La montagna incantata

Di

Editore: TEA

4.3
(2408)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 690 | Formato: Copertina rigida | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Chi semplificata , Portoghese , Tedesco , Francese , Spagnolo , Olandese , Catalano , Polacco , Giapponese , Svedese

Isbn-10: 8850209258 | Isbn-13: 9788850209255 | Data di pubblicazione: 

Traduttore: Ervino Pocar

Disponibile anche come: Paperback , Altri , Copertina morbida e spillati , Tascabile economico , eBook

Genere: Narrativa & Letteratura , Salute, Mente e Corpo , Filosofia

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Descrizione del libro
Trad. di E. Pocar - Int. di G. Montefoschi - In appendice "La montagna incantata" Lezione per gli studenti dell'università di Princeton di Thomas Mann.

In un’estate dei primi anni del Novecento il giovane Hans Castorp, di ottima famiglia e fresco di studi di ingegneria, va a far visita a un cugino che si trova in cura nel sanatorio internazionale Berghof, di Davos, nelle Alpi svizzere. Conta di trattenersi tre settimane. Vi resterà sette anni, sprofondando nei rituali della malattia e delle cure e soprattutto percorrendo un lungo percorso di formazione interiore plasmato da una singolare esperienza del tempo e da molti e ancor più singolari incontri.

"Nella Montagna incantata c’è di tutto: pittura d’ambiente, meditazioni sul senso e sul valore filosofico del tempo, interi trattati scientifici sulla malattia, una storia d’amore... conversazioni da salotto e conversazioni con moribondi, molta psicanalisi con molta intelligente critica della psicanalisi, una drammatica relazione su una seduta spiritica, discussioni di politica e di storia, una vasta galleria di ritratti, tutti interessantissimi, ed un lungo capitolo sulla musica." (Ladislao Mittner)

"Non sono molti – si possono contare sulle dita di due mani – i romanzi europei che hanno segnato per davvero il Novecento. Tra questi, insieme alla Recherche, all’Uomo senza qualità, al Processo e al Castello, metteremmo La montagna incantata. È un romanzo bellissimo, nel quale tutto è profondamente simbolico e insieme profondamente vero. Il suo fascino è lì: sappiamo che la montagna è un simbolo, la pianura è un simbolo, il sanatorio è un simbolo, sono simboliche le slitte che d’inverno scendono dal sanatorio, è simbolico tutto; e, nel medesimo tempo, viviamo la montagna, affondiamo i nostri passi nella neve, siamo sani, siamo malati, facciamo scottare al sole la pelle, conosciamo i misteri del corpo nella luce scialba delle radiografie, abbiamo di fronte la morte, sentiamo il tempo, partecipiamo della sventata illusione di affidare allo spazio quotidiano la nostra immortalità. Lo amiamo per quello." (Giorgio Montefoschi)

"Un’inesauribile enciclopedia del nostro tempo." (Italo Calvino)
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  • 5

    Ho scalato la montagna!

    Mi sono "avventurata"... illusa che fosse fatica facile arrivare alla meta. Ho scoperto, invece, che può dare le vertigini!
    Bisogna procedere con ritmi lenti; bisogna acclimatarsi all' altezza; l' ar ...continua

    Mi sono "avventurata"... illusa che fosse fatica facile arrivare alla meta. Ho scoperto, invece, che può dare le vertigini!
    Bisogna procedere con ritmi lenti; bisogna acclimatarsi all' altezza; l' aria è rarefatta è i sentieri talvolta sembrano riportare indietro al punto già percorso. Ma mai perdersi d' animo ( è il mio motto ) e si avanza, passo dopo passo, nel tempo che dilata o restringe la sua consistenza e dimensione.
    Ah questo grande mistero che è il tempo!
    Nell' enclave della Montagna incantata il fluire "normale" del tempo di "pianura" obbedisce a tutt' altri ritmi prendendo quasi la dimensione di un unico presente.
    Ma ecco arrivare alla meta, all' ultima svolta di questo luogo speciale, scrigno di "molte cose insieme", in cui la visione della realtà si fa simbolo e metafora delle inquietudini del vivere umano.
    "Lassù", nella magica atmosfera delle Alpi svizzere, dove è situato il sanatorio cosmopolita di Davos, specchio della società borghese del tempo, si tesse un ricco intreccio di temi, non solo culturali, e di riflessioni che seguono traiettorie binarie: il mondo dell' anima e del pensiero e il mondo materiale, concreto.
    Un mosaico di tesi, di posizioni contrastanti, animano le conversazioni degli ospiti-pazienti che riprendono quelle espresse dagli intellettuali- filosofi del primo Novecento e che qui sono veicolati da singolari personaggi, come l' italiano Settembrini e il gesuita Naphta, l' uno speculare all' altro, interpreti di due diverse visioni del mondo.
    il primo, massone e umanista, letterato di vasta cultura, si definisce un rivoluzionario della ragione.
    "Cercava la morale nella ragione e nella virtù" e parlava sotto forma di "allusioni mitologiche"
    Il secondo spicca per il suo cinismo, l' inflessibilità, la radicalità delle idee; è anticapitalista e rivoluzionario della conservazione.
    Entrambi, "avversari nello spirito", colgono ogni occasione per incrociare la lama delle idee" combattendo interminabili, talvolta estenuanti duelli verbali, confutando punto su punto l' uno le affermazioni dell' altro. Le loro intense e reiterate dispute, non fine a se stesse, sono indirizzate ad uno spettatore, in particolare, al giovane protagonista, Hans Castorp, la cui anima Settembrini con il piglio del pedagogo vuole illuminare, mettendolo in guardia dall' idee dell' altro, considerate oscurantiste.
    Hans, uomo di "pianura" incarna perfettamente la borghesia tedesca. E' persona semplice che pare rasentare la mediocrità, ma ha un pregio: è curioso di sapere..."placet experiri". Cade quindi nel cerchio fascinoso di Settembrini e Naphta; li segue con interesse sempre maggiore senza fare però una scelta precisa tra le dotte affermazioni dell' uno e dell' altro.
    "Lassù", Hans inizia un suo percorso, allargando e approfondendo conoscenze in vari campi. Incontra l' amore negli occhi chirghisi di Madame Chauchat che gli addolcisce la solitudine dell' anima; fa lì esperienza della malattia confrontandosi con la morte che gli è stata spesso compagna; alimenta l' amicizia, non solo di chi lo affascina con la teoria edonistica della vita, ma anche di chi porta i segni terminali della malattia.
    "Lassù", nel silenzio della natura, splendidamente descritta da Mann, Hans tenta di emanciparsi in una sfida con se stesso; prova a trovare la risposte alle sue domande, a scrollarsi i dubbi, a trovare un suo equilibrio tra circostanze interiori e circostanze esterne.
    Fino a quando questo stato si manterrà pieno e stabile?
    Lo seguiamo commossi questo "figlio della pace", questo "pupillo della vita" nel momento in cui "si vide disincantato, redento, liberato" mentre rimbomba "il colpo di tuono che tutti sappiamo, l' assordante scoppio dello sciagurato miscuglio di stupidità e irritazione, accumulato da molto tempo... il quale scrollò le fondamenta della terra..., il tuono che spacca la montagna magica".
    Il tuono che spazzerà via i mondi dei nostri duellanti per far posto alla rivoluzione( ! ? ).
    Molto ci sarebbe da dire sulla bella prosa, che scorre lenta, ma poi, a volte, ti fa sussultare per la fine ironia; sulla profondità dell' indagine psicologica e la ricchezza dei dettagli!
    Ma la mia scalata alla Montagna si ferma qui, con la certezza che il soggiorno di Hans, prolungatosi per sette lunghi anni, lascerà una traccia profonda.

    ha scritto il 

  • 3

    Una montagna difficile da scalare

    Conosciuto - soprattutto per il dualismo Naphta-Settembrini - ma mai terminato. Ci sarà stata una ragione, no? Lungo, lunghissimo, è un'opera- mondo, o meglio un'opera monstre. In realtà, non è un sol ...continua

    Conosciuto - soprattutto per il dualismo Naphta-Settembrini - ma mai terminato. Ci sarà stata una ragione, no? Lungo, lunghissimo, è un'opera- mondo, o meglio un'opera monstre. In realtà, non è un solo romanzo, bensì più romanzi tenuti insieme dallo stesso protagonista, quell'Hans Castorp, ospite prima sano poi inevitabilmente malato di una casa di cura per tubercolotici (alla vigilia del primo conflitto mondiale).
    La parte satirica è la meno resistente all'usura del tempo, forse perché non è nelle corde di Mann. Meglio le pagine finali dove gli eventi precipitano nelle storie dei personaggi.

    ha scritto il 

  • 5

    Capolavoro

    Bellissima lettura:le avventure di un giovane che si trova suo malgrado bloccato in un luogo al di là del tempo e dello spazio.Il sanatorio rappresenta un'isola felice dove pochi possono accedere e mo ...continua

    Bellissima lettura:le avventure di un giovane che si trova suo malgrado bloccato in un luogo al di là del tempo e dello spazio.Il sanatorio rappresenta un'isola felice dove pochi possono accedere e molti se ne trovano invischiati.in questo luogo non luogo il protagonista verra' in contatto con l'amicizia,l'amore e in fondo anche alla vita stessa.l'esperienza accumulata nel corso della permanenza in sanatorio non basterà ad evitare lo scoppio della grande guerra e niente potrà salvarlo.una volta tornato in pianura nulla sarà come prima e questo segnerà la sua fine.

    ha scritto il 

  • 3

    Devo ammettere che quest'opera non mi ha entusiasmato, è stata una delusione. La montagna incantata viene paragonata a opere come “L'uomo senza qualità” di Musil e “L'Ulisse” di Joyce, ma secondo me n ...continua

    Devo ammettere che quest'opera non mi ha entusiasmato, è stata una delusione. La montagna incantata viene paragonata a opere come “L'uomo senza qualità” di Musil e “L'Ulisse” di Joyce, ma secondo me non è all'altezza di queste altre opere che sono di ben altro spessore. Inoltre penso che questa “montagna” sia sopravvalutata.

    Il romanzo è sviluppato interamente sulle condizioni dei malati di tubercolosi, sulla loro vita in un sanatorio sulle Alpi svizzere e sul senso di isolamento dal resto del mondo. E' un romanzo di formazione in chiave grottesca, anche se in alcune parti mi è sembrato addirittura non-senso, in altre una raccolta enciclopedica anacronistica!
    La prima parte è la più interessante, brillante e scorrevole, il pregio di Mann è quello di essere un grande narratore, dove si costruisce la storia del mondo magico di lassù, interessante anche la storia d'amore con Claudia (che poi verrà inspiegabilmente abbandonata dall'autore). Mentre la seconda parte e terribilmente prolissa e irritante come i continui dialoghi “dell'assurdo” tra Naphta e Settembrini, inoltre perde quella continuità che aveva la prima parte. Unica cosa positiva della seconda parte è il capitolo onirico "Neve", forse la vetta del romanzo.

    Al di la della tematica della malattia e del tempo, che sono sviluppati bene, il resto l'ho trovato noioso, un guazzabuglio di pensieri e idee buttati alla rinfusa che mi sono sembrate più una presa in giro che pensieri veri e propri dove rifletterci sopra.

    Questo libro lo consiglierei solo a chi è interessato ad approfondire la tematica della malattia e le condizioni dei malati, per il resto (a mio parere) si può tranquillamente evitare.

    3 stelle

    ha scritto il 

  • 4

    Dove il tempo non è tempo

    Romanzo impegnativo per lunghezza e contenuti, costituiti in buona parte da nozioni di carattere filosofico, storico, scientifico e psicologico.
    La cultura enciclopedica di Mann e la sua intelligenza ...continua

    Romanzo impegnativo per lunghezza e contenuti, costituiti in buona parte da nozioni di carattere filosofico, storico, scientifico e psicologico.
    La cultura enciclopedica di Mann e la sua intelligenza poliedrica caricano la narrazione di gare dialettiche e controversie intellettuali a cui il protagonista Hans Castorp, “pupillo della vita”, assiste volentieri nel percorso di crescita interiore che intraprenderà durante il lungo ricovero nel sanatorio di lusso Berghof, sulle Alpi svizzere.
    Meno volentieri vi assiste, in genere, il lettore, disposto comunque a sciropparsi concetti “che sorpassano di molto il suo orizzonte” (così si esprimerebbe lo scrittore) pur di non essere tagliato fuori dalla sostanziale bellezza dell'opera.
    Leggere “La montagna incantata” significa vivere un'esperienza in un luogo dove il tempo non è tempo e tutto sembra collocarsi in una provvisorietà definitiva e rassicurante (“L'abitudine a non abituarsi”), dove vita e morte si intrecciano in modo bizzarro, persino ironico: “...ed ecco rimbombare il gong che invitava i non degenti e non moribondi a prepararsi al pasto principale”.
    Personaggi bizzarri e incursioni nel paranormale, raccontati impeccabilmente e con un tocco di humour, rendono il libro particolarmente interessante, così come gli effetti sul giovane Castorp delle ultime scoperte scientifiche tese a sviscerare corpo ed anima, messe a servizio della medicina agli inizi del Novecento.
    Emblematiche le scene della vista su lastra dello scheletro della propria mano (“...e per la prima volta in vita sua si rese conto che sarebbe morto”) e di una bufera di neve, con un'avventura di quasi premorte a cui fa seguito una frase dal sapore di rivelazione:
    “Per rispetto alla bontà e all'amore l'uomo ha l'obbligo di non concedere alla morte il dominio sui propri pensieri”.
    Se è vero che la malattia umilia l'essere umano, riducendolo a mero corpo, è altrettanto vero che finisce per innalzarlo ad un grado di consapevolezza e di sanità superiori che senza di essa non avrebbe mai raggiunto: in quest'ultima riflessione sta racchiuso lo spirito del romanzo.
    Cosa ne sanno le persone rimaste in pianura di tutto questo?
    Seguire la cura orizzontale adagiati su “un'eccellente sedia a sdraio”, al cospetto di un maestoso paesaggio di cime innevate, dove le stagioni si alternano nell'arco di pochi giorni, consente di osservare l'esistenza da un punto di vista inedito, quasi rovesciato.
    Rialzarsi per proseguire il cammino tra i “sani” comuni mortali non è cosa facile:
    “Spira un'aria crudele laggiù, inesorabile. Stando qui a letto e guardando lontano, c'è da provarne orrore”.

    ha scritto il 

  • 3

    Novela de aprendizaje imprescindible.

    Contada a través de las vivencias de un joven estudiante de ingeniería que después de largos días examinándose es recomendado a tomarse semanas de descanso y a causa de ello decide visitar a su primo ...continua

    Contada a través de las vivencias de un joven estudiante de ingeniería que después de largos días examinándose es recomendado a tomarse semanas de descanso y a causa de ello decide visitar a su primo en un sanatorio para enfermos tuberculosos, ubicado en las montañas.
    Está llena de reflexiones esta historia, reflexiones sobre la vida, la muerte, el transcurrir del tiempo, del sufrimiento, de mil cuestiones transcendentales...todo ello narrado en un estilo muy filosófico y con un punto muy nostálgico, místico, el clásico estilo de un enfermo, aburrido y solo.
    Resulto muy ameno al principio, muy interesante, cuando vamos conociendo al protagonista, a su primo a todos los pacientes más peculiares de la historia y los sentimientos y vivencias de cada uno de ellos. Engancha fácilmente, porque te cubre de un velo de misticismo, muy enriquecedor ya que aporta mucha sabiduría y a mi al menos me ha gustado todos esas "discusiones" entre los protagonistas sobre cualquier tema tan discutible. Es cierto que a partir de la mitad o antes incluso se empieza a divagar un tanto con tantas reflexiones y monólogos que el protagonista nos aporta, termina cansando un tanto porque se te hace el libro más largo a causa de ello, ya que de corto no tiene nada, es muy extenso, así que a pesar de ser un libro interesante, se excede mucho y se fastidia cuando empiezan a entrar más y más personajes que desde un principio no tenían que haber aparecido. Aún así es un libro de los que "hay que leer".

    ha scritto il 

  • 5

    Der Zauberberg, nella storica traduzione di Ervino Pocar, è un’opera che si inserisce pienamente nell’alveo del Bildungsroman, il romanzo di formazione, e lo fa con un’enorme ambizione, dichiarata dal ...continua

    Der Zauberberg, nella storica traduzione di Ervino Pocar, è un’opera che si inserisce pienamente nell’alveo del Bildungsroman, il romanzo di formazione, e lo fa con un’enorme ambizione, dichiarata dall’autore fin dalla premessa: “Senza temere il discredito in cui versa la meticolosità”, Mann preannuncia che narrerà questa storia “ampiamente, con esattezza e a fondo”. L’idea del romanzo gli venne dall’esperienza della moglie, Katia Pringsheim, sofferente di una malattia polmonare, nel sanatorio del dottor Friedrich Jessen a Davos in Svizzera, durato diversi mesi; il marito le fece visita nel maggio e giugno del 1912.

    Lettura solenne, indiscutibilmente faticosa, o peggio estenuante, vi si alternano lunghe pagine di verbosa, avvolgente monotonia, descrizioni di minuziosissima precisione, dialoghi di sconcertante astrattezza, e accecanti squarci emotivi. In questa narrativa stracolma di erudizione, alcuni personaggi paiono rappresentare le diverse tendenze filosofiche del tempo. Un tempo che sta approssimandosi a un passaggio epocale. Mann scrive che quella di Hans Castorp è una storia che sembra venire da un lontano passato, ma in realtà si svolse appena prima di una rottura storica (la Grande guerra), “una crisi che frastagliò a fondo la vita e la coscienza”. La narrazione insegue la percezione del tempo degli stessi malati, un’attesa che sa di sentenza, una sentenza che colpisce quasi inavvertitamente.

    ha scritto il 

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