La nazionalizzazione delle masse

Di

Editore: Il Mulino

4.1
(111)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 318 | Formato: Altri

Isbn-10: 8815067833 | Isbn-13: 9788815067838 | Data di pubblicazione: 

Traduttore: De Felice L.

Genere: Storia , Non-narrativa , Politica

Ti piace La nazionalizzazione delle masse?
Iscriviti ad aNobii per vedere chi dei tuoi amici lo ha letto, e scopri libri simili!

Registrati gratis

ACQUISTA LIBRO
Acquisto non disponibile
per questo libro
Descrizione del libro
Nell'intento di esplorare uno degli aspetti più ambigui e discussi della storia contemporanea, Mosse ricerca le origini remote dei moderni totalitarismi di destra e ne valuta l'impatto sulla politica e l'organizzazione di massa dei regimi fascisti. L'indagine riguarda la Germania, nell'arco di tempo che va dalla nascita del nazionalismo tedesco, dopo la rivoluzione francese, all'avvento al potere di Hitler e mostra come i fenomeni di irreggimentazione così evidenti nel periodo nazista abbiano radici lontane che affondano nel mondo del mito e del simbolo, prima di diventare uno strumento di disumanizzazione efficace come pochi altri.
Ordina per
  • 4

    la rivoluzione invertita

    Nel bellissimo film "il discorso del re" una giovane Elisabetta (futura regina di Inghilterra) davanti alla visione televisiva di un discorso di Hitler (senza sottotitoli) chiede al padre re Giorgio ...continua

    Nel bellissimo film "il discorso del re" una giovane Elisabetta (futura regina di Inghilterra) davanti alla visione televisiva di un discorso di Hitler (senza sottotitoli) chiede al padre re Giorgio cosa stia dicendo il dittatore. "Non lo so ma sembra che lo dica molto bene".
    Certo re Giorgio aveva problemi di comunicazione, balbuziente e forse inadeguato alla conduzione di una nazione.
    Invece Hitler no. Lui parlava bene ad una massa che nel corso di un secolo era stata prima inventata e definita accanto al nazionalismo. un binomio per l'esaltazione del culto per il popolo come religione laica.
    Un libro molto chiaro che attraversa un periodo abbastanza lungo della storia tedesca (parte dagli inizi del XIX secolo e non finisce con la caduta del nazismo sussurrando che forse "La Germania?...nessuno sa dove cominci,dove finisca. Non ha confini, signore, in questo mondo...esiste nel nostro cuore...o non si troverà mai in alcuno luogo").
    Il nazismo che doma il romanticismo. Il conservatorismo di Hitler nella visione di arte e cultura che crea una rivoluzione o meglio adegua la sua revisione politica nel ritmo culturale tedesco. Sembrerebbe che per fermare l'attimo abbia avuto bisogno di scegliere il tempo e lo spazio . E visto alla luce dei presupposti (simboli e rituali già in nuce nelle ottocentesche associazioni culturali, nel teatro, nelle poetiche artistiche) è stata solo una mandrakata. Far vedere che lui bruno e piccolo era alto e biondo... Ma lei ha mai visto Hitler?
    Un mondo illusorio reso reale dal culto nazionale e della liturgia: "un realismo trasformato poeticamente".
    Non è che recensendo brevemente questo denso libro di analisi storica si riesce a descrivere correttamente un periodo per quanto demonizzato e studiato. Ma è necessario prendere atto che l'elaborazione di miti e la messa in scena di una adeguata prassi rituale è fondamentale a livello storico quanto studiarne l'economia, i risultati sociali e l'enorme meschinità antisemita.

    ha scritto il