La giungla

Di

Editore: Ginko (Cuori ruggenti 6)

4.2
(122)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 292 | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Francese , Tedesco , Chi semplificata , Spagnolo , Greco

Isbn-10: 8895288262 | Isbn-13: 9788895288260 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Traduttore: Rosa Giovanna Orri

Disponibile anche come: Altri , Copertina rigida , Tascabile economico

Genere: Narrativa & Letteratura , Storia , Scienze Sociali

Ti piace La giungla?
Iscriviti ad aNobii per vedere chi dei tuoi amici lo ha letto, e scopri libri simili!

Registrati gratis

ACQUISTA LIBRO
Acquisto non disponibile
per questo libro
Descrizione del libro
Ordina per
  • 5

    L'abominio della verità

    Un libro crudo, violento, diretto che ti fa stringere gli occhi e rivoltare lo stomaco mentre lo leggi, la realtà può essere più crudele e tremenda di qualsiasi invenzione. Jurgis ha una forza d'animo ...continua

    Un libro crudo, violento, diretto che ti fa stringere gli occhi e rivoltare lo stomaco mentre lo leggi, la realtà può essere più crudele e tremenda di qualsiasi invenzione. Jurgis ha una forza d'animo che credo, ai giorni nostri, non esistà più. Ho provato un rispetto profondo per lui e per la sua famiglia, anche se alle volte ho pensato che avrebbero fatto meglio a tornarsene a casa! Leggetelo, leggetelo e tramandatelo, la storia ci insegna semplicemente l'attualità!

    ha scritto il 

  • 3

    Dove finiscono i sogni e le speranze

    C'era una volta il Sogno Americano. Chiunque, indipendentemente dalla provenienza, dal colore della pelle, dalla cultura, dall'educazione poteva andare in America a fare "fortuna" contando solo sul pr ...continua

    C'era una volta il Sogno Americano. Chiunque, indipendentemente dalla provenienza, dal colore della pelle, dalla cultura, dall'educazione poteva andare in America a fare "fortuna" contando solo sul proprio lavoro e sul proprio impegno.

    Ma questa "fortuna", all'inizio del secolo scorso, era difficile da ottenere. Gli immigranti non solamente dovevano lavorare in condizioni disumane, ma anche sottostare alla corruzione e alla disonestà dilaganti.

    Al pari di Zolà quando in Germinale (romanzo direi simile in molti aspetti) descrive in modo memorabile le condizioni di lavoro in miniera, questo romanzo descrive benissimo la vita (se così si può chiamare) degli immigrati che lavoravano ai macelli nel 1906 a Chicago .
    Sfruttati senza limiti, abitavano una giungla dove l'unica legge che valeva era quella del più forte.

    Alle terribili condizioni dei lavoratori si aggiungeva l'interesse senza scrupoli degli industriali, che facevano finire nelle scatole di carne in conserva topi, mucche malate, rifiuti e interiora raccolte dal pavimento lurido.

    Il libro, se non per gli operai immigrati (che agli americani non interessavano affatto), colpì duramente l'America per il cibo. Roosevelt, dopo una investigazione ufficiale, chiese al Congresso di cambiare le leggi e i regolamenti (validi ancora oggi) per l'inscatolamento delle carni.

    I temi sono purtroppo ancora attuali, per certi versi. In quel tempo erano italiani, irlandesi, lituani, polacchi a vivere la miseria, l'emigrazione e lo sfruttamento. Oggi sono i senegalesi, i siriani, i cinesi o gli albanesi: la disperazione per i poveracci che emigrano non cambia.

    Il romanzo è proprio desolante, terribile, angosciante, senza scampo. Quando le cose sembrano andare male, tranquilli, andranno peggio. Perché non c'è limite al peggio. E questo, purtroppo, fa sì che ad un certo punto perda mordente (deve esserci un limite anche alla sfiga!).
    Aggiungerei poi che nell'ultimo quarto il romanzo si trasforma in un trattato di propaganda socialista. E pure noioso, direi. E nell'infervorarsi Sinclair si dimentica anche di dirci che fine fa il protagonista.

    La Giungla è un libro potente, molto potente. Ma con difetti. Una scorciatina qua e là, soprattutto nella noiosissima propaganda finale, ne aumenterebbe enormemente l'efficacia.
    Dimenticavo: leggere il libro, non so perché, mi ha fatto diventare vegetariano...

    ha scritto il 

  • 3

    Altri miserabili

    Sinclair (estratto da Wikipedia)
    "Unendo la sua attività di romanziere a quella di scrittore di pamphlet politici e di appassionato assertore del socialismo, Sinclair affrontò tutti gli aspetti negati ...continua

    Sinclair (estratto da Wikipedia)
    "Unendo la sua attività di romanziere a quella di scrittore di pamphlet politici e di appassionato assertore del socialismo, Sinclair affrontò tutti gli aspetti negativi della società americana in saggi, romanzi e racconti di robusta vena narrativa: una produzione che occupa circa 90 volumi.
    Come narratore ottenne un clamoroso successo fin dall'inizio con il romanzo The Jungle (La giungla, 1906), sulla scandalosa condizione dei lavoratori ai mercati di bestiame di Chicago.

    Il libro
    La giungla, per 3/4 del libro, parla delle condizioni terrificanti di un gruppo di immigrati lituani trasferitisi a Chicago all'inseguimento del sogno americano.
    Le vicende di questi giovanissimi immigrati ingenui, ignoranti (nel senso letterale del termine), in balia di qualsiasi tipo di ricatto e vessazione sociale, impiegati nei macelli indignano e inquietano e convincono a diventare vegetariani (le scene son crude, ma la parte in cui si descrive come venivano preparate le salsicce...ehm, definirla vomitevole è un eufemismo).

    L'ultimo quarto del libro diviene una sorta di manifesto degli intenti del socialismo...un pamphlet politico... Parte che fa perdere di mordente alla narrazione.

    Un romanzo denuncia/inchiesta, costruito come una dimostrazione. L'intento di Sinclair credo fosse quello di dimostrare, per l'appunto, che l'unica via d'uscita dai macelli e più genericaricamente dalle condizioni di schiavitù salariale era il socialismo... Quindi il romanzo finisce in propaganda.

    "Così, al momento attuale, noi abbiamo una società, che per il trenta per cento, diciamo, è occupata a produrre articoli inutili e per l'uno per cento si dà da fare a distruggerli"

    Era il 1906. Inutile dire che la frase è di una attualità sconcertante.
    La prima parte del racconto (seppur oggettivamente iperbolica nelle vicende rappresentate) è da leggere per obbligare a immedesimarsi negli stati d'animo di chi oggi vive la condizione di immigrato.

    3 stellette abbondanti.

    ha scritto il 

  • 4

    Più crudo di Noi ragazzi dello zoo di Berlino. Non c'è confronto.
    Questo romanzo è un pugno nello stomaco, veramente crudo e angosciante. Sinclair, tramite il protagonista, ci racconta il sogno americ ...continua

    Più crudo di Noi ragazzi dello zoo di Berlino. Non c'è confronto.
    Questo romanzo è un pugno nello stomaco, veramente crudo e angosciante. Sinclair, tramite il protagonista, ci racconta il sogno americano, o meglio, l'incubo americano.
    Jurgins arriva dalla Lituania insieme alla sua famiglia dopo aver tanto sentito parlare del sogno americano, del paese delle libertà, per poi scoprire che erano meglio le vecchie catene di quelle nuove.
    U. Sinclair rivela al lettore, grazie al protagonista Jurgins, cosa si nasconde nel nuovo mondo, porta il lettore a conoscere l'orrore del lavoro salariato (o meglio, schiavitù salariata) nei primi anni del 900, l'orrore delle fabbriche di carne, della povertà, fino a che la speranza del protagonista nel suo motto per risolvere le cose, per avere speranza, "lavorerò di più", diventa disillusione, non basta (è possibile che Orwell per il personaggio di Boxer ne La fattoria degli animali abbia preso spunto dal protagonista di questo romanzo?) cade nella più completa povertà e porta il lettore ad abbandonare la città per illustrare la vita al di fuori delle industrie, per poi farci di nuovo ritorno, stavolta riuscendo ad entrare in politica, in modo che il lettore possa scoprire come fnziona a trecentosessanta gradi l'America di quegli anni (e dei nostri oserei dire), fino a che, sottolineato anche l'aspetto politico corrotto visto, anche questa volta, dall'interno, si arriva al cuore del libro, al messaggio a cui Sinclair voleva arrivare, il messaggio comunista, propaganda insomma. U. Sinclair aveva bisogno di Jurgins per far comprendere al lettore il bisogno del comunismo, aveva bisogno che il protagnista passasse tutto quello che ha passato, che il lettore leggesse tutto quello che ha letto, per comprendere che l'unica soluzione a tutto lo schifo della società capitalista (secondo Sinclair) è il comunismo.
    Per tutto il volume sono esposte quà e là accenni a riflessioni comuniste ma sono le ultime pagine del libro ad esporti tutto con chiarezza, e mi sono stupita, leggendo queste ultime pagine, di quante cose già esistevano agli inizi del 900 e di quanto il tema del libro sia ancora attuale se pur nascosto agli occhi di tutti, o ignorato dagli occhi di tutti, (se non credete sia ancora così, vi consiglio la lettura di Se niente importa, perchè mangiamo gli animali? di Jonathan Safran Foer), rispetto al secolo scorso, la situazione è migliorata per noi lavoratori sotto vari punti di vista, ma purtroppo, cioè che non è cambiato è l'illusione di libertà, che rimane ancora illusione, le catene a cui siamo legati sono ancora più strette delle precedenti, sono catene di illusione dove confrontando la situazione attuale e quella passata si può dire che praticamente è la stessa, solo ci è stato dato un contentino che ci fa credere che ora siamo più economicamente evoluti, migliorati, ma no, è la stessa cosa di prima, gente che muore di fame, gente disoccupata che per un lavoro deve vendere l'anima e a volte non solo, gente sull'astrico per colpa di stato e banche, il governo gestito dalle grossissime multinazionali riunite sotto la stessa bandiera. Niente è cambiato, le nostre catene sono solo più illusorie, e il romanzo rimane attuale per i temi trattati, e come ho scritto al commento alla prefazione di questo volume, La giungla di Upton Sinclair non potrà mai diventare come La capanna dello zio Tom di A.B.Stowie, per il semplice fatto che lo schiavismo de neri, almeno in paesi occidentalizzati, è stato risolto (non il razzismo però) mentre la schiavitù salariale è ancora in atto.
    Ultima considerazione, mi chiedo se Sinclair avrebbe scritto lo stesso questo romanzo di denuncia e propaganda se non avesse conosciuto Jack London, che lo portò a conoscere il movimento comunista (da cui poi U. Sinclair negli ultimi anni della sua vita si schierò brutalmente contro)

    ha scritto il 

  • 3

    Provo sempre una sensazione di prurito alle mani in questi casi.
    Non si fa così: pretendere di costruire una storia - brutale, sia pure - per accumulo di nefandezze, costringendo il povero eroe ad ind ...continua

    Provo sempre una sensazione di prurito alle mani in questi casi.
    Non si fa così: pretendere di costruire una storia - brutale, sia pure - per accumulo di nefandezze, costringendo il povero eroe ad indicibili sofferenze, dandogli un attimo di respiro solo per poterlo poi ricacciare ancora più giù nell'abisso di dolore e denigrazione umana, lo considero un mero esercizio sadiano. E si rischia, come in questo caso, che la denuncia dell'inferno reale, costruito sulla sofferenza reale di gente reale, passi in terzo piano, mentre davanti allo schermo ci chiediamo: "e ora, cosa si inventerà di ancora più spregevole?".
    E credetemi, c'è di tutto in questa fantasmagoria dell'abietto: infanti che muoiono, ragazzi che si mozzano dita, donne drogate, prostitute malate, ubriaconi all'ultimo stadio, mafiosi da quattro soldi, politicanti da strapazzo, avidi capitalisti, angelici socialisti, brutali uomini-topo, poliziotti corrotti. Ma tutto si risolve in nulla: macchiette, macchiette, macchiette.
    E il problema è che dovrebbe essere una storia vera.

    ha scritto il 

  • 4

    E' un pezzo di storia della letteratura americana, uno scorcio della Chicago dei primi del 900 brutalizzata dal capitalismo spudorato... certe realtà non andrebbero mai dimenticate!

    ha scritto il 

  • 4

    "Come belve nella giungla" [8/10]

    Questa è la storia di dodici lituani che nel 1900 arrivano a Chicago per inseguire il fantomatico sogno americano.
    Tre generazioni che troveranno lavoro nella città della carne in scatola. Un viaggio ...continua

    Questa è la storia di dodici lituani che nel 1900 arrivano a Chicago per inseguire il fantomatico sogno americano.
    Tre generazioni che troveranno lavoro nella città della carne in scatola. Un viaggio nella meschinità umana che non ha riguardo per niente e per nessuno. Un incubo che ti fa sentire la squallida povertà e disperazione.dei protagonisti. Un bel romanzo poco conosciuto e che peccato!

    Ma non è probabile che alludesse alla particolare sofferenza che accompagna la miseria, alla sofferenza interminabile, amara e crudele, eppure così sordida e meschina, brutta e umiliante, nemmeno redenta da un tocco di dignità o di pathos. È un genere di dolore che di solito i poeti non trattano; i suoi stessi vocaboli non fanno parte del lessico dei poeti... I suoi particolari non si possono assolutamente accennare nella buona società. Come può, un romanziere, ad esempio, sperar di interessare gli amatori della buona letteratura, parlando di una famiglia che ha trovato la sua casa brulicante di parassiti, descrivendo tutte le sofferenze, le umiliazioni e i disagi sopportati in seguito a questo, e il danaro, guadagnato con tanta fatica, speso nel vano tentativo di liberarsene?

    ha scritto il 

  • 4

    Un libro a cui non riesci a smettere di pensare

    Spietatissimo, Vero. E così attuale. Sai che è successo veramente e che sta per succedere ancora. Quante lotte sono state fatte per migliorare le condizioni di lavoro e guarda ora, stiamo per ritornar ...continua

    Spietatissimo, Vero. E così attuale. Sai che è successo veramente e che sta per succedere ancora. Quante lotte sono state fatte per migliorare le condizioni di lavoro e guarda ora, stiamo per ritornare a quel punto. Assolutamente da leggere. Solo l'ultima parte del socialismo un po' pesante.

    ha scritto il 

  • 5

    Attualissimo e spietato

    La Giungla è quella di Chicago, la Chicago dei macelli, nel primo 900. Da lì non si esce se non con il socialismo, unica possibilità di riscatto per un'umanità a scadenza. Scritto nel 1904, fu un caso ...continua

    La Giungla è quella di Chicago, la Chicago dei macelli, nel primo 900. Da lì non si esce se non con il socialismo, unica possibilità di riscatto per un'umanità a scadenza. Scritto nel 1904, fu un caso sin da allora (anche se per ragioni molto differenti da quelle del vero scandalo). A chi pensa che sia un libro storicamente datato va detto che non ha capito niente.

    ha scritto il 

Ordina per