La condanna del sangue

La primavera del commissario Ricciardi

Di

Editore: Fandango

4.1
(1259)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 375 | Formato: Tascabile economico | In altre lingue: (altre lingue) Catalano , Spagnolo , Tedesco , Francese

Isbn-10: 886044053X | Isbn-13: 9788860440532 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Disponibile anche come: Paperback , eBook

Genere: Famiglia, Sesso & Relazioni , Narrativa & Letteratura , Mistero & Gialli

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Descrizione del libro
La seconda avventura del commissario Ricciardi, l'uomo che possiede il dono (o la condanna) di sentire le ultime parole pronunciate da chi muore di morte violenta, quello che lui chiama "il Fatto". Napoli, aprile 1931. Il vento di primavera si annuncia nella notte di una giornata fredda e cupa e rimescola il sangue nelle vene di donne e uomini persi nei loro pensieri ma uniti dall'attesa del giorno che arriverà. Non è così per tutti: in un appartamento del popolare rione Sanità un'anziana donna, Carmela Calise, verrà trovata morta il giorno dopo, ridotta a un mucchio di ossa e sangue, barbaramente colpita a bastonate. Accorso sul luogo del delitto insieme al fedele brigadiere Maione, il commissario Ricciardi interroga la gente del palazzo e, nonostante il clima di omertà, scopre la doppia attività di Carmela, cartomante e usuraia. Al centro della vicenda è il decrepito appartamento dove la cartomante riceveva i suoi clienti, per predire in modo ingannevole il loro futuro o per garantirglielo, prestando denaro. Sono parecchi quelli che avrebbero avuto un motivo per ucciderla - strozzati dai debiti, succubi delle sue menzogne, delusi o disperati.
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  • 5

    Che bella scoperta De Giovanni. Sotto consiglio di un amico ho letto questo primo romanzo sul commissario Ricciardi.
    ll commissario Ricciardi è cupo, introverso, col ciuffo scomposto e con profondi o ...continua

    Che bella scoperta De Giovanni. Sotto consiglio di un amico ho letto questo primo romanzo sul commissario Ricciardi.
    ll commissario Ricciardi è cupo, introverso, col ciuffo scomposto e con profondi occhi verdi quasi di vetro, con un dono speciale (quello di riuscire a sentire le ultime parole delle vittime) indaga sull'omicidio di un'anziana donna, Carmela Calise, definita nel suo quartiere una "Santa" per il suo "dono" speciale di riuscire a leggere il futuro attraverso la lettura di carte.
    A parte gli intrecci classici del noir - il delitto - le indagini - i personaggi e la loro descrizione - che si sviluppano magnificamente, quello che mi ha colpito più di tutto è che questo è un romanzo che si potrebbe definire quasi olfattivo. De Giovanni riesce a far respirare l'aria di una Napoli anni trenta, con tutti i suoi odori, l'odore del mare, l'odore della primavera e dei fiori, l'odore stantìo dei bassi, l'odore del caffè, l'odore della pizza, persino l'odore del sangue.
    Bello, bello, molto bello.

    ha scritto il 

  • 4

    Stranezza del personaggio del Commissario Ricciardi a parte, è una bella storia intensa e dolorosa. Bella e inquietante l'immagine della finestra.....che deve ....restare aperta.

    ha scritto il 

  • 4

    Altra indagine del commissario Ricciardi in una Napoli sempre più bella e crudele. Un'indagine durante la quale il commissario e il sua aiutante Maione dovranno guardare dentro se stessi e mettere ord ...continua

    Altra indagine del commissario Ricciardi in una Napoli sempre più bella e crudele. Un'indagine durante la quale il commissario e il sua aiutante Maione dovranno guardare dentro se stessi e mettere ordine nei propri animi sconvolti dagli eventi e dalla primavera.

    ha scritto il 

  • 3

    ci provo, ci provo, è commovente, ben scritto, bella l'idea, bella l'atmosfera, tutto bello, ma il commissario Ricciardi non è nelle mie corde. e trovo tutto troppo lento per essere un giallo.

    ha scritto il 

  • 4

    In questo romanzo di Maurizio De Giovanni, il secondo della serie de il Commissario Ricciardi, ci troviamo di fronte ad una povera vecchia che fa l'usuraia e la cartomante ammazzata con ferocia, a una ...continua

    In questo romanzo di Maurizio De Giovanni, il secondo della serie de il Commissario Ricciardi, ci troviamo di fronte ad una povera vecchia che fa l'usuraia e la cartomante ammazzata con ferocia, a una donna bellissima sfregiata per essere di nuovo padrona della vita propria e di quella del figlio, ad un ometto col riporto, fidanzato con una sessantenne e con la madre immortale, ad una donna nobile, ricca e senza amore con un marito anziano, stimato e triste, ad una donna grassa con gli occhi piccoli, che ha deciso di diventare una truffatrice dopo essere sempre stata onesta, con una figlia minorata, testimone di chissà che inferno.
    Seguiamo poi la mente malata di un attore narcisista e vediamo una bambina pallida con gli occhi grandi e vecchi, senza mamma e poi senza papà.
    Ci troviamo al cospetto di un guappo minaccioso e di un commerciante laido, entrambi col sangue avvelenato dalla bellezza.
    Ci imbattiamo in un pizzaiolo allegro e felice, ne vediamo il sangue che sgorga dal petto insieme all'amore per i figli e all'orgoglio. Lottiamo al fianco della moglie e della madre per salvarne il nome e con loro vinciamo.
    Capiamo quello che sono i figli, ancora una volta: figli che sfregiano, che uccidono a calci, che aspettano la morte della madre per potersi sposare; e madri che mentono, rubano, truffano per loro. Che per i figli rinunciano all'amore e alla vita, alla bellezza, ai sogni.
    Osserviamo l'uomo che guarda dalla finestra e al quale la finestra viene, a volte, tolta.
    «Hai mai pensato, Maione, a quante cose si possono vedere, da una finestra? Si può vedere la vita. Si può vedere la morte. Si può solo vedere, senza intervenire. E allora, chi è l'uomo che guarda? Lo sai chi è?»
    «L'uomo che guarda, è quello che non vive. Può solo veder scorrere la vita degli altri e vivere attraverso di loro. Chi guarda, non ce la fa, a vivere» .
    E Ricciardi guardava Enrica,la sua Enrica ricamare. Guardandola le parlava, le raccontava le sue angosce e lei lo aiutava a sciogliere il groviglio dei pensieri. Certo che era strano. Attraverso i vetri delle due finestre, seguiva i gesti lenti di cui si era innamorato, oltre un anno prima. Le sue movenze, la lettura, il ricamo. Lei. Pensava di non aver mai visto niente di più bello al mondo, da quando era nato: il modo in cui la ragazza ricamava.
    Se sapessi, amore mio. Se tu solo potessi immaginare.
    Nonostante avesse poco più di trent'anni, Ricciardi aveva visto, e quotidianamente vedeva, di cosa era capace ogni singolo individuo, anche quello all'apparenza meno incline al male. Aveva visto, e continuava a vedere, molto più di quanto avrebbe voluto e molto più di quanto avrebbe chiesto: vedeva il dolore.
    Il dolore che travolge, il dolore che si replica. La rabbia, l'amarezza, perfino l'ironia tronfia del pensiero che accompagnava la morte. Aveva imparato che la morte naturale chiudeva bene il conto con la vita. Non lasciava tracce sospese nei giorni a venire, tagliava tutti i fili e suturava le ferite, prima di mettersi in strada col suo carico, fregandosi le mani ossute sulla tunica nera. La morte violenta no, non ne aveva il tempo. Doveva partire in fretta. In quei casi si metteva in scena lo spettacolo, si proponeva agli occhi della sua anima la rappresentazione del dolore estremo: gli veniva riversato addosso, unico spettatore del putrido teatro del male umano. Il Fatto, lo chiamava. E il pensiero che la morte, nella sua partenza improvvisa, non aveva avuto il tempo di chiudere i conti, gli arrivava addosso, a chiedere vendetta. Chi se ne andava così, se ne andava con lo sguardo rivolto all'indietro. E lasciava un messaggio che Ricciardi raccoglieva, ascoltando quell'ultimo pensiero ossessivamente ripetuto.
    Non avrebbe avuto la forza di ignorare il dolore voltandosi dall'altra parte, o di spendere i suoi soldi in giro per il mondo. Non si può scappare da se stessi.
    A cinque metri di distanza da questo dolore, Enrica che sapeva aspettare ricamava, punto dopo punto; e sul telaio, oltre al lenzuolo di un ottimistico corredo, vedeva due occhi verdi sconosciuti e così familiari a un tempo. Era la primavera che ballava sulle punte: volteggiava leggera, ancora giovane, gioiosa, ancora ignara di ciò che avrebbe portato, ma con una gran voglia di cominciare a mettere un po' di disordine tra le cose. Senza secondi fini, solo per mescolare le carte.
    Era come aprire una finestra e aspettare il soffio d'aria sul viso, avere sete e portarsi il bicchiere alla bocca.

    ha scritto il 

  • 4

    Ho aspettato prima di dare il mio commento. L'ho fatto depositare e poi decantare. Ho riflettuto sul destino che guida la vita delle persone, fil rouge che lega i personaggi di questa storia. Poi ho p ...continua

    Ho aspettato prima di dare il mio commento. L'ho fatto depositare e poi decantare. Ho riflettuto sul destino che guida la vita delle persone, fil rouge che lega i personaggi di questa storia. Poi ho pensato che fondamentalmente è una bella storia e questo è l'importante. E per favore, lasciate la finestra ad un condannato che può solo affacciarsi

    ha scritto il 

  • 5

    Se la primavera è così, cosa sarà l'estate

    Quanto preannunciato dalle conoscenze anobiane appassionate delle storie del commissario Ricciardi, si è puntualmente verificato: questo nuovo episodio mi è piaciuto ancor più del precedente (che poi ...continua

    Quanto preannunciato dalle conoscenze anobiane appassionate delle storie del commissario Ricciardi, si è puntualmente verificato: questo nuovo episodio mi è piaciuto ancor più del precedente (che poi era già ottimo).
    E’ difficile motivare questo ulteriore gradimento senza dare troppi spoiler, mi limito a dire che si apprezzano ancora di più la trama solida, intrecciata a sottotrame significative e interessanti, e un paio di colpi di scena veramente ben assestati, quasi cinematografici. Non manca qualche intermezzo umoristico, tratteggiato con mano leggera e tempi perfetti.
    All’algido commissario Ricciardi ci si affeziona sempre di più, specie se ai suoi tormenti usuali si aggiungono quelli del cuore, se possibile ancora più sconvolgenti delle quotidiane visioni di morte che lo attanagliano

    ha scritto il 

  • 3

    Primo libro di Maurizio de Giovanni e del suo commissario Ricciardi.
    Mi è piaciuto moltissimo. In primo luogo perché scrive bene, una scrittura lineare, in ottimo italiano, senza perdersi in barocchis ...continua

    Primo libro di Maurizio de Giovanni e del suo commissario Ricciardi.
    Mi è piaciuto moltissimo. In primo luogo perché scrive bene, una scrittura lineare, in ottimo italiano, senza perdersi in barocchismi come tanti altri scrittori italiani contemporanei. Descrive bene la napoli degli anni '30 del secolo scorso, caratterizza i personaggi dando loro profondità e spessore, anche nei comprimari (l'aiutante Maione non è la macchietta o la spalla comica come il Catarella di Montalbano, per dire, ma ha una sua dimensione umana e professionale assolutamente verosimile).
    Si rimane un po' spiazzati da quell'elemento soprannaturale che l'autore chiama "il Fatto", ossia le visioni di RIcciardi, ma è pur vero che la soluzione del giallo rimane sempre e comunque affidata all'intuito e alla razionalità del commissario.
    Molto intrigante anche la dimensione corale del racconto, che non si sofferma sulle indagini del protagonista ma, come un lungo piano sequenza, va a cercare tutti gli altri personaggi, possibili colpevoli e non, rendendo la lettura vivace anche per questo.
    Rimane la voglia di leggerne anche altri, nella speranza che siano all'altezza di questo.

    ha scritto il 

  • 4

    Innamorata di Ricciardi

    Sarà che mi immedesimo tanto nella sottile figura imabarazzata di Enrica, sarà che come lei mi nascondo dietro gli occhiali e i libri, ma il Commissario Ricciardi con la sottile ironia ( che solo il ...continua

    Sarà che mi immedesimo tanto nella sottile figura imabarazzata di Enrica, sarà che come lei mi nascondo dietro gli occhiali e i libri, ma il Commissario Ricciardi con la sottile ironia ( che solo il dott. Modo intuisce) e la sua caparbietà nel ricercare la verità mi ha praticamente stregato XD Indiscutibile il talento di De Giovanni nel descrivere le ambientazioni, gli stati d'animo dei personaggi e le loro più minute caratteristiche. Piccoli burattini che si muovono in una Napoli degli anni '30, tra vicoli bui e negozi in Via Toledo, tra carretti della pizza e Gambrinus, tra i sotterfugi per tirare avanti e i lustrini del Teatro San Carlo. Le vicende del commissario Ricciardi vanno lette piano piano, col contagocce insomma, per assaporare appieno il gusto dei veri gialli ( come quelli Di Christie e Camilleri), con meno analisi scientifiche e tecniche e più ragionamento e logica.

    ha scritto il 

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