La fine del mondo storto

Di

Editore: Mondolibri

2.7
(955)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 160 | Formato: Copertina rigida

Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Disponibile anche come: Paperback , eBook , Tascabile economico

Genere: Narrativa & Letteratura , Filosofia , Fantascienza & Fantasy

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Descrizione del libro
Un giorno il mondo si sveglia e scopre che sono finiti il petrolio, il carbone e l'energia elettrica. È pieno inverno, soffia un vento ghiacciato e i denti aguzzi del freddo mordono alle caviglie. Gli uomini si guardano l'un l'altro. E ora come faranno? La stagione gelida avanza e non ci sono termosifoni a scaldare, il cibo scarseggia, non c'è nemmeno più luce a illuminare le notti. Le città sono diventate un deserto silenzioso, senza traffico e senza gli schiamazzi e la musica dei locali. Rapidamente gli uomini capiscono che se vogliono arrivare alla fine di quell'inverno di fame e paura, devono guardare indietro, tornare alla sapienza dei nonni che ancora erano in grado di fare le cose con le mani e ascoltavano la natura per cogliere i suoi insegnamenti. Così, mentre un tempo duro e infame si abbatte sul mondo intero e i più deboli iniziano a cadere, quelli che resistono imparano ad accendere fuochi, cacciare gli animali, riconoscere le erbe che nutrono e quelle che guariscono. Resi uguali dalla difficoltà estrema, gli uomini si incammineranno verso la possibilità di un futuro più giusto e pacifico, che arriverà insieme alla tanto attesa primavera. Ma il destino del mondo è incerto, consegnato nelle mani incaute dell'uomo... Mauro Corona ancora una volta stupisce costruendo un romanzo imprevedibile. Un racconto che spaventa, insegna ed emoziona, ma soprattutto lascia senza fiato per la sua implacabile e accorata denuncia di un futuro che ci aspetta.
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  • 3

    L'irruenza dell'Istinto

    Corona come sempre si impone al mondo come difensore del semplice, dell'indispensabile e della natura. E mi piace, come sempre.
    Il suo modo di scrivere è diretto e la mia mia incapacità di leggere i s ...continua

    Corona come sempre si impone al mondo come difensore del semplice, dell'indispensabile e della natura. E mi piace, come sempre.
    Il suo modo di scrivere è diretto e la mia mia incapacità di leggere i suoi libri senza sentire la sua voce che mi narra la storia mi rende naturale l'affetto verso questo scrittore.
    Chi conosce l'autore può immaginare che cosa voglia dire "Il Mondo Storto", ma per i meno aggiornati posso dire che il mondo storto è il nostro, inondato da sprechi e facilitazioni eccessive.
    Manca la quarta stella, che probabilmente non gli darò mai, perchè il suo stile, per quanto irruento, focoso e travolgente, manca di quello stile e di quelle finezze linguistiche che sono proprie dei grandi maestri della letteratura.
    Non per questo potrei mai dire a qualcuno di non leggerlo!

    ha scritto il 

  • 3

    E' scritto molto male, davvero. Corona non solo si acconcia come un bruto motociclista, ma ragiona e scrive anche come tale. Idee in fin dei conti buone (eccetto il suo cruccio di far sapere a tutti d ...continua

    E' scritto molto male, davvero. Corona non solo si acconcia come un bruto motociclista, ma ragiona e scrive anche come tale. Idee in fin dei conti buone (eccetto il suo cruccio di far sapere a tutti dei problemi tra critici letterari e scrittori), ripetute sino alla nausea.

    ha scritto il 

  • 4

    Un libro dal contenuto toccante e realista, un libro nuovo che spinge la mente a riflettere sull'importanza e sul significato dell'essenziale. Unica pecca la scrittura un po ripetitiva che appesantisc ...continua

    Un libro dal contenuto toccante e realista, un libro nuovo che spinge la mente a riflettere sull'importanza e sul significato dell'essenziale. Unica pecca la scrittura un po ripetitiva che appesantisce la lettura.
    Eccetto questo, libro molto consigliato!

    ha scritto il 

  • 2

    Esasperata apologia della civiltà contadina

    Una mattina d’inverno il mondo si sveglia senza petrolio: niente benzina, luce, gas. Presto la gente comincia a morire di freddo e di fame, poiché le industrie non possono lavorare senza elettricità e ...continua

    Una mattina d’inverno il mondo si sveglia senza petrolio: niente benzina, luce, gas. Presto la gente comincia a morire di freddo e di fame, poiché le industrie non possono lavorare senza elettricità e distribuire i prodotti. Così gli uomini ritornano alla civiltà precedente le macchine: dai contadini imparano l’arte di coltivare la terra, allevare il bestiame, fabbricare oggetti con le proprie mani. Vanno d’accordo, però, perché la carestia ha reso tutti uguali, e scoprono la felicità delle cose semplici. L’idea iniziale è interessante, perché davvero la mancanza di energia metterebbe in ginocchio il mondo occidentale. Forse Mauro Corona si è ispirato alla tempesta di ghiaccio che colpì Montreal nel 1998, lasciando la città senza elettricità e riscaldamento x un mese in pieno inverno. Non fu una strage, però, anzi per molti fu una grande avventura. Altri autori hanno trattato uno scenario apocalittico in modo diverso: King ne “L’ombra dello scorpione” propone un gruppo di eletti che utilizzano le risorse incustodite di un mondo ormai deserto; Verne ne “L’isola misteriosa” racconta di naufraghi che, grazie a cognizioni scientifiche, ricostruiscono una civiltà dalle materie prime. Il libro è una storia fantasy e surreale che non richiede spiegazioni, ma l’apologia della civiltà contadina è ripetitiva in modo esasperante. Ricorda il decalogo de “La fattoria degli animali”: contadino = buono, cittadino = cattivo. Un racconto poteva forse essere interessante, ma 160 pagine di tormentone utopistico elogiativo delle attività manuali sono troppe. L’idea di preservare le tradizioni contadine può essere condivisibile ma Corona con tono da predicatore presenta un solo punto di vista, rimescola sempre gli stessi concetti, con luoghi comuni e discorsi da bar sui bei tempi andati. Non è un romanzo, ma una lunga invettiva. Lo stile, ruvido e diretto, con un pizzico d’ironia, rende appena leggibile questa storia dalla morale scontata.

    ha scritto il 

  • 1

    una noiosissima predica basata su un'utopia ingenua e inverosimile: dice corona, se togli all'umanità carburante ed elettricità, tre quarti muoiono e gli altri diventano buoni. e non lo dice rivestend ...continua

    una noiosissima predica basata su un'utopia ingenua e inverosimile: dice corona, se togli all'umanità carburante ed elettricità, tre quarti muoiono e gli altri diventano buoni. e non lo dice rivestendo quest'idea infantile con qualche metafora, non smussa gli angoli delle sue convinzioni (il denaro non serve a un cazzo! siete eroinomani degli elettrodomestici! - e l'etimologia ti è nemica, aggiungerei io), no: sbraita il suo penitentiagite esponendolo nudo in modo imbarazzante. ho retto 90 pagine. era il mio primo corona, presumo di aver fatto una cattiva scelta.

    ha scritto il 

  • 3

    Un po' catastrofista e "estremista" ma rende bene l'idea di quanto l'uomo stia facendo per autodistruggersi nella più assoluta cecità ("Colpa vostra" risponde Dio nelle coscienze dei rimasti vivi. "Vi ...continua

    Un po' catastrofista e "estremista" ma rende bene l'idea di quanto l'uomo stia facendo per autodistruggersi nella più assoluta cecità ("Colpa vostra" risponde Dio nelle coscienze dei rimasti vivi. "Vi avevo dato tutto, terra, acqua, foreste, animali, pesci, aria buona. Ma volevate di più. Ogni giorno di più. Avete distrutto ogni metro di terra, rovinato la natura, avvelenato l'aria, inquinato l'acqua, impestato il mondo di oggetti inutili quando a vivere bastava così poco. E vi sarebbe avanzato tempo per godervi l'esistenza che è assai breve. Vi ho dato la vita corta apposta. Avevo capito che sareste diventati coglioni. Del resto, cominciarono Adamo ed Eva a essere coglioni, e voi siete di quella pasta. Concedendovi esistenza breve, speravo che la usaste al meglio, proprio perché corta e tribolata. Invece niente. Avete fatto di tutto per farvi male e rovinare quel po' che vi ho dato. averlo saputo, era meglio lasciare la terra senza di voi, solo con animali, pesci e uccelli. E mari, boschi e pianure. Mi avete fatto pentire di avervi creato, ma siccome tutto torna adesso pagate dazio. Siete stati spavaldi e arroganti. I due vizi peggiori che si possano mettere insieme. Poveri diavoli, mi fate pena. Ora vado via per non vedervi, mi date fastidio. Se penso che la gran parte dei signori che hanno distrutto il mondo erano quelli che venivano a messa ogni domenica e a ricevere la comunione, mi vien da prenderli a calci in culo. Ma non posso, ormai sono morti, estinti, finiti all'inferno. Ne resta però qualcuno a pagare il fio e a capire quanto sono stati imbecilli. Quando creperanno all'inferno anche loro".).
    Dice bene Corona: si sono lasciati perdere antichi saperi sostituendoli con una tecnologia il più delle volte superflua. Alcune tracce delle pratiche del passato sono rimaste un po' nelle campagne e in montagna, fuori dai grandi scentri urbani ( "Lassù però nonostante il progresso, si è salvata una memoria. Quella degli attrezzi e delle cose antiche. Le soffitte sono piene di arnesi da lavoro, in alcuni è rimasta la capacità di adoperarli. Quella sapienza che durava da secoli, passata da uomo a padre, da padre a figlio. Anche se negli ultimi anni le cose sono cambiate. I giovani montanari vanno all'università per diventare architetti, ingegneri, medici. O quel che vogliono. Non sono più capaci di far legna, andare a caccia, tirar su un orto. L'hanno visto fare dal padre e dal nonno, ma non hanno imparato. Nessuno glielo ha insegnato. I genitori li volevano laureati") ma con l'avanzare delle generazioni tutto si perderà. Il progresso dovrebbe andare a braccetto con il tramandarsi le vecchie conoscenze manuali (specialmente l'artigianato), di quando l'uomo non aveva altro che la forza delle proprie braccia e l'aiuto degli animali e non avendo altro aguzzava l'ingegno. Ha costruito cose meravigliose e ardite (basti pensare ai tanti monumenti) che forse oggi con tutti i nostri mezzi non saremmo più in grado di fare perché abbiamo perso la manualità ad esclusivo vantaggio della tecnologia.
    Il finale è un po' da "fattoria degli animali" ed esprime una certa rassegnazione.

    ha scritto il 

  • 4

    La livella

    Buon libro, concetti classici di Corona, spesso ripetitivi, è vero, ma pur sempre piacevoli e significativi. In questo romanzo surreale (ma neanche troppo) si richiama un ritorno al passato come unica ...continua

    Buon libro, concetti classici di Corona, spesso ripetitivi, è vero, ma pur sempre piacevoli e significativi. In questo romanzo surreale (ma neanche troppo) si richiama un ritorno al passato come unica salvezza per l'intera umanità. Riflessioni sempre utili.

    ha scritto il 

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