La guerra del fin del mundo

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Publisher: Punto De Lectura

4.3
(378)

Language: Español | Number of Pages: 928 | Format: Mass Market Paperback | In other languages: (other languages) English , Italian , German , French , Portuguese , Dutch , Norwegian , Polish

Isbn-10: 8466320148 | Isbn-13: 9788466320146 | Publish date: 

Also available as: Hardcover , Paperback , Others

Category: Fiction & Literature , History , Religion & Spirituality

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Book Description
A finales del siglo XX, en las tierras paupérrimas del noreste de Brasil, el chispazo de las arengas del Consejero, personaje mesiánico y enigmático, prenderá la insurrección de los desheredados. En circunstancias extremas como aquéllas, la consecución de la dignidad vital sólo podrá venir de la exaltación religiosa - el convencimiento fanático de la elección divina de los marginados del mundo- y del quebranto radical de las reglas que rigen el mundo de los poderosos. Así, grupos de miserables acudirán a la llamada de la revolución de Canudos, la cuidad donde se asentará esta comunidad de personajes que difícilmente desaparecerán de la imaginación del lector: el Beatito, el León de Natuba, María Quadrado.. Frente a todos ellos, una trama político- militar se articula para detener con toda su fuerza el movimiento que amenaza con expandirse.
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  • 5

    Romanzo storico complesso, ponderoso e impegnativo ma bellissimo. Di sicuro tra i tre più bei romanzi sudamericani che abbia mai letto.

    La storia si ispira ad eventi realmente accaduti verso la fine d ...continue

    Romanzo storico complesso, ponderoso e impegnativo ma bellissimo. Di sicuro tra i tre più bei romanzi sudamericani che abbia mai letto.

    La storia si ispira ad eventi realmente accaduti verso la fine dell’800 in una zona remota della regione brasiliana di Bahia. La vicenda si svolge nel travagliato periodo del passaggio dall’impero alla repubblica. Le vicende politiche brasiliane di quegli anni furono caratterizzate dalla feroce lotta tra progressisti e conservatori a cui si sovrapposero e unirono una serie di episodi di ribellioni al potere centrale che furono caratterizzate da aspetti religiosi ed integralisti. Paradossalmente, però, queste rivolte, che sembrerebbero di natura conservatrice, trovavano la loro radice più profonda nella fame, nell’ignoranza e nella povertà di popolazioni che erano state sfruttate senza pietà e furono capaci di catalizzare le attenzioni di idealisti e rivoluzionati oltre che dare una speranza ai derelitti e disperati. Vargas Llosa ritorna più volte su questa apparente contraddiione della storia brasiliana in cui coloro che si richiamano alla tradizione sono i veri rivoluzionari ed i presunti “progressisti” sono coloro che vogliono definitivamente schiacciare le aspirazioni popolari. In particolare, lo scrittore mette in evidenza come la religione, da sempre simbolo di conservatorismo, in questo contesto diventa il vero portatore del messaggio rivoluzionario. Questo aspetto del romanzo mi ha ricordato le idee della “teologia della liberazione”, corrente filosofica nata dai lavori del Concilio Vaticano Secondo e diffusasi degli anni 70-80 che poneva in evidenza i valori di emancipazione sociale e politica presenti nel messaggio cristiano.

    Ritornando al romanzo, Vargas LLosa è bravissimo nel costruire una storia che riesce a tenere avvinta l’attenzione del lettore per più di 800 pagine. In particolare, l’autore è straordinario nel descrivere una miriade di personaggi che sono tutti indimenticabili e, ciascuno per la sua parte, portano ciascuno il proprio contributo alla storia generale: dai generali ai politici, dal santone ai suoi discepoli, dagli eroi ai pavidi, dai soldati dell’esercito brasiliano agli jagungo e cangaceiro che sono toccati nel cuore e si trasformano in epici difensori della libertà.

    La precisione della ricostruzione storica e geografica, l’attenzione per gli aspetti politici e sociali, la ricerca di un punto di vista differente da quello della storia ufficiale e più vicino a quello dei derelitti e degli sconfitti mi hanno ricordato i romanzi dei (per me) grandi Wu Ming.

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  • 5

    “Canudos non è una storia, bensì un albero di storie” [il giornalista miope]

    Romanzo storico di rara potenza, “La guerra alla fine del mondo” si richiama ad eventi realmente accaduti alla fine dell’800 in una landa semidesertica all’interno dello stato brasiliano di Bahia.

    Se ...continue

    Romanzo storico di rara potenza, “La guerra alla fine del mondo” si richiama ad eventi realmente accaduti alla fine dell’800 in una landa semidesertica all’interno dello stato brasiliano di Bahia.

    Secondo la minuziosa prefazione italiana al libro, quello che si concentrò in una remota località del sertao non fu che il più rilevante e il più cruento di una serie di episodi di ribellione al potere che in Brasile si manifestarono nel loro aspetto religioso ed integralista attorno a figure carismatiche di santoni o profeti, ma trovavano la loro radice più profonda nella fame, nell’ignoranza e nella povertà ed anche nello scontro atavico fra la costa, prospera ed europeizzata, e l’interno, arretrato, sfruttato nelle sue risorse naturali e falcidiato da malattie e carestie.

    Ma questo, seppure estremamente interessante e a noi poco conosciuto (chissà che la massima frequenza di cognomi brasiliani in Costa e Da Costa e in Silva e Da Silva non derivi proprio da lì…) è solo il contesto.

    Ciò che qui ci interessa è che Vargas Llosa ha saputo costruire, intorno alle vicende che culmineranno in una serie di spedizioni, dapprima di limitati contingenti e poi di veri e propri eserciti, spinte fino alla “fine del mondo” civilizzato contro una resistenza che l’autore sa rendere epica, un’opera di grandissimo spessore letterario.

    L’approccio al romanzo esige un impegno iniziale non trascurabile, oltre che per la materia trattata, anche per motivi di linguaggio: lo stile di scrittura di Vargas Llosa, particolarmente barocco, ricco e dal periodare intriso di aggettivi, incisi e subordinate, comporta una lettura più lenta e concentrata della norma. Inoltre la struttura stessa del romanzo è molto originale ma complessa, presentando una miriade di personaggi (come del resto è lecito attendersi da un romanzo storico) che tuttavia vengono introdotti, con la loro storia, il loro passato, le loro intime motivazioni, progressivamente tanto che al principio si rischia di confondere e si stenta a trovare il filo principale della narrazione.

    Ma questo elemento, se inizialmente ostico, è anche la chiave per cui a poco a poco il romanzo si dilata in una dimensione di eccezionale valenza (in un “albero di storie” come dice la frase che ho riportato nel titolo) quando tutti gli attori di questa immensa tragedia sono debitamente connotati e le passioni, la forza, il coraggio ma anche la debolezza di ognuno acquisisce significato universale.

    E’ il motivo principale per cui tutti i personaggi, senza alcuna gerarchia nell’uno o nell’altro campo, jajungos o militari, si rivelano indimenticabili e la sorte di ognuno commuove profondamente e tutto, ancorché romanzato, risulta credibile, perfino le folgoranti conversioni di briganti sanguinari, spietati cangaceiros, in devoti seguaci e difensori di “Antonio il Consigliere”.

    Costui è il personaggio mistico realmente esistito attorno al quale si raccolgono speranze ed aspirazioni di tutta la collettività di miserabili che converge a Canudos in una quantità e con un fervore tale da sconvolgere l’equilibrio sociale, politico ed anche psicologico di un’intera nazione: ne nasce una scomoda comunità punto di attrazione per ogni sorta di individuo (avventurieri, rivoluzionari, convertiti, poveracci, mistici, pazzi, puttane, mostri), ma intollerabile per il potere costituito e destinata fatalmente ad essere soffocata in uno spietato massacro.

    E come e perché il miracolo di questa imprevedibile aggregazione accada e resista, solo le parole semplici e profonde di un grande scrittore come Vargas Llosa sanno descriverlo: “…decisero di seguirlo. Non avrebbero potuto spiegare il perché. Forse il motivo fu quello della gravità dei corpi deboli calamitati da quelli forti, o semplicemente non avere nulla di meglio da fare, nessuna alternativa, nessuna volontà da opporre a quella di chi, a differenza di loro, sembrava possedere un itinerario nella vita.”

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  • 5

    Un capolavoro

    Una storia accaduta veramente in Brasile alla fine dell’ottocento, in una terra desertica e aspra. Migliaia di contadini, infermi e poveracci incontrano un uomo, detto “Il Consigliere” che ritengono u ...continue

    Una storia accaduta veramente in Brasile alla fine dell’ottocento, in una terra desertica e aspra. Migliaia di contadini, infermi e poveracci incontrano un uomo, detto “Il Consigliere” che ritengono un santo e lo seguono. Insieme costruiscono la città di Canudos che diventa il loro luogo di vita in comune, di speranza e di preghiera. Ma che viene vista come una forma di ribellione sociale dal governo della neonata Repubblica Brasiliana.
    Il Consigliere, che è animato da buoni sentimenti e professa una vita di bontà e fratellanza, non cerca la guerra ma solo un luogo dove la Repubblica non possa entrare.
    L’epilogo è una strage di dimensioni epiche.

    Un romanzo intenso, maestoso, crudo e indimenticabile. Personaggi incredibili e sorprendenti, descritti magnificamente. Uno dei più bei romanzi letti. Un capolavoro meraviglioso.

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  • 5

    Magnifica..una obra Maestra...!!!

    Un excelente cuadro lleno de aventura, amor, intriga, pasion, fanatismo, religion, politica, historia de Brasil y la crueldad de la guerra, y donde MVLL nos muestra la condicion humana de su universo ...continue

    Un excelente cuadro lleno de aventura, amor, intriga, pasion, fanatismo, religion, politica, historia de Brasil y la crueldad de la guerra, y donde MVLL nos muestra la condicion humana de su universo en todo su explendor, relatandonos los hechos de Canudos en el estado de Bahia a finales del siglo XIX. Creo que es un libro fundamental en la historia literaria del siglo XX, y quizas en la historia mundial de la novela.

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  • 4

    Romanzo ponderoso, che spesso mette a dura prova le forze del lettore. Un incedere lento, gli stessi avvenimenti visti da prospettive diverse: quella dei vinti e quella dei vincitori.
    Le voci narran ...continue

    Romanzo ponderoso, che spesso mette a dura prova le forze del lettore. Un incedere lento, gli stessi avvenimenti visti da prospettive diverse: quella dei vinti e quella dei vincitori.
    Le voci narranti cambiano di continuo, il tempo presente si alterna a quello passato, creando così un certo disorientamento.
    La storia (vera) è ambientata in Brasile alla fine dell'800: un gruppo di fanatici al seguito di un predicatore, a cui si aggiungono man mano contadini, mendicanti, assassini, ladri.Tutti alla ricerca della “terra promessa”. La trovano, dopo un lungo peregrinare, in un luogo sperduto, alla fine del mondo.
    Lì, fondano una comunità religiosa di impronta millenaristica, dove in breve tempo confluiscono uomini e donne da ogni parte del Brasile.
    Ma le loro idee religiose intransigenti sono malviste dai repubblicani, così come quelle di fratellanza e di giustizia sociale lo sono dai monarchici.
    Per questo il governo brasiliano invia un immenso esercito che, dopo sanguinose battaglie massacrerà tutti gli abitanti.
    Storia di violenza ,dunque, ma anche di intrighi politici, di passioni amorose e di fanatismo religioso. Un racconto senza protagonista, che mostra come la “Storia “sia fatta da tanti, anonimi uomini, che nella Storia non troveranno mai posto.
    Romanzo faticoso, e tuttavia un grande romanzo, con un respiro narrativo che solo i veri scrittori possiedono. E, soprattutto, un romanzo che esce dalla narrativa dell”io”, per raccontarci una storia corale del mondo, alla fine del mondo.

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  • 5

    Immaginate di essere catapultati poco più di cento anni fa in uno stato grande come il Brasile che sta subendo un processo radicale di passaggio tra un'economia prevalentemente basata sul latifondo te ...continue

    Immaginate di essere catapultati poco più di cento anni fa in uno stato grande come il Brasile che sta subendo un processo radicale di passaggio tra un'economia prevalentemente basata sul latifondo terriero al suo interno e l'esplosione degli affari e dei commerci sulla costa; aggiungete il disgregarsi del vincolo monarchico che con il suo giogo pur annullando i diritti civili di vaste parti della popolazione(gli schiavi) assicura alle genti contadine una stabilità ancorchè precaria e condite il tutto con le spinte sempre più potenti della romanizzazione della chiesa nel mondo e avrete trovato la cornice in cui accadono i fatti realmente successi in questo grande romanzo.
    Certo gli elementi che contribuiscono a creare le premesse per quella che fu considerata una delle più grandi stragi di stato dell'era moderna non sono solo quelle appena citate, ma sicuramente ne circoscrivono le cause fondanti.
    Canudos è un piccolo villaggio del sertao brasiliano nella regione della Bahia in mano a pochi potenti latifondisti monarchici che nel 1896 vede con minaccia la trasformazione dello stato da monarchico a repubblicano; che bello direte voi arriva la democrazia e la libertà, purtroppo non è così(d'altronde gli uomini ci hanno oramai insegnato che le ideologie non sono buone o cattive a prescindere, ma sono chi le applica che fa la differenza) vengono liberati gli schiavi i quali con l'abbandono dei latifondi non trovano occupazione sulla costa e si vedono costretti a morir di fame nelle campagne in cui lavoravano od ad essere sfruttati ancora di più in cambio di una misera sopravvivenza.
    Inoltre le vaste popolazioni rurali abbandonate dai loro proprietari non trovano neanche un minimo di assistenza statale che la repubblica nel sua missione dovrebbe comprendere come le scuole, gli ospedali, gli ospizi etc.
    Il sertao brasiliano è un ambiente molto ostile per gli uomini a meno che non vi si è nati e vissuti, perchè la flora è impoverita non dalle scarse medie piovose ma dall'assenza a volte procrastinata per svariati mesi di precipitazioni seguita da piogge alluvionali; i venti che spazzano la pianura si ostinano ad infierire sugli abitanti, sabbiosi caldi e vorticosi il giorno, gelidi la notte.
    L'aspetto di queste popolazioni, un misto di bianchi e amerindi viene descritto in modo emblematico dall'autore, sembrano uscire dalle pagine con la pelle indurita e macchiata come il cuoio, privi di nobili fattezze umane che non siano nasi mancanti, cicatrici, orecchie mozzate, graffi, magrezze se non addirittura veri e propri scherzi della natura.
    E' un libro in cui manca totalmente la bellezza(estetica) dell'uomo, ma non solo, anche della natura e dell'amore, ma d'altronde in questi fatti abominevoli non ci può essere spazio per nulla di tutto ciò.
    Vargas riesce abilmente a tracciare in un contesto politico ben preciso fatti e persone realmente esistite in modo impersonale senza prendervi parte, oscillando la narrazione tra protagonisti e comparse, come un pendolo che fende l'aria senza prenderne possesso; certo non si può fare a meno di parteggiare per gli jagunco e cangaceiro, originariamente banditi e tagliagole, che vedono la comparsa di Antonio il Consigliere come un nuovo messia che li porterà alla redenzione ed alla speranza di una vita eterna e gloriosa.
    Si forma così una comunità pacifica molto numerosa basata sulla povertà(basti pensare che il termine “favela” e' stato mutuato dal nome di una collina che sovrastava la città di Canudos) e la condivisione dei beni, che vorrebbe estraniarsi dal mondo moderno che la sta triturando portando i vessilli ipocriti della civiltà e modernizzazione.
    Fu una strage peggiore della Vandea francese di cui non credo ci sia traccia nei libri di scuola, di cui si viene a conoscenza per puro caso, che inaugura l'era moderna delle nefandezze dell'uomo di stato appoggiato alla chiesa romana!(nessuno si offenderà se lo scrivo minuscolo).

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  • 4

    Il romanzo storico.
    Che recupera una vicenda agghiacciante, che segue l'evoluzione di un'involuzione, che si stringe intorno a personaggi reali e possibili.

    Vargas Llosa è il maestro di questo genere ...continue

    Il romanzo storico.
    Che recupera una vicenda agghiacciante, che segue l'evoluzione di un'involuzione, che si stringe intorno a personaggi reali e possibili.

    Vargas Llosa è il maestro di questo genere letterario che qualcuno potrebbe definire "cinematografico", quest'intreccio di storie e di vicende e di tempi narrativi che lasciano intravedere la figura del grande regista.

    Ma quel che emerge da queste pagine, più che l'abilità narrativa, più che il lavoro di ricerca e ricostruzione, è la maledizione intrinseca dell'America Latina, il destino scritto in quello che qualcuno, nel libro, definisce un Grande Malinteso.

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  • 5

    Locos, santos y militares

    Otra gran novela de Mario Vargas Llosa. Con su estilo habitual de narrar con multitud de personajes y puntos de vista diferentes, nos cuenta la historia de esta revolución tan sorprendente y contradic ...continue

    Otra gran novela de Mario Vargas Llosa. Con su estilo habitual de narrar con multitud de personajes y puntos de vista diferentes, nos cuenta la historia de esta revolución tan sorprendente y contradictoria. Me ha gustado mucho. Recomendada a los interesados por las revoluciones y las novelas bélicas.

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  • 4

    Extraordinaria novela a pesar de su extensión.
    Está narrada con enorme talento, y una minuciosa elaboración.
    Reconstruye un hecho histórico: una insurrección popular de índole religioso en el nordeste ...continue

    Extraordinaria novela a pesar de su extensión.
    Está narrada con enorme talento, y una minuciosa elaboración.
    Reconstruye un hecho histórico: una insurrección popular de índole religioso en el nordeste de Brasil de finales del siglo XIX.
    Mario Vargas LLosa consigue crear un buen entramado de personajes.
    Todos ellos, en mayor o menor medida, confluyen en la figura del "Consejero". Un guía espiritual que será la espoleta que desencadenará el conflicto.
    Sin duda, es una de sus novelas más ambiciosas.

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  • 4

    Decreciente. Una buena novela, pero que no ha cumplido con las expectativas que se forjaron al inicio de la lectura. Me atrajo mucho la presentación de la historia, la situación de los hechos, la desc ...continue

    Decreciente. Una buena novela, pero que no ha cumplido con las expectativas que se forjaron al inicio de la lectura. Me atrajo mucho la presentación de la historia, la situación de los hechos, la descripción de los personajes y lo que cada uno de ellos aportaba al texto, pero... a partir de ahí, el desarrollo de los hechos, especialmente todo lo concerniente a la guerra, me ha resultado extremadamente tedioso y repetitivo en muchos de sus pasajes. Quizá suprimiéndole algunas páginas...

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