La lingua salvata

La biblioteca di Repubblica - Novecento, 45

Di

Editore: Gruppo Editoriale l'Espresso

4.3
(1487)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 380 | Formato: Copertina rigida | In altre lingue: (altre lingue) Tedesco , Inglese , Francese , Spagnolo , Olandese

Isbn-10: 8481305413 | Isbn-13: 9788481305418 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Traduttore: Renata Colorni , Amina Pandolfi

Disponibile anche come: Paperback , Copertina morbida e spillati , Tascabile economico

Genere: Biografia , Narrativa & Letteratura , Storia

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Descrizione del libro
La lingua in cui ci si esprime come identità culturale e antropologica, ma anche come conquista originata da una mozione degli affetti, da un grave incidente di percorso nella vita: il primo volume dell'autobiografia di Elias Canetti fa perno proprio sul problema della lingua, problema particolarmente sentito per un ebreo sefardita di origini spagnole, nato in Bulgaria, con due genitori che in casa parlano spagnolo, ma nell'intimità adottano il tedesco, e con una scuola in cui gli si insegna il bulgaro. Ma per il bambino poliglotta il tedesco, lingua a lui ignota e resa in qualche modo magica dall'uso che ne fanno i genitori, costituirà un doloroso appuntamento col destino: glielo insegnerà con gran pazienza e fatica la madre, dopo l'improvvisa e prematura scomparsa del padre, come fosse un pegno d'amore indirizzato al marito morto. E Canetti la adotterà in ogni suo scritto, come lingua, appunto, dell'amore.
La lingua salvata è una struggente, lucidissima rievocazione dell'infanzia e dell'adolescenza dello scrittore, profondamente segnate dalla perdita del padre amatissimo e dalla consolante, discretissima presenza della madre, che senza darlo a vedere gli instilla l'amore per la letteratura. Ed è anche la cronaca degli spostamenti per l'Europa del ragazzo al seguito di una famiglia senza pace, dalla natia cittadina danubiana di Rustschuk all'Inghilterra, da Vienna a Zurigo, dove l'adolescente Elias trascorre "gli unici anni di perfetta felicità", e dove il libro si conclude con l'amara premonizione di un imminente ulteriore spostamento. E', in definitiva, la storia di una giovinezza triste ed esaltante, depressa e curiosa, divertente e tragica: una storia che non può non coinvolgere chiunque coltivi una disponibile sensibilità e un rapporto col mondo basato sull'onestà e autenticità degli affetti.
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  • 3

    Ho letto che molti si sono fermati prima della fine. Il libro è a tratti un po' pesante, ma alcune parti valgono la pena di provare a leggerlo per intero. Il secondo volume (Il frutto del fuoco) è anc ...continua

    Ho letto che molti si sono fermati prima della fine. Il libro è a tratti un po' pesante, ma alcune parti valgono la pena di provare a leggerlo per intero. Il secondo volume (Il frutto del fuoco) è anche più bello del primo, però leggerlo senza aver letto il primo sarebbe un vero peccato.

    ha scritto il 

  • 5

    " de memoria"

    Un Bildungsroman lontano anni luce da quello del giovane Torless o di Hans Castorp. Una formazione “normale” di Elias Canetti in persona, sospesa tra due punti: la lingua salvata, a tre anni, dal colt ...continua

    Un Bildungsroman lontano anni luce da quello del giovane Torless o di Hans Castorp. Una formazione “normale” di Elias Canetti in persona, sospesa tra due punti: la lingua salvata, a tre anni, dal coltellino del moroso della tata e quella salvata dai contadini del Vallese svizzero, con la meraviglia del suono delle vocali dei versi in tedesco antico che, il sedicenne Elias, crede di ritrovare nella parola “ Chuom Buobilu”. Un appassionante racconto sulla scoperta del “mondo dei segni” grazie a una vita nomade, come nomadi dentro sono gli ebrei se si vuole dare come storiche le diaspore bibliche.
    Inizia in una Bulgaria cosmopolita in cui si parlano molte lingue che il piccolo apprende, a cominciare dallo spagnolo degli ebrei sefarditi, quando si dispersero per l’Europa orientale dopo la cacciata dei cattolicissimi reali Isabella di Castiglia e Ferdinando II d'Aragona, e da cui originavano i Canetti.
    Continua in Inghilterra, dove gli inquieti genitori emigrano per liberarsi dal giogo di una famiglia pervasiva: apprende un perfetto inglese in poco tempo.
    A Vienna, dove la madre giovanissima vedova si trasferisce , finalmente, apprende il tedesco, la lingua segreta parlata dai genitori nell’intimità. Sarà la sua lingua intima per sempre, anche quando si trasferirà in Svizzera, durante la I^ guerra e dove apprenderà non solo i rudimenti di altre lingue europee ma anche il dialetto svizzero, variante del tedesco.
    Detto così può sembrare la pubblicità delle scuole internazionali, se non fosse che solo attraverso la conoscenza del parlato il piccolo Elias entra in empatia con i compagni di gioco e di scuola e con le nuove stimolanti culture. È quello che ora si chiama intenzionalità, che una macchina non potrebbe mai davvero possedere da un punto di vista strutturale.
    Il nonno Canetti, racconta ironicamente il giovane, si vantava di parlarne diciassette, ma tutte funzionali alla sua attività di import-export, essendo un ricchissimo commerciante. A lui la conoscenza delle lingue serve a ben altro! Sarà la madre a togliergli l’illusione che attraverso i segni possa impadronirsi della realtà: dovrà andare a guadagnarsi il pane in Germania per toccare con mano cosa vuol dire, per un intero popolo, essere ridotti sul lastrico per aver perso una guerra che non dovevano provocare! La parola inflazione si materializzerà con le lacrime e il sangue delle persone in carne e ossa, ben altra cosa che la mediazione ovattata dei libri.
    Mi sarebbe facile sull’onda delle suggestioni partorire una operazione nostalgia con “La lingua salvata”. Ma di queste operazioni ne ho piene le tasche. Questo lisciare per il pelo i sessanta-settantenni dalla mattina alla sera, con la riproposizione a mantra degli anni sessanta, è becera e ridicola e soprattutto inquietante, Proust o non Proust. Scoprire, infatti, che un motivetto dell’Orietta, che allora disprezzavi tanto, ti è entrato nella mente a tua insaputa scaraventandoti nel giorno e l’ora in cui ti capitò di ascoltarlo dal pianino che passava per strada, è traumatizzante.
    Quindi resisto alle immagini di me bambina, che come Elias rubavo i quaderni ai miei cugini per scoprire il segreto di quei segni misteriosi che loro smorfia vano in parole. Piuttosto mi viene da riflettere come le esperienze degli anni cinquanta siano così simili a quelle degli anni dieci, mentre mi sono lontanissime quelle contemporenee delle mie nipotine così brave con il teblet e le app, che ancora non ho capito cosa siano. Mi piacerebbe scoprire dove condurranno questi nuovi strumenti, come modificheranno i rapporti di conoscenza e di empatia tra le persone; come sarà l’umanità tra venti trent’anni; se finirò, vecchia bacucca, come tutti i vecchi bacucchi di quei miei primi anni che guardavano con orrore il giradischi e la televisione, sospirando di nostalgia per i bei tempi passati!
    Consigliato a tutti i vecchi della mia età. Ai giovani non so. Del resto anche l’archeologia può essere un campo d’interesse, o no?

    ha scritto il 

  • 4

    Elogio della memoria od architettura della memoria? Quella di Canetti deve essere stata prodigiosa, comunque. Il primo ricordo a due anni, la balia, il rosso misterioso e l'inquietante gioco con la li ...continua

    Elogio della memoria od architettura della memoria? Quella di Canetti deve essere stata prodigiosa, comunque. Il primo ricordo a due anni, la balia, il rosso misterioso e l'inquietante gioco con la lingua del bimbo. La lingua.... Non è forse casuale che questo episodio profondissimo inizi con la millantata minaccia alla lingua del bimbo Canetti? Il titolo è La lingua salvata. Ma quale è La lingua salvata? Non certo il piccolo muscolo sfuggito allo stupido gioco del fidanzato della balia, bensì la lingua della memoria. In questo tardivo volume di Canetti emerge potente il vapore di quella Mitteleuropa che ha nutrito grandi della letteratura da Musil, Zweig, Josef Roth, Bruno Schulz, Werfel, per citarne alcuni, fino ad Heimito von Doderer ed alle splendide ed ironiche declinazioni di Gregor von Rezzori. Il magma ribollente della Kakania, il geniale termine per l'impero coniato da Musil, fatto di genti le più diverse, di usanze e costumi, di tradizioni e lingue era insieme materia esplosiva e forzosamente trattenuta dalla spinta centrifuga ma insieme era fertile humus per la cultura europea, a suo modo centripeta su Vienna. Così Elias Canetti bulgaro bambino ebreo conosce e parla il ladesmo della tradizione sefardita infiorato di termini turchi e bulgari. I genitori infervorati del teatro viennese parlano il tedesco come lingua affettiva intima e che contiene il nucleo della loro giovinezza di sogni artistici spezzati. Intorno amici russi, balie rumene, voci della Bucovina, le torme di zingari che giungono ad essere nutriti per Shabbat... La fuga a Manchester per sottrarsi alla gravità opprimente del nonno Canetti porta ad imparare l'inglese delle prime letture e delle declamazioni shakespeariane, dei Dickens, fino alla costrittiva ed imperativa educazione al tedesco della madre vedova che riversa l'obbligo sostitutivo di quella lingua intima sul figlio primogenito in vista del trasferimento a Vienna. A fronte delle millantate e fasulle diciassette lingue parlate dal terribile nonno Canetti, il piccolo Elias viene minacciato di essere il più stupido bambino a non imparare le lingue nella loro importante famiglia! Da Vienna ove si compie la maggiore educazione ci saranno poi gli anni di Zurigo ove il dialetto svizzero tedesco lo porterà a conoscere altre suggestioni, a forgiare la sua stessa personalità ed a giungere alla drammatica frattura con la madre. Nella gita in Emmenthal Elias adolescente ascolta nella voce di una anziana contadina le parole antiche che richiamano il tedesco antico, instillando qualcosa di profondo e germinale per la sua ulteriore evoluzione.
    Bildungroman ed ode alle miscele linguistiche, Canetti compie un personale viaggio autobiografico nell'universo linguistico di una stagione drammatica della storia europea che rimane, tuttavia, sempre come un fondale laddove i riflettori sono puntati sul rapporto esclusivo ed ossessivo, claustrofobico ed insieme forgiante con la figura materna. In merito alla pluralità linguistica va marcato come gli ebrei europei fossero spesso i primi veri cosmopoliti a fronte del continuo insorgere di più o meno brutali nazionalismi: indotta dalle necessità commerciali od evoluzione culturale della diaspora il conoscere le lingue poteva salvare la vita (come diceva il nonno Canetti e, tristemente, il grande Levi circa i campi). Amos Oz in Storie di amore e di tenebra,d'altronde, ricorda il padre che conosceva quindici lingue, tutte con accento russo!
    La lingua salvata è forse la costruzione architettonica attorno alla forza della comunicazione che fonda sulla memoria e si nutre delle esperienze, quel crogiolo di fermenti che in Canetti hanno condotto alla sua evoluzione artistica, alla scrittura del suo unico romanzo ed alla opera di una vita Massa e potere. Come se alla fine fosse stato necessario trarre le fila di una esistenza, come se le proprie madeleines in salsa viennese andassero ricercate per chiudere un cerchio, Canetti si tuffa nella sua vita fino al fondale per poi risalire con la metodicità del suo incredibile essere, certo che la sua ricerca sarebbe stata interminabile. Cees Nooteboom in Tumbas afferma che la sua tomba porta incisa con veemenza la propria firma "come se il morto avesse voluto suggellare con forza la propria vita e la propria opera" e che "Elias non sarebbe voluto morire mai".

    ha scritto il 

  • 5

    Sono un recensore inaffidabile riguardo a Canetti

    Non so quanto possano essere d'aiuto le mie 5 stelle a chi (legittimamente) non ha terminato la lettura o a chi (sinceramente) lo trova noioso e supponente. Ma per me Elias Canetti che, mi piace ricor ...continua

    Non so quanto possano essere d'aiuto le mie 5 stelle a chi (legittimamente) non ha terminato la lettura o a chi (sinceramente) lo trova noioso e supponente. Ma per me Elias Canetti che, mi piace ricordarlo, quando prese il Nobel nel 1981 nessuno conosceva nelle redazioni dei giornali italiani, è un genio. Quindi tutta la sua produzione è a 5 stelle, a priori, per me; anche quelle future che pubblicheranno post-mortem. Quindi: sono inaffidabile. Ma provate con Auto da Fè, magari...

    ha scritto il 

  • 5

    Spazi temporali tra oriente ed occidente, appassionanti aggregazioni d'intime vicende, storie familiari e comuni a più persone, descrizioni di città, fanno di questa narrazione un'affascinante ricordo ...continua

    Spazi temporali tra oriente ed occidente, appassionanti aggregazioni d'intime vicende, storie familiari e comuni a più persone, descrizioni di città, fanno di questa narrazione un'affascinante ricordo dei tempi ormai passati. Le vicende descritte dall'A. sono intime e cangianti, mutevoli ma reali che ci portano ad immedesimarci negli avvenimenti della nostra infanzia e ad appassionarci nella storia. I personaggi sono incisivi e su tutti la madre nella sua semplicità dell'apprendimento della lingua che altri non è che la metafora e l'essenza del libro.

    ha scritto il 

  • 2

    Quando leggo un libro di cui tutti dicono essere un capolavoro e io non riesco neppure a finirlo.. be' mi sento un po' colpa.. So che la regola d'oro di chi legge è che si ha il diritto di di interrom ...continua

    Quando leggo un libro di cui tutti dicono essere un capolavoro e io non riesco neppure a finirlo.. be' mi sento un po' colpa.. So che la regola d'oro di chi legge è che si ha il diritto di di interrompere la lettura di un volume che non ti convince, però mi rimane il dubbio di non aver capito fino in fondo l'autore... ma, che dire.. riproverò fra qualche anno..

    ha scritto il 

  • 3

    georgie diceva il papà, canetti rispondeva il bambino, two il papà, three il piccolo, four il papà, burton il piccolo, road il papà, west il piccolo, didsbury il papà, manchester il piccolo, england i ...continua

    georgie diceva il papà, canetti rispondeva il bambino, two il papà, three il piccolo, four il papà, burton il piccolo, road il papà, west il piccolo, didsbury il papà, manchester il piccolo, england il papà, georgie il piccolo......

    Canetti il papà

    Post: Canetti rivela per via negationis, un modo di pensare comune ai nostri tempi, ma da lui applicato con perizia e talento. In Auto da fé funziona a meraviglia, mentre nel racconto della vita privata, che grazie a questo scritto ci è dato conoscere, accentua severe mancanze lasciate in sospeso. La eventuale lettura dei successivi due volumi di questa peculiare e ricca autobiografia potranno smentire il mio pensiero. Buone speranze che il buon Elias esca dal rincoglionimento olimpico e olimpionico sono date dall'epico sbotto della madre minuziosamente riportato nelle ultime pagine. Riuscirà il nostro eroe a non ridursi come quel povero sinologo del professor Kien e a vincere il premio Nobel? Lo scopriremo nelle prossime puntate. Ottima prova di scrittura e di intrattenimento colto e cosmopolita.

    ha scritto il 

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