La manomissione delle parole

Di

Editore: Rizzoli (La scala)

3.7
(1187)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 188 | Formato: Copertina rigida

Isbn-10: 8817043680 | Isbn-13: 9788817043687 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Curatore: Margherita Losacco

Disponibile anche come: eBook , Paperback , Altri

Genere: Educazione & Insegnamento , Non-narrativa , Politica

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Descrizione del libro
In un mondo in cui le parole vengono manipolate e travisate, Gianrico Carofiglio ci ricorda in questo saggio che restituire loro il senso è il primo, indispensabile passo per fondare la verità: dei sentimenti e delle idee. La sua indagine si concentra su una selezione di parole-chiave vergogna, giustizia, ribellione, bellezza, scelta - e su un ambito a lui familiare, quello del linguaggio dei giuristi, che più di altri produce conseguenze concrete sulle persone e sul mondo. È un'indagine a un tempo linguistica, letteraria e storica - e dunque, inevitabilmente, critica e civile - che si dispiega attraverso il confronto con grandi autori e grandi testi: da Tucidide a Victor Klemperer, da Cicerone a Primo Levi, da Dante a Kavafis, da Italo Calvino a Piero Calamandrei alle pagine esemplari della Costituzione italiana.
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  • 4

    Il libro che coltiva il sentimento della vergogna

    E' un libro che restituisce precisione e pulizia alla nostra lingua, La manomissione delle parole di Gianrico Carofiglio, un libro dunque che ci aiuta a restituire ordine al nostro mondo.
    Un libro, in ...continua

    E' un libro che restituisce precisione e pulizia alla nostra lingua, La manomissione delle parole di Gianrico Carofiglio, un libro dunque che ci aiuta a restituire ordine al nostro mondo.
    Un libro, in particolare, che ci riporta al sentimento della vergogna. Che ce lo consegna come un dono e come una responsabilità: e ne abbiamo bisogno, in questo nostro tempo che della vergogna sembra possa e voglia fare a meno.
    Per dirla con Marco Belpoliti, autore di Senza vergogna, appunto: la vergogna non c'è più. Al massimo ci si vergogna di vergognarci. Al massimo si insulta scaricando ad altri il peso della vergogna (il "si vergogni lei").
    E ha ragione Carofiglio quando dice che provare vergogna è condizione indispensabile per praticare il suo contrario, l'arte del rispetto e della dignità.
    Ha ragione quando spiega che la vergogna, al pari del dolore per la malattia, è un sintomo e un segnale necessario, che ci aiuta a capire la patologia.
    Ha ragione quando, seguendo l'insegnamento di Primo Levi, rammenta a tutti quanti che la vergogna può prescindere anche dalla colpa individuale. Perché è motivo e conseguenza di una comune appartenenza.
    Ovunque, dice Carofiglio, la vergogna permette di ricostruire, o almeno di migliorare se stessi.
    Allora dove andremo a finire nel paese senza vergogna?

    ha scritto il 

  • 4

    Una bella prova di scrittura

    Sicuramente si poteva approfondire, ma lo stesso autore ne parla come un testo senza pretese, , finalizzato ad analizzare alcune parole chiave strumentalizzate, banalizzate o mistificate, dell'attuale ...continua

    Sicuramente si poteva approfondire, ma lo stesso autore ne parla come un testo senza pretese, , finalizzato ad analizzare alcune parole chiave strumentalizzate, banalizzate o mistificate, dell'attuale storia politica italiana. Esemplare la lucidità dell'esposizione. Da leggere e, alcune parti, quali quelle relative alla linearità e semplicità del linguaggio della Costituzione, da divulgare, anche nelle scuole.

    ha scritto il 

  • 3

    I limiti del mio linguaggio significano i limiti del mio mondo (L. Wittgenstein)

    Dicembre 2011:
    In questo saggio si parla della parola, dell'importanza della ricchezza di linguaggio, per essere in grado di esprimere compiutamente un pensiero, dell'uso a volte inappropriato o volut ...continua

    Dicembre 2011:
    In questo saggio si parla della parola, dell'importanza della ricchezza di linguaggio, per essere in grado di esprimere compiutamente un pensiero, dell'uso a volte inappropriato o volutamente distorto delle parole per indirizzare un pensiero, anche collettivo, o per alterare la realtà dei fatti. La scelta delle parole è un atto cruciale e fondativo: esse sono dotate di una forza che ne determina l'efficacia e che può produrre conseguenze.

    ha scritto il 

  • 1

    l'idea di base era illuminata e Carofiglio aveva tutti gli strumenti per farne un libro davvero interessante: quanto le parole incidano sulla realtà e quanto queste possano essere strumentalizzate dag ...continua

    l'idea di base era illuminata e Carofiglio aveva tutti gli strumenti per farne un libro davvero interessante: quanto le parole incidano sulla realtà e quanto queste possano essere strumentalizzate dagli uomini di potere.. tema attualissimo e universale, dunque. e invece Carofiglio, che forse come tutti i magistrati ha una visione un po' troppo berlusconicentrica del mondo, lo fa diventare un j'accuse contro il silvio nazionale. per cui diventato stantio questo, anche il libro è diventato subito tale.

    ha scritto il 

  • 3

    Tema e scopo lodevole, ma esito non del tutto soddisfacente

    Mi accosto a questo libro di G.Carofiglio con la curiosità e con le aspettative di chi, pur amando profondamente le parole, ne conosce le insidie, le manipolazioni e i limiti. Confesso che, pur apprez ...continua

    Mi accosto a questo libro di G.Carofiglio con la curiosità e con le aspettative di chi, pur amando profondamente le parole, ne conosce le insidie, le manipolazioni e i limiti. Confesso che, pur apprezzando il tema e l’intento dell’autore, questa lettura non mi ha soddisfatto del tutto, trovando più interessanti le riflessioni dei vari autori citati rispetto a quelle dello stesso Carofiglio. A fronte dello scopo ambizioso dell’autore (“trovare dei modi per dare senso alle parole e, dunque, per cercare di dare senso alle cose, ai rapporti fra le persone, alla politica intesa come categoria nobile dell’agire collettivo”, pag.16) questo saggio, se da un lato presenta il vantaggio dell’agilità e della scorrevolezza, dall’altro non mi sembra che approfondisca adeguatamente sul piano storico, filosofico e sociale il significato delle cinque parole-chiave: vergogna, giustizia, ribellione, bellezza e scelta. Tuttavia, se è vero che, come dice Nicolás Gómez Dávila “i libri seri non istruiscono, ma interrogano”, e pertanto mirano più a porre domande che ad offrire risposte, sicuramente questo libro si presta ad accendere delle curiosità. Quella più immediata che questa lettura ha suscitato in me è stato il desiderio di leggere il testo integrale di G.Zagrebelsky (Lezione alla Biennale Democrazia - Torino, aprile 2009) da cui Carofiglio trae un significativo passaggio che evidenzia la presenza di una relazione direttamente proporzionale tra il numero (e la qualità) delle parole e il grado di sviluppo della democrazia e dell’uguaglianza delle possibilità. Zagrebelsky, peraltro, a sua volta si richiama all’insegnamento di Don Milani al quale era molto chiaro che “è solo la lingua che fa eguali. Eguale è chi sa esprimersi e intendere l’espressione altrui. Che sia ricco o povero importa di meno”(da Lettere ad una professoressa, 1967). Carofiglio condivide questa funzione politica del linguaggio che quando si fa oscuro, settario, conservatore, fumoso e svincolato dal dato di realtà si presta a consolidare il potere e lo status quo, mentre, al contrario, quando ricerca il vero, il semplice e il chiaro diventa funzionale alla democrazia e al cambiamento sociale. Infatti, fermo restando che la democrazia non può mai dormire sonni tranquilli, ma incarna una tensione permanete per il rischio costante di tramutarsi in oligarchia, essa si nutre di parole semplici, ancorare ai dati, limpide e capaci di argomentare e di scambiare le idee, mentre i totalitarismi al contrario impoveriscono il linguaggio su slogan, luoghi comuni, frasi fatte che appiattiscono il pensiero su schemi rigidi. A tal riguardo Carofiglio valorizza la riflessione di Toni Morrison sul concetto di lingua morta che nasce dalla censura ed è la lingua del potere, “impermeabile all’interrogazione”. A questo proposito, “il linguaggio oppressivo – osserva Morrison- non si limita a rappresentare la violenza: è violenza. Non si limita a rappresentare i confini della conoscenza: confina la conoscenza (…). E’ il linguaggio che succhia il sangue, blandisce chi è vulnerabile, infila i suoi stivali fascisti sotto crinoline di rispettabilità e patriottismo mentre si muove incessantemente fino all’ultima riga, fino all’ultimo angolo della mente svuotata”. Un esempio di linguaggio ancorato al potere di pochi è quello eccessivamente tecnico e specialistico, e Carofiglio riporta l’esempio a lui familiare del linguaggio ridondante, farraginoso, contorto e barocco di certi giuristi, molto lontano da quello sintetico, chiaro e sobrio del nostro Costituente. Viene quindi spontaneo riflettere sulle derive del burocratichese come anche del linguaggio arido ed escludente proprio di ogni ambito del sapere tecnico-scientifico, dalla medicina all’ingegneria o alla psicologia. E ritorna con forza la funzione sociale della poesia che depura il linguaggio dalle incrostazioni e dalla perdita di senso generata della sua usura, come dagli abusi di tante impudenti manomissioni riportando le parole all’originaria verginità e forza comunicativa.

    ha scritto il 

  • 4

    So che questo saggio ha molti detrattori, ma io l'ho amato, e fondamentalmente per un motivo di immedesimazione: anch'io, come Carofiglio, ritengo che niente sia importante quanto le parole, perché «l ...continua

    So che questo saggio ha molti detrattori, ma io l'ho amato, e fondamentalmente per un motivo di immedesimazione: anch'io, come Carofiglio, ritengo che niente sia importante quanto le parole, perché «la povertà della comunicazione si traduce in povertà dell'intelligenza». Più chiaro di così, più semplice di così. Come già diceva l'ottimo Wittgenstein, «i limiti del mio linguaggio significano i limiti del mio mondo», per questo non ritengo mai inutile un saggio che ci spinga a riflettere sull'importanza delle parole. In questo libro Carofiglio lo fa bene (forse meglio nella prima parte che nella seconda), contestualizzando e al tempo stesso proiettando nell'attualità le sue riflessioni.

    ha scritto il 

  • 3

    Certo non un capolavoro e forse nemmeno un libro indispensabile ma certamente è sempre utile fermarsi un attimo a riflettere sull’uso del linguaggio, soprattutto su termini come giustizia, libertà, ri ...continua

    Certo non un capolavoro e forse nemmeno un libro indispensabile ma certamente è sempre utile fermarsi un attimo a riflettere sull’uso del linguaggio, soprattutto su termini come giustizia, libertà, ribellione. Ricordare che “è il linguaggio che succhia il sangue, blandisce chi è vulnerabile, infila i suoi stivali fascisti sotto crinoline di rispettabilità e patriottismo, mentre si muove incessantemente fino all'ultima riga, fino all'ultimo angolo della mente svuotata.”
    Interessanti lo sviluppo del tema della vergogna: “Se una persona non riesce a provare dolore, si accorgerà troppo tardi di essere malata. E lo stesso accade per la vergogna. Come il dolore, così la vergogna è un sintomo, e chi non è in grado di provarla siano singoli o collettività più o meno vaste - rischia di scoprire troppo tardi di avere contratto una grave malattia morale.”
    Interessante, perché da me non conosciuta, la teoria di Rawls sulla definizione dei principi di giustizia. Questo autore ipotizza una situazione iniziale in cui gli individui scelgono tali i princìpi di giustizia in condizione di assoluta eguaglianza, essendo sprovvisti di informazioni relative al proprio futuro nella società. “La scelta si compie, cioè, sotto un "velo di ignoranza": il ricco ignora di essere ricco, il povero ignora di essere povero, e le scelte dell'uno come dell'altro (ad esempio, relativamente alle tasse) non saranno determinate in alcun modo dalla loro posizione nella società, dalle loro dotazioni naturali e sociali, dai loro progetti di vita, che, appunto, essi non conoscono ancora. La teoria della giustizia di Rawls è una teoria dell'equità. Il velo di ignoranza permette un equilibrio ideale: la scelta dei princìpi si fonderà solo su criteri razionali, non su ragioni di convenienza.”
    Ultima citazione sul significato di libertà: “Libertà dal bisogno, libertà dalla malattia, libertà dal sopruso dei criminali e dalla sopraffazione dei pubblici poteri, libertà dallo sfruttamento (di cui questi anni ci offrono esempi sempre più frequenti, anche nelle cosiddette democrazie avanzate come la nostra), libertà dall'ignoranza, libertà dall'altrui pretesa di imporre convinzioni religiose o morali e di interferire in ambiti intimi, privatissimi e riservati.”

    ha scritto il 

  • 3

    un tantino ridondante, forse, lo ammetto. però un testo necessario. da far leggere nelle scuole, in classe, con dibattiti aperti, in modo da non lasciar scivolare addosso il senso....delle parole, pro ...continua

    un tantino ridondante, forse, lo ammetto. però un testo necessario. da far leggere nelle scuole, in classe, con dibattiti aperti, in modo da non lasciar scivolare addosso il senso....delle parole, proprio. con citazioni che spaziano da bob dylan ad aristotele a gramsci ad obama, la lunga riflessione di uno spirito indipendente ed allegro, che tenta di restituirci consapevolezze e stimoli. grazie, Carofiglio.

    ha scritto il 

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