La quarta verità

Di

Editore: TEA (Le grandi storie TEA; 9)

3.7
(663)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 764 | Formato: Copertina rigida | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Francese , Spagnolo , Tedesco , Svedese

Isbn-10: 885021314X | Isbn-13: 9788850213146 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Traduttore: Richard Ambrosini , Alfredo Tutino

Disponibile anche come: Paperback , Altri , Tascabile economico

Genere: Narrativa & Letteratura , Storia , Mistero & Gialli

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Descrizione del libro
Oxford, 1663: un luogo e un periodo di grandi fermenti politici, scientifici e religiosi. Un docente del New College viene trovato morto in circostanze misteriose. Una ragazza accusata dell'assassinio e condannata all'impiccagione. Quattro testimoni raccontano la loro «verità»: un cattolico veneziano, Marco da Cola; uno studente in medicina, Jack Prestcott; un insegne matematico e teologo, John Wallis; uno studioso dell'antichità, Anthony Wood. Ma uno soltanto di loro dice tutta la verità...
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  • 4

    «Penso che il re abbia diritto al trono e che sia nostro dovere fare in modo che ci resti»

    Ogni cosa ha il suo tempo. E vi è un tempo per ogni libro.
    Questo per me è un periodo in cui sto riprendendo in mano quei libri di cui avevo abbandonato la lettura.
    Iniziato sul finire del 2004, abban ...continua

    Ogni cosa ha il suo tempo. E vi è un tempo per ogni libro.
    Questo per me è un periodo in cui sto riprendendo in mano quei libri di cui avevo abbandonato la lettura.
    Iniziato sul finire del 2004, abbandonato dopo una decina di capitoli "sul luogo del delitto", e ripreso ora, «La Quarta Verità» di Iain Pears, thriller storico con una buona dose da spy story, si è rivelato una lettura affascinante!

    Non è un romanzo facile, è vero, come capita di leggere nei commenti di alcuni lettori, e per apprezzarlo appieno è richiesta, è altrettanto vero, una conoscenza storico-filosofico-teologica non superficiale, ma questo non deve scoraggiare chi reputi di non averla, perché il romanzo è ugualmente godibilissimo e, anzi, può invitare poi a cercare di accrescere la propria conoscenza in queste tre direzioni.
    Che cosa lega le trame politiche di Lord Clarendon, Cancelliere del regno, del Conte di Bristol e di Henry Bennet, Barone e futuro Conte di Arlington, con la morte al New College di Oxford del dottor Grove e la condanna della giovane Sarah Blundy alla forca, allo smembramento e al rogo? Quale è questa «verità»? «Orazio dice: nec scire fas est omnia, non è lecito sapere tutto [...]. Sapere tutto significa comprendere tutto, e soltanto a Dio è dato di essere onnisciente. Quanto dico è ovvio, suppongo, perché, se Dio esiste, anche la verità esiste e, se non vi fosse alcun Dio – ipotesi questa che non può essere formulata seriamente, ma solo per un gioco filosofico –, allora la verità scomparirebbe dal mondo e l'opinione dell'uno non sarebbe migliore di quella dell'altro. [...] "Che cos'è la verità" dice Pilato in tono derisorio, senza aspettarsi una risposta. Credo che la nostra intima consapevolezza dell'esistenza della verità sia la più autorevole prova che Dio esiste e, finché ci sforzeremo di appurarla, cercheremo anche di conoscere Dio» (pp.682-683).

    «quiD EST vEriTAS?», che cos'è la verità, domanda Pilato; Sant'Agostino scriveva che il silenzio del Cristo davanti al Procuratore romano era dovuto al fatto che, come recita l'antico adagio, la risposta era già nella domanda: anagrammandola, la risposta è «EST vir qui ADEST» (è l'uomo che hai davanti). Qui di uomini davanti ne abbiamo quattro.
    Il romanzo ha una struttura particolare: quattro manoscritti, raccolti infine nell'eredità di Anthony Wood raccontano al lettore la storia. Non è vero che ognuno descrive i fatti in modo diverso, raccontando la propria versione, e che solo uno dice la verità: i quattro narratori, importanti allo stesso modo, il successivo andando a completare il racconto del precedente, aggiungono nuovi particolari alla storia, aggiungono nuovi fatti, interpretazioni, punti di vista, esperienze, il tutto per completare il quadro di questa "verità". «La verità è sempre morale, perché è l'immagine della Parola di Dio» (p.601).

    Si è già scritto tanto sul romanzo in sé nei commenti precedenti. Quello che vorrei lasciare qui è un "aiuto" ai futuri lettori per comprendere l'ambiente, il clima, in cui si snoda «La Quarta Verità». È importante aver chiaro il quadro storico-teologico per comprendere il romanzo, e su questo vorrei raccogliere anche le stesse indicazioni che Iain Pears ha disseminato nella sua creatura.
    Siamo nella Gran Bretagna del 1663, che è appena uscita dal ventennio devastante della dittatura teocratica di Oliver Cromwell, la cui intelligenza, la cui forza e le cui incrollabili convinzioni erano tali che «nato gentiluomo e possidente terriero, si costruì un regno; fosse nato a capo di un regno, si sarebbe costruito un impero» e che «ridusse all'obbedienza assoluta tre nazioni che provavano per lui un odio cieco; governò grazie a un esercito che desiderava la sua rovina e ispirò paura ad un intero continente e oltre. Teneva in pugno il Paese, eppure spesso accoglieva di persona un ospite e versava il vino con le proprie mani. Non aveva bisogno di fare alcuno sfoggio d'autorità, perché questa non poteva essere messa in discussione» (p.496); «chiunque può commettere le più mostruose malvagità quand'è convinto di essere nel giusto, e quella era un'epoca in cui la follia ideologica stringeva tutti nella sua morsa» (p.594).

    Nel 1660, a due anni di distanza dalla morte di Cromwell, il Parlamento aveva "invitato" il successore, Richard Cromwell, incapace politicamente, ad abbandonare il potere e ad andarsene in esilio, mentre per mezzo del generale George Monck si era operato per restaurare la monarchia con Carlo II Stuart. «Quasi vent'anni di lotte, per tentare di costruire il regno di Dio in terra, e tutto viene spazzato via per volontà di un pugno di dignitari assetati di potere» (p.610), «erano tempi di follia e l'aria era ancora piena di farneticazioni di ogni sorta, anche dopo due decenni che avevano quasi esaurito la spinta degli uomini a entusiasmarsi per la religione» (p.687). Ma la pacificazione era ancora lontana ed il clima era ancora facile ad incendiarsi; «[il re] Carlo, il più fedifrago degli uomini, stava contemporaneamente trattando con i francesi, gli spagnoli e lo stesso Papa, sollecitando aiuti in denaro in cambio della promessa che, se mai fosse tornato sul trono, avrebbe assicurato i cattolici la più completa tolleranza. Prometteva tutto a tutti e, una volta ottenuto il potere, abiurò tutti gli accordi» (p.704). In quel clima la monarchia non aveva garanzie di sussistenza, perciò «il re stava lottando per preservare la legge, non semplicemente per mantenersi sul trono. A che serviva raggiungere tale obiettivo se, così facendo, tutto ciò per cui combatteva andava distrutto?» (p.301). A questo fine nel 1662 era stato promulgato L'«Atto di uniformità» dal Parlamento per "uniformare", appunto, il culto pubblico della Chiesa di Inghilterra da praticarsi quale religione di Stato; «uno Stato non potrebbe sopravvivere se venisse a mancare un'unità religiosa, proprio come crollerebbe se il governo non agisse in maniera univoca, perché negare la Chiesa equivale, essenzialmente, a negare ogni potere costituito» (p.507), ciò che appunto era a fondamento dell'eresia calvinista, in Inghilterra rappresentata dai Puritani, in Francia dagli Ugonotti, etc..., minava alle basi le stesse fondamenta dello stato: per i contemporanei i calvinisti in generale, oltre che essere degli eretici, erano dei pericolosi sovversivi, poiché la teoria era, a quel tempo, che in uno Stato ci dovesse essere una sola religione (Chiesa), o sarebbe stato il caos; l'organizzazione delle comunità calviniste era fonte di destabilizzazione e debolezza per lo Stato: erano comunità a sé stanti, indipendenti le une dalle altre (e quindi che tendevano a svincolarsi dal potere centralista dello Stato), con un pastore e un concilio di anziani a loro guida, ma soprattutto pronti a sollevarsi in armi contro il governo centrale qualora esso non avesse fatto ciò che volevano (dei mini-stati dentro lo Stato, cioè il caos!). In questo risiedeva la seria pericolosità politica dei Calvinisti/Puritani/Ugonotti, e per questo, oltre che per la loro violenza con cui si opponevano al potere sia statale che religioso, dovevano essere combattuti senza tregua dallo Stato. Ne troviamo traccia nella disputa che contrappone il dottor Grove e Thomas Ken per il beneficio di Easton Parva, e forse così diventa più facile comprendere anche gli scrupoli e i timori che attanagliano il secondo nel manoscritto di Jack Prestscott.
    Ora, «in quell'anno, il 1663, il re fu sul punto di essere rovesciato dal trono, migliaia di dissenzienti furono chiusi in galera, brontolii di guerra si fecero sentire per tutto il mare del Nord, e i futuri drammatici eventi del grande incendio e dell'ancora più terribile peste si annunciarono in tutto il Paese sotto forma di strane e spaventevoli avvisaglie. Tutti questi fatti devono essere relegati in secondo piano, o considerati semplicemente come una scenografia allestita per la morte di Grove, quasi che questa fosse l'avvenimento più importante» (p.623)
    Così la morte del dottor Grove, che potrebbe essere del tutto marginale nell'economia della Storia (con la esse maiuscola), diventa il perno del romanzo che permette alla storia e al "politically correct", che tanto corretto non è, e ha le mani lorde di sangue, ieri come oggi, di permettere ai soliti corrotti e arrivisti che tengono in ostaggio la politica di perseguire i loro sporchi piani dietro la parvenza di rispettare e mantenere l'ordine prestabilito. È per preservare i loro segreti, è per celare la "verità", che la giovane Sarah si ritrova ad essere la vittima sacrificale, e solo il lettore più tenace, che porta a termine la lettura, può scoprire che connessione vi sia.
    Chi è Sarah Blundy? Un demone? Un angelo? Una strega? Una profetessa? Una semplice ragazza emancipata per la sua epoca? O una manifestazione stessa di Dio?
    Ma chi sono anche i quattro autori dei manoscritti? Quale è la "verità" su di loro?

    Insomma, un romanzo davvero ricco, benché non semplice, ma che non dovete perdervi.

    Infine, mi permetto di riportare due riflessioni che ho trovato interessanti, intelligenti, veritiere e coraggiose da parte dell'autore, perché si pongono nell'alveo di quella corrente che oggi sta cercando di strappare il velo con cui una certa storiografia, ahimè spacciata ovunque da più di un secolo e che ha guastato le menti, ha sperato di avvolgere, quasi a drappo funebre, la "verità", anche quella con la maiuscola, del rapporto tra Fede e Scienza, tra Chiesa (cattolica) e Scienza; la prima: «È provato quanto la Chiesa cattolica sia più aperta verso la scienza di quella protestante. Fino ad oggi, tutti gli scienziati più significativi sono stati di fede cattolica. Pensi a Copernico, Vesalio, Torricelli, Pascal, Descartes...» (p.144); la seconda: «Il signor Boyle – il quale, a mio parere, sotto il suo manto di austerità celava una certa semplicità d'animo – credeva che la nuova scienza avrebbe aiutato la religione e che le verità fondamentali della Bibbia sarebbero state confermate grazie a strumenti razionali. Io, invece, sentivo che sarebbe stata un'arma di una potenza senza precedenti per gli atei, dal momento che questi avrebbero ben presto di sottomettere Dio alle regole degli scienziati e, se non fosse risultato possibile includerLo in un teorema, avrebbero sostenuto di avere la prova della Sua inesistenza» (p.482).

    ha scritto il 

  • 3

    LA QUARTA VERITA'

    Iain Pears, storico dell’arte inglese, dopo aver lavorato per diversi anni come giornalista, decide di dedicarsi unicamente alla scrittura, principalmente di romanzi a sfondo storico.
    “La quarta veri ...continua

    Iain Pears, storico dell’arte inglese, dopo aver lavorato per diversi anni come giornalista, decide di dedicarsi unicamente alla scrittura, principalmente di romanzi a sfondo storico.
    “La quarta verità” è un libro dalla struttura molto particolare: siamo a Oxford, nell’anno 1663 e dopo il rovesciamento della monarchia di Cromwell, re Carlo II è ritornato sul trono d’Inghilterra. Un noto professore dell’Università, il Dott. Grove, viene trovato morto nella sua stanza e si sospetta un omicidio. Un fatto gravissimo che suscita clamore e sconcerto nella comunità. Sono quattro i personaggi che ci racconteranno con ottiche diverse la loro versione dei fatti: il “quasi medico” Marco da Cola, veneziano approdato in Inghilterra per risolvere problemi inerenti al commercio del padre, lo studente Jack Prescott il cui nome è stato infangato da un padre dichiarato traditore a causa di prove schiaccianti, il matematico John Wallis massimo esperto in decrittazione, Anthony Wood storico e studioso dell’antichità.
    Ognuno di loro, presente sul luogo al momento dei fatti, ci dirà la sua verità con dovizia di particolari, ma tre di loro mentono e uno solo è sincero e autentico nel presentare la realtà oggettiva dei fatti. Ma soprattutto ci parleranno dell’enigmatica Sara Blundy, una donna misteriosa circondata da un alone di magia, capace di tessere intorno ai narratori delle vicende un influsso che inconsapevolmente li attrae, richiamandoli ad incrociare le loro vite con la sua. Presentato come un thriller storico (senza il ritmo attribuibile ad un thriller) il libro presenta un intreccio fitto di avvenimenti e personaggi: omicidi, spionaggio, filosofia, storia, medicina e soprannaturale. Sono i tempi in cui la lotta tra i sostenitori del movimento scientifico e quelli del metodo filosofico e teologico ha raggiunto il suo apice. Nella trama coesistono molti personaggi realmente vissuti (come il filosofo Locke, il padre della chimica Boyle, numerosi personaggi che influirono sulla politica del tempo come il segretario del Consiglio di Stato di Cromwell, John Thurloe, in seguito organizzatore di un forte sistema di spionaggio) e alcuni personaggi di fantasia come quello di Sara Blundy o di Jack Prescott, anche se ispirati alle vicende di personaggi dell’epoca.
    757 pagine fitte fitte, dense di dettagli e circostanze che arricchiscono sempre più la storia rendendola però, ad un certo punto, caotica ed eccessiva nella sua lunghezza e aggiungendo una difficoltà crescente di gestione di nomi e informazioni che spesso costringono a scorrere le pagine con una velocità più alta del dovuto per non incorrere in disagio e perdita di pazienza. Nonostante la buona scrittura, il libro a volte si inceppa perdendo armonia e soprattutto nella parte riguardante gli intrighi politici e le dissertazioni filosofico religiose annoia chi, come me, non conosce a fondo le vicende storiche di quel periodo di storia inglese. E’ quindi con fatica che si arriva alle pagine finali dove l’autore riscatta la nostra confusione esponendoci nel finale, in modo chiaro e preciso, la realtà dei fatti circostanziata con minuzia. Forse qualche pagina in meno avrebbe fatto la differenza e non per questo avrebbe sminuito il gran lavoro di ricerca e la cultura storica dell’autore che è chiaramente palese dalla prima all’ultima pagina.

    ha scritto il 

  • 4

    Un libro che rispecchia perfettamente la mentalità dell'epoca, che, nonostante le innovazioni scientifiche resta ancorata alla religione e alle superstizioni popolari.
    I veri eroi del romanzo non sono ...continua

    Un libro che rispecchia perfettamente la mentalità dell'epoca, che, nonostante le innovazioni scientifiche resta ancorata alla religione e alle superstizioni popolari.
    I veri eroi del romanzo non sono i quattro narratori, ognuno con i propri difetti e le proprie debolezze, ma le donne, condannate e malviste dagli uomini e disposte ugualmente a perdonarli.

    ha scritto il 

  • 3

    Non è proprio il mio genere

    In sè, come idea, non è affatto male, sembra quasi un libro game con molteplici finali a disposizione, ma è lo stile che, a parer mio, lascia un po' a desiderare.
    Forse perchè ambientato nell'Inghilte ...continua

    In sè, come idea, non è affatto male, sembra quasi un libro game con molteplici finali a disposizione, ma è lo stile che, a parer mio, lascia un po' a desiderare.
    Forse perchè ambientato nell'Inghilterra del 1600, si usa un tono narrante proprio di quell'epoca, un modo di descrivere le scene pedante e prolisso, con il risultato di annoiare e far desiderare di arrivare alla fine il prima possibile, non per scoprire come va a finire, ma per finire finalmente la lettura...
    Non credo che leggerò altri libri di questo autore, ma dagli amanti di questo tipo di scrittura scommetto che questo libro sarà molto apprezzato, come ho detto, la trama non è affatto male.
    Una ragazza viene accusata di stregoneria e verrà giustiziata, il libro è diviso in quattro parti, ognuna con una voce narrante diversa, ognuna racconta una versione della verità...da qui il titolo del libro.
    L'ultima verità, la quarta, sarà la "vera verità" e svelerà cosa è realmente accaduto.
    Durante tutto il libro il lettore si fa diverse idee e verrà sicuramwnte smentito, mi spiace davvero che questo libro sia scritto con questo stile che io non apprezzo per nulla, perchè altrimenti mi sarebbe piaciuto molto.

    ha scritto il 

  • 4

    Thriller storico ( 1600 )Lo stesso omicidio,visto e raccontato da 4 persone.Ognuno lo descrive in modo diverso raccontando la propria versione,ma solo uno dice la verità.Ben ambientato e scritto bene, ...continua

    Thriller storico ( 1600 )Lo stesso omicidio,visto e raccontato da 4 persone.Ognuno lo descrive in modo diverso raccontando la propria versione,ma solo uno dice la verità.Ben ambientato e scritto bene,lettura piacevole

    ha scritto il 

  • 4

    Un libro con una struttura particolare; un fatto raccontato da quattro persone diverse: Marco da Cola gentiluomo veneziano,Jack Prestcott giovane rampollo di una famiglia decaduta questi sono due pers ...continua

    Un libro con una struttura particolare; un fatto raccontato da quattro persone diverse: Marco da Cola gentiluomo veneziano,Jack Prestcott giovane rampollo di una famiglia decaduta questi sono due personaggi inventati.
    Mentre le atre due voci John Wallis e Anthony Wood sono due studiosi veramente esistiti specializzati in campi discipline diversenell'Inghilterra della restaurazione.
    Tutto ruota intorno alla figura di Sara Blundy e qui abbiamo anche un pizzico di sopranaturale che per i tempi narrati non disturba.
    Un intreccio un po' complicato da seguire ma veramente gradevole: omicidio, spionaggio,storia, medicina, che fa inorridire ma anche sorridere.

    ha scritto il 

  • 0

    Non avrei voluto ma non ce la faccio più, devo abbandonarlo... la noia ha preso il sopravvento sulla curiosità di sapere chi ha ucciso il povero dottor Grove, probabilmente, se avesse letto i resocont ...continua

    Non avrei voluto ma non ce la faccio più, devo abbandonarlo... la noia ha preso il sopravvento sulla curiosità di sapere chi ha ucciso il povero dottor Grove, probabilmente, se avesse letto i resoconti dei personaggi vari, sarebbe morto di noia anche lui!

    ha scritto il 

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