La gioia di scrivere

Tutte le poesie (1945-2009)

Di

Editore: Adelphi (Gli Adelphi, 349)

4.6
(713)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 774 | Formato: Paperback

Isbn-10: 8845924009 | Isbn-13: 9788845924002 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Traduttore: Laura Rescio ; Curatore: Pietro Marchesani

Genere: Narrativa & Letteratura , Da consultazione

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Descrizione del libro
Nell'arco di poco più di un decennio - da quel non troppo lontano 1996 in cui fu insignita del Premio Nobel per la letteratura - Wislawa Szymborska è diventata un autore di culto anche in Italia. Né questo vasto successo deve meravigliare. Grazie a un'impavida sicurezza di tocco, la Szymborska sa infatti affrontare temi proibiti perché troppo battuti - l'amore, la morte e la vita in genere, anche e soprattutto nelle sue manifestazioni più irrilevanti - e trasformarli in versi di colloquiale naturalezza e (ingannevole) semplicità. Il volume raduna l'intera produzione poetica della Szymborska, inclusa la recentissima raccolta Qui, apparsa in Polonia nel 2009.
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  • 5

    Non so

    Sono proprio queste due piccole ma grandi parole che guidano la poetessa polacca, Wisława Szymborska. Nel suo discorso al Nobel, assegnatole nel 1996, questo dice: L’ispirazione, qualunque cosa sia, n ...continua

    Sono proprio queste due piccole ma grandi parole che guidano la poetessa polacca, Wisława Szymborska. Nel suo discorso al Nobel, assegnatole nel 1996, questo dice: L’ispirazione, qualunque cosa sia, nasce da un incessante “non so”. E per lei è una definizione che calza a pennello. Le sue poesie hanno per oggetto le gradi questioni metafisiche e le comuni cose animate e non della quotidianità, perchè ogni cosa è importante, anche la più insignificante e bistrattata. Ogni sua lirica è un brodo di curiosità, testimone della passione che aveva per la vita e per un mondo che lei definisce "stupefacente".
    Leggendo le diverse composizioni in versi si vede come la sua scrittura si sia evoluta negli anni, "edificata" su diversi livelli (di esperienza e di difficoltà letteraria), ricca di riferimenti alla poesia greca e latina, ai miti e alle leggende, senza escludere il folklore locale, tutti richiamati dalla bellezza dei componimenti. Non scompare neanche la realtà storica che vive sulla sua pelle (l'orrore delle guerre, l'indifferenza per le persone che soffrono da parte di chi se lo può permettere o crede di poterlo fare, ..).
    Quella sua voglia di scoperta, di ricerca della parola (il traduttore è stato alquanto bravo, a detta di chi mi ha letto qualche poesia in polacco), di riuscire a far sembrare semplice quello che in realtà risulta criptico per certi versi, rende splendida e magnifica tutta la sua produzione artistica. Ci si ritrova a voler rileggere i testi, nel tentativo di ricercare quella bellezza che ci coglie istintivamente inaspettata, partecipi di ciò che sta raccontando.
    Nonostante tutti i componimenti siano meravigliosi ce n'è sicuramente uno che continua a venirmi in mente e che ho letto molte volte. Lo riporto..

    LA CIPOLLA
    La cipolla è un’altra cosa.
    Interiora non ne ha.
    Completamente cipolla
    fino alla cipollità.
    Cipolluta di fuori,
    cipollosa fino al cuore,
    potrebbe guardarsi dentro
    senza provare timore.
    In noi ignoto e selve
    di pelle appena coperti,
    interni d’inferno,
    violenta anatomia,
    ma nella cipolla – cipolla,
    non visceri ritorti.
    Lei più e più volte nuda,
    fin nel fondo e così via.
    Coerente è la cipolla,
    riuscita è la cipolla.
    Nell’una ecco sta l’altra,
    nella maggiore la minore,
    nella seguente la successiva,
    cioè la terza e la quarta.
    Una centripeta fuga.
    Un’eco in coro composta.
    La cipolla, d’accordo:
    il più bel ventre del mondo.
    A propria lode di aureole
    da sé si avvolge in tondo.
    In noi – grasso, nervi, vene,
    muchi e secrezione.
    E a noi resta negata
    l’idiozia della perfezione.

    Probabilmente risulterà banale ma io trovo questa poesia fantastica, nonostante abbia per oggetto una cipolla. Forse è proprio questa capacità - quella di portare il comune all'aulico e viceversa - che caratterizza e dimostra la grandezza di un poeta. Ci sono liriche più articolate e complesse all'apparenza ma questa ha delle idee davvero originali. Ogni testo è una scoperta e, se all'inizio, di ogni raccolta riuscivo ad individuare un paio di componimenti che preferivo agli altri, dopo è diventato sempre più difficile, anzi impossibile, perchè ogni volta scattava la curiosità di rileggerli, approfondirli, giocare col testo e capire perchè cercasse di usare proprio quell'immagine o quel concetto..di richiamare alla mente quel determinato aspetto e non altri.

    Quando vinse il Nobel per le sue poesie era imbarazzata, ma è significativo ciò che afferma: Io non sono riuscita mai a dare risposte, mai. Nelle mie poesie io provo a declinare in mille modi il NON SO. Il "non so" per lei è il percorso. Quando arrivi a dire “so” ti stai fermando.

    A risultare fondamentale è il senso e la voglia naturale di osservare e scoprire, un intelletto sempre vivo e fervido, alla ricerca del tutto. Chiudo con una sua citazione..
    Il mondo, qualunque cosa noi ne pensiamo, spaventati dalla sua immensità e dalla nostra impotenza di fronte a esso, amareggiati dalla sua indifferenza alle sofferenze individuali (di uomini, animali, e forse piante, perché chi ci dà la certezza che le piante siano esenti dalla sofferenza?), qualunque cosa noi pensiamo dei suoi spazi trapassati dalle radiazioni delle stelle, stelle intorno a cui si sono già cominciati a scoprire pianeti (già morti? Ancora morti?), qualunque cosa pensiamo di questo smisurato teatro, per cui abbiamo sì il biglietto d’ingresso, ma con una validità ridicolmente breve, limitata dalle due date categoriche, qualunque cosa ancora noi pensassimo di questo mondo – esso è stupefacente.

    Le sue poesie sono come il mondo per me..
    Da leggere e rileggere!!

    ha scritto il 

  • 5

    La poesia delle piccole grandi cose

    La Szymborska con il tocco solo apparentemente leggero e a tratti ironico della sua poesia riesce a rendere piene di rara pregnanza poetica anche le cose più semplici.
    Delicata e allo stesso tempo pro ...continua

    La Szymborska con il tocco solo apparentemente leggero e a tratti ironico della sua poesia riesce a rendere piene di rara pregnanza poetica anche le cose più semplici.
    Delicata e allo stesso tempo profonda, con quest'ampia raccolta di poesie da centellinare, Wislawa Szymborska rientra di diritto tra le mie poetesse preferite.

    "Nulla due volte accade
    né accadrà. Per tale ragione
    si nasce senza esperienza,
    si muore senza assuefazione."

    ha scritto il 

  • 0

    "Gli sono troppo vicina perché mi sogni.
    Non volo su di lui, non fuggo da lui
    sotto le radici degli alberi. Troppo vicina.
    Non con la mia voce canta il pesce nella rete.
    Non dal mio dito rotola l’anel ...continua

    "Gli sono troppo vicina perché mi sogni.
    Non volo su di lui, non fuggo da lui
    sotto le radici degli alberi. Troppo vicina.
    Non con la mia voce canta il pesce nella rete.
    Non dal mio dito rotola l’anello.
    Sono troppo vicina. La grande casa brucia
    senza che io chiami aiuto. Troppo vicina
    perché la campana suoni sul mio capello.
    Troppo vicina per entrare come un ospite
    dinanzi a cui si scostano i muri.
    Mai più morirò così leggera,
    così fuori dal corpo, così ignara,
    come un tempo nel suo sogno. Troppo,
    troppo vicina. Sento il sibilo
    e vedo la squama lucente di questa parola,
    immobile nell’abbraccio. Lui dorme,
    più accessibile ora alla cassiera d’un circo
    con un leone, vista una sola volta,
    che non a me distesa al suo fianco.
    Per lei ora cresce in lui la valle
    con foglie rossicce, chiusa da un monte innevato
    nell’aria azzurra. Io sono troppo vicina
    per cadergli dal cielo. Il mio grido
    potrebbe solo svegliarlo. Povera,
    limitata alla propria forma,
    ed ero betulla, ed ero lucertola,
    e uscivo dal passato e dal broccato
    cangiando colori delle pelli. E possedevo
    il dono di sparire agli occhi stupiti,
    ricchezza delle ricchezze. Vicina,
    sono troppo vicina perché mi sogni.
    Tolgo il braccio da sotto la sua testa,
    intorpidito, uno sciame di spilli.
    Sulla capocchia d’ognuno, da contare,
    sono seduti angeli caduti."

    ha scritto il 

  • 4

    moze to wszystko. forse tutto questo

    una delle colpe di seconda fascia che non perdono al salotto tivù di fabio strazio, è avermi privato dei racconti di kolyma. quando saviano ivi li declama, portandoli in tempo reale al botto di vendit ...continua

    una delle colpe di seconda fascia che non perdono al salotto tivù di fabio strazio, è avermi privato dei racconti di kolyma. quando saviano ivi li declama, portandoli in tempo reale al botto di vendite (qualcosa come 68mila copie all'anno contro le 80 di prima), io šalamov ancora non l'ho letto. solgenitsin celo, mandel'štam celo, achmatova, cvetaeva, brodskij celo celo celo. lo sventurato šalamov manca, e da quel giorno per auto-embargo ha continuato a mancare (mi sovviene il dantesco "quel giorno più non vi leggemmo avante", e aumenta lo scorno: un conto è se l'esplosione amorosa ruba tempo alle lettere, un conto è il non resistere a uno stupido puntiglio, ma tant'è).
    questo prequel è per dire che quando anni dopo, nello stesso studio, roberto non-ce-ne-salviamo replica la performance con wislawa szymborska, gongoliamo sia io che quelli di adelphi. loro perché mandano in ristampa 30 mila copie e metà le fanno fuori subito. io perché, pfffiuuuu, della poetessa polacca alcune cose le ho già lette (diploma e medaglia del nobel li ha portati a casa 16 anni prima) e in base al mio codice di autoregolamentazione il bollino di RS non è più un problema. mi resta però il dubbio che, se avesse saputo di questa passaggiata televisiva, lei che a varsavia se ne è andata sulle note di ella fitzgerald, all'ultimo avrebbe inserito un ironico verso in più, nel primo componimento qui sotto.

    EPITAFFIO
    qui giace come virgola antiquata
    l'autrice di qualche poesia.
    la terra l'ha degnata
    dell'eterno riposo, sebbene la defunta
    dai gruppi letterari stesse ben distante.
    e anche sulla tomba di meglio non c'è niente
    di queste poche rime, d'un gufo e la bardana.
    estrai dalla borsa il tuo personal, passante,
    e sulla sorte di szymborska medita un istante.

    POSSIBILITÀ
    preferisco il cinema.
    preferisco i gatti.
    preferisco le querce sul fiume warta.
    preferisco dickens a dostoevskij.
    preferisco me che vuol bene alla gente, a me che ama l’umanità.
    preferisco avere sottomano ago e filo.
    preferisco il colore verde.
    preferisco non affermare che l’intelletto ha la colpa di tutto.
    preferisco le eccezioni.
    preferisco uscire prima.
    preferisco parlar d’altro coi medici.
    preferisco le vecchie illustrazioni a tratteggio.
    preferisco il ridicolo di scrivere poesie, al ridicolo di non scriverne.
    preferisco in amore gli anniversari non tondi, da festeggiare ogni giorno.
    preferisco i moralisti che non promettono nulla.
    preferisco una bontà avveduta a una credulona.
    preferisco la terra in borghese.
    preferisco i paesi conquistati a quelli conquistatori.
    preferisco avere delle riserve.
    preferisco l’inferno del caos all’inferno dell’ordine.
    preferisco le favole dei grimm alle prime pagine.
    preferisco foglie senza fiori che fiori senza foglie.
    preferisco i cani con la coda non tagliata.
    preferisco gli occhi chiari perché li ho scuri.
    preferisco i cassetti.
    preferisco molte cose che qui non ho menzionato
    a molte pure qui non menzionate.
    preferisco gli zeri alla rinfusa che non allineati in una cifra.
    preferisco il tempo degli insetti a quello siderale.
    preferisco toccar ferro.
    preferisco non chiedere per quanto ancora e quando.
    preferisco considerare persino la possibilità
    che l’essere abbia una sua ragione.

    LE QUATTRO DEL MATTINO
    ora dalla notte al giorno.
    ora da un fianco all’altro.
    ora per i trentenni.
    ora rassettata per il canto dei galli.
    ora in cui la terra ci rinnega.
    ora in cui il vento soffia dalle stelle spente.
    ora del chissà-se- resterà-qualcosa-di-noi.
    ora vuota.
    sorda, vana.
    fondo di ogni altra ora.
    nessuno sta bene alle quattro del mattino.
    se le formiche stanno bene alle quattro del mattino
    - le nostre congratulazioni. e che arrivino le cinque,
    se dobbiamo vivere ancora.

    ha scritto il 

  • 5

    OGNI CASO

    Poteva accadere.
    Doveva accadere.
    È accaduto prima. Dopo.
    Più vicino. Più lontano.
    È accaduto non a te.

    Ti sei salvato perché eri il primo.
    Ti sei salvato perché eri l'ultimo.
    Perché da solo ...continua

    OGNI CASO

    Poteva accadere.
    Doveva accadere.
    È accaduto prima. Dopo.
    Più vicino. Più lontano.
    È accaduto non a te.

    Ti sei salvato perché eri il primo.
    Ti sei salvato perché eri l'ultimo.
    Perché da solo. Perché la gente.
    Perché a sinistra. Perché a destra.
    Perché la pioggia. Perché un'ombra.
    Perché splendeva il sole.

    Per fortuna là c'era un bosco.
    Per fortuna non c'erano alberi.
    Per fortuna una rotaia, un gancio, una trave, un freno,
    un telaio, una curva, un millimetro, un secondo.
    Per fortuna sull'acqua galleggiava un rasoio.

    In seguito a, poiché, eppure, malgrado.
    Che sarebbe accaduto se una mano, una gamba,
    a un passo, a un pelo
    da una coincidenza.

    Dunque ci sei? Dritto dall'attimo ancora socchiuso?
    La rete aveva solo un buco, e tu proprio da lì?
    Non c'è fine al mio stupore, al mio tacerlo.
    Ascolta
    come mi batte forte il tuo cuore.

    ha scritto il 

  • 0

    Scrivere un curriculum

    Che cos’è necessario?
    È necessario scrivere una domanda,
    e alla domanda allegare il curriculum.
    A prescindere da quanto si è vissuto
    è bene che il curriculum sia breve.
    È d’obbligo concisione e selezi ...continua

    Che cos’è necessario?
    È necessario scrivere una domanda,
    e alla domanda allegare il curriculum.
    A prescindere da quanto si è vissuto
    è bene che il curriculum sia breve.
    È d’obbligo concisione e selezione dei fatti.
    Cambiare paesaggi in indirizzi
    e malcerti ricordi in date fisse.
    Di tutti gli amori basta quello coniugale,
    e dei bambini solo quelli nati.
    Conta di più chi ti conosce di chi conosci tu.
    I viaggi solo se all’estero.
    L’appartenenza a un che, ma senza perché.
    Onorificenze senza motivazione.
    Scrivi come se non parlassi mai con te stesso
    e ti evitassi.
    Sorvola su cani, gatti e uccelli,
    cianfrusaglie del passato, amici e sogni.
    Meglio il prezzo che il valore
    e il titolo che il contenuto.
    Meglio il numero di scarpa, che non dove va
    colui per cui ti scambiano.
    Aggiungi una foto con l’orecchio in vista.
    E’ la sua forma che conta, non ciò che sente.
    Cosa si sente?
    Il fragore delle macchine che tritano la carta

    ha scritto il 

  • 5

    Dicono
    che il primo amore è il più importante.
    Ciò è molto romantico
    ma non fa al mio caso.

    Qualcosa tra noi c'è stato e non c'è stato,
    accadde e si è perduto.

    Non mi tremano le mani
    quando mi imbatto ...continua

    Dicono
    che il primo amore è il più importante.
    Ciò è molto romantico
    ma non fa al mio caso.

    Qualcosa tra noi c'è stato e non c'è stato,
    accadde e si è perduto.

    Non mi tremano le mani
    quando mi imbatto in piccoli ricordi,
    in un rotolo di lettere legate con lo spago
    - fosse almeno un nastrino.

    Il nostro unico incontro dopo anni:
    la conversazione di due sedie
    accanto a un freddo tavolino.

    Altri amori
    ancora respirano profondi dentro me.
    A questo manca il fiato anche per sospirare.

    Eppure proprio così com'è,
    è capace di fare ciò di cui quelli ancora non sono capaci:

    non ricordato,
    neppure sognato,
    mi familiarizza con la morte.

    ha scritto il 

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