La mujer justa

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Publisher: Salamandra

4.0
(1238)

Language: Español | Number of Pages: 448 | Format: Paperback | In other languages: (other languages) Italian , Catalan , Portuguese

Isbn-10: 847888937X | Isbn-13: 9788478889372 | Publish date: 

Also available as: Mass Market Paperback , Hardcover , Others

Category: Family, Sex & Relationships , Fiction & Literature

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Book Description
Tres voces, tres puntos de vista, tres sensibilidades diferentes para desentrañar una historia de pasión, mentiras, traición y crueldad concebida por Sándor Márai en los años cuarenta, los años de El último encuentro y Divorcio en Buda, la época más fértil y lúcida de la obra del gran escritor húngaro.Compuesta de tres monólogos, correspondientes a los tres personajes que conforman la novela, esta edición de La mujer justa reúne por primera vez en castellano las dos primeras partes, publicadas en 1941 en Hungría, y la tercera, escrita durante el exilio italiano de Márai y añadida a la versión alemana de 1949.Una tarde, en una elegante cafetería de Budapest, una mujer relata a su amiga cómo un día, a raíz de un banal incidente, descubrió que su marido estaba entregado en cuerpo y alma a un amor secreto que lo consumía, y luego su vano intento por reconquistarlo. En la misma ciudad, una noche, el hombre que fue su marido confiesa a un amigo cómo dejó a su esposa por la mujer que deseaba desde años atrás, para después de casarse con ella perderla para siempre. Al alba, en una pequeña pensión romana, una mujer cuenta a su amante cómo ella, de origen humilde, se había casado con un hombre rico, pero el matrimonio había sucumbido al resentimiento y la venganza. Cual marionetas sin derecho a ejercer su voluntad, Marika, Péter y Judit narran su fallida relación con el crudo realismo de quien considera la felicidad un estado elusivo e inalcanzable.Márai inició su carrera literaria como poeta y ese aliento pervive en La mujer justa. En esta novela están sus páginas más íntimas y desgarradas, las más sabias. Su descripción del amor, la amistad, el sexo, los celos, la soledad, el deseo y la muerte apuntan directamente al centro del alma humana.
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  • 4

    Il giorno X

    "Finché gridi vendetta, l'altro si frega le mani, perché vendetta significa anche desiderio, la vendetta è una forma di sudditanza.
    Ma arriva il giorno in cui ti svegli, ti stropicci gli occhi, fai un ...continue

    "Finché gridi vendetta, l'altro si frega le mani, perché vendetta significa anche desiderio, la vendetta è una forma di sudditanza.
    Ma arriva il giorno in cui ti svegli, ti stropicci gli occhi, fai uno sbadiglio, e improvvisamente ti rendi conto di non volere più nulla."... Sostiene Márai, ed è proprio così che succede, così che si getta tutto, la delusione, il dolore, quello che si è creduto amore, amicizia e i tradimenti alle spalle.
    È un meccanismo straordinario, meraviglioso, di liberazione, di superamento.
    Tutto l'amaro in bocca si dissolve incredibilmente in un lampo, e si sorride alla certezza di esserne finalmente fuori, finalmente liberi e leggeri, senza rancori, senza strascichi, e questo, spesso, chissà perché, forse per una particolare chimica del cervello o dell'anima, succede proprio al risveglio di un giorno X.
    Spesso mi stupisco delle capacità umane, che trascendono la logica e che vanno dritte verso la conservazione: sono quelle forze naturali ed istintive che ridanno fiducia nell'esistenza, che fanno pensare che puoi andare oltre.
    In questo titolo dall'architettura e prosa perfetta, Sándor Márai si rivela un magnifico interprete delle differenti prospettive e degli umani sentimenti, fornendo alle lettrici un ottimo e utilissimo strumento di penetrazione e conoscenza dell'animo maschile e viceversa - nel bene e nel male.

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  • 3

    LA MOGLIE GIUSTA

    Un romanzo di grandi passioni, la cui storia viene raccontata in quattro monologhi dai vari protagonisti. Il ricco borghese Peter, la sua prima moglie Marika, l’amante Judit, ed infine Ede, il nuovo a ...continue

    Un romanzo di grandi passioni, la cui storia viene raccontata in quattro monologhi dai vari protagonisti. Il ricco borghese Peter, la sua prima moglie Marika, l’amante Judit, ed infine Ede, il nuovo amante di Judit. Tra di loro il personaggio che ama veramente è Marika. Sarà lei l’unica che cercherà di esaminare il tema amoroso per arrivare alla conclusione che “non c’è nessuna persona giusta. Esistono solo le persone ed in ognuna c’è un pizzico di quella giusta”.
    Altro protagonista, che fa da sfondo all’intera vicenda, è l’eterno conflitto tra borghesia e proletariato in una Società che cambia.
    Marai scrive benissimo e merita sempre di essere letto, anche se qui le situazioni sono talmente particolari da creare poca empatia.

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  • 4

    L'amore sognato

    Il Danubio è una suggestione potente, le sue anse sinuose risvegliano miti e sentimenti antichi della Mittel Europa, quando gli uomini, prima di amare una donna, ne erano prigionieri, vittime di un so ...continue

    Il Danubio è una suggestione potente, le sue anse sinuose risvegliano miti e sentimenti antichi della Mittel Europa, quando gli uomini, prima di amare una donna, ne erano prigionieri, vittime di un sogno e di una seduzione fatale.

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  • 4

    un libro letteralmente diviso in 2: La prima parte è incredibile nel come riesce a rendere i grovigli delle emozioni legate all'amore, al desiderio, ed i meccanismi, spesso autodistruttivi, che si me ...continue

    un libro letteralmente diviso in 2: La prima parte è incredibile nel come riesce a rendere i grovigli delle emozioni legate all'amore, al desiderio, ed i meccanismi, spesso autodistruttivi, che si mettono in moto nelle relazioni. Seconda parte completamente diversa che lascia una sensazione di irresolutezza finale.

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  • *** This comment contains spoilers! ***

    3

    dapprima ti delizia, dopo ti sorprende e ti costringe a riconsiderare convinzioni ormai assodate su fatti e personaggi.
    Tutto ciò a causa della singolare genesi del romanzo, visto che dei quattro lung ...continue

    dapprima ti delizia, dopo ti sorprende e ti costringe a riconsiderare convinzioni ormai assodate su fatti e personaggi.
    Tutto ciò a causa della singolare genesi del romanzo, visto che dei quattro lunghi monologhi che lo compongono, quello di Marika e quello dell'ex marito Pèter vennero pubblicati nel 41'e gli altri due addirittura negli anni 80'.
    Una moglie dell'alta borghesia magiara, bella, raffinata e in tutto confacente al ruolo che la vita le ha assegnato si rende conto, a seguito di una cena con lo scrittore Làzar, amico e guida spirituale del marito, di non conoscere minimamente la vera natura del consorte e di non riuscire ad ottenere da lui lo stesso amore incondizionato che lei gli dedica da anni. Un giorno troverà, celato nel portafogli di Pèter, un pezzo di nastro viola scolorito dagli anni, che presto scoprirà appartenere a Judit, la domestica della suocera e grande amore giovanile del marito.Tale rinvenimento sarà fatale per i destini della coppia, provocando una sorta di terremoto sentimentale nella vita di tutti quanti i personaggi, monologanti o meno.
    I monologhi vertono tutti quanti su questa vicenda o sulle sue- anche lontane- conseguenze, ma mentre i primi due sembrano costituire un nucleo compatto e dare un valore paradigmatico alla trama, offrendoci un'opera compiuta dal sapore ottocentesco ma dall'atmosfera vagamente "finis Austrie" caratterizzata dalla classica vena malinconica e composta di Màrai, gli altri due- condotti e recitati dalla fatale ex-serva Judit e dal suo ultimo amante Ede-risultano assai più vivaci, popolareschi e ironici nello stile esaltando le capacità quasi medianiche di Màrai nell'identificarsi con i più disparati tipi umani; oltre a ciò rimescolano completamente le carte in tavola.
    Gli orizzonti si allargano, l'angusta prospettiva di una vicenda intimista si apre a grandangolo, lo sfondo storico che rimaneva remoto nella prima sezione, ambientata fra le due guerre mondiali, si fa concreto con il bombardamento di Budapest e il successivo instaurarsi del regime comunista.
    Persino il tema dei conflitti di classe, che nel corso dei primi monologhi rimane confinato ad una dialettica privata fra il capitalista Peter - una sorta di Thomas Buddenbrook nato stanco - e l'amata Judit, affamata e determinata nel far lievitare il suo conto corrente, si stempera successivamente in una visione più generale dei rapporti di forza fra le classi sociali: "...una volta succedeva che il proletario sgobbava fino a che riusciva a mettere insieme tutto ciò che serviva al signore. Adesso invece è il signore che si scervella per trovar il modo di convincere me, il proletario, a consumare tutto quello che produce lui, il borghese" dirà Ede,sintetizzando la sua esperienza di emigrato politico nella "Grande Mela"
    Con gli ultimi monologhi si trasforma e si completa anche la costruzione dei personaggi: Judit, ad esempio, che nella prima edizione del romanzo figurava come una cupa "dark lady" si umanizza nel racconto dei fatti al suo "toy boy, pur fra sospette reticenze e omissioni e svenevolezze da tardona innamorata.
    Ma per finire con il titolo, va notato che in ungherese pare possedere una ricchezza semantica e un'ambiguità cui l'arbitrario titolo italiano non riesce a render giustizia: suona infatti sia come "La persona giusta" che "La persona vera"
    Ma Judit la seconda moglie, lo era forse per Peter, che in gioventù aveva visto in lei, nei suoi sensi non adulterati e nella sua genuinità, un'occasione per evadere dal raggelato e sterilizzato mondo borghese cui apparteneva; peccato che probabilmente la cosa non fosse reciproca...ma chi può dirlo con sicurezza? Caratteristiche del romanzo infatti sono, oltre ad una eccessiva parolosità ed eterogeneità, anche e soprattutto una somma ambiguità: ogni episodio, ogni gesto viene reinterpretato dai logorroici monologanti non senza pericolosi travisamenti, e non sempre questi sono in buona fede; tutto si presta a molteplici interpretazioni: l'odio viene scambiato per amore, il gioco per dedizione: impossibile sapere chi è il lupo e chi Cappuccetto Rosso.
    Parlare di persone vere o giuste pare a questo punto solo utopia, visto che si sono in gran parte persi i fondamenti della comunicazione fra le persone, e quel riflesso condizionato di una cultura comune che renda tutti solidali, il cui triste cantore è proprio lo scrittore Làzar, che forse è la vera eminenza grigia del romanzo...e che forse lo rimane fino all'ultima pagina.

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  • 4

    Tutto quello che ho letto di Marai non può essere "divorato": ogni pagina ha dei tempi tutti suoi per essere letta, capita e gustata, come si gusta per apprezzarla ogni pietanza che viene servita a ta ...continue

    Tutto quello che ho letto di Marai non può essere "divorato": ogni pagina ha dei tempi tutti suoi per essere letta, capita e gustata, come si gusta per apprezzarla ogni pietanza che viene servita a tavola. E continuando con la similitudine ci sono anche precisi momenti in cui farlo. Evidentemente sto leggendo quest'opera in uno di questi. La trovo profondamente vera e per tanti versi di un'attualità sconcertante. Forse è l'essenza umana che l'autore sa cogliere in modo universale, non nella vicenda e forse neanche in quelle che sembrano le conclusioni, ma in quel metodo così rispettoso e nello stesso tempo crudo, senza ipocrisie di maniera, col quale ci mette tutti a nudo, allo specchio, di fronte a noi stessi. A volte quella che superficialmente può sembrare prolissità è ciò che ci vuole per arrivare in profondità: bisogna avere pazienza e scoprire strato per strato i sedimenti del nostro animo, per esplorarlo.
    E ora che l'ho letto tutto, lascio aspettare il tempo che ci vuole per rilegerlo. E' come un quadro o una musica, sempre nuovo da gustare.

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  • 2

    Lettura devastante...

    ...per i maroni del lettore! Prolisso e ridondante, lo stesso concetto, riflessione, esposto enne volte usando 1.000 parole quando ne sarebbero bastate 10. Una vera tortura terminarlo! Scrittura molto ...continue

    ...per i maroni del lettore! Prolisso e ridondante, lo stesso concetto, riflessione, esposto enne volte usando 1.000 parole quando ne sarebbero bastate 10. Una vera tortura terminarlo! Scrittura molto femminile, piena di cose inutili e doppie!

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  • 5

    Triangolo amoroso: lui, lei, l'altra
    Modello narrativo tipo Rashomon: ognuno racconta la propria versione dei fatti in soggettiva

    Lui
    Trentenne, ricco rampollo alto borghese si innamora della bellissi ...continue

    Triangolo amoroso: lui, lei, l'altra
    Modello narrativo tipo Rashomon: ognuno racconta la propria versione dei fatti in soggettiva

    Lui
    Trentenne, ricco rampollo alto borghese si innamora della bellissima serva, quindicenne, assunta dai genitori, si strugge un po' prima di chiederle la mano poi – rifiutato – sposa una affascinante modesta borghese, senza mai abbandonare la speranza per l'altra, da cui la famosa “situazione sentimentale”: è complicata.

    Lei
    Bella ed elegante, ama pazzamente il marito e il suo stato sociale al quale si adatta in fretta, soffre per l'aridità del loro rapporto, scervellandosi notte e giorno per capirne la causa, ma che dipenda dal fatto che lui ama un'altra proprio non le viene in mente.

    L'altra
    Di estrazione proletaria, viene dal sottosuolo, non in senso figurato, i suoi, per lavorare in una coltivazione di meloni avevano scavato una gran fossa, l'avevano ricoperta di uno strato di canne e lì svernavano. Entra al servizio di una famiglia ricca e le si apre un mondo nuovo; respinge il padrone, che ritiene un vigliacco, ma la proposta di matrimonio la lusinga e alla lunga ci ripensa.

    Le storie si sviluppano poi superbamente fino all'epilogo e quello che potrebbe sembrare un tema da romanzo rosa, con Sandor Marai diventa la materia prima di un'opera d'arte eccellente, a cui non manca niente: i personaggi hanno uno spessore psicologico tridimensionale; tutti i grandi temi esistenziali sono trattati in modo semplice, profondo e illuminante; la descrizione di Budapest durante e dopo la II Guerra Mondiale, l'oppressione nazista e comunista, il disorientamento per la fine di un'epoca sembrano le pennellate usate da Picasso in Guernica.

    La prosa di Marai è stupenda, il suo stile inconfondibile. Ogni dialogo è in realtà un monologo in cui chi inizia un discorso si pone anche l'eventuale domanda dell'interlocutore e non lascia più la parola per un buon centinaio di pagine, quando va bene.

    Lo stesso testo, scritto da McCarthy, sarebbe stato per esempio sicuramente diverso.
    Lo immagino tipo...

    Accarezzando il cavallo le chiese vuoi sposarmi?
    No.
    Sei sicura?
    Lei lo fissò sfrontata. Sì.
    Lui la guardò andare via come in un sogno.

    Qualche tempo dopo sposò la figlia di un hacendado che in un pomeriggio assolato gli chiese
    C'è qualcosa che non va?
    Non credo non pensavo nulla.
    Lei l'osservò. Non puoi nascondermi ciò che senti.
    Lui annuì. Certo. Ma non starò più a lungo da queste parti.
    Perché?
    Perché non posso e basta le rispose salendo a cavallo.

    Quella notte fece un sogno. Nel sogno lui correva in mezzo ai cavalli inseguendo le giumente e le puledre che risplendevano al sole nei loro fulgidi manti bai e castani. (etc., etc., etc.)

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  • 4

    Un interessante intreccio amoroso diventa occasione per descrivere il mutare del vivere borghese tra la prima e la seconda guerra mondiale oppure, se vogliamo esser poetici, la descrizione di un mondo ...continue

    Un interessante intreccio amoroso diventa occasione per descrivere il mutare del vivere borghese tra la prima e la seconda guerra mondiale oppure, se vogliamo esser poetici, la descrizione di un mondo che non esiste più, dove i ponti di Budapest non sono gli stessi e nessuno ricorda il vero sapore delle olive farcite al pomodoro ;viene a sparire la vera cultura, consapevolezza e felicità del sapere di un popolo, soffocato dal grigio consumismo.
    Il vero vecchio borghese europeo chi è? Chi cerca di restare immobile dinanzi ai mutamenti storici e non si rassegna alla democrazia...
    Mille spunti di riflessione da quello che troppo superficialmente si può riassumere in una storia d'amore narrata da quattro diversi personaggi....

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  • 4

    "La maggior parte delle persone non sa amare né lasciarsi amare, perché è vigliacca o superba, perché teme il fammimento. Si vergogna a concedersi a un'altra persona, e ancor più ad aprirsi davanti a ...continue

    "La maggior parte delle persone non sa amare né lasciarsi amare, perché è vigliacca o superba, perché teme il fammimento. Si vergogna a concedersi a un'altra persona, e ancor più ad aprirsi davanti a lei, poiché teme di svelare il proprio segreto..Il triste segreto di ogni essere umano: un gran bisogno di tenerezza, senza la quale non si può resistere."

    said on 

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