La cripta dei cappuccini

Di

Editore: CDE

3.9
(2289)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 195 | Formato: Copertina rigida | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Tedesco , Spagnolo

Isbn-10: A000030972 | Data di pubblicazione: 

Disponibile anche come: Altri , Paperback , eBook

Genere: Biografia , Narrativa & Letteratura , Storia

Ti piace La cripta dei cappuccini?
Iscriviti ad aNobii per vedere chi dei tuoi amici lo ha letto, e scopri libri simili!

Registrati gratis
Descrizione del libro
Ordina per
  • 4

    Decadenza asburgica

    Joseph Roth è lo scrittore della decadenza dell'impero asburgico. La Cripta dei Cappuccini è la continuazione ideale della Marcia di Radetzky e ha come protagonista un altro esponente della famiglia T ...continua

    Joseph Roth è lo scrittore della decadenza dell'impero asburgico. La Cripta dei Cappuccini è la continuazione ideale della Marcia di Radetzky e ha come protagonista un altro esponente della famiglia Trotta, Francesco. Il quale si trova a vivere a cavallo tra due epoche: quella immediatamente precedente la prima guerra mondiale e quella immediatamente successiva. La guerra del '14-'18, per Roth, merita l'aggettivo mondiale non tanto perché è stata combattuta da paesi lontani tra loro, ma perché ha portato con sé la perdita di un mondo. quello del casato, dei giovani nobili senza professione, dell'Imperatore Francesco Giuseppe. Chi prima della guerra viveva di rendita, si trova ad essere inadatto ad un mondo che richiede manualità più che intelletto. Francesco si trova ad essere un uomo senza qualità, incapace di mantenere una moglie e di crescere un figlio. Nello sfacelo più totale, non resta che rifugiarsi nella Cripta dove riposa il simbolo di un'epoca che non tornerà mai più.

    ha scritto il 

  • 4

    "Mi sentivo bene, ero di nuovo a casa. Tutti noi avevamo perso rango e posizione e nome, casa e denaro e valori: passato, presente, futuro. Ogni mattina quando aprivamo gli occhi, ogni notte quando ci ...continua

    "Mi sentivo bene, ero di nuovo a casa. Tutti noi avevamo perso rango e posizione e nome, casa e denaro e valori: passato, presente, futuro. Ogni mattina quando aprivamo gli occhi, ogni notte quando ci mettevamo a dormire, imprecavamo alla morte che invano ci aveva attirato alla sua festa grandiosa. E ognuno di noi invidiava i caduti. Riposavano sotto terra e la primavera ventura dalle loro ossa sarebbero nate le violette. Noi invece eravamo tornati a casa disperatamente sterili, coi lombi fiaccati, una generazione votata alla morte, che la morte aveva sdegnato. Il reperto della commissione di arruolamento era irrevocabile. Diceva: "Giudicati inabili alla morte".

    ha scritto il 

  • 0

    TERRA - crudo

    ad un certo punto c'è un momento in cui in statica riflessione conclusiva mi pare dica

    solo, solo, solo

    devo recuperare il libro in lingua originale per capire in che senso.
    solo questa espressione re ...continua

    ad un certo punto c'è un momento in cui in statica riflessione conclusiva mi pare dica

    solo, solo, solo

    devo recuperare il libro in lingua originale per capire in che senso.
    solo questa espressione rende la drammatica bellezza del racconto.

    ha scritto il 

  • 5

    https://lemieletturecommentate.wordpress.com/2016/07/05/la-cripta-dei-cappuccini-di-joseph-roth/

    Un libro insospettato, mi sono accostata a Joseph Roth digiuna e mi sono saziata.

    Il romanzo è ambientato nel periodo di decadenza dell’Impero austriaco che aveva riunito culture e religioni europee ...continua

    Un libro insospettato, mi sono accostata a Joseph Roth digiuna e mi sono saziata.

    Il romanzo è ambientato nel periodo di decadenza dell’Impero austriaco che aveva riunito culture e religioni europee molto diverse tra loro, decadenza che culmina nel disfacimento dell’identità austriaca conquistata dalla Germania nazista.

    L’inizio è un po’lento e non lascia presagire la bellezza del libro nella sua interezza, apparentemente sembra un romanzo culturalmente a noi lontano, ma in realtà ciò che emerge soprattutto è l’aspetto umano, l’interazione tra le persone apparentemente così diverse da noi italiani degli anni 2000 eppure vicini nell’essenza.

    Un romanzo nostalgico in cui il protagonista dopo molte vicissitudini rimane legato al passato, non riesce ad accettare la nuova situazione politica o semplicemente non riesce ad accogliere il cambiamento di epoca e mentalità, e l’unico conforto che trova è visitare La Cripta dei Cappuccini, dove riposano le spoglie dell’ imperatore Francesco Giuseppe I, simbolo di ciò che è stato e non è più.

    ha scritto il 

  • 4

    Cosa resta di un impero se non i sepolcri simbolo della morte dell'impero stesso? un grande affresco della società in decadenza e del crollo di qualsiasi punto di riferimento in un'Europa che si sta t ...continua

    Cosa resta di un impero se non i sepolcri simbolo della morte dell'impero stesso? un grande affresco della società in decadenza e del crollo di qualsiasi punto di riferimento in un'Europa che si sta trasformando. Libro moderno, da leggere anche per comprendere l'Europa di oggi che da quell'Impero in disfacimento sembra non riuscire più a riprendersi.

    ha scritto il 

  • 3

    Presagi e metafore della Fine

    Ho finito questo Roth che avevo lasciato un po' da parte e letto praticamente solo sui mezzi pubblici. Leggerezza di trasporto e facilità, levità ridanciana, scorrevolezza dello stile. Sebbene non sia ...continua

    Ho finito questo Roth che avevo lasciato un po' da parte e letto praticamente solo sui mezzi pubblici. Leggerezza di trasporto e facilità, levità ridanciana, scorrevolezza dello stile. Sebbene non sia esattamente il mio genere di romanzo, mi hanno colpito positivamente le molte declinazioni della Morte (ergo della finis Austriae). Arrivati a un certo punto, tutto ciò che si legge ne diventa metafora.

    ha scritto il 

  • 4

    E' un libro molto ben scritto, conivolgente, di forti emozioni.
    Sullo sfondo la caduta dell'impero Aburgico, Vienna da capitale di un vasto impero si ritrova ad essere una città qualunque, alle spalle ...continua

    E' un libro molto ben scritto, conivolgente, di forti emozioni.
    Sullo sfondo la caduta dell'impero Aburgico, Vienna da capitale di un vasto impero si ritrova ad essere una città qualunque, alle spalle la Prima guerra mondiale, sconfitta.
    Le abitudini delle classi agiate vengono stravolte dai nuovi costumi, la povertà colpisce famiglie prima agiate. E al di sopra di questi eventi si sviluppa la storia di un ragazzo che diventa uomo ....i rapporti familiari e sociali ....

    ha scritto il 

  • 4

    Una scoperta

    Ho preso questo libro ad occhi chiusi dopo averne sentito parlare distrattamente. Come da titolo, è stata una scoperta. Non è interessante tanto la trama, ciò che rileva è l'atmosfera che Roth descriv ...continua

    Ho preso questo libro ad occhi chiusi dopo averne sentito parlare distrattamente. Come da titolo, è stata una scoperta. Non è interessante tanto la trama, ciò che rileva è l'atmosfera che Roth descrive; un mondo che sta morendo, il tramonto di un'epoca, la crisi e la disfatta che via, via coinvolgono la patria, la vita personale, tutto. Il protagonista è l'emblema di colui che ha perso tutto, non riconosce più niente di ciò che prima era "normale" e non sa dove andare.
    Roth è davvero l'autore della crisi, come ho sentito dire a qualcuno. L'ambientazione storica e l'inquietudine dell'inabissarsi di un mondo è davvero descritta in modo magistrale. Ho inoltre trovato la scrittura scorrevole nonostante non sia delle più semplici. Recupererò sicuramente altro di questo autore.

    Voto: 8/10

    ha scritto il 

  • 3

    Splendido romanzo storico di Joseph Roth. Non avevo mai letto nulla di questo autore e ammetto che sarebbe sicuramente più apprezzato da chi conosce più a fondo le vicissitudini storico-politiche dell ...continua

    Splendido romanzo storico di Joseph Roth. Non avevo mai letto nulla di questo autore e ammetto che sarebbe sicuramente più apprezzato da chi conosce più a fondo le vicissitudini storico-politiche dell'impero Austro-ungarico qui narrato.
    La narrazione è comunque avvincente. Si racconta del giovane Trotta, impegnato a dissipare la sua vita da perfetto borghese, fin quando non verrà chiamato alle armi per combattere la Prima Guerra Mondiale. Prima di partire, sposerà Elisabeth, della quale è sempre stato innamorato ma non ha mai avuto il coraggio di dichiararsi, per timore del giudizio altrui. La guerra viene narrata in pochissime pagine, si intende che Trotta viene fatto prigioniero dei russi insieme ai compagni, ma finirà comunque col salvarsi. Di ritorno a Vienna, troverà tutto diverso da come lo aveva lasciato, a partire dalle situazioni familiari fino al cambiamento stesso della sua città. Infine, a causa del nuovo governo, sarà addirittura costretto a lasciare la sua stessa città.
    "La Cripta dei Cappuccini", da cui il titolo, fa riferimento al luogo di sepoltura dell'imperatore Francesco Giuseppe, simbolo della continuità e agiatezza del passato che ormai non ci sono piu; per questo, d'altronde, Trotta vi si recherà a far visita.
    Coinvolgente e per nulla noioso romanzo storico, che tratta dell'annullamento dell'identità culturale, del crollo della società e della crisi dell'individuo con uno stile impeccabile e una narrazione scorrevole.

    ha scritto il 

  • 4

    La cripta dei cappuccini è la memoria, l'orgoglio tragico di chi fa parte di rappresentazioni del mondo elitario viennese, limitato solo a gerarchie deboli di fronte alla rivoluzionaria forza distrutt ...continua

    La cripta dei cappuccini è la memoria, l'orgoglio tragico di chi fa parte di rappresentazioni del mondo elitario viennese, limitato solo a gerarchie deboli di fronte alla rivoluzionaria forza distruttiva della guerra e delle rivoluzioni. La guerra trascina il suo protagonista, un vigliacco disinteressato ragazzo della nobile stirpe dei Trotta, in una decadenza molto simile a quella di un mio caro personaggio, Zeno Cosini. Come lui, il protagonista si trova davanti alla desolazione della rivoluzione bellica che non solo cambia il mondo ma lo rende indecifrabile e giustamente irriconoscibile al protagonista, Francesco Ferdinando Trotta, che non partecipò mai a quei cambiamenti ma ne diventò vittima. Elizabeth è una donna timorata ma temeraria che si lascia travolgere dalla natura al quanto incerta delle arti e anche delle passioni più carnali di donne con "i capelli corti", come notava la madre anziana. Il romanzo rende partecipe del cambiamento che si respirava a Vienna dopo la prima guerra mondiale attraverso una narrazione in prima persona intradiegetica che non coincide con il tempo dell'azione, tempo che va dall'aprile del 1913 al febbraio del 1919. Il protagonista evolve, conosce la morte durante la guerra e quasi se ne innamora dopo che rimane uno dei pochi reduci di guerra, soprattutto uno dei pochi reduci dell'impero. Il finale è la dimostrazione più lampante di questa nostalgia :"Portami il conto, Franz!" ripete più volte a un cane che lo seguiva, dopo che uscì da un café. Stava tornando la guerra, una guerra diversa, la guerra nazista. Quel conto altro non è che la richiesta del personaggio a un prezzo, un valore della sua memoria. Per questa ragione torna alla cripta, torna a vedere Franz.

    ha scritto il 

Ordina per
Ordina per
Ordina per