La mia vita di uomo

Di

Editore: Bompiani

3.9
(328)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: | Formato: Altri | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Spagnolo

Isbn-10: 8845241653 | Isbn-13: 9788845241659 | Data di pubblicazione: 

Disponibile anche come: Tascabile economico , Paperback , Copertina rigida , eBook

Genere: Famiglia, Sesso & Relazioni , Narrativa & Letteratura

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  • 5

    pagina 25: "dunque pareva proprio che non sarebbe andato in pellegrinaggio alla cattedrale di Canterbury (...)o Bath,dove si svolgeva Persuasione (il romanzo preferito di miss Benson)"
    lo do io il Nob ...continua

    pagina 25: "dunque pareva proprio che non sarebbe andato in pellegrinaggio alla cattedrale di Canterbury (...)o Bath,dove si svolgeva Persuasione (il romanzo preferito di miss Benson)"
    lo do io il Nobel a quest'uomo!!!!

    pagina 374 (72 ore dopo): "questo io che sono io,io e nessun altro che me!"
    un io complicato da decifrare, visto che si declina in tanti personaggi e in una costruzione narrativa che si svela poco alla volta, ma che la scrittura magistrale di Roth mi ha fatto amare e in parte comprendere
    difficile dire altro di un romanzo così denso se non che mi dispiace lasciarlo andare

    ps: organizzo anche la cerimonia di premiazione del Nobel:-)

    ha scritto il 

  • 4

    La narrativa fa cose diverse a persone diverse

    Allora. C’è questo scrittore di nome Peter Tarnopol ( che può essere o non essere Philip Roth ) che ha diversi problemi. Ha una ex moglie bugiarda cronica che spende tutto il suo tempo litigando con l ...continua

    Allora. C’è questo scrittore di nome Peter Tarnopol ( che può essere o non essere Philip Roth ) che ha diversi problemi. Ha una ex moglie bugiarda cronica che spende tutto il suo tempo litigando con lui e non gli concede il divorzio. Ha una spiccata tendenza ad incasinarsi la vita da solo anche perché pare prosperare nel conflitto. In parte le sue difficoltà derivano dal suo stato d’animo letterario, dalla sua tendenza ad affrontare un problema come se fosse un personaggio di un romanzo che deve risolvere un grave dilemma morale di profondo significato. Di conseguenza esaspera i suoi problemi alimentando la fiamma del conflitto per rendere la sua vita simile a quella di un personaggio…quello che naturalmente è. Quando il suo matrimonio cade a pezzi si rivolge ad uno psicoanalista, il ridicolo dr. Spielvogel, le cui sedute con il protagonista sono tra i momenti più divertenti del libro. Mi domando, come al solito quando si tratta di Roth nella sua prima produzione, quanto c’è di autobiografico? Se ha preso qualcosa di significativo dalla sua vita reale lo ha fatto per mostrarci con il senno di poi quanto siano state ridicole le sue azioni. Il fatto che il libro inizi con due racconti semi-biografici di Tarnopol ( con protagonista Nathan Zuckerman!! ) ci fornisce un altro livello di lettura, mostrando quanto siano discrepanti le storie dalla biografia di Tarnopol, cosicchè abbiamo qualche indizio di quanto la vita di Tarnopol devia da quella di Roth. Sembra quasi un esorcismo letterario oppure una forma di terapia della vendetta. Perché ha un aspetto diverso rispetto agli altri romanzi di questo filone. Certo Tarnopol è fondamentalmente un'altra versione di narratori in prima persona utilizzati da Roth, Alexander Portnoy, Zuckerman stesso, ha un rapporto contraddittorio con la propria famiglia ed un sacco di relazioni incasinate con le donne, c’è infedeltà, intrecci tra l’artista e la vita e molte di queste cose le presenta in maniera così ridicola che a volte potrebbe quasi essere divertente. Tranne che…non lo è. Spogliato dall’aspetto voyeristico di chiedersi quanto di questo si rifletta nella vita dell’autore, si rimane con un narratore vigliacco e isterico, spinto in situazioni che nessuna persona raziocinante affronterebbe e che poi si contorce in grovigli psicologici tentando di giustificare i motivi del suo comportamento. Se dico che il libro è narrativamente prevenuto è probabilmente un eufemismo. E’ come leggere un incubo che Roth ha trasformato in storia per allontanarlo. E’ brutale e scomodo da leggere non capendo quanto sia un gioco intelligente per confondere vita e arte o solo un modo per dire “ vedete, non è colpa mia, cosa potevo fare, lei era pazza!!” Insomma è una lettura spaventosamente buona anche se non è un capolavoro come Pastorale americana o Il teatro di Sabbath. E’ un libro utile per vedere dove il talento di Roth l’ha guidato verso la perfezione, la nascita di Zuckerman e l’inizio della natura ambiguamente autobiografica della sua narrativa. Tarnopol come Zuckerman come Roth come una intricata ragnatela. Un lavoro potente sulle ossessioni umane.

    ha scritto il 

  • 5

    “Nella tua vita sii regolare e ordinato come un borghese, così da poter essere violento e originale nella tua opera” (G.Flaubert)

    Lo smarrimento totale del giovane scrittore Peter Tarnopol invischiato nell'inferno procuratogli persino dal ricordo della sua malaugurata unione con Maureen Johnson - una ragazza di qualche anno più ...continua

    Lo smarrimento totale del giovane scrittore Peter Tarnopol invischiato nell'inferno procuratogli persino dal ricordo della sua malaugurata unione con Maureen Johnson - una ragazza di qualche anno più vecchia di lui e con già due matrimoni falliti alle spalle - ed i suoi affannosi tentativi di trovare un adeguato equilibrio esorcizzando l'intera vicenda che costituiscono l'ossatura centrale di questo romanzo , mi hanno immediatamente portato alla mente momenti e situazioni analoghe di “Quando lei era buona” , ma anche del fantastico “Lamento di Portnoy” solo per citare i collegamenti che mi sono parsi più diretti , in cui l'autore riprende , sviluppa , e rielabora da par suo , temi che hanno ispirato buona parte delle sue opere .
    E sebbene le vicissitudini amare e grottesche di esseri umani alle prese con seri problemi esistenziali, angosciati da ricordi traumatici , incapaci di trovare una propria identità tanto da dover ricorrere a lunghe e costose sedute psichiatriche , non dovrebbero avere nulla di divertente riesce tuttavia difficile non sghignazzarne apertamente anche quando i toni di questo sapido amalgama di farsa e tragedia si fanno decisamente più drammatici.
    Insomma , una lettura potente ed esaltante , un'ennesima e straordinaria dimostrazione dell'immensa bravura del grande scrittore.
    Mi rendo conto che per chi, come me , abbia ormai quasi raggiunto l'obiettivo finale di aver letto tutte le pubblicazioni italiane di Philip Roth , è difficile , per non dire impossibile , non ricadere in iperboli già usate , in superlativi già scritti , ma quando si sia al cospetto di un tale maestro ciò appare del tutto inevitabile.

    ha scritto il 

  • 4

    https://antoniodileta.wordpress.com/2015/10/10/la-mia-vita-di-uomo-philip-roth/

    “È cambiato qualcosa?
    Domando, riconoscendo che in superficie (la superficie non va screditata... ci vivo anch’io là) no ...continua

    https://antoniodileta.wordpress.com/2015/10/10/la-mia-vita-di-uomo-philip-roth/

    “È cambiato qualcosa?
    Domando, riconoscendo che in superficie (la superficie non va screditata... ci vivo anch’io là) non c’è paragone fra l’uomo trentaquattrenne oggi capace di gestire le sue disgrazie senza soccombere e il ragazzo ventinovenne che nell’estate del 1962 prese, per un istante, in seria considerazione l’idea di uccidersi. Il pomeriggio di giugno in cui per la prima volta misi piede nello studio del dottor Spielvogel, non trascorse neppure un minuto prima che abbandonassi ogni pretese di possedere una personalità e scoppiassi a piangere coprendomi il viso con le mani, in lutto per la perdita della mia forza, della mia sicurezza e del mio futuro. Ero allora (miracolosamente non lo sono più) sposato con una donna che detestavo, ma da cui non riuscivo a separarmi, soggiogato com’ero non solo dall’estrema professionalità dei suoi ricatti morali - da quel miscuglio di violenza e squallore che rendeva la nostra vita in comune qualcosa di simile a un serial televisivo o a un articolo scandalistico del , - ma anche dalla mia infantile disponibilità a subirli. Solo da due mesi avevo scoperto con quale ingegnosa strategia tre anni prima mi aveva convinto con l’inganno a sposarla; ma a quanto pareva, invece di servirmi come arma con cui finalmente aprirmi una via di fuga da quel manicomio, quel che lei aveva confessato (nel bel mezzo di uno dei suoi semestrali tentativi di suicidio) mi aveva spogliato d’ogni residua difesa o illusione. La mia mortificazione era completa. Né andarmene né restare significavano più nulla per me.”
    (Philip Roth, “La mia vita di uomo”, ed. Einaudi)

    Se siete in cerca di un libro che vi faccia passare la voglia d’intraprendere una qualsiasi relazione sentimentale seria e duratura, o che vi faciliti il compito di abbandonare quella che attualmente vivete, ma che al tempo stesso vi faccia divertire, leggete “La mia vita di uomo”, titolo (sia pure ragionevole) che personalmente trovo il maggior difetto di questo romanzo feroce, sarcastico, tragicomico, sapiente indagine su un rapporto, quello tra Peter e Maureen, nato attraverso una frode, sviluppatosi tra rancori, finzioni e infruttuosi tentativi di migliore le cose, eppure ancora imprescindibile per Peter, anche dopo il suicidio di Maureen.
    Il cuore del romanzo è dunque il matrimonio fallimentare tra Peter, scrittore di fama crescente, e Maureen, che ingabbia l’uomo fingendosi incinta e minacciando il suicidio, poi realmente avvenuto anni dopo, nel caso lui non volesse aggrapparsi a lei per il resto dell’esistenza. Attorno a questo rapporto morboso si sviluppa tutto il resto della vicenda, compresa un’altra relazione aggrovigliata di Peter, con Susan, reduce a sua volta da un coniuge suicida. Tutto questo, poi, s’incastra in un discorso sull’intreccio inestricabile tra finzione letteraria e realtà. Peter, infatti, è l’autore di due racconti che aprono il libro, Anni verdi e Corteggiare il disastro, nei quali noi ritroviamo un giovane Nathan Zuckerman, protagonista di tanti romanzi di Roth e qui proiezione letteraria di Peter stesso. Un gioco di specchi, con tanto di sedute psicanalitiche a complicare il nodo, invece che scioglierlo.
    Roth, con la sua penna aguzza e che non risparmia stoccate ai suoi protagonisti, ci conduce in quella che è una vera e propria lotta coniugale, che alterna momenti esilaranti, trovate comiche irresistibili, a battibecchi furenti che, da parte di Peter, echeggiano la misoginia del furente Strindberg di Apologia di un pazzo. La rabbia di Peter, che rievoca a posteriori la propria storia nel corso delle infruttuose sedute terapeutiche, non si placa neanche a distanza di anni, anzi se possibile cresce, perché scopre, oltre agli inganni della moglie, soprattutto le proprie colpe, a cominciare dalla ricerca spasmodica di quella che egli definisce l’intrattabilità romanzesca; nonostante avesse avuto l’opportunità di dirigere altrove la sua esistenza, egli ha consapevolmente scelto di diventare vittima e carnefice di Maureen, quasi per emulare protagonisti/autori di romanzi che egli ammirava.
    Nonostante il tema sia molto serio e le conseguenze per alcuni dei protagonisti (le donne, a dirla tutta) tragiche, il romanzo resta comunque fondamentalmente molto divertente, oltre che pieno di riferimenti letterari che hanno fatto la mia felicità. Roth, infatti, inventa delle trovate comiche spiazzanti alle quali è difficile resistere, benché o proprio perché possano apparirci inverosimili (ma neanche tanto). Insomma, un libro che suggerisco senza alcun dubbio, anche a chi non avesse le ambiziose mire di cui all’inizio di quest’articolo.

    “Qualcuno sostiene che le feroci battaglie per gli alimenti che negli ultimi decenni si sono combattute nei tribunali di tutto il Paese, al modo in cui nell’Europa del diciassettesimo secolo si combattevano le guerre di religiose, fossero di natura fondamentalmente . La mia opinione invece è che, nel suo porsi come simbolo intorno a cui organizzare altre lagnanze e altre tristezze, spesso la battaglia per gli alimenti finisce per smascherare ciò che di solito veniva oscurato dalle metafore sotto cui gli accordi matrimoniali venivano camuffati dai partner stessi. L’entità del panico e della rabbia suscitati dalla questione degli alimenti, la ferocia mostrata da persone per altri versi civili ed equilibrate, testimonia, credo, del fatto che in tribunale le coppie prendevano coscienza in modo traumatizzante - e umiliante - del ruolo fondamentale che ciascuno di fatto aveva svolto nella vita dell’altro. , dicono i due avversari furibondi, ma non si tratta che di un ulteriore tentativo di negare il dato di fatto più umiliante di tutti: che in realtà si è sempre trattato di questo.”

    ha scritto il 

  • 4

    Bisogna sempre fare le cose nel modo giusto. Farle nel modo sbagliato, figliolo, non ha alcun senso!

    Peter Tarnopol è un giovane scrittore emergente figlio amatissimo di orgogliosi genitori ebrei. La storia ruota intorno al suo matrimonio non voluto con Maureen, reduce da due matrimoni falliti, una p ...continua

    Peter Tarnopol è un giovane scrittore emergente figlio amatissimo di orgogliosi genitori ebrei. La storia ruota intorno al suo matrimonio non voluto con Maureen, reduce da due matrimoni falliti, una psicopatica che occuperà, provocando devastazioni e disastri, la vita di Tarnopol, per renderla la “vita di uomo di Maureen”, non più figlio amato, scrittore emergente, fratello affettuoso, professore preparato di letteratura inglese, ma soltanto … marito di Maureen travolto da lei e con lei nella nevrosi e infine nella follia. Come al solito Roth ci fa riflettere, ci chiediamo, insieme col professor Tarnopol, quale sia la radice di questo insano e torbido rapporto: lui, per poter vederci chiaro, scrive due racconti con protagonista Nathan Zuckerman, che raccontano la sua adolescenza e poi le nozze di Zuckerman con Lydia, anch’essa una psicopatica, reduce da un matrimonio fallito con una figlia a carico, una donna priva di qualsiasi attrattiva per il professor Zuckerman. Può essere il forte narcisismo di Tarnopol nato dall’ansia di castrazione suscitata dalla madre nell’infanzia, dalla quale il giovane si è difeso coltivando un forte senso della propria superiorità, la convinzione di essere un uomo speciale e come tale di doversi comportare in modo eccezionale, sottomettendosi senza ribellione alla follia di Maureen? Questa è la tesi sostenuta dal dottor Spielvogel, lo psicoterapeuta che lo cura (che convince proprio poco). O non è forse spiegabile con il forte senso del dovere che i genitori gli hanno instillato, che lo ha spinto a fare la cosa giusta, cioè sposare quella donna derelitta, senza una famiglia alle spalle, abbandonata dai suoi primi due mariti, che ha sempre dovuto cavarsela da sola nella vita? “Non c’è nulla cui io tenga di più che la mia reputazione morale” dice Peter Tarnopol ad una giovane studentessa del suo corso di inglese, con la quale ha iniziato una relazione per disintossicarsi dalla tossica relazione con Maureen, con in sottofondo un tono di compiacimento perché la sua vita somiglia tanto ad uno dei drammi letterari letti con gli studenti. Così che il fallimento della sua vita matrimoniale rappresenta la sconfitta sia dell’uomo che dello scrittore.
    Non è il Roth di Pastorale americana e de La macchia umana, ma è pur sempre un immenso Roth.

    ha scritto il 

  • 0

    I libri di Roth hanno un solo difetto: finiscono! Non si può recensire ,almeno non posso io che sono piccola piccola davanti a tanto autore.Ora si attacca con una libro cavolata perché questo deve se ...continua

    I libri di Roth hanno un solo difetto: finiscono! Non si può recensire ,almeno non posso io che sono piccola piccola davanti a tanto autore.Ora si attacca con una libro cavolata perché questo deve sedimentare ancora senza contaminazioni

    ha scritto il 

  • 4

    Roth mi accompagna anche sotto esame.
    Una lettura più lenta ed attenta, questa volta. Tante sottolineature, tanti commenti a piè di pagina, tanti consigli letterari annotati.
    E forse mi convinco a leg ...continua

    Roth mi accompagna anche sotto esame.
    Una lettura più lenta ed attenta, questa volta. Tante sottolineature, tanti commenti a piè di pagina, tanti consigli letterari annotati.
    E forse mi convinco a leggere altro di Flaubert; Flaubert che a me, notoriamente, sta proprio sulle palle.

    ha scritto il 

  • 4

    Anche se siamo lontani dall'intensità di "Patrimonio" Roth ha un genere di scrittura che mi affascina. Lo trovo ipnotico e nello stesso tempo terribilmente reale. In questo racconto è quasi ossessivo, ...continua

    Anche se siamo lontani dall'intensità di "Patrimonio" Roth ha un genere di scrittura che mi affascina. Lo trovo ipnotico e nello stesso tempo terribilmente reale. In questo racconto è quasi ossessivo, ma riesce a toccare sempre le corde giuste. Imprevedibile come sempre la struttura del testo, con una prima parte apparentemente estranea alla seconda. I libri di Roth sono da leggere sempre almeno due volte

    ha scritto il 

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