La morte della Pizia

Di

Editore: Adelphi

4.2
(1790)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 68 | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue) Francese

Isbn-10: A000112135 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Traduttore: Renata Colorni

Genere: Narrativa & Letteratura , Mistero & Gialli , Filosofia

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Descrizione del libro
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  • 4

    Un piccolo gioiello

    Si chiamava Pizia nell'antichità la sacerdotessa dell'oracolo di Delfi. Restava "in carica" fino alla morte ed era tipico andare a farsi dare un presagio per il futuro, lasciando una cospicua somma pe ...continua

    Si chiamava Pizia nell'antichità la sacerdotessa dell'oracolo di Delfi. Restava "in carica" fino alla morte ed era tipico andare a farsi dare un presagio per il futuro, lasciando una cospicua somma per il dio Apollo. Ma il libro è il racconto esilarante dalla parte di lei, ormai anziana e stufa, di tutte le cose che si è inventata (e che poi incredibilmente sono diventate spesso realtà), o che le hanno detto di dire. E il confronto con una serie di ombre dall'aldilà che, in punto di morte, le raccontano la loro personale verità. Una riflessione sul rapporto tra realtà e presagio, sulla manipolazione del futuro, sul concetto di verità e sul suo rapporto con la variabilità e la creatività del genere umano

    ha scritto il 

  • 4

    Tu, Pannychis, vaticinasti con fantasia, capriccio, arroganza, addirittura con insolenza irriguardosa, insomma: con arguzia blasfema. Io invece commissionai i miei oracoli con fredda premeditazione, c ...continua

    Tu, Pannychis, vaticinasti con fantasia, capriccio, arroganza, addirittura con insolenza irriguardosa, insomma: con arguzia blasfema. Io invece commissionai i miei oracoli con fredda premeditazione, con logica ineccepibile, insomma: con razionalità. Ebbene, devo ammettere che il tuo oracolo ha fatto centro. Se fossi un matematico potrei dirti con esattezza quanto fosse improbabile la probabilità che il tuo oracolo cogliesse nel segno: era straordinariamente improbabile, infinitamente improbabile. Eppure il tuo improbabilissimo responso si è avverato, mentre sono finiti in niente i miei responsi più probabili e dati ragionevolmente con l’intento di fare politica, e cambiare il mondo, e renderlo più ragionevole. (…). Come io che ho voluto sottomettere il mondo alla mia ragione ho dovuto in quest’umida spelonca affrontare te che hai provato a dominare il mondo con la tua fantasia, così per tutta l’eternità quelli che reputano il mondo un sistema ordinato dovranno confrontarsi con coloro che lo ritengono un mostruoso caos. Gli uni penseranno che il mondo è criticabile, gli altri lo prenderanno così com’è. Gli uni riterranno che il mondo è plasmabile come una pietra cui si può con uno scalpello far assumere una forma qualsivoglia, gli altri indurranno alla considerazione che, nella sua impenetrabilità, il mondo si modifica soltanto come un mostro che prende facce sempre nuove, e che esso può essere criticato non più di quanto il velo impalpabile dell’umano intelletto possa influenzare le forze tettoniche dell’istinto umano.

    ha scritto il 

  • 3

    Vero, non vero, destino, volontà, politica e mito si mescolano in meno di settanta pagine di racconto. E ci vuole abilità, conoscenza della materia e capacità scrittoria che ci sono. La decostruzione ...continua

    Vero, non vero, destino, volontà, politica e mito si mescolano in meno di settanta pagine di racconto. E ci vuole abilità, conoscenza della materia e capacità scrittoria che ci sono. La decostruzione e ricostruzione del mito di Edipo evidenziano la forza del caso e la debolezza della volontà umana? O il contrario, visto che sono I vaticini di Tiresia e di Pannychis in fondo a delimitare la storia? Boh, leggetelo e fatevi voi un'idea.
    Secondo me parte benissimo, ironico e divertente, poi si avviluppa su se stesso e perde compattezza, ma son 70 pagine pregne pregne. Comunque alla fine ci si arriva. Magari stremati dalle rutilanti rivelazioni ma ci si arriva.

    ha scritto il 

  • 3

    Mi sono sempre stupito e continuo a stupirmi immensamente che gli uomini siano tanto smaniosi di conoscere il futuro. Sembra quasi che preferiscano l'infelicità alla felicità

    Non vorrei essere dissac ...continua

    Mi sono sempre stupito e continuo a stupirmi immensamente che gli uomini siano tanto smaniosi di conoscere il futuro. Sembra quasi che preferiscano l'infelicità alla felicità

    Non vorrei essere dissacrante ma le vicende dei miti greci mi hanno sempre fatto venire in mente le soap opera ed io ho la brutta tendenza a confondere i nomi dei protagonisti mescolando sempre più le parentele incestuose.

    ha scritto il 

  • 5

    La scomposizione sistematica di un pezzo importante della mitologia e -quindi- della storia greca è un'operazione complessa e delicata. Con ironia, buongusto e conoscenza e cultura enciclopediche Durr ...continua

    La scomposizione sistematica di un pezzo importante della mitologia e -quindi- della storia greca è un'operazione complessa e delicata. Con ironia, buongusto e conoscenza e cultura enciclopediche Durrenmatt mette in discussione il mito insieme a cento anni di psicanalisi. Come lo sguardo che cerca di scrutare nella nebbia che invade la grotta della Pizia, la verità viene a galla verso la fine del libro. Quando si fa netta la distinzione tra Caso e Destino.

    ha scritto il 

  • 5

    Impossibile

    Eccezionale il voto perchè è veramente incredibile racchiudere in sole cento pagine tutta una serie di interpretazioni e spiegazioni di fatti (storici e non) di cui il lettore (almeno quelli come me) ...continua

    Eccezionale il voto perchè è veramente incredibile racchiudere in sole cento pagine tutta una serie di interpretazioni e spiegazioni di fatti (storici e non) di cui il lettore (almeno quelli come me) riesce solo a intuire la profondità e la grande capacità dello scrittore nel narrare vicende e gesta che, ancora al giorno d'oggi, sollecitano curiosità e risposte

    ha scritto il 

  • 4

    Sì, mi è piaciuto abbastanza. In verità mi ha lasciato una certa inquietudine addosso, ma credo proprio che sia perché è un racconto riuscito, e che l'inquietudine, la spina del dubbio, siano proprio ...continua

    Sì, mi è piaciuto abbastanza. In verità mi ha lasciato una certa inquietudine addosso, ma credo proprio che sia perché è un racconto riuscito, e che l'inquietudine, la spina del dubbio, siano proprio quello che l'Autore voleva trasmettere... Per il resto, in così poche pagine, trova anche il tempo e il modo di essere ironico e divertente, amaro e un po' pauroso, fa sorgere illusione e speranza e le abbatte nello stesso tempo. Un racconto ben strano, in ogni caso, molto atipico e non ascrivibile ad alcun genere.

    ha scritto il 

  • 5

    Un'indagine epica.

    Tradotto per la prima volta in italiano nel 1988 con il titolo “La morte della Pizia“, “Das Sterben der Phythia” è un racconto scritto e pubblicato dal letterato, pittore e drammaturgo svizzero Friedr ...continua

    Tradotto per la prima volta in italiano nel 1988 con il titolo “La morte della Pizia“, “Das Sterben der Phythia” è un racconto scritto e pubblicato dal letterato, pittore e drammaturgo svizzero Friedrich Dürrenmatt nel 1976 nella raccolta di novelle intitolata “Mitmacher”. La prolifera...

    http://forestadicarta.altervista.org/la-morte-della-pizia-friedrich-durrenmatt/

    ha scritto il 

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