La figlia oscura

Di

Editore: E/O (Tascabili e/o)

3.5
(685)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 153 | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue) Inglese

Isbn-10: 887641844X | Isbn-13: 9788876418440 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Disponibile anche come: Altri , eBook , Copertina rigida

Genere: Famiglia, Sesso & Relazioni , Narrativa & Letteratura

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Descrizione del libro
Leda è un'insegnante, divorziata da tempo, tutta dedita alle figlie e al lavoro. Ma le due ragazze partono per raggiungere il padre in Canada. Ci si aspetterebbe un dolore, un periodo di malinconia. Invece la donna, con imbarazzo, si sente come liberata e la vita le diventa più leggera. Decide di prendersi una vacanza al mare in un paesino del sud. Ma, dopo i primi giorni quieti e concentrati, l'incontro con alcuni personaggi di una famiglia poco rassicurante scatena una serie di eventi allarmanti. Pagina dopo pagina la trama di una piacevole riconquista di sé si logora e Leda compie un piccolo gesto opaco, ai suoi stessi occhi privo di senso, che la trascinerà verso il fondo buio della sua esperienza di madre.
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  • 3

    La maternità è sempre positiva? I figli ti possono sempre rendere una donna felice e altruista? Un piccolo gesto che scatena una riflessione sulla maternità della protagonista, che forse non ne ricono ...continua

    La maternità è sempre positiva? I figli ti possono sempre rendere una donna felice e altruista? Un piccolo gesto che scatena una riflessione sulla maternità della protagonista, che forse non ne riconosce la vera essenza o semplicemente si vuol salvare dai ruoli snaturando però l'essere madre.

    ha scritto il 

  • *** Attenzione: di seguito anticipazioni sulla trama (SPOILER) ***

    5

    Leda ha quasi cinquant’anni, è una donna realizzata, nel lavoro e negli affetti, è una stimata docente universitaria di letteratura inglese e madre di due figlie ventenni Bianca e Marta.
    Proprio dopo ...continua

    Leda ha quasi cinquant’anni, è una donna realizzata, nel lavoro e negli affetti, è una stimata docente universitaria di letteratura inglese e madre di due figlie ventenni Bianca e Marta.
    Proprio dopo la partenza delle figlie per il Canada, dove hanno raggiunto il padre, Leda decide dopo tanto tempo di concedersi una vacanza al mare, con l’idea di staccare un po la spina e riappropriarsi della sua vita di donna e non solo di madre.
    E su una spiaggia del sud Italia, tra una lettura e l’altra,  l’attenzione di Leda viene catturata da una famiglia napoletana,in particolare da una giovane mamma di nome Nina e dalla piccola Elena. 
    Nell’osservare Nina ed Elena, Leda rivede a tratti  se stessa, prima come figlia, in un difficile rapporto con sua madre, e poi come madre a sua volta.
    Si alternano nella narrazione una serie di flashback, dalla quale emergono le tensioni, i conflitti, ma anche le gioie della maternità, la necessità di compiere spesso delle scelte difficili e incomprensibili agli occhi dei più. Leda ama le sue figlie, nonostante le continue incomprensioni, ma sa anche che l’essere madre per lei non è mai stato tutto,la voglia di realizzarsi anche come donna, come individuo, l’hanno portata in passato a fare delle scelte apparentemente in contrasto con l’idea comune della maternità. Anche Nina vive di sentimenti contrastanti, da un lato l’amore incondizionato per Elena, dall’altro la tristezza per aver rinunciato a un pezzetto di vita e di libertà.
    Nonostante la differenza generazionale e culturale, Leda e Nina si comprendono anche solo guardandosi, tra loro nasce un feeling, che però viene interrotto bruscamente da un gesto oscuro compiuto da Leda.
    Ancora una volta la Ferrante trascina il lettore in una storia tagliente, disegnando personaggi complessi alla continua ricerca di se stessi, in bilico tra presente e passato, sullo sfondo, in questo caso più opaco che in altri romanzi, la sua Napoli, chiassosa e prepotente.
    Due donne, due madri, una storia che non ha tempo, che si ripete di generazione in generazione, di lotte, sconfitte, dissidi interiori, pregiudizi, tutto per la difficile, a volte impossibile ricerca della felicità.

    ha scritto il 

  • 5

    "Allora sei tornata per amore delle tue figlie."
    "No, sono tornata per lo stesso motivo per cui me n'ero andata: per amor mio."
    Si adombrò di nuovo.
    "Cosa vuoi dire?"
    "Che mi sono sentita più inutile
    ...continua

    "Allora sei tornata per amore delle tue figlie."
    "No, sono tornata per lo stesso motivo per cui me n'ero andata: per amor mio."
    Si adombrò di nuovo.
    "Cosa vuoi dire?"
    "Che mi sono sentita più inutile e disperata senza di loro che con loro."
    Cercò di scavarmi dentro con gli occhi: nel petto, dietro alla fronte.
    "Quello che cercavi l'hai trovato e non t'è piaciuto?"
    Le sorrisi.
    "Nina, quello che cercavo era un groviglio confuso di desideri e molta presunzione. Se fossi stata sfortunata avrei impiegato tutta la vita per accorgermene. Invece sono stata fortunata e ho impiegato solo tre anni. Tre anni e trentasei giorni."

    ha scritto il 

  • 3

    Racconto per buona parte simbolico, l'A. riesce a instillare il seme dell’autobiografico in ogni suo scritto, tanto la penna si pregia di realismo, Riesce così a produrre un'intensa prova di scrittura ...continua

    Racconto per buona parte simbolico, l'A. riesce a instillare il seme dell’autobiografico in ogni suo scritto, tanto la penna si pregia di realismo, Riesce così a produrre un'intensa prova di scrittura che si accalca su una perturbazione di vita, alla ricerca di un varco, di una possibile via di uscita che, seppur fuggendo, a Leda, la protagonista, sembra non arrivare mai. Un libro che piace e fa compagnia: non si è soli se si ha un libro che prende e coinvolge. E' un testo sincero: Leda è una donna molto diversa da me, eppure mi ha colpito per la profondità della sua analisi su sé stessa e per il "coraggio" delle sue scelte. Ci vuole più coraggio ad abbandonare, affrontando i sensi di colpa, che a restare per non averne troppi: perchè le madri ne hanno sempre, anche quando spendono tutte sé stesse rinunciando alle proprie aspirazioni.

    ha scritto il 

  • 3

    Elena Ferrante è l'autrice per eccellenza delle donne affermate e apparentemente equilibrate che però sono piene di incertezze, hanno paura di essere trascinate nel sud che credono di essersi lasciate ...continua

    Elena Ferrante è l'autrice per eccellenza delle donne affermate e apparentemente equilibrate che però sono piene di incertezze, hanno paura di essere trascinate nel sud che credono di essersi lasciate alle spalle e compiono gesti irrazionali che non sanno spiegarsi. In questo caso la protagonista è Leda, insegnante in vacanza al mare che ruba una bambola a una bambina.
    È un bel romanzo che però non consiglio assolutamente se è la prima volta che leggete la Ferrante: La figlia oscura infatti per temi, personaggi, immagini e situazioni è un concentrato delle duemila pagine de L'amica geniale, e tra duemila pagine di Lenù e Lila e centocinquanta pagine di Leda non posso che consigliare le prime. È come se la Ferrante a forza di scrivere rimaneggiasse più volte lo stesso materiale (che probabilmente è la sua vita, visto come crescono e si evolvono le protagoniste di romanzo in romanzo), e La figlia oscura per me rende più come lettura in retrospettiva, cercando i rimandi e le idee per quello che è venuto dopo.

    ha scritto il 

  • 4

    Elena Ferrante, sempre lei

    Dopo aver letto la quadrilogia dell'Amica Geniale, leggo quasi per caso questo brevissimo romanzo di Elena Ferrante. In tanti passaggi ritrovo lo stile dell'autrice, i termini che ama molto, la frantu ...continua

    Dopo aver letto la quadrilogia dell'Amica Geniale, leggo quasi per caso questo brevissimo romanzo di Elena Ferrante. In tanti passaggi ritrovo lo stile dell'autrice, i termini che ama molto, la frantumaglia, il "lodare", Napoli e il dialetto... Brava come sempre.

    - "[I figli] credono di saperne più di noi". "A volte è vero, perché sommano a quello che gli abbiamo insegnato quello che imparano fuori di noi, nel tempo loro, che è sempre un altro, non è più il nostro."

    ha scritto il 

  • 2

    e poi non ricordo più niente

    c'era un vermetto nella bocca della bambola. Quando questo vermetto esce fuori, si ha l'impressione che l'autrice stia metaforicamente parlando di un parto. Il disgusto che si avverte, è micidiale. Il ...continua

    c'era un vermetto nella bocca della bambola. Quando questo vermetto esce fuori, si ha l'impressione che l'autrice stia metaforicamente parlando di un parto. Il disgusto che si avverte, è micidiale. Il resto? Boh. Nebbia.

    ha scritto il 

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