La figlia dello straniero

Di

Editore: Mondadori (Scrittori italiani e stranieri)

3.8
(310)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 670 | Formato: Copertina rigida | In altre lingue: (altre lingue) Inglese

Isbn-10: 8804579811 | Isbn-13: 9788804579816 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Traduttore: Giuseppe Costigliola

Disponibile anche come: Altri

Genere: Non-narrativa

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Descrizione del libro
Rebecca è una donna dai molti segreti. Mentre si sposta senza una meta precisa lungo l'East Coast americana, tenendo stretto per mano il figlio Niley, lascia dietro di sé pezzi enormi del suo passato: due genitori giunti dall'Europa dilaniata dalla seconda guerra mondiale e che l'hanno messa al mondo sulla nave che li trasportava lontano dagli orrori del nazismo; un marito che trova sfogo alla durezza della vita quotidiana nella violenza sulla propria moglie; la lettera da un lontano cugino, sopravvissuto all'olocausto, che le rivela di suo padre e di sua madre più di quanto essi avrebbero mai voluto confessare. L'unica soluzione, per Rebecca e Niley, sembra dunque quella di partire. Partire e annullarsi, reinventandosi in grembo all'America. Perché in fondo l'America è anche questo. E suo padre del resto, con la diffidenza spaurita dell'immigrato di prima generazione, spesso le ripeteva: "Tu sei nata qui, non ti faranno del male". Ma davvero riuscirà quel giovane, immenso e violento paese a proteggere una madre e suo figlio? Dopo il successo di "La madre che mi manca", torna un'autrice considerata uno dei massimi scrittori americani viventi, con un romanzo che ha segnato in patria un vero trionfo di critica e di pubblico.
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  • 4

    Reading Challenge 2016, un libro il cui contenuto riguardi la musica - «Nel regno animale i deboli soccombono presto. Questa è la religione: l’unica»

    Un Oates veramente matura, un romanzo pieno, ricco, alle volte anche eccessivo come la scrittrice alle volte sa fare. Quarant’anni di esistenza si dipanano in queste pagine.
    Siamo a Chatauqua Falls, a ...continua

    Un Oates veramente matura, un romanzo pieno, ricco, alle volte anche eccessivo come la scrittrice alle volte sa fare. Quarant’anni di esistenza si dipanano in queste pagine.
    Siamo a Chatauqua Falls, al confine canadese, nel 1959, siamo in compagnia di una famiglia ebrea che fugge dalla ferocia nazista, e saliti sopra una nave di fortuna verrà alla luce la protagonista del romanzo: Rebecca Shwhart, la figlia del becchino.
    E qui impariamo a conoscere questa famiglia, questa bambina silenziosa, taciturna, questa bambina che ama la scuola e ama le parole, ama il lessico, tanto da vincere un premio della contea, ricevendo lo sprezzo dei genitori. Conosciamo la vita anche di questi fratelli, il primo semianalfabeta, quello di mezzo troppo scomodo, e nato nel momento sbagliato per aspirare a qualcosa di più che questa triste famiglia può dargli.
    Conosciamo Jacob, un padre che colto dall’insoddisfazione personale, da una mancata soddisfazione lavorativa, – visto che ora fa il becchino – impazzisce, degenera, crede di fare il bello e il cattivo tempo dei suoi familiari, come fossero oggetti inanimati, come fossero pedine, fino al triste epilogo: gli spari.
    Lei Rebecca, ormai traumatizzata, cercherà braccia amiche per colmare mancanze di affetto, braccia anche sbagliate, con sentimenti frettolosi, sentendosi sempre un oggetto in mano a degli uomini che decidono per lei, che cercano di comprarla, di comprare la sua storia.
    Rebecca, cambierà anche identità, e avrà un figlio, Zack, l’unico vero motivo della sua esistenza, il prolungamento dei suoi sogni, sogni infranti per esser caduta in mani sbagliate, in mani nemiche. Lei, schiva, diffidente, a volte anche cinica, con quella sua risata che fa scappare gli uomini proverà a ricominciare, viaggiando da un luogo all’altro fino a mettere nuove radici, radici morbide, soffici, radici che le entrano dentro per necessità, quella necessità di vivere e di voler guardare avanti senza girarsi indietro dove c’è ancora il sangue che sporca il pavimento.
    Rebecca ci ha provato, e neanche lei ancora sa se ci è riuscita o meno a vincere questa sua battaglia, la battaglia di un popolo, di una terra, di una razza, la battaglia degli stranieri, che solo tra le pagine prenderà vigore e rivelerà ad ogni lettore la sua verità.
    Un piccolo appunto sugli avvenimenti solo italiani: il titolo originale era The Gravedigger's Daughter, cioè, La Figlia del Becchino, e qui invece, chissà per quale motivo, forse per paura che non potesse vendere un titolo del genere e per far saltare dalla sedia qualche bigotto di turno è stato tradotto come La Figlia dello Straniero, peccato.

    ha scritto il 

  • 4

    Lento ed avvolgente

    Una narrazione elegante e attenta, un uso magistrale dei tempi narrativi, in pratica quasi ogni capitolo si sviluppa lungo mini flashback e tutta la prima parte del romanzo, una storia che all'inizio ...continua

    Una narrazione elegante e attenta, un uso magistrale dei tempi narrativi, in pratica quasi ogni capitolo si sviluppa lungo mini flashback e tutta la prima parte del romanzo, una storia che all'inizio accogli con diffidenza per la sua lentezza, poi ti fai irretire e non te ne stacchi più. Come succede solo con i grandi romanzi.

    ha scritto il 

  • 5

    E poi arriva lei..

    Posso dire di Joyce Carol Oates qualcosa che non sia già stato detto?
    Credo di no.
    Nondimeno, questo libro merita ogni istante di tempo speso per leggerlo, ogni grammo di carta per stamparlo, ogni goc ...continua

    Posso dire di Joyce Carol Oates qualcosa che non sia già stato detto?
    Credo di no.
    Nondimeno, questo libro merita ogni istante di tempo speso per leggerlo, ogni grammo di carta per stamparlo, ogni goccia di inchiostro e ogni stretta al cuore.
    Una summa di ciò che ogni romanzo dovrebbe essere. Potente.

    ha scritto il 

  • 4

    Il mio primo approccio con la Oates, che da tempo mi riproponevo di leggere ma che non riusciva mai a scalare la mia lista dei desideri. Finalmente ce l’ha fatta e l’entusiasmo è stato tanto che non ...continua

    Il mio primo approccio con la Oates, che da tempo mi riproponevo di leggere ma che non riusciva mai a scalare la mia lista dei desideri. Finalmente ce l’ha fatta e l’entusiasmo è stato tanto che non passerà molto prima che io affronti qualche altra sua opera.
    Ho scelto la Figlia dello Straniero quasi per caso. L’ho letto in lingua originale e credo di aver fatto bene perché la forza di questo libro sta proprio nella scrittura, nel linguaggio estremamente semplice ma completo, fluido, avvolgente.
    Anche la storia è avvincente: la storia di una famiglia di profughi ebrei tedeschi scappati dalle persecuzioni della seconda guerra mondiale e la difficoltà ad integrarsi in una società così diversa da quella di origine. La Oates descrive con estremo realismo le dinamiche psicologiche che portano a scelte tragiche fino al compimento del percorso integrativo ad opera dell’unica figlia nata in territorio americano che, nascondendo origini e passato, riesce finalmente a conquistarsi una posizione all’interno della società borghese americana.
    Davvero una piacevole lettura.

    ha scritto il 

  • 3

    piacevole

    Ho sentito parlare molto della Oates, spesso in termini entusiastici. Questo è il primo suo libro che leggo e l'ho molto apprezzato, anche se credo non sia il suo migliore. La scrittura è avvolgente e ...continua

    Ho sentito parlare molto della Oates, spesso in termini entusiastici. Questo è il primo suo libro che leggo e l'ho molto apprezzato, anche se credo non sia il suo migliore. La scrittura è avvolgente e ti trascina, dolcemente, per pagine e pagine. Capisco chi lamenta il fatto che non decolli, ma è una questione di una maggiore o minore propensione a lasciarsi semplicemente sospingere nella vita della protagonista. Dal punto di vista tecnico ho sofferto certi bruschi cambiamenti del punto di vista. In generale ho comunque trovato molto piacevole la lettura.

    ha scritto il 

  • 0

    Bene la prima parte del mattonicino,tremenda e cruda in stile Oates ma dopo,inspiegabilmente, ci si trova alle prese con un insipido harmony..solo verso ultime pagine-raggiunte più con delusione che ...continua

    Bene la prima parte del mattonicino,tremenda e cruda in stile Oates ma dopo,inspiegabilmente, ci si trova alle prese con un insipido harmony..solo verso ultime pagine-raggiunte più con delusione che noia-rientriamo nei ranghi qualitativi.

    ha scritto il 

  • 3

    Sufficiente

    La sufficienza gliela do ma quando di un libro pensi che sarebbe stato meglio fosse durato la metà, ovviamente non può essere una critica positiva. Voglio dire però che la storia mi è piaciuta e la Oa ...continua

    La sufficienza gliela do ma quando di un libro pensi che sarebbe stato meglio fosse durato la metà, ovviamente non può essere una critica positiva. Voglio dire però che la storia mi è piaciuta e la Oates è senz'altro una grande scrittrice. Ha reso molto bene la fotografia di quegli anni e non ho faticato a collocare i vari personaggi nelle loro epoche storiche e ad immaginare le loro evoluzioni. Ma ha tirato davvero troppo i fili di questa storia infinita e (inevitabilmente) ripetitiva. In ogni caso, meglio la prima parte, più scorrevole e dinamica. Poi si impantana in lungaggini eccessive.

    ha scritto il 

  • 5

    un romanzo splendido di largo respiro e che rimane nel cuore. Avevo snobbato questa autrice, perché troppo cruda a volte, ma questo libro è meraviglioso .Una storia d'amore e di riscatto sociale, sc ...continua

    un romanzo splendido di largo respiro e che rimane nel cuore. Avevo snobbato questa autrice, perché troppo cruda a volte, ma questo libro è meraviglioso .Una storia d'amore e di riscatto sociale, scritta magistralmente, con uno stile incantevole. Di sicuro,leggerò altri libri di questa scrittrice.Consigliata

    ha scritto il 

  • 4

    remare sul lago

    e guardare giù. Non vedi nulla. Indovini. Mostri e pesci.
    Così è con la Oates, ci sono momenti che ti ripugna eppure ti avvinghia e non ti lascia.

    ha scritto il 

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