La peste

Di

Editore: Bompiani

4.1
(4855)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 235 | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Chi tradizionale , Francese , Spagnolo , Giapponese , Chi semplificata , Tedesco , Greco , Svedese , Portoghese , Catalano , Polacco , Olandese , Finlandese , Indiano (Hindi) , Danese , Ceco , Afrikaans

Isbn-10: A000009916 | Data di pubblicazione: 

Disponibile anche come: Tascabile economico , Altri , Copertina rigida , eBook

Genere: Narrativa & Letteratura , Filosofia , Scienze Sociali

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Descrizione del libro
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  • 3

    Un pò lento ma bello. Il libro è chiaramente metaforico e la peste può simboleggiare tante cose. Un passaggio in particolare evidenzia come sia importante il ruolo personale di ognuno all'interno di u ...continua

    Un pò lento ma bello. Il libro è chiaramente metaforico e la peste può simboleggiare tante cose. Un passaggio in particolare evidenzia come sia importante il ruolo personale di ognuno all'interno di una comunità se si prende consapevolezza dell'influenza positiva che si può esercitare all'interno della stessa: " Per questo, inoltre, l'epidemia non mi insegna nulla, se non che bisogna combatterla al suo fianco, Rieux. Io so di scienza certa (....) che ciascuno la porta in sè, la peste, e che nessuno, no, nessuno al mondo ne è immune. E che bisogna sorvegliarsi senza tregua per non essere spinti, in un minuto di distrazione, a respirare sulla faccia d'un altro e a trasmettergli il contagio. Il microbo, è cosa naturale. Il resto, la salute, l'integrità, la purezza, se lei vuole, sono un'effetto della volontà e d'una volontà che non si deve mai fermare. L'uomo onesto, colui che non infetta quasi nessuno, è colui che ha distrazioni il meno possibile. E ce ne vuole di volontà e di tensione per non essere mai distratti; si, Rieux, essere appestati è molto faticoso; ma è ancora più faticoso non volerlo essere. Per questo tutti appaiono stanchi: tutti, oggi, si trovano un pò appestati. Ma per questo alcuni che vogliono finire di esserlo, conoscono un culmine di stanchezza, di cui niente li libererà, se non la morte."

    ha scritto il 

  • *** Attenzione: di seguito anticipazioni sulla trama (SPOILER) ***

    3

    Frasi

    Pg. 6 Certamente, nulla di più naturale, oggi, che veder la gente lavorare dalla mattina alla sera e scegliere poi di perdere, con le carte, al caffè e in chiacchere, il tempo che le rimane per vivere ...continua

    Pg. 6 Certamente, nulla di più naturale, oggi, che veder la gente lavorare dalla mattina alla sera e scegliere poi di perdere, con le carte, al caffè e in chiacchere, il tempo che le rimane per vivere. Ma vi sono città e paesi in cui le persone, di tanto in tanto hanno il sospetto d’altre cose; in generale, questo non ne cambia la vita; soltanto, vi è stato il sospetto, ed è sempre qualcosa di guadagnato. Orano, invece, è apparentemente una città senza sospetti, ossia una città affatto moderna.
    Pag. 29 La stampa, sì pettegola nella faccenda dei sorci, non parlava di nulla. Gli è che i sorci morivano per la strada e gli uomini nella loro camera; e i giornali non si occupano che della strada.
    Pg. 30 E non vi è dubbio che una guerra sia davvero troppo stupida, ma questo non le impedisce di durare. La stupidaggine insiste sempre, ce se n’accorgerebbe se non si pensasse sempre a sé stessi. I nostri concittadini, a riguardo, erano come tutti quanti, pensavano a sé stessi.
    Pg. 58 Se uno d noi, per caso, cercava di confidarsi o di dire qualcosa del suo sentimento, la risposta che riceveva, qualunque fosse, lo feriva, la maggior parte delle volte. Si accorgeva, allora, che il suo interlocutore e lui non parlavano della stessa cosa. Lui, infatti, si esprimeva dal fondo di lunghe giornate di ruminazione e sofferenze, e l’immagine che volva comunicare si era scaldata a lungo al fuoco dell’attesa e della passione; l’altro, invece, immaginava una emozione convenzionale, il dolore che si vende nei negozi, una malinconia in serie. Benevola od ostile, la risposta cadeva sempre nel falso, bisognava rinunciarvi.
    Pg. 63 “Non sono felice se parto. Ma non si ha bisogno di essere felici per ricominciare”.
    Pg. 89 Al principio dei flagelli e quando sono tornati si fa sempre un po’ di retorica. Nel primo caso l’abitudine non è ancora perduta, e nel secondo caso è ormai tornata. Soltanto nel momento della sventura ci si abitua alla verità, ossia al silenzio.
    Pg. 97 Senza uscire dall’ombra, il dottore disse che aveva ormai risposto, che se avesse creduto in un Dio onnipotente avrebbe trascurato di guarire gli uomini, lasciandone a lui la cura. Ma che nessuno al mondo, no, nemmeno Paneloux, che credeva di credervi, credeva in un Dio di tal genere; nessuno infatti si abbandonava del tutto, e in questo almeno, lui, Rieux, credeva di essere sulla via della verità, lottando contro la creazione com’essa è.
    Pg. 101 …dando troppa importanza alle buone azioni si finisce col rendere un omaggio indiretto e potente al male: allora, infatti, si lascia supporre che le buone azioni non hanno pregio che in quanto sono rare e che la malvagità e l’indifferenza determinano assai più frequentemente le azioni degli uomini. E questa è un’idea che il narratore non condivide.
    Pg. 150 “ho avuto un bel dirgli che la sola maniera si non esser separato dagli altri era, dopo tutto, avere una buona coscienza; mi ha guardato malamente e mi ha detto: “Allora, a questo patto, nessuno è mai con nessuno”.
    Pg. 168 Ci sono ore in questa città, che non sento se non la mia rivolta
    Pg. 197 Non ho inclinazione, redo, per l’eroismo e per la santità. Essere un uomo, questo mi interessa.

    ha scritto il 

  • 0

    Ovunque covano i germi del "male"; pochi minuti oppure secoli non differisce perchè possano riemergere a scatenare la loro forza mortifera. E ogni volta che ciò riaccade l'umanità si fa cogliere puntu ...continua

    Ovunque covano i germi del "male"; pochi minuti oppure secoli non differisce perchè possano riemergere a scatenare la loro forza mortifera. E ogni volta che ciò riaccade l'umanità si fa cogliere puntualmente immemore e impreparata.
    Concetti sacrosanti. Esposizione clinica.

    ha scritto il 

  • 4

    Frasi dal libro

    “Certamente, nulla di più naturale, oggi, che veder la gente lavorare dalla mattina alla sera e scegliere poi di perdere, con le carte, al caffè e in chiacchiere, il tempo che le rimane per vivere.”
    h ...continua

    “Certamente, nulla di più naturale, oggi, che veder la gente lavorare dalla mattina alla sera e scegliere poi di perdere, con le carte, al caffè e in chiacchiere, il tempo che le rimane per vivere.”
    https://frasiarzianti.wordpress.com/2016/06/08/la-peste-albert-camus/

    ha scritto il 

  • 4

    E' l'osservazione da parte dell'A. della condizione umana prigioniera del proprio destino. Lo scrittore mette in evidenza soprattutto la lotta contro l'ingiustizia. Con il flagello della peste, Albert ...continua

    E' l'osservazione da parte dell'A. della condizione umana prigioniera del proprio destino. Lo scrittore mette in evidenza soprattutto la lotta contro l'ingiustizia. Con il flagello della peste, Albert Camus vuole illustrare il terrore e la tirannia opposta dalla resistenza. Ma il terrore e la tirannia non avranno la precedenza nella negazione, l'ignoranza, l'assurdo. Gli uomini saranno costretti in un inferno se si ribellano contro la peste, metafora del terrore e della tirannia. Afferma che, anche se rimangono impotenti contro questo flagello, devono rivoltarsi, consapevoli della minaccia. Se oggi, l'occupazione tedesca non era più una cosa del passato, il romanzo di Albert Camus si applica ancora alla condizione umana, alla lotta tra la solidarietà umana, alla rivolta contro il terrore, alla tirannia anche quando l'esito è incerto. Nel suo romanzo, lo scrittore mostra i diversi comportamenti che gli uomini hanno di fronte al male, comportamenti che a volte possono essere assurdi, ma che è qualcosa di cui l'uomo non ha alcun controllo, che limita la sua azione e deve essere accettata.

    ha scritto il 

  • 5

    Il romanzo è bellissimo, esce dal cuore e dalla mente dell’autore, è una grande metafora che spiega il modo di vedere la vita di Camus, pessimistico, ma non esageratamente.
    Certo, l’inizio del libro è ...continua

    Il romanzo è bellissimo, esce dal cuore e dalla mente dell’autore, è una grande metafora che spiega il modo di vedere la vita di Camus, pessimistico, ma non esageratamente.
    Certo, l’inizio del libro è difficile da leggere, non me lo ricordavo così duro, con quelle descrizioni di ratti e di bubboni che certo non rientrano nella categoria del piacevole. Ma più o meno da metà libro ci si distacca dalla situazione ormai nota per presentare la peste come metafora e per guardare l’uomo di fronte alla peste. Gli uomini di fronte al male. Il male è nella vita ma Camus vuole essere medico e guarire se possibile il male altrui, oltre a rifiutarlo in sè per non trasmetterlo ad altri in uno sforzo estremo della volontà. L'uomo è chiamato ad essere eroe, data l'emergenza del morbo (male) che infetta ogni vita.
    "Il microbo è cosa naturale, Il resto, la salute, l’integrità, la purezza, se lei vuole, sono un effetto della volontà e d’una volontà che non si deva mai fermare. L’uomo onesto, colui che non infetta quasi nessuno, è colui che ha distrazioni il meno possibile."
    Ci sono tanti modi diversi di vedere la peste e di affrontare la vita e l’assurdo, il dramma. Rambert, l’innamorato separato dall’amata è l’uomo felice, che crede nella felicità, l’illuso o forse il fortunato. Rambert in un primo momento dice di volersene andare, la peste non lo riguarda e vuole tornare dalla sua donna. Ma poi ci ripensa e affronta la peste con gli altri, con dignità. Alla fine dell’epidemia c’è la sua donna ad aspettarlo e può ancora illudersi di poter essere felice, che il peggio sia passato. Bellissimo il rapporto d’amicizia tra Rieux, medico, alter ego di Camus, e Tarrou. Entrambi lottano contro la peste, entrambi pensano che la vita sia affetta dalla peste, entrambi sono convinti che la peste vada affrontata da medici ma Tarrou pensa che si debba essere persino santi di fronte al male, anche se la sua idea è di una santità laica. Ho pensato, leggendo di questa amicizia alla bellissima amicizia tra Camus e Simone Weil, il cui pensiero Camus ha fatto di tutto perché venisse pubblicato. Certo, Simone doveva essere una pensatrice carismatica, una specie di santa laica, chiamata dagli amici la marziana e l’imperativo categorico in gonnella per il suo caratterino.
    I personaggi di Camus sono belli, sono degli Acab in lotta contro il male. E, comunque, ha una bellissima idea dell’amicizia.
    La vita offre la conoscenza e il ricordo del dolore e dell’affetto, dell’amicizia. Per il resto non dà speranze se non agli illusi. Tarrou, ad esempio, non ha speranza se non quella di consacrare la propria vita al servizio degli uomini, cioè non avendo nessuna speranza è spinto, per così dire alla santità. Altri uomini possono magari illudersi, immaginare che la peste possa arrivare e andarsene lasciando immutato il cuore . Ma non per tutti è così. Nemmeno Rieux si illude.
    Camus dice del suo alter ego Rieux: lui sapeva quello che ignorava la folla e che si può leggere nei libri, ossia che il bacillo della peste non muore né scompare mai, che può restare per decine di anni addormentato nei mobili e nella biancheria, che aspetta pazientemente nelle camere, nelle cantine, nelle valige, nei fazzoletti, e nelle cartacce e che forse verrebbe giorno in cui, sventura e insegnamento degli uomini, la peste avrebbe svegliato i suoi sorci per mandarli a morire in una città felice.

    ha scritto il 

  • 5

    La peste è un romanzo di Albert Camus e pubblicato da Bompiani nella sua trentaduesima edizione nel 2000 (la prima edizione italiana è del 1948).

    In un momento imprecisato degli anni Quaranta ("in un ...continua

    La peste è un romanzo di Albert Camus e pubblicato da Bompiani nella sua trentaduesima edizione nel 2000 (la prima edizione italiana è del 1948).

    In un momento imprecisato degli anni Quaranta ("in un giorno d'Aprile del 194...", come recita l'incipit del romanzo), nella città algerina di Orono (all'epoca dei fatti ancora controllata dai Francesi), cominciano a morire i ratti, che escono all'improvviso dalle fogne e si fanno trovare nelle case e nelle strade a migliaia. Orono è una cittadina come tante, un p0' noiosa nonostante la bellezza del mare su cui si affaccia; i suoi abitanti sono persone normali, con i loro pregi e i loro difetti. Ma i ratti morti sono solo le prime avvisaglie di quello che si sta abbattendo sulla città. Improvvisamente arriva la peste e la città si trova isolata dal resto del mondo da un cordone sanitario. La peste arriva e cambia tutto. Le vite dei protagonisti, i loro rapporti sociali, la considerazione che hanno di se stessi e del loro rapporto con la morte e la sofferenza; sperando che la peste li risparmi, e in alcuni casi adoperandosi a combatterla.

    Uno dei capolavori della letteratura moderna, il romanzo di Camus è una critica al male del mondo, la peste, che alcuni vedono anche come metafora del nazismo (almeno una citazione è chiarissima, a dire la verità) e un'ode a tutti coloro che cercano di combatterla ogni giorno. Assolutamente da leggere.

    ha scritto il 

  • 4

    Il dovere di non cedere

    Un romanzo corale. I diversi personaggi ci offrono molti spunti di riflessione. Tra questi, i più interessanti sono l'idea della resistenza come dovere di ogni cittadino (ognuno di noi avrebbe il dove ...continua

    Un romanzo corale. I diversi personaggi ci offrono molti spunti di riflessione. Tra questi, i più interessanti sono l'idea della resistenza come dovere di ogni cittadino (ognuno di noi avrebbe il dovere di prendere tutte le precauzioni per non cedere a un flagello, che può essere la malattia come la guerra), resistenza non improntata all’eroismo ma all’onestà (secondo le parole di Rieux: la sola maniera di lottarw contro la peste è l’onestà). L’idea del flagello (secondo le parole di padre Paneloux) come mezzo di Dio per mettere alla prova la fede delle persone colpisce e turba, per la sua forza, anche un non credente.
    Il romanzo soffre a volte per un’eccessiva lentezza e una narazione che diventa fredda cronaca, ma è illuminato da momenti sublimi dati dalla riscopreta del senso di umanità da parte dei vari personaggi, come il finale del secondo capitolo (a metà del libro) in cui Rambert, prima interessato solo ad una egoistica salvezza, è colpito dallo spirito umanitario di Rieux e decide di rimanere a combattere la peste.
    Il finale inquieta e mette in guardia il lettore: il bacillo della peste non muore, ma può restare per decine di anni addormentato per poi andare a colpire un’altra città felice. La moderna Orano non si aspettava di essere colpita da una malattia che si credeva scomparsa, come la civile Europa del secolo scorso non si aspettava decenni di assolutismi e guerre.

    ha scritto il 

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