romanzo) per la concessione di una linea telefonica privata. Il documento presupponeva una così fitta rete di più o meno deliranti adempimenti burocratico-amministrativi da farmi venir subito voglia di scriverci sopra una storia di fantasia (l'ho terminata nel marzo del 1997). La concessione risale al 1892... Nei limiti del possibile, essendo questa storia esattamente datata, ho fedelmente citato ministri, alti funzionari dello stato e rivoluzionari col loro vero nome (e anche gli avvenimenti di cui furono protagonisti sono autentici). Tutti gli altri nomi e gli altri fatti sono invece inventati di sana pianta."
    Si tratta di una lettura nel complesso godibilissima, ricca di equivoci scaturenti dalle tre lettere che il protagonista, Filippo Genuardi, invia al prefetto per ottenere la concessione di una linea telefonica privata con il suocero. La vicenda ci viene raccontata in parte attraverso i dialoghi e in parte attraverso le lettere che i vari personaggi si scambiano.
    Consigliatissimo! Voto: 7.5
    Passate sulla mia pagina Facebook per scambiare opinioni e consigli! www.facebook.com/quandounlibroticambialavita

    ha scritto il 

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