La leggenda dei monti naviganti

Di

Editore: Feltrinelli

4.2
(595)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 339 | Formato: Copertina rigida

Isbn-10: 8807017202 | Isbn-13: 9788807017209 | Data di pubblicazione: 

Disponibile anche come: Paperback

Genere: Narrativa & Letteratura , Sport, Attività all\'aperto & Avventura , Viaggi

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Descrizione del libro
Un viaggio di settemila chilometri che cavalca la gobba montuosa dellabalena-Italia lungo Alpi e Appennini, dal Golfo del Quarnaro (Fiume) a CapoSud (punto più meridionale della Penisola). Parte dal mare, arriva sul mare,naviga come un transatlantico con due murate affacciate sulle onde ed evocametafore marine, come di chi veleggia in un immenso arcipelago emerso. Trovivalli dove non esiste l'elettricità, incontri grandi vecchi come Bonatti oRigoni Stern, scivoli accanto a ferrovie abitate da mufloni e case cantoniereche emergono da un tempo lontanissimo, conosci bivacchi in fondo a caverne esantuari dove divinità pre-romane sbucano dietro ai santi del calendario. Epoi ancora ti imbatti in parroci bracconieri, custodi di rifugi leggendari,musicanti in cerca di radici come Francesco Guccini o Vinicio Capossela.Un'Italia di quota, poco visibile e poco raccontata. Le due parti - o forse idue "libri", alla maniera latina - del racconto, Alpi e Appennini, hannoandatura e metrica diverse. Le Alpi sono pilastri visibili, famosi; sono fattedi monoliti ben illuminati e percorse da grandi strade. Gli Appennini no: sonoarcani, spopolati, dimenticati, nonostante in essi si annidi l'identitàprofonda della nazione. Questo racconto di "monti naviganti" è cominciato sulquotidiano "la Repubblica" ed è diventato un poema di uomini e luoghi,impreziosito da una storia "per immagini" della fotografa Monika Bulaj, che haseguito Paolo Rumiz in alcune tappe di questa avventura.
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  • 4

    Il mio primo incontro con Rumiz, e devo dire che è stato una scoperta.
    Ci ho messo un po' a leggere questo resoconto di viaggio, ma perchè ho voluto godermelo proprio come una lunga gita sulle nostre ...continua

    Il mio primo incontro con Rumiz, e devo dire che è stato una scoperta.
    Ci ho messo un po' a leggere questo resoconto di viaggio, ma perchè ho voluto godermelo proprio come una lunga gita sulle nostre benne montagne. Prima in quelle a me più care, poi in quelle comunque vicine ma conosciute solo di fama, infine in quelle più lontane e ignote, ma forse più affascinanti.
    All'inizio non pensavo che la parte relativa agli Apennini sarebbe stata quella che avrei preferito, e invece vuoi per la maggiore omogeneità vuoi perchè appunto si tratta per me di zone quasi sconosciute e per questo più interessanti, vuoi per la tragica coincidenza di aver letto i paragrafi su Amatrice proprio qualche giorno prima del tragico sisma... Beh, insomma, ho "scoperto" per interposta persona una bella parte di Italia che un giorno vorrei vedere, anche vivendola in modo un po' avventuroso, come Paolo Rumiz ha avuto la fortuna di fare.

    ha scritto il 

  • 2

    i vinti sono più interessanti dei vittoriosi ( p.43 )
    in tutto il mondo i coltelli in dono vanno scambiati con una moneta, altrimenti portano scalogna e disastri ( p.55 )
    è la vita che è una rappresen ...continua

    i vinti sono più interessanti dei vittoriosi ( p.43 )
    in tutto il mondo i coltelli in dono vanno scambiati con una moneta, altrimenti portano scalogna e disastri ( p.55 )
    è la vita che è una rappresentazione ( p.57 )
    come sempre perdersi è utile ( p.62 )
    abbiamo distrutto questo sistema per incentivare i consumi, ma non l'abbiamo sostituito con niente ( p.65 )
    la primavera. quella arriva all'improvviso, non piano come l'autunno. è come la vita. ti spiazza proprio quando credi di aver chiuso, tirato i remi in barca. c'è sempre un dolore, un amore, una paura o una gioia che ti becca di sorpresa ( p.71 )
    ( detto russo ) ma nel convento altrui non si porta mai la propria regola ( p.72 )
    tutto è costruito per l'accoglienza. qui ti senti aspettato, desiderato. tu, proprio tu, sei l'atteso ( p.149 )
    le tre dimensioni del tempo. quello celeste, costruito su orbite. quello marino, fatto di onde. e quello ipogeo, popolato di bivi del destino ( p.223 )
    è sbarcato puntuale sulla pensilina con lo zaino e l'aria felice di chi ha schivato un'assemblea condominiale ( p.238 )
    la semplificazione portata all'estremo, la riduzione dello spazio a un punto solo, quello dove morire ( p.239 )
    è come una donna. se ce l'hai la maledici, se la perdi ti manca, se ti frega ci perdi l'anima ( p.251 )
    il sacro è prima di tutto una cosa vuota. un uccello, una conchiglia che amplifica la vibrazione del cosmo ( p.254 )

    ha scritto il 

  • 5

    "Un popolo senza senso della geografia è destinato a uscire anche dalla storia"

    Immenso Rumiz come al solito. Potrei trascrivere un milione di citazioni ma quel che conta è il senso del Viaggio, che l ...continua

    "Un popolo senza senso della geografia è destinato a uscire anche dalla storia"

    Immenso Rumiz come al solito. Potrei trascrivere un milione di citazioni ma quel che conta è il senso del Viaggio, che lui sa trasmettere come nessuno. Così ogni volta che si finisce un suo libro sembra proprio di essere stati in giro, senti subito quella nostalgia di quando torni da un viaggio, di quando finiscono le vacanze, l'estate...

    ha scritto il 

  • 2

    Idea intelligente ma......

    Intelligente l'idea, scorrevole la prosa, il problema è il taglio di essa, fintamente antagonista ed intrisa di politicamente corretto.
    L'italia delle Montagne, delle Alpi e degli Appennini non è terr ...continua

    Intelligente l'idea, scorrevole la prosa, il problema è il taglio di essa, fintamente antagonista ed intrisa di politicamente corretto.
    L'italia delle Montagne, delle Alpi e degli Appennini non è terreno per radical chic, e buone penne della borghesia italiota, ma lo è per chi ha o vorrebbe avere memoria, coscienza comunitaria ed identitaria....

    ha scritto il 

  • 3

    Un reportage dei viaggi di Rumiz atraverso le Alpi e gli Appennini. Lo stile dell'autore - molto evocativo e farcito di aggettivi - a tratti mi è risultato stancante: molto belli i capitoli in cui c'e ...continua

    Un reportage dei viaggi di Rumiz atraverso le Alpi e gli Appennini. Lo stile dell'autore - molto evocativo e farcito di aggettivi - a tratti mi è risultato stancante: molto belli i capitoli in cui c'era una storia da raccontare, un poco noiosi gli altri. Nel complesso una valida testimonianza della montagna italiana.

    ha scritto il 

  • 3

    un libro diviso in due parti: buonissima la prima parte in cui Rumiz viaggia attraverso le Alpi, meno buona la seconda in cui percorre le vie secondarie degli Appennini con una vecchia fiat topolino.
    ...continua

    un libro diviso in due parti: buonissima la prima parte in cui Rumiz viaggia attraverso le Alpi, meno buona la seconda in cui percorre le vie secondarie degli Appennini con una vecchia fiat topolino.
    un validissimo narratore, a patto di sorvolare su alcuni stereotipi francamente ridicoli (montagna=buono, città=cattivo) e certe ripetizioni (quasi tutte le donne che incontra hanno "sguardo fiero da vivandiera partigiana").
    cionondimeno, un autore che ti lascia con la voglia di leggere altri suoi libri.

    ha scritto il 

  • 4

    La parte degli Appennini è infinitamente più interessante della parte delle Alpi.

    Lo stile è quello che è. Smozzicato, giornalistico, ad effetto. Ma i luoghi e gli incontri, il viaggio, la Topolino bl ...continua

    La parte degli Appennini è infinitamente più interessante della parte delle Alpi.

    Lo stile è quello che è. Smozzicato, giornalistico, ad effetto. Ma i luoghi e gli incontri, il viaggio, la Topolino blu: quello sì che è viaggiare.

    ha scritto il 

  • 5

    Molto più di un racconto di viaggio

    Probabilmente l'opera più celebre di Paolo Rumiz, di certo la più letta, va un po' considerato il libro che lo ha reso famoso.
    E' il racconto di un viaggio lungo gli Appennini, reso però prezioso dai ...continua

    Probabilmente l'opera più celebre di Paolo Rumiz, di certo la più letta, va un po' considerato il libro che lo ha reso famoso.
    E' il racconto di un viaggio lungo gli Appennini, reso però prezioso dai mille incontri con personaggi singolari e dalle meravigliose descrizioni dei luoghi attraversati.
    Rumiz sa incantare con l'arte antica del cantastorie e in questo senso diventa un po' il capostipite degli story tellers che tanto vanno di moda oggi.

    Libro semplicemente imperdibile.

    ha scritto il 

  • 5

    mi piace davvero molto come scrive Rumiz. cattura la mia attenzione, il mio desiderio di cose al di fuori dalla bolgia. mi piacerebbe molto fare il suo stesso viaggio e in parte lo ho già fatto in Cal ...continua

    mi piace davvero molto come scrive Rumiz. cattura la mia attenzione, il mio desiderio di cose al di fuori dalla bolgia. mi piacerebbe molto fare il suo stesso viaggio e in parte lo ho già fatto in Calabria, alla scoperta di Eolo immaginando tutto quello che manca... per esempio nella piana di Sibari

    ha scritto il 

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