La coscienza di Zeno

Di

Editore: Newton & Compton

3.9
(14507)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 284 | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue) Portoghese , Spagnolo , Chi tradizionale , Inglese , Tedesco , Francese , Olandese , Catalano , Ceco

Isbn-10: 887983861X | Isbn-13: 9788879838610 | Data di pubblicazione:  | Edizione 3

Curatore: Mario Lunetta

Disponibile anche come: Copertina rigida , Altri , Tascabile economico , CD audio , Copertina morbida e spillati , Cofanetto , eBook

Genere: Famiglia, Sesso & Relazioni , Narrativa & Letteratura , Filosofia

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Descrizione del libro
Rimasto incompreso per lungo tempo, La coscienza di Zeno è il più importante romanzo di Svevo e uno dei capolavori della letteratura italiana contemporanea. È il resoconto di un viaggio nell'oscurità della psiche, nella quale si riflettono complessi e vizi della società borghese dei primi del Novecento, le sue ipocrisie, i suoi conformismi e insieme la sua nascosta, tortuosa, ambigua voglia di vivere. L'inettitudine ad aderire alla vita, l'eros come evasione e trasgressione, il confine incerto tra salute e malattia diventano i temi centrali su cui si interroga Zeno Cosini in queste pagine bellissime che segnarono l'inizio di un modo nuovo di intendere la narrativa. Primo romanzo "psicoanalitico" della nostra letteratura, quest'opera rivoluzionaria seppe interpretare magistralmente le ansie, i timori e gli interrogativi più profondi di una società in cambiamento.
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  • 3

    “Il sole non illuminò me”

    Dopo un entusiasmo iniziale determinato dal tocco ironico che intravedevo tra le righe, la lettura è diventata più faticosa: molte le situazioni e i pensieri ripetuti… e non sempre scorrevole il lingu ...continua

    Dopo un entusiasmo iniziale determinato dal tocco ironico che intravedevo tra le righe, la lettura è diventata più faticosa: molte le situazioni e i pensieri ripetuti… e non sempre scorrevole il linguaggio per la presenza di parole e forme grammaticali inusuali. Molto interessante il quarto capitolo in cui Zeno parla del difficile rapporto con il padre.
    Cosa dire del protagonista?! Ho letto che molti vedono in Zeno Cosini l’uomo di oggi… inetto, bugiardo, ingenuo, sognatore, cinico, incosciente e sempre pronto ad autoassolversi. Un uomo che sembra compiacersi della sua vita sballata.
    Davvero poco lusinghiero :)
    Ho sorriso in alcuni punti, ma soprattutto mi sono rattristata.

    “Da vecchi si sorride della vita e di ogni suo contenuto”
    “Oh , dormi!Dormi fino ad arrivare al sonno eterno!”

    “Chi ha provato a restare per giorni e settimane accanto ad un ammalato inquieto, essendo inadatto a fungere da infermiere, e perciò spettatore passivo di tutto ciò che gli altri fanno, m’intendono”

    “Ma io avevo uno speciale odio per la perfida Albione” :)

    “…la morte era la vera organizzatrice della vita. Io sempre alla morte pensavo e perciò non avevo che un solo dolore: la certezza di dover morire. Tutte le altre cose divenivano tanto poco importanti che per esse non avevo che un lieto sorriso o un riso altrettanto lieto.”

    “Il sole non illuminò me! Quando si è vecchi si resta all’ombra anche avendo dello spirito”

    “È una delle grandi difficoltà della vita d'indovinare ciò che una donna vuole. Ascoltarne le parole non serve, perché tutto un discorso può essere annullato da uno sguardo…” :)

    ha scritto il 

  • 5

    Caro Zeno, non ti scorderò mai! Come ti capisco quando decidi che devi smettere di fumare e scrivi le date dell' U.S. !
    Sei così umano, così pigro, così fragile che ispiri tenerezza. Mi riconosco in t ...continua

    Caro Zeno, non ti scorderò mai! Come ti capisco quando decidi che devi smettere di fumare e scrivi le date dell' U.S. !
    Sei così umano, così pigro, così fragile che ispiri tenerezza. Mi riconosco in te quando dici una cosa e ne pensi il contrario; non sei un campione di coerenza, sei capriccioso, corri dietro a tutte le gonnelle, ti accontenti di quel che passa il convento, ma tu sei così, bisogna accettarti con tutte le tue debolezze che poi , in fine , sono la tua forza. Non ti fai ingabbiare dai bacchettoni, ti ribelli in maniera pacifica, senza esporti, senza assumerti responsabilità. E in fondo fai bene, perché non sei tu il malato; la società del profitto è malata, la morale borghese è malata e porta alla distruzione dei valori umani, alla guerra. E quando capisci questo ti senti sanato, salvo. Altro che terapia! Non cambiare mai , sei un essere speciale.

    ha scritto il 

  • 5

    Orgoglio nostrano

    L’uomo di fine 19° secolo, afflitto e confuso, si affaccia a quello successivo con inquietudine. La forza motrice dell’umanesimo si è completamente esaurita, fino ad ora ha potuto proseguire con la ce ...continua

    L’uomo di fine 19° secolo, afflitto e confuso, si affaccia a quello successivo con inquietudine. La forza motrice dell’umanesimo si è completamente esaurita, fino ad ora ha potuto proseguire con la certezza che in noi albergano potenzialmente le facoltà che coltivate in nome del progresso ci assicurano il benessere fisico e spirituale, ma ad un certo punto si trova altresì costretto ad ammettere che, per contro, anche i limiti la sozzura e abiette contraddizioni ci vanno imputate per intero. La responsabilità è una lama a doppio taglio.
    Darwin, Einstein, Nietzsche, Freud impugnano picche aguzze e sbriciolano dalle fondamenta l’occidente. Dio è stato licenziato (morto secondo il baffone alemanno), lo segue il Diavolo col suo comodo ruolo di capro espiatorio. La realtà sussulta, è inconoscibile, frammentaria, multiforme e viscosa. L’uomo ha scavato troppo a lungo e con troppa avidità, e una volta smosse e gettate alle spalle le macerie di tutti gli idoli e di tutti gli ideali si è trovato dinanzi, nello specchio sporco di una falda ctonica, nient’altro che se stesso. Che sia il medioevo dell’anima?
    Si dice che distruggere propizia la creazione, e se si hanno a disposizione i massimi indici di conversione il risultato sarà inversamente proporzionale. E come spiegare altrimenti l’elevata concentrazione in un lasso di tempo così breve di opere letterarie che, raccolte sotto il tetto del modernismo, per qualità artistiche, la capacità di instaurare un dialogo intimissimo e duraturo coi suoi fruitori, si collocano ai vertici dei migliori capolavori di ogni tempo?
    Joyce in Irlanda, Proust in Francia, Woolf in Inghilterra, Faulkner negli Usa, Kafka in Cèchia, Mann in Germania, Pessoa in Portogallo, altri ancora da ogni dove, e Svevo in Italia (metto da parte il pedante Pirandello).

    Zeno Cosini, che su consiglio del dottor F. (ma guarda un po'!) acconsente a redigere delle memorie classificate per argomento anziché per il classico principio cronologico, ammira la giovane psicoanalisi come strumento di ricerca esteticamente appagante – pare che l’estro degli scrittori sia colui che se ne è più avvantaggiato - ma ne sbeffeggia la pretesa di sciogliere le pastoie col semplice ausilio della comprensione. Se la malattia è radicata come tara, poiché abbiamo interferito con la selezione salutare, è impensabile estirparla senza intaccare e mettere in discussione l’intera natura umana. Ma forse la ricerca inesausta di cure, l’autocritica, l’aspirazione al miglioramento possono in ultima analisi essere un primo decisivo passo verso un’esistenza più buona e, perché no, più felice.
    Con diletto, sapienza, ironia, una gran classe e sorprendente forza archetipica Svevo ci dona “l’inetto” Zeno Cosini, personaggio assolutamente indimenticabile. Uno di quei lavori, per me che preferisco la letteratura estera, che ti fa affermare in tono fiero: “Sì, io sono italiano”.

    ”La legge del più forte sparì e perdemmo la selezione salutare. (…) Forse traverso una catastrofe inaudita prodotta dagli ordigli torneremo alla salute. Quando i gas non basteranno più, un uomo come tutti gli altri, nel segreto di una stanza di questo mondo, inventerà un ordigno incomparabile, in confronto al quale gli esplosivi attualmente esistenti saranno considerati quali innocui giocattoli. Ed un altro uomo fatto anche lui come tutti gli altri, ma degli altri un po’ più ammalato, ruberà tale esplosivo e si arrampicherà al centro della terra per porlo nel punto ove il suo effetto potrà essere il massimo. Ci sarà un’esplosione enorme che nessuno udrà e la terra ritornata alla fomra di nebulosa errerà nei cieli priva di parassiti e malattie.”

    ha scritto il 

  • 5

    La coscienza si Svevo

    Personalmente lo ritengo uno dei libri migliori della letteratura italiana. "Libri" perché comprendo prosa e poesia. La trama non é importante, o almeno, é meno importante della narrazione, che fluisc ...continua

    Personalmente lo ritengo uno dei libri migliori della letteratura italiana. "Libri" perché comprendo prosa e poesia. La trama non é importante, o almeno, é meno importante della narrazione, che fluisce lenta ma inesorabile e sviluppa, oltre che analizzare, la psiche del protagonista-narratore. La lingua nel quale é scritto é moderna e mi vien da dire quasi "brillante", sicuramente più scorrevole di altri romanzi italiani del periodo. Personalmente ho sempre trovato questo libro "affascinante" e misterioso allo stesso tempo, ma non ne so spiegare il motivo. L'ultimo capitolo, o la parte finale, per capirci, é sicuramente una delle parti più significative e interessanti del romanzo.

    ha scritto il 

  • 4

    Per tutti gli eterni immaturi, tra cui me stessa.

    È un libro sulla crescita, sull'incapacità di crescere, di fare scelte, di assumersi le responsabilità che la vita adulta comporta.
    L'originalità sta nell'ironia, nel sorriso beffardo con cui Zeno ass ...continua

    È un libro sulla crescita, sull'incapacità di crescere, di fare scelte, di assumersi le responsabilità che la vita adulta comporta.
    L'originalità sta nell'ironia, nel sorriso beffardo con cui Zeno assolve sè stesso e gli altri, nell'intelligenza con cui mutua dalle nuove teorie sulla psicanalisi tutti gli alibi di cui necessita per poter continuare ad assecondare i suoi bisogni infantili.
    Zeno è si un inetto, non ne combina mai una giusta, è l'immaturo per eccellenza. Ma è pieno di buoni propositi che vengono poi puntualmente disattesi, poiché a prevalere è la voglia di restare un ragazzo, è l'energia vitale della giovinezza, è il desiderio delle possibilità infinite che solo l'età giovanile può dare.
    Del resto la questione che Zeno ci pone, tra mille ripensamenti, rimorsi, giustificazioni, è : ma è proprio così necessario scegliere? forzarsi ad annullare gli istinti, le contraddizioni, le passioni, a beneficio di una mortifera pace borghese??

    ha scritto il 

  • 5

    Un classico moderno

    Avevo studiato l'autore alle superiori, ma mi ero ben guardato dal leggere il libro.
    L'ho ripreso per caso mentre ero in vacanza, e devo dire che è stata una lettura molto piacevole; l'autore è divert ...continua

    Avevo studiato l'autore alle superiori, ma mi ero ben guardato dal leggere il libro.
    L'ho ripreso per caso mentre ero in vacanza, e devo dire che è stata una lettura molto piacevole; l'autore è divertente, ironico e il romanzo scorre agevolmente tra le argute e simpatiche intuizioni di Zeno.

    ha scritto il 

  • 0

    Irriverente ed ironico viaggio nella solitudine della borghesia italo-austriaca dei primi del 900.
    Il protagonista, con l'impegno di un'autoanalisi, racconta a ruota libera le fasi salienti della sua ...continua

    Irriverente ed ironico viaggio nella solitudine della borghesia italo-austriaca dei primi del 900.
    Il protagonista, con l'impegno di un'autoanalisi, racconta a ruota libera le fasi salienti della sua vita: il rapporto con il padre e la madre; la necessità di uscire dal patologico vizio del fumo; le peripezie per ammogliarsi e per, successivamente, ritagliarsi lo spazio con un'amante; il lavoro o meglio lo pseudo lavoro degli affari e della borsa svolto non per bisogno materiale; infine lo scombussolamento dovuto alla guerra.
    Zeno attraversa tutti questi episodi con un solo filo conduttore: decidere il meno possibile.
    È un personaggio negativo che però riesce ad occupare un posto nella società ed a sviluppare, seppur piene di non detto, relazioni umane e affettive importanti.
    Intorno alla diagnosi dello psicoanalista S, Zeno scrive la sua storia con brutale sincerità e, anche se evita la diagnosi di potente complesso edipico, ammette che la sua "guarigione" si realizza nell'aver saputo esorcizzare le varie fasi della vita. Amori ed amicizie sempre poco impegnative nel concreto tanto quanto annunciate a priori descrivono, così, una vita "sospesa".
    Quando ero giovane pensavo ad uno Svevo inavvicinabile. Per quanto riguarda Zeno niente di tutto questo.
    Comprato su una bancarella porta ancora la firma di una studentessa del liceo che ha preferito disfarsene!

    ha scritto il 

  • 5

    Probabilmente, il Grande Romanzo Italiano

    In un rigo soltanto:
    Zeno è divertentissimo!

    Più in profondità:
    Signori, qui occorre riscrivere le antologie scolastiche!
    Cosa succede quando si rilegge questo romanzo dopo la tappa obbligata al liceo ...continua

    In un rigo soltanto:
    Zeno è divertentissimo!

    Più in profondità:
    Signori, qui occorre riscrivere le antologie scolastiche!
    Cosa succede quando si rilegge questo romanzo dopo la tappa obbligata al liceo, dopo gli -enta?
    Che si scopre la bellezza e l'importanza del romanzo italiano del 900 per antonomasia.

    Zeno inetto? Ma quando mai? Il protagonista di questo romanzo (alter ego, si suppone, dell'autore) non è che un impertinente, un po' pigro, un po' foglia al vento, originalissimo e combinaguai. Molti molti guai.
    Se Zeno fosse romano, sarebbe il profeta del "'ndo cojo, cojo".

    Zeno è divertentissimo, davvero.
    Io lo adoro.
    Sul serio: vorrei fosse mio amico.
    Mi farei raccontare dalla sua voce (con quell'accento triestino sbarazzino) le ore turbinose che precedettero il suo fidanzamento; lo seguirei nelle sue passeggiate notturne, inducendolo in tentazione con una sigaretta; andrei a disturbarlo in ufficio, tanto non ha mai nulla da fare lì...
    Proverei addirittura a scuoterlo, con affetto e senza la supponenza fallimentare del suo psicanalista. Ma, da amica, lo accetterei così com'è: un combinaguai.

    E, invece, devo accontentarmi di leggere e rileggere le sue avventure, trasportandomi indietro di cento anni quasi esatti solo attraverso le meravigliose pagine che ci ha lasciato il grande, immenso, Italo Svevo.
    Che, in queste pagine, è riuscito a dosare perfettamente ingredienti diversi e antitetici: la cronaca tipica di un diario e i flussi di coscienza mai noiosi, l'entrata e l'uscita di certi personaggi originali quanto il protagonista, la Storia, quella vera, e un mix di sentimenti da far venire la vertigini.
    Con un finale mozzafiato, dopo un attento alternarsi di capitoli molto ben congegnati ed equilibrati.

    Vertiginoso, divertente, empatico, modernissimo, teneramente poetico.
    Un romanzo "sovranamente amabile".

    ha scritto il 

  • 4

    non è facile da leggere, accurata scrittura che analizza, esplora , sviscera quella che Svevo chiama "la coscienza" con un umorismo tagliente identifica i meandri più profondi di un male esistenziale, ...continua

    non è facile da leggere, accurata scrittura che analizza, esplora , sviscera quella che Svevo chiama "la coscienza" con un umorismo tagliente identifica i meandri più profondi di un male esistenziale, angoscia vissuta in prima persona, giorno per giorno, esamina attraverso la scrittura il suo comportamento fra colpa e innocenza, fra malattia e salute, fra io e mondo, fra memoria e tempo perduto arrivando a rassegnarsi alla inutilità di ogni sforzo, progetto o lotta.
    Alla fine abbandona la terapia, trasformando Zeno da torturato perdente a appagato vincente, riconoscendo che "la malattia" e frutto della condizione umana del XX secolo, quindi va accettata, assecondata con una buona dose di ironia.

    ha scritto il 

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