La furia del mondo

Di

Editore: Feltrinelli (I Narratori)

4.0
(76)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 384 | Formato: Paperback

Isbn-10: 8807016982 | Isbn-13: 9788807016981 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Genere: Narrativa & Letteratura

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Descrizione del libro
Seconda metà del diciottesimo secolo. In un piccolo villaggio tedesco. Ilpiccolo Abel nasce in una famiglia di poverissimi contadini: gracile disalute, ha dalla sua una sensibilità e un'intelligenza fuori dal comune. Se neaccorge il parroco e maestro, Rupprecht Radebach, un pastore luteranotormentato: ha avuto una brillante carriera nelle gerarchie della chiesacattolica ma, alla fine di una profonda crisi teologica ed esistenziale, haabbracciato la dottrina di Lutero e ha sposato la donna che ama. Radebachchiede alla madre di Abel il permesso di impartire al ragazzino lezionisupplementari. Abel rivela una disposizione eccezionale per lo studio, ma ilcarattere chiuso e incline alla meditazione gli fa il vuoto intorno.
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  • 0

    Una noia....

    E’ scritto bene, non c’è che dire. La prosa è elegante, ricca, a tratti persino sontuosa. Il quadro storico (il ‘700 tedesco, ma anche Roma) è ricostruito con attenzione meticolosa. E c’è una storia ...continua

    E’ scritto bene, non c’è che dire. La prosa è elegante, ricca, a tratti persino sontuosa. Il quadro storico (il ‘700 tedesco, ma anche Roma) è ricostruito con attenzione meticolosa. E c’è una storia da raccontare. Eppure, molto a malincuore (anche perché conosco l’autore che è persona seria, coltissima e molto schiva e perché ho apprezzato un suo precedente romanzo ‘Il talento’), l’ho abbandonato a p. 200 su quasi 400. Che cosa c’è che non va? Mi ha sopraffatto la noia, una noia mortale di quelle che non si riescono a vincere. Il problema è l’impianto e lo stile, che sono vecchi, improponibili al giorno d’oggi. Ne risulta un libro fuori tempo, non per l’argomento (il rapporto maestro-allievo, da quello che ne ho ricavato essendo arrivata a metà) ma per il modo in cui è affrontato e trattato. Personalmente non vado cercando la novità o la sperimentazione ad ogni costo, ma mi chiedo che senso ha oggi scrivere un libro (mattone) così. Certamente apprezzo l’800 in letteratura, in musica e anche, in parte, in pittura e per esempio se ne avessi la possibilità volentieri mi metterei in casa un quadro di un pre-raffaellita, ma mai e poi mai appenderei in salotto un dipinto ‘alla maniera’ di Dante Gabriele Rossetti. Dunque dico sì a un romanzo classico, ma dico no a un romanzo scritto oggi come si scriveva cento e più anni fa.

    ha scritto il 

  • 3

    Con Cesare De Marchi alla fine del libro ci si sente avvolti nella spirale del tempo, così si viveva tanti anni fa. E’ come se tutto si risolvesse in un moto circolare interrotto alla fine da un epis ...continua

    Con Cesare De Marchi alla fine del libro ci si sente avvolti nella spirale del tempo, così si viveva tanti anni fa. E’ come se tutto si risolvesse in un moto circolare interrotto alla fine da un episodio drammatico: Abel, il piccolo Abel, che Radebach voleva sottrarre alla vita fisicamente dura di chi lavora nei campi, perché ne aveva colto la sensibilità e la grande intelligenza, muore a causa della rabbia furiosa, incontrollata e inspiegabile dei suoi stessi coetanei. Una immagine triste: invidia degli "zotici" compagni per uno di loro che lo studio e l’amore per la cultura avevano ancor di più reso fine e sensibile? Una forma di “bullismo” ambientata nel XVIII secolo. Sì, questo mi risuonava strano nella lettura, mi rendeva la storia quasi irreale e lontana eppure per certi versi ancora più atroce e mi ha colpito, profondamente colpito, nelle ultime pagine. Mi piacerebbe sapere, a questo punto, perché un italiano scrive una storia così e l’ambienta in Germania e nella Germania del XVIII secolo. Ne ricevo come l’impressione che il racconto diventi rigido ed estraniante, immobile nella fissità del tempo, anche se poi mi chiedo sarà questo, invece, che lo reimmette nel flusso del tempo e lo concilia con quel destino su cui l’uomo non potrà mai intervenire per cambiare il corso della vita. Ogni cosa è destinata ad essere travolta da qualcosa di imprevedibile, assurda e incontrollabile.

    Avevo già letto “Il talento” dello stesso autore e mi era piaciuto molto. Il tema era sempre il destino ma affrontato in modo leggero, scanzonato e ironico.

    ha scritto il 

  • 4

    Romanzo necessario, ai vertici della narrativa italiana del nuovo secolo

    Questo è un libro necessario, uno dei migliori romanzi italiani del nuovo secolo ed è il mio un invito alla critica militante a rimeditarlo e riprenderlo in considerazione, perché di opera di livello ...continua

    Questo è un libro necessario, uno dei migliori romanzi italiani del nuovo secolo ed è il mio un invito alla critica militante a rimeditarlo e riprenderlo in considerazione, perché di opera di livello eccellente si tratta.
    La storia del fragile e intelligente Abel e del suo prete precettore (quindi una doppia storia, con duplice focalizzazione) è una storia che ne compendia tante altre: le vicende di un piccolo principato tedesco alla fine del '700, con la rappresentazione straordinaria del mondo contadino e dell'istruzione scolare dell'epoca; è anche la declinazione dei rapporti tra chiesa romana e cristianesimo luterano. E' la narrazione universale delle crudeltà, della barbarie, dell'amore tra uomo e donna. E' la vicenda inesauribile dell'interrogarsi sula storia e sulla "furia del mondo".
    Ciò che rende speciale questo grande romanzo è una singolarissima straordinaria capacità dell'autore di descrivere e rappresentare i frammenti più minuti della realtà naturale - compresa quella noetica e mentale dei due personaggi chiave - che risplendono vividamente incastonati nella scrittura preziosa demarchiana, tanto che il mondo esterno viene incessantemente interiorizzato nelle vibrazioni spirituali di Abel, soprattutto, e di Rupprecht.
    Al lettore attento (occorre impegno, ripagato, da parte di chi recepisce l'opera) pare di abitare nel cuore e anche nel corpo dei personaggi e di vivere con loro anche i più minuti istanti di un quotidiano, che però non è mai solo un quotidiano, ma è piuttosto l'essenza feroce di una ferita profonda, lacerante, dolorosa, eppure, infine, eccezionalmente creativa e consolatoria.
    Romanzo epocale, resterà.
    PS: ringrazio D. Fina che me l'ha segnalato

    ha scritto il 

  • 5

    Dalla furia salvatemi...

    Dalla furia salvatemi del mondo
    Voi che patiste la tortura e il fuoco
    Senza poter trovare o pace o loco
    Al dolore di cui toccaste il fondo
    In tanto orrore voi unica luce

    Sono i versi che il piccolo Ab ...continua

    Dalla furia salvatemi del mondo
    Voi che patiste la tortura e il fuoco
    Senza poter trovare o pace o loco
    Al dolore di cui toccaste il fondo
    In tanto orrore voi unica luce

    Sono i versi che il piccolo Abel, figlio di contadini dell'Hoenlhohe affidato alle cure intellettuali del tormentato pastore Radebach (ex prete dalle brillanti prospettive nella gerarchia cattolica, convertitosi al protestantesimo luterano al termine di nove lunghi anni passati a Roma, alla corte Papale al servizio di un Cardinale e tornato nel Principato tedesco per fare il Pastore di campagna anche per amore di una donna- è già qui c'è un romanzo nel romanzo), compone e dedica a Giordano Bruno e agli altri martiri delle proprie idee, come J. Huss, dopo avere appreso dal suo istitutore e dai libri che questi gli ha fatto leggere, che la libertà della coscienza e l’indipendenza del pensiero hanno avuto nella storia sempre un prezzo da dover pagare con la sofferenza, talvolta fino alla tortura e alla morte. Ma che l’amore, quello divino come quello umano: che può manifestarsi come semplicemente carnale, o per l’arte, per la musica (memorabili le pagine che riguardano il tentativo di descrivere una una fuga di Bach, con tutte le sue implicazioni teologiche), per la cultura e per la poesia possono offrire quel riparo e consolazione da un mondo esterno in cui l’odio ingiustificato, la violenza e la guerra ciclicamente si manifestano come “furia del mondo”.
    Il nome di Abel lascia però presagire che dovrà egli stesso finire vittima di un qualche Caino a impersonare il ruolo di tale furia. Di fronte alla quale questo giovanissimo Leopardi, gracile e inadatto alla vita dei campi, ma colto, sensibile, educato dalle precoci letture di Tasso ed Ariosto, del Werther di Goethe, dei classici latini, appassionatosi a Dante e al teatro di Shakespeare, si troverà sempre impreparato e incapace a difendersi, fino all’estremo sacrificio che lascerà il Pastore Radebach solo e ancora più tormentato, roso dai dubbi sul senso delle nostre vite, sull’esistenza di un disegno divino impenetrabile o sulla sua totale inesistenza lasciando Dio stesso tale piano affidato al caso, nel disegno di qualcosa ancora più grande e più oscura.
    Un libro scritto da un italiano che da anni vive e lavora in Germania, colto italianista e germanista che fonde in questa storia la sua profonda conoscenza (ed amore) di entrambe le culture, scrivendo in un italiano elegantissimo ma mai appesantito da compiacenti orpelli. Ambientato efficacemente, come in un dipinto, nella società contadina di un piccolo principato tedesco sul finire del ‘700 e che ben delinea protagonisti e comprimari affidandosi con misurata sapiente parsimonia al dialogo diretto, e in qualche caso anche a quello epistolare.
    La furia del mondo intanto continua a imperversare. Non posso non accorgermi che oggi stia nuovamente accendendosi un po'ovunque, anche sulle soglie di casa nostra in modo particolarmente acceso e brutale.Può offrirci difesa o rifugio un romanzo-capolavoro come questo, uno dei più belli della nostra letteratura degli ultimi venti o trent’anni?
    Forse è questa la vera domanda.

    ha scritto il 

  • 4

    Libro difficile, molto ben scritto. Penso che Cesare De Marchi sia uno dei più bravi autori italiani contemporanei. Riesce a far vivere tutte le emozioni dei protagonisti dei suoi libri. Ho preferito ...continua

    Libro difficile, molto ben scritto. Penso che Cesare De Marchi sia uno dei più bravi autori italiani contemporanei. Riesce a far vivere tutte le emozioni dei protagonisti dei suoi libri. Ho preferito però "La vocazione" a "la furia del mondo".

    ha scritto il 

  • 3

    Nonostante il lessico sia ricchissimo, la costruzione del periodo aulica e perfetta, la storia buona e le tematichie importanti; nonostante anche alcune pagine di denso lirismo e pagine che ben si pre ...continua

    Nonostante il lessico sia ricchissimo, la costruzione del periodo aulica e perfetta, la storia buona e le tematichie importanti; nonostante anche alcune pagine di denso lirismo e pagine che ben si prestano ad essere sottolineate per la loro armonia, il romanzo in sè mi pare stenti sempre a decollare.
    Apprezzato ma non amato, questione di gusti per certo.

    ha scritto il 

  • 5

    Il protagonista del romanzo è un bambino di nome Abel, figlio di contadini in un borgo della Germania di fine settecento. Abel si distrae, anche a scuola quando sembra perso tra i pensieri. Non è fatt ...continua

    Il protagonista del romanzo è un bambino di nome Abel, figlio di contadini in un borgo della Germania di fine settecento. Abel si distrae, anche a scuola quando sembra perso tra i pensieri. Non è fatto per il lavoro nei campi, è troppo gracile, ma pure nello studio sembra essere sempre da un'altra parte. In un primo momento anche il parroco del paese aveva pensato che fosse un po' stupido, era un fatto di natura come tanti; e in fondo questa disgrazia, diversamente da altre, concedeva una felicità soggettiva che uno storpio o un cieco non avrebbero mai raggiunto? Il sacerdote si ravvederà e si affezionerà presto ad Abel, avverte nel bambino un'indole speciale. Lo incoraggia, diventa il suo precettore e così iniziano le vicissitudini di Abel. Apprende precocemente, inizierà a comporre i primi versi a tredici anni, un suo verso sembrerà una pericolosa implorazione: "dalla furia salvatemi del mondo". La furia del mondo del titolo è quella delle sommosse della storia, ma è anche quella più piccola delle incomprensioni quando non si sa bene quale è il nostro posto. Nel romanzo c'è molta riflessione intorno ai libri, alle storture della storia, alla religione; il parroco ha lasciato il cattolicesimo per la dottrina protestante, l'amore per una donna che poi sposerà è stata una delle forze fatali per la sua conversione: quindi c'è l'amore. Una cura particolare per la lingua da parte dell'autore, nei vocaboli desueti, nelle musicalità ma tutto si tiene perfettamente nella trama del romanzo, non si sente il fastidio dell'inessenziale, del troppo detto. Il tema dominante, se se ne può ricavare uno, è quello della compassione cieca, Abel e il mondo che lo circonda suscitano un brivido forte, irreparabile, crudele. Un bel giorno una bimba bruna, darà un bacio di soprassalto ad Abel, poi cadranno nella neve e lei disegnerà con le mani le ali di un angelo; Abel non rivedrà più la bimba bruna, verrà a sapere che è morta di una malattia contagiosa solo dopo qualche anno. Lui, Abel, è sempre più avvolto dalla furia del mondo.

    ha scritto il 

  • *** Attenzione: di seguito anticipazioni sulla trama (SPOILER) ***

    4

    Uno stile involuto e fin troppo ricco, eppure nonostante o forse proprio per questo, la storia arriva dritta al cuore in un diluvio di immagini e sensazioni difficili da dimenticare: il sapore del mig ...continua

    Uno stile involuto e fin troppo ricco, eppure nonostante o forse proprio per questo, la storia arriva dritta al cuore in un diluvio di immagini e sensazioni difficili da dimenticare: il sapore del miglio sotto ai denti, lo stormire ombroso del grande albero all'ingresso della fattoria, la risata della bambina bruna contro lo schermo bianco della neve, il sentore di quell'alba dal colore d'arancia quando il parroco sta tornando in Germania, e su tutto il suicidio improvviso del padre di Abel, il suo corpo che ruota lento nell'aria, sempre presente, mai davvero dimenticato.
    Bellissimo.

    ha scritto il 

  • 5

    La storia umana era una sequela di orrori...

    Un libro bellissimo, difficile magari, per via della prosa altissima, ma anche laddove questa ti rallenta ti fai prendere dalla sua musicalità e procedi.

    La storia umana era una sequela di orrori; no ...continua

    Un libro bellissimo, difficile magari, per via della prosa altissima, ma anche laddove questa ti rallenta ti fai prendere dalla sua musicalità e procedi.

    La storia umana era una sequela di orrori; non solamente la storia, ma ogni fatto di ogni giorno, la fatica del risveglio, il lavoro, persino l'atto di nutrirsi. Nemmeno lui ne era fuori; forse un po' discosto dalla corrente impetuosa, in un'ansa che gli dava illusione di quiete, ma stava per irromperci l'orrore; o forse già c'era, e lui non se ne accorgeva ancora...

    ha scritto il 

  • 5

    Bellissimo

    Un libro bellissimo, difficile magari, per via della prosa altissima, ma anche laddove questa ti rallenta ti fai prendere dalla sua musicalità e procedi.

    La storia umana era una sequela di orrori; no ...continua

    Un libro bellissimo, difficile magari, per via della prosa altissima, ma anche laddove questa ti rallenta ti fai prendere dalla sua musicalità e procedi.

    La storia umana era una sequela di orrori; non solamente la storia, ma ogni fatto di ogni giorno, la fatica del risveglio, il lavoro, persino l'atto di nutrirsi. Nemmeno lui ne era fuori; forse un po' discosto dalla corrente impetuosa, in un'ansa che gli dava illusione di quiete, ma stava per irromperci l'orrore; o forse già c'era, e lui non se ne accorgeva ancora...

    ha scritto il 

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