La grande Eulalia

Di

Editore: Feltrinelli

3.4
(166)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 128 | Formato: Altri | In altre lingue: (altre lingue) Francese , Spagnolo

Isbn-10: 8807013495 | Isbn-13: 9788807013492 | Data di pubblicazione:  | Edizione 4

Disponibile anche come: Paperback

Genere: Narrativa & Letteratura , Fantascienza & Fantasy

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Descrizione del libro
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  • 5

    C'è ancora un mondo là fuori?

    Racconti bellissimi tra Buzzati e Oscar Wilde con un po' di Kafka. Non conoscevo l'autrice e non capisco come è possibile che mi sia sfuggita.
    I racconti tutti estremamente suggestivi possono essere c ...continua

    Racconti bellissimi tra Buzzati e Oscar Wilde con un po' di Kafka. Non conoscevo l'autrice e non capisco come è possibile che mi sia sfuggita.
    I racconti tutti estremamente suggestivi possono essere considerati metafore del rapporto tra arte e artista, un rapporto con luci e ombre di reciproca attrazione e seduzione, un rapporto in qualche modo antitetico a quello con la vita. Nel primo racconto la povera e innocente Eulalia è rapita alla sua vita già piena di incanto da una immagine. L'immagine la seduce e la trasforma da spettatrice in artista. Nel secondo racconto è ancora l'illusione dell'amore a rapire l'artista. Suggestiva e interessante l'immagine finale della statua senza occhi. Il gigante è forse il racconto più misterioso (completato dal racconto seguente che mostra le cose dal pdv del prigioniero).
    Nel gigante il rapporto arte artista è intriso di tristezza, di nostalgia, di mura, di impossibilità di vita e di amore, di incapacità di vita e di amore come se bellezza e bontà o bellezza e anima potessero essere anche loro in qualche modo antitetici a dispetto di quanto pensavano i greci in proposito. L'ultimo racconto è la stessa storia del gigante narrata dal punto di vista del gigante stesso. All'inizio non mi andava di avere questo punto di vista, tanto mi era piaciuto il racconto precedente. E non mi piaceva il gigante visto da vicino. Invece poi ho cambiato idea. Questo racconto inserisce una nota sadica nel rapporto arte artista e arte/artista spettatore, un rapporto sempre di seduzione reciproca ma anche simile a quello del ragno con la mosca, con la mosca che o viene mangiata o si trasforma a sua volta in ragno, come è successo al povero gigante.

    ha scritto il 

  • 4

    Non capisco i voti così negativi a questo libretto che, pur iniziando con due racconti che forse lasciano un po' il tempo che trovano, regala due perle come "Il gigante" e il parallelo "Lettere a Luis ...continua

    Non capisco i voti così negativi a questo libretto che, pur iniziando con due racconti che forse lasciano un po' il tempo che trovano, regala due perle come "Il gigante" e il parallelo "Lettere a Luisa". Lo stile della Capriolo è certamente anacronistico e non da premio di letteratura contemporanea che dovrebbe essere formalmente estranea a certe scelte, ma limpido pur nella sua indefinitezza e apertura.

    ha scritto il 

  • 2

    Mah.
    Lettera a Luisa e Il Gigante non sono malaccio; gli altri racconti invece decisamente sciocchi. Dalle note entusiastiche in quarta di copertina, direi che l'autrice è una raccomandata di ferro. ( ...continua

    Mah.
    Lettera a Luisa e Il Gigante non sono malaccio; gli altri racconti invece decisamente sciocchi. Dalle note entusiastiche in quarta di copertina, direi che l'autrice è una raccomandata di ferro. (Fortuna che ho trovato il libro fra i remainders a un prezzo stracciatissimo, almeno non mi pento dell'acquisto)

    ha scritto il 

  • 2

    Un libro sopravvalutato, a tratti irritante, per questo suo modo trasognato e compiaciuto di descrivere personaggi senza qualità, ladri di immagini, avidi di perfezione, patetici e decadenti nel loro ...continua

    Un libro sopravvalutato, a tratti irritante, per questo suo modo trasognato e compiaciuto di descrivere personaggi senza qualità, ladri di immagini, avidi di perfezione, patetici e decadenti nel loro anelito di bellezza. Ma io in quelli anni " vivevo in una condizione anfibia, preda di un continuo stordimento" e il malsano piacere di perdermi in un libro dissonante lo ricercavo ancora.

    ha scritto il 

  • 3

    Quattro racconti, altrettante storie di amori impossibili.
    Sentimenti a senso unico. Chi ama soffre. Si strugge in passioni non corrisposte. Ogni racconto prende in esame solamente la visione di chi s ...continua

    Quattro racconti, altrettante storie di amori impossibili.
    Sentimenti a senso unico. Chi ama soffre. Si strugge in passioni non corrisposte. Ogni racconto prende in esame solamente la visione di chi si invaghisce di un riflesso, di un braccio o di un suono, in pratica di un'idea. Non viene mai svelato cosa prova e pensa il destinatario di questo amore.
    Gli ultimi due racconti, "Il gigante" e "Lettera a Luisa" sono in realtà le due facce di una stessa medaglia. Qui finalmente l'autrice, anche se in brani separati ma contigui, ci svela il pensiero di tutti e due i personaggi, l'amato e l'amante che in realtà sono la stessa cosa. Ma la morale, se morale è, non cambia. Amori idealizzati e mai aperti ad un confronto. Portano tutti indissolubilmente ad un finale tragico di resa e morte.

    ha scritto il 

  • 4

    La musica...del gigante

    Degno di nota è il racconto “Il gigante”, per la sua semplicità e perché rende bene la mia idea di musica: il mezzo più immediato per esprimere i sentimenti e per mettere in comunicazione realtà, pers ...continua

    Degno di nota è il racconto “Il gigante”, per la sua semplicità e perché rende bene la mia idea di musica: il mezzo più immediato per esprimere i sentimenti e per mettere in comunicazione realtà, persone, che altrimenti non avrebbero possibilità di farlo.
    La musica è un linguaggio universale, che supera qualsiasi barriera e in questo breve ma intenso racconto, una donna, con il suo pianoforte suona accompagnata dal violino di un prigioniero rinchiuso in un carcere a lui dedicato, senza la possibilità di avere contatti con persona alcuna. Così, pur senza potersi guardare o parlare, essi iniziano ad eseguire una sonata, perfezionandola ogni giorno di più. Questa avventura, questo dialogo musicale, diventerà l’unica loro ragione di vita, li rapirà completamente, facendo perdere senso a tutto il resto. A chi legge scoprire il resto.
    La musica è questo: passione, sentimento, forza vitale. Ed il racconto ci dimostra che la musica ha davvero qualche fattore comune con la vita umana, è un elemento intrinseco della nostra anima, così come probabilmente anche dell’universo.
    Fin quando sentiremo la musica vorrà dire che c’è ancora vita e speranza: perché la musica è vita. È quando sentiremo solo rumore e silenzio che dovremo preoccuparci, perché vorrà dire che tutto sta finendo.

    ha scritto il 

  • *** Attenzione: di seguito anticipazioni sulla trama (SPOILER) ***

    5

    Favole sull'arte

    Ho letto questo libro parecchio tempo fa e quindi il mio giudizio appartiene indubbiamente ad un'altra me.
    Posso dire però che sono rimasta particolarmente affezionata a questi quattro racconti per l' ...continua

    Ho letto questo libro parecchio tempo fa e quindi il mio giudizio appartiene indubbiamente ad un'altra me.
    Posso dire però che sono rimasta particolarmente affezionata a questi quattro racconti per l'atmosfera fiabesca ed allo stesso tempo nitida che l'autrice riesce a creare. Si potrebbe fare un parallelo con alcuni racconti della raccolta "Zucchero ghiaccio vetro filato" di Antonia Byatt. In particolare mi riferisco a "Freddo" ed a "Una lamia nelle Cevenne". Sebbene la matrice narrativa sia molto diversa, qualcosa di extra-terreno, un distillato di fantasia è presente in entrambe le raccolte. Amo "La grande Eulalia" principalmente per i due racconti collegati: "Il gigante" e "Lettere a Luisa". In questi due racconti si consuma nel vero senso del termine, il tema della prigionia, del carcere, della separazione dei corpi e dell'unione delle menti. Adele e il prigioniero sconosciuto suonano insieme e non si vedono mai, creando una perfetta e struggente armonia. Mi colpisce molto il loro dialogo attraverso la musica ed il dialogo che attraversa la barriera del singolo racconto per compiersi. "Il gigante" racconta di Adele, moglie del comandante di una prigione, che incomincia a duettare, suonando il pianoforte, con un prigioniero recluso da ormai molti anni ed incriminato per qualcosa di oscuro e particolarmnte grave. Dal racconto emerge la tremenda pericolosità del prigioniero che ci appare fisicamente come un gigante ma solo perchè è un'ombra proiettata sul muro. Adele, la pianista, è un esempio di passività aggressiva. Subisce la prigione perchè sposata, subisce la malattia. Ma non è immobile. I suoi moti dell'animo nascono con la musica. Dalla stessa radice si sviluppano i personaggi del Gigante e di "Luisa" e ti consolano dicendoti che si può comunicare in molti modi che ri riscaldano anche quando tutto sembra lontano, sbiadito, perduto.

    ha scritto il 

  • 5

    http://nadionadianona.blogspot.com/2010/09/la-grande-eulalia.html

    Finalmente un libro che posso consigliarvi con piacere.
    Molto bello. Composto da 4 racconti (anche se gli ultimi due sono intrecciati) ...continua

    http://nadionadianona.blogspot.com/2010/09/la-grande-eulalia.html

    Finalmente un libro che posso consigliarvi con piacere.
    Molto bello. Composto da 4 racconti (anche se gli ultimi due sono intrecciati).
    Storie a metà tra il reale e la fantasia. Leggendo le prime due mi sono tornate in mente "Le Metamorfosi" di Ovidio (lette in gioventù e che dovrò riprendere assolutamente in mano).
    E' un libro breve, 120 pagine circa, ma che dovete assolutamente prendere

    ha scritto il 

  • 1

    Lessi questo e "Il nocchiero" apena uscirono. Giovanissima all'epoca mi spinse la curiosità di leggere qualcosa di una coetanea. La sensazione che ebbi è ritornata ad una recente rilettura: una disper ...continua

    Lessi questo e "Il nocchiero" apena uscirono. Giovanissima all'epoca mi spinse la curiosità di leggere qualcosa di una coetanea. La sensazione che ebbi è ritornata ad una recente rilettura: una disperata scimmiottatura dei temi del grande Buzzati. Non amo la letteratura troppo con i piedi nel quotidiano ma neppure queste atmosfere fantastiche molo da "sciura" milanese. La scrittura voleva essere aulica ma diventava a tratti ridicola. Non so come arrivò a pubblicare (amici? parenti?) ma se non avesse mai pubblicato nulla la letteratuta italiana non avrebbe perso molto. Per inciso il libro sta in doppia fila nel ripiano più alto di una delle mie librerie. Una specie di girone infernale dell'oblio.

    ha scritto il 

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