La controvita

Di

Editore: Einaudi (Supercoralli)

3.9
(531)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 393 | Formato: Copertina rigida | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Spagnolo , Francese

Isbn-10: 8806178962 | Isbn-13: 9788806178963 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Traduttore: Vincenzo Mantovani

Disponibile anche come: Altri

Genere: Famiglia, Sesso & Relazioni , Narrativa & Letteratura , Umorismo

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Descrizione del libro
Quale che sia il loro scenario, tutti i personaggi della "Controvita" si confrontano con l'incessante tentazione di un'esistenza alternativa che possa ribaltare il loro destino. A illuminare queste vite in transizione e a guidarci fra i suggestivi panorami del libro, familiari o alieni che siano, c'è la mente dello scrittore Nathan Zuckerman. Sua è l'intelligenza scettica e avvolgente che calcola il prezzo da pagare nella lotta per cambiare le sorti personali e dare un nuovo volto alla storia, che si attui in uno studio dentistico di un quartiere residenziale del New Jersey o in un villaggio inglese improntato alla tradizione nel Gloucestershire o in una chiesa del West End londinese o ancora in un minuscolo insediamento israeliano nel deserto della West Bank occupata. "Il problema non consiste nell'"o/o", nella scelta consapevole tra possibilità ugualmente difficili e incresciose: non è un "o/o", ma un "e/e/e/e/e" e ancora "e". La vita è composta di "e": l'accidentale e l'immutabile, l'elusivo e l'afferrabile, il bizzarro e il prevedibile, l'attuale e il potenziale, tutte realtà che si moltiplicano, si aggrovigliano, si sovrappongono, entrano in collisione, si combinano tra loro, più il moltiplicarsi delle illusioni! Questo moltiplicato per questo, moltiplicato per questo, moltiplicato per questo. Possibile che un essere umano dotato di intelligenza non sia molto di più che un produttore di incomprensioni su larga scala?"
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  • 2

    Diviso in cinque parti...

    ...questo strano romanzo a bivi e a specchio è costruito ottimamente ma appassiona poco e a tratti diventa irritante. Al centro troviamo Nathan Zuckerman, l'alter ego più noto di Roth che in un gioco ...continua

    ...questo strano romanzo a bivi e a specchio è costruito ottimamente ma appassiona poco e a tratti diventa irritante. Al centro troviamo Nathan Zuckerman, l'alter ego più noto di Roth che in un gioco di specchi attribuisce accidenti e destini prima al fratello Henry e poi allo stesso Nathan, troviamo poi un viaggio in una Israele delirante e un matrimonio con una giovane donna inglese. Costruito come un labirinto è a tratti troppo autocompiacente, la descrizione della particolare situazione degli ebrei israeliani e il loro rapporto con gli altri ebrei è talmente autoreferenziale da sfiorare la parodia, il continuo susseguirsi di cambi di linea narrativa è stucchevole, ogni pagina ci tiene a farci sapere che stiamo leggendo un romanzo che parla di come un romanziere crea le storie saccheggiando (e travisando) le vite di chi gli sta vicino, insomma l'ho trovato un poco pomposo.

    ha scritto il 

  • 4

    https://antoniodileta.wordpress.com/2016/03/13/la-controvita-philip-roth/

    “Quando la funzione terminò, tutti uscirono in strada, dove si formarono dei capannelli apparentemente riluttanti a tornare tr ...continua

    https://antoniodileta.wordpress.com/2016/03/13/la-controvita-philip-roth/

    “Quando la funzione terminò, tutti uscirono in strada, dove si formarono dei capannelli apparentemente riluttanti a tornare troppo presto alle normali attività di un martedì di ottobre. Ogni tanto qualcuno rideva, non sgangheratamente, per una di quelle barzellette che si raccontano dopo i funerali. A un funerale si può cogliere molto della vita di qualcuno, ma Henry non guardava. Chi aveva notato la sua forte somiglianza con lo scrittore scomparso di tanto in tanto guardava dalla sua parte, ma lui preferiva non rispondere alle occhiaie. Non aveva alcuna voglia di sentire altri commenti del giovane editor sull’eccezionale bravura mostrata da suo fratello in Carnovsky, e lo spaventava la prospettiva di incontrare e parlare con l’editore di Nathan, che doveva essere - immaginava - l’anziano uomo calvo dall’aria molto triste in prima fila di fianco alla bara. Voleva semplicemente scomparire senza dover rivolgere la parola a nessuno, per tornare in seno alla società reale, dove i medici sono ammirati, dove i dentisti sono ammirati, dove, a dire la verità, di uno scrittore come suo fratello non gliene frega niente a nessuno. Ciò che queste persone sembravano non capire era che, quando la maggior parte della gente pensa a uno scrittore, non è per le ragioni indicate dall’editor, ma per tutti i soldi che ha fatto con i diritti sui tascabili. Questa, e non il dono dell’ , era la cosa veramente invidiabile: il premio che ha vinto, con chi scopa e quanti soldi ha fatto nel suo studiolo. Punto. Fine dell’elogio funebre.”
    (Philip Roth, “La controvita”, ed. Einaudi)

    I temi che caratterizzano “La controvita” sono quelli che gli assidui lettori di Philip Roth conoscono da altri romanzi: l’essere ebreo americano laico e tutte le implicazioni identitarie che ciò comporta; il sesso e la sua potente influenza sulla vita quotidiana; il rapporto contorto tra lo scrittore, i suoi personaggi e l’esistenza “reale”. A tutto ciò, si aggiunge il sogno di fuggire da una qualche realtà per approdare a un’altra, l’idea di un cambiamento radicale che però si porta con sé, inevitabilmente, lacerazioni, sofferenze, perdite irreversibili. Il libro è composto da cinque racconti che sono legati tra loro per temi e personaggi, che potrebbero anche essere letti ciascuno per conto suo, ma che insieme compongono un mosaico articolato e tutt’altro che completo. Tanto per fare un esempio del divertimento con cui Roth si diverte a spiazzarci, basti dire che in un racconto troviamo Nathan Zuckerman, lo scrittore scettico che narra molte delle vicende, alle prese con il discorso da tenere in occasione del funerale di suo fratello Henry, mentre in un altro accade esattamente l’opposto.
    Andando un po’ più nel dettaglio, “Basilea” è incentrato sul desiderio di Henry di ritrovare la sua vigoria sessuale, persa per via di cure al cuore. In “Giudea” Nathan parte alla ricerca di Henry, a quanto pare divenuto seguace di un estremista ebreo. “In volo” è la breve storia di uno pseudo-dirottamento di un aereo nel quale Nathan si trova coinvolto suo malgrado. “Gloucestershire” e “Cristianità” ci mostrano Nathan lo scrittore alle prese con un inaspettato desiderio di tranquilla vita coniugale, che però si rivelerà improbabile, anche se non soprattutto per via della sua filippiche sul rapporto tra il suo ebraismo e la cristianità della moglie.
    Il tutto, naturalmente, è narrato in maniera sferzane, comica, avvolgente. È raccontato da Philip Roth, insomma.

    “Mia Maria, quando morì, Balzac dal letto dove giaceva chiamò i suoi personaggi. Dovremo aspettare quella terribile ora? Inoltre, tu non sei un semplice personaggio, o neanche un personaggio, ma il vero tessuto vivo della mia vita. Capisco il terrore di essere tirannicamente repressa, ma non vedi come questo ha portato a eccessi di immaginazione che sono tuoi e non miei? Immagino che qualcuno possa dire che talvolta io desidero, o pretendo addirittura, che un certo ruolo venga interpretato piuttosto chiaramente, un ruolo che non sempre interessa altre persone abbastanza per volerlo recitare. Posso dire soltanto, in mia difesa, che non sono meno esigente con me stesso. Essere Zuckerman è una lunga recita ed esattamente l’opposto di ciò che si intende con l’espressione essere se stessi. In realtà, quelli che più sembrano essere se stessi a me paiono individui che impersonano ciò che pensano potrebbe loro piacer essere, o credono che dovrebbero essere, o per cui desiderano essere presi da chiunque sia che detta le regole. E fanno talmente sul serio da non accorgersi nemmeno che fare sul serio è appunto la sceneggiata. Per certe persone dotate di autocoscienza, però, questo non è possibile: immaginare di essere se stessi, vivere la propria vita reale, autentica o genuina, ha per loro tutti gli aspetti di un’allucinazione.”

    ha scritto il 

  • 5

    Spiazzante, inaspettato, La controvita è un tira e molla con la propria lucidità, un continuo compromesso di ragionevolezza. Vedi sugli scaffali un libro di Roth, lo compri pregustando già una trama p ...continua

    Spiazzante, inaspettato, La controvita è un tira e molla con la propria lucidità, un continuo compromesso di ragionevolezza. Vedi sugli scaffali un libro di Roth, lo compri pregustando già una trama perfetta, una nuova prova di cinismo ed egocentrismo, insomma è un po’ come rifugiarsi da un vecchio e fidato amico dopo mesi di scorribande con sconosciuti. E invece no. Certo, Roth resta Roth, s’intende, ma ne La controvita mette in scena la frantumazione dell’io, scompone la realtà e la fa esplodere in mille schegge narrative. Un po’ Pirandello, un Dick senza fantascienza, un Kafka con ironia: l’effetto è quello lì, di straniamento. Sai quando ti sembra di vedere una cosa e a un tratto la realtà ti contraddice e tu stropicci gli occhi? Ecco, qui ti può capire di tornare indietro e dire: no, non può essere ma non era l’altro? Non era il contrario? E infatti Roth dice una cosa e tutto il contrario, fa vivere e resuscitare i protagonisti, mette in scena esistenze parallele, scompone i finali, insomma gioca….Solo che invece di giocare con l’ipad, lui gioca con la letteratura. E giocando non solo dà una prova di bravura immensa ma avvia colossali riflessioni non solo sul marchingegno letterario ma su quello esistenziale.
    Va detto, per rasserenare chi lo prenderà in mano (e deve assolutamente prenderlo!) che il Roth nuovo non abbandona il vecchio, perché i colpi di scena funzionano meglio quando immersi in un contesto conosciuto e fidato: c’è il suo alter ego Nathan Zuckerman, il calibratissimo humour ebraico, il New Jersey delle origini, la comunità ebreo-americana e Israele, i legami familiari, il sesso e l’identità. C’è il suo stile, e già solo questo vale l’avventura.

    ha scritto il 

  • 4

    Nel recensire La Controvita, che arrivo a leggere solo ora per un po´di sana diffidenza verso il Roth-Zuckermaniano di quel periodo, e nel definirlo un grandissimo libro, non posso prescindere dal cer ...continua

    Nel recensire La Controvita, che arrivo a leggere solo ora per un po´di sana diffidenza verso il Roth-Zuckermaniano di quel periodo, e nel definirlo un grandissimo libro, non posso prescindere dal cercare di fare un po´ di ordine (per me) nella produzione del genio di Newark.

    Allora, definirei il Primo Roth (Columbus, Portnoy, Quando lei era buona, La Nostra Gang, Il Grande Romanzo) ribelle, spontaneo, istintivo e forse anche un po´confuso.

    L´ultimo Roth, da Sabbath in poi (la classificazione è mia e quindi assolutamente discutibile) saggio, ma di una saggezza terribilmente creativa, impaziente e mai veramente pacificata (come il fuoco che cova sotto la cenere).

    E allora questo Roth di mezzo? Quello che ha utilizzato Zuckerman come quasi onnipresente alter ego? Ecco io lo definirei un Roth accerchiato, combattivo, uno scrittore che risponde colpo su colpo ai detrattori o semplicemente a tutto ciò che arriva dal mondo esterno.

    Roth contro gli ebrei.
    Roth contro gli antisemiti.
    Roth contro il femminismo, o meglio contro le accuse di maltrattare le donne nei suoi libri che gli arrivavano talvolta dalla critica.
    Roth contro chi lo accusava di essere un ladro di vita, di mettere in piazza quelle degli altri – lo scrittore un ladro, un volgare scippatore, un topo da appartamenti ma di quelli che lascia tracce di terra dappertutto e non si fa problemi a violare qualsiasi cosa possa ricadere sotto il nome di intimità domestica.

    Mi pare che tutti questi temi (forse il terzo un po´ più in secondo piano) ci siano, ne La Controvita. Ed era proprio questo apparato teorico, questa vocazione quasi polemista e saggistica, questo mettersi al centro che inizialmente mi allontanava dai Zuckerman.

    Sbagliavo. La Controvita è un libro prodigioso, che denota una facilità di scrittura, un´intelligenza, una raffinatezza di pensiero sublimi. Oh voglio dire: laddove l´ultimo Roth racconta e si fa addirittura lirico, questo è uno scrittore che mostra e dimostra, che usa tutti gli strumenti del mestiere (saggio, dialogo, invettiva, lettere) per ribattere colpo su colpo, ma sono colpi che in parte vengono autoironicamente destinati anche a se stesso, alle proprie ossessioni, alla propria vita scomposta, al caos organizzato delle proprie idee.

    È in particolare la struttura – complessa e direi postmoderna (il romanzo nel romanzo, il tema di persone solo di carta) – a essere un sogno, e Roth la gestisce benissimo (era difficile domarla senza fare un puro esercizio teorico e manierista), e ha permesso a Roth-Zuckerman di mettersi al centro, ma evitando la pura autobiografia e spiazzando e sorprendendo il lettore.
    I temi di Roth ci sono tutti: la famiglia, le radici ebree, il sionismo integralista, l´antisemitismo, il sesso, l´amore (impossibile?) con la bella e giovane e inglese Maria. Roth li gioca senza risparmiarsi, e senza risparmiare al lettore invenzioni continue, comicità, dotte dissertazioni (che potrebbero spaventare chi è legato a una forma maggiormente narrata), scene madri –due su tutto: il tentato dirottamento dell´aereo e quella del ristorante.

    Probabilmente anche solo per motivi di imprinting preferirò sempre il Roth da Sabbath in poi, che era riuscito a fare un passo indietro, a mettere in scena personaggi altrettanto potenti ma che non coincidevano al 100% con lui, che probabilmente si sentiva abbastanza sicuro di sé da non dover più dimostrare niente a nessuno mettendo in campo il suo ariete di sfondamento Zuckerman, ma non posso negare che questo libro sia davvero un capolavoro nel senso che cercavo di spiegare prima, e prodotto di un´intelligenza da scrittore (ma non solo) che davvero sembra inarrivabile per i comuni mortali.

    http://www.recensireilmondo.com/

    ha scritto il 

  • 3

    Troppa carne al fuoco. E’ questo il problema di un romanzo che apre tante porte, segue tanti filoni in una sorta di bulimia narrativa, ma finisce con l’arenarsi dopo pagine entusiasmanti in altre dec ...continua

    Troppa carne al fuoco. E’ questo il problema di un romanzo che apre tante porte, segue tanti filoni in una sorta di bulimia narrativa, ma finisce con l’arenarsi dopo pagine entusiasmanti in altre decisamente noiose.
    Peccato perché il talento ineguagliabile di Philip Roth faceva presagire il capolavoro che resta invece solo potenziale.
    I temi sono quelli di sempre, sesso, famiglia e in primis ebraismo, argomento sul quale Roth si esprime con la consueta autoironia e il noto spirito dissacratorio declinandone tutti gli aspetti e le contraddizioni: laico/religioso, sionista e non, israeliano/diasporico. Qui Roth è al meglio e il problema identitario (chi è ebreo? che cosa significa essere ebreo?) è illuminato come più lucidamente non si potrebbe, mettendo al tempo stesso a nudo la sua attrazione nevrotica e il suo, peraltro solo apparente, rifiuto di tutto ciò che l’ebraismo è e rappresenta.
    Collegato a questo è il tema, a sua volta tipicamente e nevroticamente ebraico ( ma certamente non soltanto!) della ricerca di altro, di quello che non c’è e che non si può e non si potrà raggiungere. E’ il miraggio della ‘controvita’, un inseguimento consapevolmente vano, ma intrinsecamente e umanamente irrinunciabile. Altri temi sono il rapporto tra fratelli (e in subordine tra sorelle), il ruolo e la responsabilità dello scrittore (e dello scrittore ebreo in particolare), il rapporto tra narrazione e realtà, con l’inserimento anche di un romanzo nel romanzo , tipo il successivo ‘Miele’ di Mc Ewan, ma meglio realizzato, e il racconto dell’indomani della propria morte con commenti dei superstiti (come poi più ampiamente Coetzee, Tempo d’estate). Non manca infine l’antisemitismo, in un’inconsueta ambientazione inglese e altolocata. E questa è la parte che mi è risultata più tediosa, salvo le ultime pagine, molto belle sulla questione identitaria. Troppo materiale, ribadisco, anche se maneggiato con passaggi narrativi abilissimi, con sorprendenti stacchi di tempo e di luogo che solo uno scrittore della maestria di Roth può affrontare felicemente senza tema di scivolate pericolose. Sarebbero tre stelline e mezzo ma, visto questo che non è possibile, gioco al ribasso perché da Roth mi aspetto e desidero di più.

    ha scritto il 

  • 4

    Rispetto alla "trilogia" un Zuckerman meno comico e più riflessivo nel comunque sempre ottimo "La controvita". Anche la struttura si fa più complessa, trattandosi di metaromanzo (sublimi le ultime pag ...continua

    Rispetto alla "trilogia" un Zuckerman meno comico e più riflessivo nel comunque sempre ottimo "La controvita". Anche la struttura si fa più complessa, trattandosi di metaromanzo (sublimi le ultime pagine e i dialoghi). I temi sono invece quelli dei quali Roth è ormai diventato un maestro indiscusso: ebraismo, sessualità, relazioni, la scrittura nella vita e la vita nella scrittura.

    "Perché ho deciso di rinunciare all'artificiosa finzione di essere me stesso per la genuina, soddisfacente falsità di essere un altro."

    ha scritto il 

  • 0

    Incipit

    Da quando il medico di famiglia, durante un’ordinaria visita di controllo, aveva scoperto qualcosa di anormale nel tracciato del suo elettrocardiogramma.....

    http://www.incipitmania.com/incipit-per-ti ...continua

    Da quando il medico di famiglia, durante un’ordinaria visita di controllo, aveva scoperto qualcosa di anormale nel tracciato del suo elettrocardiogramma.....

    http://www.incipitmania.com/incipit-per-titolo/c/la-controvita-philip-roth/

    ha scritto il 

  • 5

    Diavolo...

    ... di un Roth!
    Ormai lo posso assurgere come il mio americano preferito.
    Uno sbudellatore di stati d'animo, uno svisceratore di io profondissimi e rimossi, dove la parola spesso non trovava il colleg ...continua

    ... di un Roth!
    Ormai lo posso assurgere come il mio americano preferito.
    Uno sbudellatore di stati d'animo, uno svisceratore di io profondissimi e rimossi, dove la parola spesso non trovava il collegamento col pensiero. Lui riesce magistralmente a far parlare i suoi personaggi, li obbliga a lavori di scavo e di trivellazioni di storia, di politica, di sentimenti, di religioni e pazienza se, finito di leggere di fianco al libro ti ritrovi una montagna di materiale di risulta che non sai dove smaltire .
    Gli ebrei non mi sono simpatici (... sarò antisemita ???? ) ma è indubitabile che gran parte di loro sono meno indulgenti con loro stessi che con i non ebrei; ma che non siano i non ebrei a dirglielo altrimenti si trasformano in vittime in un nano secondo rintanandosi nel loro radicalissimo modo di essere ( ... e con un Olocausto sempre pronto a saltar fuori... )
    Comunque sia, è stata un altra gran bella lettura.

    ha scritto il 

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