La cripta dei cappuccini

Di

Editore: Adelphi

3.9
(2262)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 195 | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Tedesco , Spagnolo

Isbn-10: A000070854 | Data di pubblicazione: 

Traduttore: Laura Terreni

Disponibile anche come: Altri , Copertina rigida , eBook

Genere: Biografia , Narrativa & Letteratura , Storia

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Descrizione del libro
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  • 5

    https://lemieletturecommentate.wordpress.com/2016/07/05/la-cripta-dei-cappuccini-di-joseph-roth/

    Un libro insospettato, mi sono accostata a Joseph Roth digiuna e mi sono saziata.

    Il romanzo è ambientato nel periodo di decadenza dell’Impero austriaco che aveva riunito culture e religioni europee ...continua

    Un libro insospettato, mi sono accostata a Joseph Roth digiuna e mi sono saziata.

    Il romanzo è ambientato nel periodo di decadenza dell’Impero austriaco che aveva riunito culture e religioni europee molto diverse tra loro, decadenza che culmina nel disfacimento dell’identità austriaca conquistata dalla Germania nazista.

    L’inizio è un po’lento e non lascia presagire la bellezza del libro nella sua interezza, apparentemente sembra un romanzo culturalmente a noi lontano, ma in realtà ciò che emerge soprattutto è l’aspetto umano, l’interazione tra le persone apparentemente così diverse da noi italiani degli anni 2000 eppure vicini nell’essenza.

    Un romanzo nostalgico in cui il protagonista dopo molte vicissitudini rimane legato al passato, non riesce ad accettare la nuova situazione politica o semplicemente non riesce ad accogliere il cambiamento di epoca e mentalità, e l’unico conforto che trova è visitare La Cripta dei Cappuccini, dove riposano le spoglie dell’ imperatore Francesco Giuseppe I, simbolo di ciò che è stato e non è più.

    ha scritto il 

  • 4

    Cosa resta di un impero se non i sepolcri simbolo della morte dell'impero stesso? un grande affresco della società in decadenza e del crollo di qualsiasi punto di riferimento in un'Europa che si sta t ...continua

    Cosa resta di un impero se non i sepolcri simbolo della morte dell'impero stesso? un grande affresco della società in decadenza e del crollo di qualsiasi punto di riferimento in un'Europa che si sta trasformando. Libro moderno, da leggere anche per comprendere l'Europa di oggi che da quell'Impero in disfacimento sembra non riuscire più a riprendersi.

    ha scritto il 

  • 3

    Presagi e metafore della Fine

    Ho finito questo Roth che avevo lasciato un po' da parte e letto praticamente solo sui mezzi pubblici. Leggerezza di trasporto e facilità, levità ridanciana, scorrevolezza dello stile. Sebbene non sia ...continua

    Ho finito questo Roth che avevo lasciato un po' da parte e letto praticamente solo sui mezzi pubblici. Leggerezza di trasporto e facilità, levità ridanciana, scorrevolezza dello stile. Sebbene non sia esattamente il mio genere di romanzo, mi hanno colpito positivamente le molte declinazioni della Morte (ergo della finis Austriae). Arrivati a un certo punto, tutto ciò che si legge ne diventa metafora.

    ha scritto il 

  • 4

    E' un libro molto ben scritto, conivolgente, di forti emozioni.
    Sullo sfondo la caduta dell'impero Aburgico, Vienna da capitale di un vasto impero si ritrova ad essere una città qualunque, alle spalle ...continua

    E' un libro molto ben scritto, conivolgente, di forti emozioni.
    Sullo sfondo la caduta dell'impero Aburgico, Vienna da capitale di un vasto impero si ritrova ad essere una città qualunque, alle spalle la Prima guerra mondiale, sconfitta.
    Le abitudini delle classi agiate vengono stravolte dai nuovi costumi, la povertà colpisce famiglie prima agiate. E al di sopra di questi eventi si sviluppa la storia di un ragazzo che diventa uomo ....i rapporti familiari e sociali ....

    ha scritto il 

  • 4

    Una scoperta

    Ho preso questo libro ad occhi chiusi dopo averne sentito parlare distrattamente. Come da titolo, è stata una scoperta. Non è interessante tanto la trama, ciò che rileva è l'atmosfera che Roth descriv ...continua

    Ho preso questo libro ad occhi chiusi dopo averne sentito parlare distrattamente. Come da titolo, è stata una scoperta. Non è interessante tanto la trama, ciò che rileva è l'atmosfera che Roth descrive; un mondo che sta morendo, il tramonto di un'epoca, la crisi e la disfatta che via, via coinvolgono la patria, la vita personale, tutto. Il protagonista è l'emblema di colui che ha perso tutto, non riconosce più niente di ciò che prima era "normale" e non sa dove andare.
    Roth è davvero l'autore della crisi, come ho sentito dire a qualcuno. L'ambientazione storica e l'inquietudine dell'inabissarsi di un mondo è davvero descritta in modo magistrale. Ho inoltre trovato la scrittura scorrevole nonostante non sia delle più semplici. Recupererò sicuramente altro di questo autore.

    Voto: 8/10

    ha scritto il 

  • 3

    Splendido romanzo storico di Joseph Roth. Non avevo mai letto nulla di questo autore e ammetto che sarebbe sicuramente più apprezzato da chi conosce più a fondo le vicissitudini storico-politiche dell ...continua

    Splendido romanzo storico di Joseph Roth. Non avevo mai letto nulla di questo autore e ammetto che sarebbe sicuramente più apprezzato da chi conosce più a fondo le vicissitudini storico-politiche dell'impero Austro-ungarico qui narrato.
    La narrazione è comunque avvincente. Si racconta del giovane Trotta, impegnato a dissipare la sua vita da perfetto borghese, fin quando non verrà chiamato alle armi per combattere la Prima Guerra Mondiale. Prima di partire, sposerà Elisabeth, della quale è sempre stato innamorato ma non ha mai avuto il coraggio di dichiararsi, per timore del giudizio altrui. La guerra viene narrata in pochissime pagine, si intende che Trotta viene fatto prigioniero dei russi insieme ai compagni, ma finirà comunque col salvarsi. Di ritorno a Vienna, troverà tutto diverso da come lo aveva lasciato, a partire dalle situazioni familiari fino al cambiamento stesso della sua città. Infine, a causa del nuovo governo, sarà addirittura costretto a lasciare la sua stessa città.
    "La Cripta dei Cappuccini", da cui il titolo, fa riferimento al luogo di sepoltura dell'imperatore Francesco Giuseppe, simbolo della continuità e agiatezza del passato che ormai non ci sono piu; per questo, d'altronde, Trotta vi si recherà a far visita.
    Coinvolgente e per nulla noioso romanzo storico, che tratta dell'annullamento dell'identità culturale, del crollo della società e della crisi dell'individuo con uno stile impeccabile e una narrazione scorrevole.

    ha scritto il 

  • 4

    La cripta dei cappuccini è la memoria, l'orgoglio tragico di chi fa parte di rappresentazioni del mondo elitario viennese, limitato solo a gerarchie deboli di fronte alla rivoluzionaria forza distrutt ...continua

    La cripta dei cappuccini è la memoria, l'orgoglio tragico di chi fa parte di rappresentazioni del mondo elitario viennese, limitato solo a gerarchie deboli di fronte alla rivoluzionaria forza distruttiva della guerra e delle rivoluzioni. La guerra trascina il suo protagonista, un vigliacco disinteressato ragazzo della nobile stirpe dei Trotta, in una decadenza molto simile a quella di un mio caro personaggio, Zeno Cosini. Come lui, il protagonista si trova davanti alla desolazione della rivoluzione bellica che non solo cambia il mondo ma lo rende indecifrabile e giustamente irriconoscibile al protagonista, Francesco Ferdinando Trotta, che non partecipò mai a quei cambiamenti ma ne diventò vittima. Elizabeth è una donna timorata ma temeraria che si lascia travolgere dalla natura al quanto incerta delle arti e anche delle passioni più carnali di donne con "i capelli corti", come notava la madre anziana. Il romanzo rende partecipe del cambiamento che si respirava a Vienna dopo la prima guerra mondiale attraverso una narrazione in prima persona intradiegetica che non coincide con il tempo dell'azione, tempo che va dall'aprile del 1913 al febbraio del 1919. Il protagonista evolve, conosce la morte durante la guerra e quasi se ne innamora dopo che rimane uno dei pochi reduci di guerra, soprattutto uno dei pochi reduci dell'impero. Il finale è la dimostrazione più lampante di questa nostalgia :"Portami il conto, Franz!" ripete più volte a un cane che lo seguiva, dopo che uscì da un café. Stava tornando la guerra, una guerra diversa, la guerra nazista. Quel conto altro non è che la richiesta del personaggio a un prezzo, un valore della sua memoria. Per questa ragione torna alla cripta, torna a vedere Franz.

    ha scritto il 

  • 4

    Roth è uno di quegli autori classici che, secondo me, bisognerebbe leggere... e, dato che ancora non l'avevo fatto, ho rimediato, iniziando con questo libro.
    Lo stile è stupendo, cattura da subito... ...continua

    Roth è uno di quegli autori classici che, secondo me, bisognerebbe leggere... e, dato che ancora non l'avevo fatto, ho rimediato, iniziando con questo libro.
    Lo stile è stupendo, cattura da subito... mi sono ritrovata più volte a rileggere interi capoversi per la loro infinita, scorrevole, bellezza.
    I contenuti lo accomunano a Zweig. Non per niente i due erano amici nella vita reale.
    Il tema è la fine di un'epoca, quella dell'Impero Austro Ungarico, e quindi la nostalgia, il necessario cambiamento con le sue difficoltà e rinunce, sia personali che sociali, viste dagli occhi di un ragazzo, il giovane Trotta, ultimo erede dell'eroe di Solferino.
    E' un libro denso di storia e di sentimento nel senso più alto del termine.
    Il titolo in sé ha già un significato potentissimo, la cripta dei cappuccini è, appunto, il luogo in cui sono sepolti gli Asburgo, la dinastia tanto cara, sepolta così come è sepolto ormai un intero impero.
    Posso dire che mi sono innamorata di Roth? sì, lo dico. E dico anche, leggetelo!

    ha scritto il 

  • 4

    Di questo libro, letto in gioventù, non ricordavo quasi nulla. Forse scorreva veloce perché è scritto in maniera semplice, con frasi brevi e di effetto. Eppure non è un libro per giovani, perché è pie ...continua

    Di questo libro, letto in gioventù, non ricordavo quasi nulla. Forse scorreva veloce perché è scritto in maniera semplice, con frasi brevi e di effetto. Eppure non è un libro per giovani, perché è pieno di rimpianto, di incapacità di adattarsi a un mondo completamente cambiato. Come fa un giovane a capire che "non avevo paura della morte ma di un ufficio, di un notaio, del direttore delle poste"? E' un libro per la maturità, perché non c'è il fermento dell'uomo nuovo novecentesco, pur senza qualità, che rinasce dalle ceneri di un impero, ed ora che l'ho riletto, è stato più facile apprezzarlo e fissarlo nella memoria.

    ha scritto il 

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