La cura Schopenhauer

Di

Editore: Neri Pozza

4.0
(545)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 479 | Formato: Copertina morbida e spillati | In altre lingue: (altre lingue) Spagnolo

Isbn-10: 8854503231 | Isbn-13: 9788854503236 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Traduttore: Serena Prina

Disponibile anche come: eBook

Genere: Biografia , Narrativa & Letteratura , Filosofia

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Descrizione del libro
Julius Hertzfeld, eminente psichiatra, è alle prese con i conti che si fanno quando, come lui, si è affetti da una grave malattia. Per riparare gli errori commessi e per lanciare un'ultima sfida, contatta un ex paziente, Philip, filosofo arrogante, sessuomane e narcisista, e lo coinvolge in una terapia di gruppo. Del gruppo fa parte però anche una delle vittime della sessuomania di Philip, e la situazione genera un livello di tensione e coinvolgimento tali che nessuno resta più lo stesso. Hertzfeld affronta il trattamento di Philip ricorrendo al pensatore che l'arrogante filosofo considera il suo guru personale, il suo alter ego: Arthur Schopenhauer. E la "cura Schopenhauer" inizierà a mostrare i suoi effetti.
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  • 5

    Tra psicologia e filosofia...

    Con Irvin Yalom sono andato alla rovescia. Nel senso che ho conosciuto questo psicanalista e scrittore grazie al grande successo de "Il problema Spinoza" e non sono più riuscito a smettere di leggerlo ...continua

    Con Irvin Yalom sono andato alla rovescia. Nel senso che ho conosciuto questo psicanalista e scrittore grazie al grande successo de "Il problema Spinoza" e non sono più riuscito a smettere di leggerlo, fino ad arrivare a questo che è l'esordio nel campo delle relazioni tra filosofia e psicologia: e come era logico aspettarsi da un libro che è stato l'inizio di un ciclo, il romanzo è bellissimo.

    La storia si incardina sulla cura di malesseri psichici e psicologici attraverso la terapia guidata di gruppo, e sull'utilizzo delle conclusioni dei grandi filosofi del passato affinché ciascuno dei pazienti chiarisca a sé stesso il proprio malessere. Io che sono appassionato di filosofia e che ho tratto negli anni passati grandissimo giovamento dalle terapie psicologiche di gruppo, lo posso confermare: funziona. Ad un certo punto del romanzo mi sono sentito come attratto tra le pagine del libro e seduto dentro al cerchio di sedie del prof. Julius, traendo dalla condivisione la stessa forza che ne traevano gli altri.

    E' molto interessante che Irvin Yalom abbia scelto di cominciare questo percorso con Schopenhauer, perché il grande pensatore post kantiano, nella suo tentativo di spezzare l'inconoscibilità del Noumeno, è stato il primo ad avere un'idea sia pur confusa del concetto di inconscio e delle sue pulsioni, e del fatto che gran parte del disagio dell' essere umano sta nel non essere capaci di scendere a patti con esse.

    Il ragionamento di Schopenhauer è sorprendentemente moderno, e non stupisce che la sua opera fosse in auge proprio negli anni in cui il giovane Sigmund Freud cominciava il suo percorso studentesco: ma le conseguenze che il pensatore tedesco ne trae sono del tutto insoddisfacenti. Probabilmente anche a seguito di una infanzia tormentata infatti, si finisce col cadere in un nichilismo disperato che tratta la religione come una menzogna, la felicità come un'illusione e qualsiasi forma di soddisfazione in questa vita come un illusorio inganno. Ogni possibile speranza di sopravvivenza sta nella solitudine, nel distaccarsi dalle bassezze umane, nell' autostima che nasce almeno dalla consapevolezza che non si è caduti in questo inganno.

    Non è difficile quindi condividere l'opinione di del dottor Julius, lo psicologo che trova la forza per affrontare il tumore che lo ha condannato a morte proprio lavorando col suo gruppo, secondo la quale "la cura Schopenhauer" sia in realtà peggiore del male che contribuisce a risolvere ( Philip, uno dei pazienti di Julius, è stato in grado di porre rimedio alla sua sessuomania proprio applicando l'amara ascesi dell'autore de "il mondo come volontà e rappresentazione").

    Che fare dunque? Questa è una domanda da lasciare aperta, ma Irvin Yalom, nel riconoscere la grandezza dei grandi filosofi del nichilismo, considera comunque necessario superarne le disperate conclusioni non guardando alla morte che ci aspetta bensì cercando la pienezza del giorno che si sta vivendo: lo si può fare per esempio mettendo a nudo le proprie inconfessabili sofferenze e curando al meglio ed esplicitando le relazioni con le persone a cui vogliamo bene, magari allenandosi prima con una terapia di gruppo, scegliendo come "allenatore" una persona che sappia davvero capirci.

    Considero quindi "La cura Schopenhauer" come un capolavoro non solo perché è scritto in modo eccellente, ma anche e soprattutto perché mette nero su bianco una verità alla quale Schopenhauer stesso non ha voluto guardare. Si può comunque essere felici, anche se siamo tutti condannati a morte. Bisogna però allenare il proprio spirito come si allena il proprio corpo, con la filosofia. O con la psicologia. O con entrambe, come racconta benissimo questo libro: io ci sono passato e credetemi, funziona.

    ha scritto il 

  • 3

    Una formula di successo quella di Yalom, che alterna sapientemente la narrazione romanzata alle note storico-biografiche sul filosofo di turno. Qui però la vicenda dello psicanalista Julius e del suo ...continua

    Una formula di successo quella di Yalom, che alterna sapientemente la narrazione romanzata alle note storico-biografiche sul filosofo di turno. Qui però la vicenda dello psicanalista Julius e del suo rapporto con l'ex paziente sessuomane Philip, non appare troppo convincente e si dilunga eccessivamente, in particolare sulle dinamiche della terapia di gruppo. Molto apprezzabile la parte divulgativa su Schopenhauer.

    ha scritto il 

  • 5

    miglior lettura di quest'anno

    Gustato riga per riga. Mi ha fatto venir voglia di approfondire un sacco di argomenti. Essendoci "Shopenahauer" nel titolo, temevo una lettura difficile o tendente alla tristezza, invece no! Alla fine ...continua

    Gustato riga per riga. Mi ha fatto venir voglia di approfondire un sacco di argomenti. Essendoci "Shopenahauer" nel titolo, temevo una lettura difficile o tendente alla tristezza, invece no! Alla fine del libro mi sembrava di conoscere da tempo i personaggi ad uno ad uno tanto da aver voglia di fare una telefonata per sentire come va :)

    ha scritto il 

  • *** Attenzione: di seguito anticipazioni sulla trama (SPOILER) ***

    3

    Una favola d'autore

    Abbastanza ben scritto e scorrevole, le tre stelle assegnate constano di questo.
    Trama e personaggi, invece, risultano in buona parte poco credibili nella loro evoluzione.
    L'occhio professionale dell' ...continua

    Abbastanza ben scritto e scorrevole, le tre stelle assegnate constano di questo.
    Trama e personaggi, invece, risultano in buona parte poco credibili nella loro evoluzione.
    L'occhio professionale dell'autore fa capolino in più di un occasione, ma la sensazione,
    nella costruzione della terapia di gruppo che è cuore del libro, è che tutto, non facendo di sicuro il tifo per il peggio.., vada alla fine fin troppo bene. L'autore, deciso a tavolino della morte del terapeuta, salva poi tutti gli altri e dota, alcuni, di ruoli psicanalitici senza nessuna cornice formativa alle spalle. Si ha, per me, quasi la sensazione di un lavoro più promozionale alla causa professionale dell'autore medico psichiatra, che, invece, reale.

    ha scritto il 

  • 5

    per me il libro dell'anno.L'unico libro che mi ha entusiasmato come pochi.Eccezionale la capacità narrativa di Yalom e il modo in cui intreccia la filosofia e la psicologia..ne esce fuori un romanzo i ...continua

    per me il libro dell'anno.L'unico libro che mi ha entusiasmato come pochi.Eccezionale la capacità narrativa di Yalom e il modo in cui intreccia la filosofia e la psicologia..ne esce fuori un romanzo innovativo che scorre fin troppo velocemente.lo consiglio vivamente.

    ha scritto il 

  • 4

    A CALDO

    ho appena concluso questo mio primo romanzo di Yalom, il quale mi era stato consigliato da una persona a me molto cara che conosce la mia opinione contraria ai gruppi di terapia; la filosofia cerco di ...continua

    ho appena concluso questo mio primo romanzo di Yalom, il quale mi era stato consigliato da una persona a me molto cara che conosce la mia opinione contraria ai gruppi di terapia; la filosofia cerco di conoscerla da tempo nonostante le mie modeste basi culturali attraverso alcuni libri che ne seplifichino la comprensione però difficilmente quando affronto un filosofo il suo pensiero o la sua vita mi rimangono in testa a causa di una congenita mancanza di concentrazione, ad ogni modo grazie a questo romanzo ho conosciuto altre angolazioni di osservazione e riconsiderato opinione riguardo ai gruppi di terapia (che definivo obbrobrio alla fight club).
    Mi è piaciuto, scrittura scorrevole scambi interessanti tra i pazienti con spunti nuovi nei confronti di se stessi e del prossimo.
    Ho anche pensato che con una madre così giudicante Schopenhauer non poteva che diventare Schopenhauer. Mi trovo in disaccordo con una critica posta alla possibilità che un paziente si tramuti temporaneamente in terapeuta, perché non ritengo un terapeuta sia divino e quindi in quanto umano può trarre egli stesso beneficio dalle sedute che conduce.
    Lo consiglio ed aggiungo che mi è piaciuto anche il finale,l'ho trovato adeguato.
    ed ora sotto con Il problema Spinoza.

    ha scritto il 

  • 2

    Noioso, "palloso" nelle terapie di gruppo, illeggibile per la noia che ho provato. Ho letto con interesse solo gli sprazzi biografici di Schopenhauer, da vero gossipparo. Deludente...

    ha scritto il 

  • 4

    Interessante incontro tra due visioni apparentemente inconciliabili.

    Conosco assai poco la psicanalisi e per quanto riguarda la filosofia, mi limito agli studi ai tempi del liceo i cui ricordi, con gli anni si fanno sempre più vaghi.
    È tuttavia molto interessante quest ...continua

    Conosco assai poco la psicanalisi e per quanto riguarda la filosofia, mi limito agli studi ai tempi del liceo i cui ricordi, con gli anni si fanno sempre più vaghi.
    È tuttavia molto interessante questo libro poiché con abilità mette a confronto due modi di pensare apparentemente inconciliabili.
    Se ho ben compreso, semplificando molto, l'approccio della psicologia verso coloro che affrontano la terapia è quello di analizzare in profondità i comportamenti degli individui nelle relazioni e le reazioni emotive a determinati impulsi facendo leva sulla ricerca interiore al fine di esaltare l'individuo e la sua intima natura facendolo realizzare e dandogli al tempo stesso gli strumenti per affermare il suo IO nella sua realtà quotidiana. Sostanzialmente lo si spinge ad affermare se stesso lavorando sull'emotività.

    L'IO è comunque centrale a differenza degli approcci religiosi dove si cerca consolazione al di fuori della vita quotidiana che è considerata un passaggio temporaneo verso un aldilà di pace e serenità. Attraverso l'espiazione e il pentimento come nella dottrina cattolica, con il controllo assoluto della propria carnalità e l'elevazione spirituale. O, come nelle discipline orientali, si procede all'annullamento dei bisogni attraverso la meditazione che ti porta a un piano superiore dell'esistenza, autoprivandosi dei bisogni dell'ego e beneficiando al tempo stesso di un equilibrio e di un distacco che si può considerare positivo o negativo, dipende dal punto di vista.
    Schopenhauer, prende molto da queste discipline orientali con un approccio ateo ma al dunque professa anch'egli una sorta di distacco dall'emotività.

    Ora, senza entrare qui in profondità su argomenti complessi e che si rischia di banalizzare molto in poche righe, quello che è interessante in questo libro di Yalom è proprio questo confronto. È possibile trovare un vero conforto annullando i propri bisogni emotivi, attraverso un distacco totale dai sentimenti?
    Lo psicoterapeuta non potrà mai accettare un approccio di questa natura anche se le argomentazioni del filosofo, fatte proprie dal personaggio Philip, sono spesso convincenti. C'è da dire inoltre che Schopenhauer per certi aspetti del suo pensiero, può essere anche considerato un precursore dei padri della psicanalisi e questo fa buon gioco all'abilità dello scrittore che crea una trama convincente con argomentazioni interessanti.

    ha scritto il 

  • 3

    Così come gli altri libri di Yalom, anche questo è palesemente stato un "progetto" a cui sono state dedicate attenzioni,forse però meno rispetto al solito. Si sente che qualcuno ci ha lavorato con imp ...continua

    Così come gli altri libri di Yalom, anche questo è palesemente stato un "progetto" a cui sono state dedicate attenzioni,forse però meno rispetto al solito. Si sente che qualcuno ci ha lavorato con impegno ma non abbastanza; anche qui, come nell'ultimo libro "Il problema Spinoza", manca qualcosa che invece c'era in "Le lacrime di Nietzsche". I protagonisti sembrano troppo irreali, certo umani, con problemi plausibili, ma con una leggera forzatura che sommata a tutto il resto stride. Troppo artificiosa la totale rassegnazione alla morte, nessuna combattivitá. Se ti diagnosticano un cancro, soprattutto se hai una possibilità economica sopra la media, ti mobiliti per sentire più pareri, cerchi di capire se ci sono strade alternative, invece qui no... cancro: "un anno ancora per star bene e poi morirai", "ah ok, certo però che iella". (Ma forse la vedo così solo perché è come presumibilmente mi comporterei io.)
    Per non parlare del finale: non si è ancora arrivati a nessuna meta, anzi si inizia, forse, a partire (dopo più di 350 pagine), ed il libro é già terminato, oltretutto in modo banale e scontato.
    Inizialmente ci si approccia al libro pensando che si esaminerà ,attraverso l'esperienza del protagonista, ciò che è sentire la morte, ciò che provoca "venirne a conoscenza", come affrontarne la paura, come alleviare l'ansia della persistenza della consapevolezza della fine, molte aspettative che vengono bruciate, tutto molto poco approfondito.
    Innegabile che i libri di Yalom diano parecchi spunti interessanti, ma risulta poi un'accozzaglia di idee mal o non del tutto sviluppate.
    Tutto sommato mi riesce di stimare lo scrittore per ciò che genera, i propositi sono ottimi, le trame di tutti i romanzi sono quasi eccellenti, peccato che si perda spesso per strada.

    ha scritto il 

  • 5

    Juluis,psicoterapeuta, scopre di avere un melanoma e che gli resta poco da vivere " un anno garantito di buona salute". Decide, dopo la disperazione dei miei primi giorni, di contattare quei pazienti ...continua

    Juluis,psicoterapeuta, scopre di avere un melanoma e che gli resta poco da vivere " un anno garantito di buona salute". Decide, dopo la disperazione dei miei primi giorni, di contattare quei pazienti per cui la terapia non aveva avuto successo. In realtà contatta solo Philipp.. Un libro emozionante e coinvolgente, che ci induce a riflettere su grandi interrogativi: come affrontare la morte? come vivere le emozioni? come vivere il rapporto gli altri? Se si inizia la lettura si è catturati e non si riesce più a chiudere il libro.

    ha scritto il 

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