La mossa del cavallo

Di

Editore: Superpocket

3.9
(2218)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 256 | Formato: Altri | In altre lingue: (altre lingue) Tedesco , Francese , Spagnolo , Giapponese

Isbn-10: 8846201418 | Isbn-13: 9788846201416 | Data di pubblicazione: 

Disponibile anche come: Copertina rigida , Paperback , eBook

Genere: Narrativa & Letteratura , Storia , Mistero & Gialli

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Descrizione del libro
Milano : Superpocket, [2000]247 p. ; 18 cmSuperpocket ; 109 ISBN - 88-462-0141-8IT\ICCU\TO0\0879761
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  • 4

    Un giallo reso vivace dalle vicende narrate, dai pittoreschi personaggi coinvolti, dall'uso del dialetto siciliano, che immerge il lettore nel contesto di questa Sicilia antica ma per certi versi attu ...continua

    Un giallo reso vivace dalle vicende narrate, dai pittoreschi personaggi coinvolti, dall'uso del dialetto siciliano, che immerge il lettore nel contesto di questa Sicilia antica ma per certi versi attuale, in cui le storie di sopraffazione, ingiustizie, rivalità, tradimenti, corruzione sono all'ordine del giorno.

    recensione completa:_ http://chicchidipensieri.blogspot.it/2016/04/recensione-la-mossa-del-cavallo-di.html

    ha scritto il 

  • 4

    Piacevole, acuto, divertente. Il "solito" Camilleri (in senso buono) tra l'amore e l'odio per la sua terra. Interessante l'immissione del dialetto genovese, in compenso forse l'ultima parte del romanz ...continua

    Piacevole, acuto, divertente. Il "solito" Camilleri (in senso buono) tra l'amore e l'odio per la sua terra. Interessante l'immissione del dialetto genovese, in compenso forse l'ultima parte del romanzo è un po' tirata via.

    ha scritto il 

  • 4

    Una chicca di Camilleri, piacevolissima

    Camilleri al suo meglio anche senza Montalbano. Un romanzo breve, divertente, scritto in italiano, siciliano e genovese. Un intreccio perfetto.

    ha scritto il 

  • 5

    La storia che ci racconta Camilleri in questo libro è ambientata a Montelusa nel 1977.

    Nella piccola cittadina siciliana è appena giunto il ragionier Bovara, nuovo ispettore della Finanza incaricato d ...continua

    La storia che ci racconta Camilleri in questo libro è ambientata a Montelusa nel 1977.

    Nella piccola cittadina siciliana è appena giunto il ragionier Bovara, nuovo ispettore della Finanza incaricato del controllo dei mulini della zona. Bovara è di origini siciliane, ma abita ormai da molti anni a Genova, quindi il ritorno nella terra natia risulta alquanto difficile.

    Quando il ragioniere si rende degli imbrogli posti in essere da tempo per eludere il pagamento della tassa sul macinato grazie anche all’intervento di alcuni mafiosi locali, questi ultimi fanno in modo che la colpa dell’omicidio del parroco molto libertino, ricada su di lui. Proprio lui che aveva denunciato il fatto alle autorità!

    Per uscire sano e salvo da questa questa situazione, il ragioniere Bovara dovrà giocare d’astuzia, proprio come fosse una partita a scacchi….

    Assolutamente geniale! C’è poco da commentare.

    ha scritto il 

  • 0

    Incipit

    “Dominivobisco.”
    “Etticummi spiri totò” risposero una decina di voci sperse nello scuro profondo della chiesa, rado rado punteggiato da qualche lumino e da cannìle di grasso fetente.

    http://www.incipi ...continua

    “Dominivobisco.”
    “Etticummi spiri totò” risposero una decina di voci sperse nello scuro profondo della chiesa, rado rado punteggiato da qualche lumino e da cannìle di grasso fetente.

    http://www.incipitmania.com/incipit-per-titolo/m/la-mossa-del-cavallo-andrea-camilleri/

    ha scritto il 

  • 0

    Il "bene" ed il "male" contrapposti.
    Il primo per essere deve abbandonare l'inflessibilità, il secondo veste i panni dell'arguzia e della squisita cortesia.
    La Sicilia il terreno ideale dell'incontro, ...continua

    Il "bene" ed il "male" contrapposti.
    Il primo per essere deve abbandonare l'inflessibilità, il secondo veste i panni dell'arguzia e della squisita cortesia.
    La Sicilia il terreno ideale dell'incontro, per la sua eccezionalità sia in positivo che in negativo.
    Come accade nelle opere che sanno ben sviscerare le umane quistioni, poco importa conseguire una vittoria, nulla conta la comune "morale".
    Ci sono uomini, galantuomini e quaquaraquà.
    E la via per la realizzazione lunga, tortuosa, fatta di attese e sterzate geniali, in cui fondamentale è il recupero delle proprie origini.
    Le rivoluzioni servono a poco, sembra dire l'autore, la narrazione pare dimostrarlo.
    Contano i cambiamenti. E quelli definitivi si perseguono tenendo aperti gli occhi e non avendo fretta.

    ha scritto il 

  • 4

    Da testimone a imputato.

    Come se la cava Camilleri senza Montalbano? Bene a quanto pare. L’arte del saper raccontare e del creare situazioni tutt’altro che inverosimili, fanno di lui un genio. Anche qui gioca in casa, intrec ...continua

    Come se la cava Camilleri senza Montalbano? Bene a quanto pare. L’arte del saper raccontare e del creare situazioni tutt’altro che inverosimili, fanno di lui un genio. Anche qui gioca in casa, intrecciando sicilianità, mafia, omertà, depistaggi. Siamo nel 1877 e anziché le mail si usano lettere scritte a mano in quadruplice copia – presumo con la carta carbone-. Degni di nota sono i baratti che il parrino pratica con la buona Trisìna. Rigorosamente in natura. E all’elogio dell’odore di coniglio selvatico che proviene dall’alcova di Catarina, la giovane domestica. Insomma, tutto all’insegna del Rapporto Kinsey.

    ha scritto il 

  • 5

    Il protagonista di questo libro è Giovanni Bovara, un ragioniere nato a Vigata ma che sin da bambino si è trasferito a Genova, assimilando di quella città i comportamenti, la cultura e il dialetto. Si ...continua

    Il protagonista di questo libro è Giovanni Bovara, un ragioniere nato a Vigata ma che sin da bambino si è trasferito a Genova, assimilando di quella città i comportamenti, la cultura e il dialetto. Siamo nei mesi di settembre ed ottobre del 1877, quando il Direttore generale delle Finanze lo invia in Sicilia per investigare sulla morte sospetta di due ispettori e su alcuni fenomeni di corruzione legati all'applicazione della “tassa sul pane”. Ed egli sembra prendere a cuore il proprio incarico, indagando con scrupolo e sottraendosi il più possibile all'imperante mentalità omertosa. Fino a quando viene accusato ingiustamente dell'omicidio di un prete, don Artemio Carnazza, del quale raccoglie le ultime, decisive e indecifrabili rivelazioni sull'identità dell'assassino. Ma di questo egli si renderà conto solo allorché riuscirà, in un momento di catarsi lessicale, a riappropriarsi delle reminiscenze dialettali della propria infanzia. Scritto con il solito stile accattivante che seduce il lettore, è la rappresentazione, sotto le spoglie del giallo, del perenne malcostume e della diffusa corruttela in un ambiente che appare immutato e immutabile nel tempo.

    ha scritto il 

  • 3

    Forse ormai da Camilleri ci si aspetta molto, quindi il giudizio è più critico considerando quello a cui ci ha abituati l'autore.
    Al di là di questo non ho apprezzato il linguaggio. Accanto al solito ...continua

    Forse ormai da Camilleri ci si aspetta molto, quindi il giudizio è più critico considerando quello a cui ci ha abituati l'autore.
    Al di là di questo non ho apprezzato il linguaggio. Accanto al solito siciliano, caratteristica peculiare di Camilleri, anche piacevole, c'è il genovese. E le parti in genovese non sono giustificate ad es. dai dialoghi del protagonista (genovese). Questo lo ha reso slegato, poco fluido con il resto del testo.
    Per il resto è impossibile non leggerlo.

    ha scritto il 

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