La invención de la soledad

By

3.9
(947)

Language: Español | Number of Pages: 245 | Format: Others | In other languages: (other languages) English , Chi traditional , French , Italian , German , Czech

Isbn-10: 8435013502 | Isbn-13: 9788435013505 | Publish date: 

Also available as: Mass Market Paperback

Category: Biography , Fiction & Literature , Philosophy

Do you like La invención de la soledad ?
Join aNobii to see if your friends read it, and discover similar books!

Sign up for free
Book Description
Sorting by
  • 4

    "A volte camminando per la città ci sembra di non essere diretti in nessun posto, di cercare solo il modo per far passare il tempo, e che sia solo la nostra stanchezza a dirci dove e quando ci dobbiam ...continue

    "A volte camminando per la città ci sembra di non essere diretti in nessun posto, di cercare solo il modo per far passare il tempo, e che sia solo la nostra stanchezza a dirci dove e quando ci dobbiamo fermare. Ma proprio come un passo conduce inevitabilmente al successivo, così quel pensiero scaturisce ineluttabilmente dal precedente, e nel caso in cui un pensiero ne origini di più (diciamo due o tre, equivalenti nelle rispettive conseguenze) sarà necessario non solo seguire il primo fino alla conclusione, ma anche andare a ritroso fino alla posizione originaria per seguire il secondo fino alla conclusione, e poi il terzo e così via, e in tal modo, dovendo definire in un'immagine questo processo delle nostre menti, comincia a delinearsi una rete di sentieri simile a un disegno del sistema circolatorio umano (cuore, arterie, vene, capillari), o a una mappa (per esempio uno stradario urbano, preferibilmente relativo a una grande città, o una carta stradale, come le mappe delle stazioni di rifornimento, con strade che si allungano, si biforcano e serpeggiano attraverso un continente), sicché quello che veramente facciamo passeggiando per una città è pensare, e pensare in modo tale che i nostri pensieri formino un itinerario, e questo itinerario più o meno corrisponda ai passi che abbiamo compiuto, in modo che, alla fine, possiamo dire con sicurezza che abbiamo viaggiato e, anche se non abbiamo lasciato la nostra stanza, c'è stato un viaggio, e possiamo dire con sicurezza che siamo stati in un luogo, anche se non sappiamo dove si trova."

    said on 

  • 4

    Credevo fosse un romanzo...

    ... e invece erano due: un quasi romanzo ed un saggio.
    Dove ho sorprendentemente incontrato, tra gli altri, Pinocchio. Quello di Collodi e non quello, falso e caricaturale, della Walt Disney Company. ...continue

    ... e invece erano due: un quasi romanzo ed un saggio.
    Dove ho sorprendentemente incontrato, tra gli altri, Pinocchio. Quello di Collodi e non quello, falso e caricaturale, della Walt Disney Company. Che l'autore -americano- dimostra di conoscere nel profondo, "da italiano" e "da ebreo", collegandolo correttamente al Giona biblico (ma non -anche- al corrispettivo cristiano della sacra famiglia: il padre falegname, la madre-fatina soprannaturale ecc ecc).
    "Scrittura bifronte", scrittura della memoria sul rapporto padre-figlio, riannodata attraverso gli oggetti più disparati, i ricordi, i profumi... All'interno: le parole, la lingua.
    “Ciascun libro è un’immagine di solitudine, un oggetto concreto che si può prendere, riporre, aprire e chiudere e le sue parole rappresentano molti mesi, se non anni, della solitudine di un uomo, sicché a ogni parola che leggiamo in un libro potremmo dire che siamo di fronte a una particella di quella solitudine. Un uomo solo è seduto in mezzo ad una stanza e scrive”.
    E si parla allora delle stanze-prigione di Emily Dickinson, di Hölderlin, di Anne Frank.
    E si parla del gioco di parole:
    “Una lingua non è verità: è il nostro modo di esistere nel mondo. Giocare con le parole significa semplicemente esaminare i meccanismi della mente, rispecchiare una particella del mondo così come la mente la percepisce”.
    E' il gioco di Auster, ma è anche il gioco di Samuel Beckett: In the beginning was the pun/In principio era il gioco di parole (Murphy).

    said on 

  • 5

    "Perché è solo nel buio della solitudine che ha inizio l’opera della memoria."

    Incipit-
    "Un giorno c’è la vita. Per esempio, un uomo sano, neanche vecchio, senza trascorsi di malattie. Tutto è com’era prima e come sarà sempre. Passa da un giorno all’altro pensando ai fatti suoi ...continue

    Incipit-
    "Un giorno c’è la vita. Per esempio, un uomo sano, neanche vecchio, senza trascorsi di malattie. Tutto è com’era prima e come sarà sempre. Passa da un giorno all’altro pensando ai fatti suoi, sognando solo il tempo che ancora gli si prepara. Poi, d’improvviso, capita la morte. Un uomo esala un leggero sospiro, si abbandona sulla sedia, ed è la morte."
    La morte è quella del padre e la prima reazione, la prima urgenza è quella di scrivere. Presto il compito assunto pare essere assurdo. Se inizialmente si era convinti di avere un obiettivo procedendo ci si sente senza punti di riferimento ("Il fatto di vagare nel deserto non significa che ci sia una terra promessa."). Il processo creativo è sofferenza a maggior ragione quando la scrittura diventa intima: parlare di sè richiede un grande sforzo. Auster intercala ricordi che riemergono, riflessioni sul concetto di ricordo e di memoria a descrizioni della "meccanica" di questo scrivere. Azioni che descrivono la difficoltà di affrontare ciò che è stato e trasferirlo su carta:
    "Mai prima d’ora avevo percepito tanto chiaramente lo spazio che divide pensiero e scrittura."
    Ciò che si vorrebbe dire oppone resistenza ad essere tradotto in linguaggio a dispiegarsi in qualcosa che abbia senso per chi legge. Questa resistenza è nel pensiero prima e nella mano poi perchè fa proprio male scrivere di sè, soprattutto se quella che si vuole raccontare è una storia di mancanze, ferite non ancora cicatrizzate:
    "C’è stata una ferita, e scopro adesso quanto fosse profonda. Invece di guarirmi come pensavo, l’atto di scrivere l’ha tenuta aperta. Ne ho sentito anche il dolore, concentrato nella mia mano destra, al punto che ogni volta che prendevo la penna e la premevo sul foglio la sentivo straziata, dilaniata. Invece di compiere la sepoltura di mio padre queste parole l’hanno tenuto in vita, forse adesso piú che mai."
    Il libro si compone di due parti: la prima- "Ritratto di un uomo invisibile"- rievoca la figura del padre riuscendo a dare una spiegazione a quel suo corazzarsi di fronte ai sentimenti con la scoperta di passati di segreti di famiglia.
    La seconda, invece,- "Il libro della memoria"- ha tutt'altro sapore.
    Questo l'incipit:
    "Stende sul tavolo davanti a sé un pezzo di carta bianca e con la penna scrive queste parole. È stato. Non sarà mai piú.
    Lo stesso giorno, piú tardi, torna nella sua stanza. Prende un nuovo foglio e lo stende sul tavolo davanti a sé. Scrive finché non ha riempito la pagina di parole. Poi, quando legge quel che ha scritto, fatica a decifrarle. Quelle che gli riesce di comprendere non sembrano dire ciò che pensava di avere scritto. Poi esce dalla stanza per cenare.
    La notte si dice che domani è un altro giorno. Nuove parole cominciano a risuonargli in mente, ma lui non le trascrive. Decide di chiamarsi A"
    .
    Auster figlio e narratore si trasferisce. Adotta la terza persona (tecnica che adotterà poi anche nella particolare struttura de "L'invisibile") per necessità di guardarsi dal di fuori, per bisogno di decentrarsi:
    "Deve assentarsi per essere presente"
    Diventa, pertanto, un nomade nella sua stessa storia, Soggetto ed oggetto si scorporano vagando nei ricordi: Parigi e la squallida stanzetta contenitore di speranze; incontri casuali che divengono coincidenze significative su cui riflettere. Il pensiero si pone in continuazione due quesiti fondamentali: cosa significa essere figlio? E poi: cosa significa essere padre?
    Auster come un naufrago cerca una luce che sia punto di riferimento in un momento di profonda oscurità. Un naufrago che ha, tuttavia, il vantaggio di possedere la ricchezza culturale. Si aggrappa, pertanto alla storia, alla letteratura perchè siano supporto alle sue meditazioni.
    Nel procedere dei ragionamenti emerge, tuttavia, una fondamentale discrepanza tra narrativa e realtà. Nella vita di tutti i giorni possono succedere- e succedono- i casi più strani. Occorre, però, notare che se, questi stessi casi, sono inseriti in un romanzo sono sottoposti ad attenta analisi cercando- e talvolta forzando- un senso nascosto. : " La storia inventata consiste totalmente di significati, mentre la storia reale è scevra di ogni significato oltre se stessa.".
    L'Immaginario ci viene in aiuto e ci salva dandoci la possibilità di vedere altro, al di là di ciò su cui i nostri sguardi e pensieri si fissano (ad esempio è ciò che fa Shahrazād ne "La mille e una notte").
    "Si dice che gli uomini se la notte non sognassero impazzirebbero; analogamente, se a un bimbo si nega l’accesso all'immaginario, non prenderà mai contatto con la realtà. Il bisogno di storie non è meno vitale per un bambino del bisogno di cibo, e si manifesta con lo stesso meccanismo della fame".
    Forse i commenti tiepidi che vedo su Anobii sono da attribuire ad un certo divagare di Auster. Da parte mia questo modo procedere l'ho interpretato come un perdersi per poi ritrovarsi. Un bisogno di razionalizzare il proprio dolore e dare un senso all'esistenza tutta.

    said on 

  • 3

    Un figlio, un padre

    Questo libro si apre con un figlio di fronte alla morte improvvisa del padre; successivamente il protagonista si pone nelle vesti di padre verso il suo bambino.
    L'Io narrante 'recupera' la figura del ...continue

    Questo libro si apre con un figlio di fronte alla morte improvvisa del padre; successivamente il protagonista si pone nelle vesti di padre verso il suo bambino.
    L'Io narrante 'recupera' la figura del genitore deceduto tramite ricordi e sensazioni che essi portano con sé, diventando consapevole che la conoscenza di un uomo "vale solo entro i limiti da lui stesso imposti" e che "nemmeno i fatti dicono sempre la vertà".
    Come possiamo notare, il valore del libro sta proprio nel partire da un'esperienza individuale, particolare, per approdare ad una dimensione 'cosmica', in cui tutti più o meno possono riconoscrsi.
    Scendere in profondità significa anche lasciare emergere emozioni non necessariamente piacevoli. Il nostro protagonista vi trova non tanto la presenza del padre, quanto la sua " assenza " : "non che sentissi che mi detestava; solo sembrava distratto".
    Per lui, questo diventare consapevole è come un percoso per diventare adulto, e lo porta a interrogarsi sul proprio modo di essere padre e alla scoperta dell'elemento che contraddistingue questa dimensione : " per lui la vita del figlio contava più della sua". E nell'immagine del figlio percepisce quella "di tutti i figli, le figlie, i bambini di ogni uomo e di ogni donna".
    Un libro da leggere con pacatezza, perché è un testo colto, riflessivo, che ci interroga su un ambito così intimo, da poter essere percepito da alcuni come ... scomodo.

    said on 

  • 3

    Impossibile non restare estasiati da Paul Auster. Anche quando ti ritrovi a leggere un suo saggio, una sorta di biografia per il padre morto, una specie di raccolta di pensieri per affrontare la propr ...continue

    Impossibile non restare estasiati da Paul Auster. Anche quando ti ritrovi a leggere un suo saggio, una sorta di biografia per il padre morto, una specie di raccolta di pensieri per affrontare la propria esistenza. Non necessariamente un romanzo quindi, ma pur sempre un qualcosa di leggibile con la solita fluidità di sempre. Credevo di utilizzare questa lettura con quella classica immedesimazione che spesso si crea tra lettore e scrittore, ma non è possibile: il monologo di Auster riporta in vita un padre perennemente assente ed al tempo stesso fa un esame di coscienza e giudica il suo stesso essere genitore. Un’assenza improvvisa che deve essere colmata con l’arte dello scrivere, con la rielaborazione dei ricordi, con il mettere nero su bianco le sensazioni. E questo servirà ad Auster per lasciare una traccia, che non deve essere un continuo rammarico o un’esaltazione insensata sugli aspetti positivi, ma un semplice raccoglitore di ciò che effettivamente il padre era. E mai come in questo momento, lo scrittore ha chiaro il proprio essere se stesso e confrontarsi con chi lo ha generato grazie ad un insieme costante di riflessioni. Il far luce dentro la propria persona è un atto dovuto, automatico, che non può essere tralasciato da un uomo così sensibile allo studio. Puntare la luce là dove c’è un’ombra e scoprire che si sta illuminando anche uno specchio: rivedere quindi il riflesso, forse deformato di se stessi attraverso lo studio del padre.

    said on 

  • 0

    un libro, due romanzi

    Appena muore suo padre, fine anni Settanta, Auster sente il bisogno di raccontare per non perdere le sensazioni ed i ricordi: l'America tra i primi anni del '900 fino agli '70.
    Nella prima parte il ra ...continue

    Appena muore suo padre, fine anni Settanta, Auster sente il bisogno di raccontare per non perdere le sensazioni ed i ricordi: l'America tra i primi anni del '900 fino agli '70.
    Nella prima parte il rapporto tra padre sempre impegnato a "fare soldi" e suo figlio affamato dalla non presenza di suo padre è chiaro. Nella seconda parte non sono riuscita a comprendere il messaggio. E' un misto di passato e quasi presente con personaggi accennati ..... Non nascondo di aver abbandonato l'impresa!

    said on 

  • 0

    Incipit

    Un giorno c’è la vita. Per esempio, un uomo sano, neanche vecchio, senza trascorsi di malattie. Tutto è com’era prima e come sarà sempre.....

    http://www.incipitmania.com/incipit-per-titolo/i/linvenzio ...continue

    Un giorno c’è la vita. Per esempio, un uomo sano, neanche vecchio, senza trascorsi di malattie. Tutto è com’era prima e come sarà sempre.....

    http://www.incipitmania.com/incipit-per-titolo/i/linvenzione-della-solitudine-paul-auster/

    said on 

  • 0

    La prima parte mi è molto piaciuta, la seconda onestamente m'ha lasciata un po' confusa, ma forse la colpa è mia che non le ho dedicato l'attenzione e la continuità che un buon libro merita.

    said on 

Sorting by
Sorting by