La scienza negata

Il caso italiano

Di

Editore: Codice Edizioni

3.6
(56)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 124 | Formato: eBook

Isbn-10: 8875782032 | Isbn-13: 9788875782030 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Disponibile anche come: Altri

Genere: Politica , Scienza & Natura , Scienze Sociali

Ti piace La scienza negata?
Iscriviti ad aNobii per vedere chi dei tuoi amici lo ha letto, e scopri libri simili!

Registrati gratis

ACQUISTA LIBRO
Acquisto non disponibile
per questo libro
Descrizione del libro
La negazione della scienza come rifiuto dell'inedito, come paura del sovvertimento di un ordine, come crisi di valori: un pregiudizio che viene da lontano e che si è radicato in maniera più o meno forte in diverse epoche e in diverse società. L'Italia più di altri paesi continua su questa strada di "rivolta della ragione", di strenua e ottusa resistenza. Con "La scienza negata" lo storico della scienza Enrico Bellone riprende il racconto di questo rifiuto scavando nelle sue cause e nelle sue conseguenze, analizzando il ruolo non secondario che schiere di intellettuali, moralisti, religiosi e politici hanno avuto nel presentare un quadro della conoscenza deformato e pericoloso.
Ordina per
  • 0

    Narra Michel de Montaigne, nei suoi memorabili Saggi (II. XII): "Un antico, al quale si rimproverava di professare la filosofia prendendola in giro, rispose che quello era filosofare veramente".

    E ri ...continua

    Narra Michel de Montaigne, nei suoi memorabili Saggi (II. XII): "Un antico, al quale si rimproverava di professare la filosofia prendendola in giro, rispose che quello era filosofare veramente".

    E ripete Blaise Pascal, nei suoi altrettanto memorabili Pensieri (4): "Beffarsi della filosofia è filosofare davvero". Prendo dunque come un complimento il fatto che, nella sua replica (la Repubblica, 19 aprile) alla mia introduzione a L´ABC della relatività di Bertrand Russell (la Repubblica, 2 aprile), Emanuele Severino dica più volte che io ho parlato di filosofia scherzando, con freddure e barzellette.

    La provvidenziale uscita in libreria di La scienza negata. Il caso italiano (Codice Edizioni, pagg. 120, euro 15), l´ultimo libro di Enrico Bellone, direttore della prestigiosa rivista Le Scienze, che dedica un intero capitolo a Severino, mi permette però di ampliare il discorso ai rapporti fra scienza e filosofia, che nell'ultimo decennio hanno visto momenti di tensione in seguito all'ormai storica "beffa Sokal".

    Per chi non conoscesse i fatti, o li avesse dimenticati, nella primavera del 1996 il fisico Alan Sokal mandò alla rivista Social Text un lungo articolo intitolato "Trasgredire le frontiere: verso un´ermeneutica trasformativa della gravità quantistica", che fu prontamente pubblicato benché fosse infarcito di assurdità messevi a bella posta, mascherate in "filosofese". La conclusione che Sokal e altri trassero dalla vicenda fu che, poiché certa filosofia non si distingue dalla sua parodia, non è una cosa seria.

    Alla sua beffa Sokal fece seguire Imposture intellettuali (Garzanti, 1999): un libro scritto a quattro mani con Jean Bricmont, che mostrava con dovizia di citazioni come il pantheon della filosofia postmoderna francese fosse colpevole di "manifesta ciarlataneria". Ci furono reazioni e dibattiti ovunque, ma poiché gli esempi del libro erano tutti tratti dalla Francia, l'episodio poté essere facilmente rimosso in Italia. Gli anelli mancanti della catena deduttiva sono ora forniti dal libro di Bellone: il quale, benché questo sia solo un suo scopo secondario, fornisce un'impressionante serie di istruttive citazioni, anche nostrane.

    Lo scopo primario è invece la documentazione del proliferare delle immagini negative della scienza e della razionalità, che hanno da un lato generato timori infondati riguardanti i supposti pericoli derivanti dalla natura stessa della conoscenza scientifica, e dall'altro lato hanno coagulato le simpatie popolari su tali timori.

    Si tratta, cioè, di alcune tematiche predilette da certi intellettuali italiani, conservatori o progressisti, così come da autorevoli rappresentanti della fede cattolica: primo fra tutti il nuovo papa Benedetto XVI, che ne ha parlato esplicitamente nella sua ultima omelia da cardinale, e del quale il libro analizza alcuni recenti pronunciamenti sulle "patologie distruttive della ragione", dal nucleare alla genetica.

    Naturalmente l'attacco concentrico alla ragione e alla scienza trova in Italia un terreno particolarmente fertile, visti i dati delle misure effettuate nel 1999 dall'associazione Long Life Learning presieduta da Umberto Agnelli, riportati da Bellone: due milioni di italiani sono analfabeti nel senso classico del termine, quindici milioni sono semianalfabeti e altri quindici milioni sono a rischio, nel senso che si trovano "ai margini inferiori delle capacità di comprensione e di calcolo necessarie in una società complessa come la nostra". Detto altrimenti, il 66% della popolazione ha "un´insufficiente competenza alfabetica e aritmetica", e i dati ISTAT aggiungono che i due terzi della popolazione italiana non legge mai né un libro né un quotidiano.

    Questi sono i dati di oggi, ma Bellone nota come il tema della "scienza negata" sia in Italia una costante culturale (si fa per dire) che risale per lo meno al Rinascimento, e come i suoi effetti siano deleteri: a parte il proliferare dell'industria dei miracoli sacri e profani, che porta ogni anno sei milioni di persone in pellegrinaggio da Padre Pio e altrettante in visita negli studi di guaritori e maghi, secondo le stime fornite dal World Economic Forum siamo al terzo posto nel mondo per la diffusione dei telefoni cellulari, ma al quarantacinquesimo per le capacità di sviluppo e innovazione, dietro la Tunisia e la Giordania.

    È precisamente in questo contesto di società ascientifica e di cultura antiscientifica che, nella mia introduzione a Russell, citavo alla rinfusa filosofi "da Heidegger e Croce a Deleuze e Severino": manco a farlo apposta, tutti oggetto dell'attenzione di Bellone.

    Del primo egli ricorda l'arguto motto che "il pensiero comincia dove la scienza finisce". Del secondo, l'affermazione che "le scienze naturali e le discipline matematiche hanno ceduto alla filosofia il privilegio della verità". Del terzo, alcune farneticazioni a proposito della nozione di "(in)-differen-t/z-iazione".

    Quanto a Severino, nel suo intervento su questo giornale egli cita Russell a (s)proposito del fatto che "la relatività getta ben poca luce su controversie secolari come quelle tra il realismo e l'idealismo". Ma che bella scoperta! La cosa è evidente, e significa soltanto che una teoria che tratta dello spazio e del tempo potrà forse avere conseguenze sulle controversie secolari a proposito dello spazio e del tempo, ma certo non su altre: e, infatti, era appunto della filosofia del tempo che parlavo, quando dicevo che, se essa non tiene conto della relatività, rischia di essere soltanto letteratura fantastica. Ma come potrebbe capire il concetto un filosofo che da cinquant'anni canta monomaniacalmente un unico mantra, quello della follia dell'Occidente, e pretende di usarlo universalmente per l'interpretazione di qualunque avvenimento, dallo tsunami alla morte del papa (Corriere della Sera, 29 dicembre 2004 e 4 aprile 2005)?

    Un'altra scoperta di Severino sarebbe che la scienza ha bisogno della filosofia per chiarire il senso delle categorie filosofiche da cui procede e su cui si fonda. Ora, io non pretendo che un grande filosofo si scomodi a seguire uno dei miei corsi per sapere cosa penso, benché io mi sia scomodato a seguire uno dei suoi per sapere cosa pensa lui. Basterebbe però che guardasse la copertina dei miei ultimi due libri (Il diavolo in cattedra e Le menzogne di Ulisse), senza neppure aprirli, per notare nel sottotitolo di uno il nome di Aristotele, e nell'altro quello di Parmenide: figurarsi se non so che, per parafrasare Kant, "senza la filosofia la scienza è cieca".

    Ma Severino, e con lui buona parte dei continentali odierni, sembra dimenticarsi dell'altra metà della metafora: che "senza la scienza la filosofia è vuota". E, soprattutto, che una filosofia che pretenda di "chiarire il senso" di cose dette in una lingua che neppure capisce, rischia di cessare di essere un "amore per il sapere", per diventare invece un "sapere amatoriale". Non era così, naturalmente, per i filosofi del passato, che incautamente Severino cerca di tirare dalla sua parte: Cartesio era un fior di matematico, Kant ha tratto le sue categorie dalla meccanica newtoniana, e persino Nietzsche ha studiato la teoria ergodica per diversi anni, per poter elaborare una dimostrazione fisico-matematica (perfettamente corretta, sotto le sue ipotesi) della teoria dell'Eterno Ritorno. E non è così neppure per molti filosofi del presente, da Saul Kripke a Hilary Putnam, che hanno dato profondi contributi alla logica matematica, oltre che alla filosofia.

    È invece così non soltanto per Severino ma per tutti coloro che parlano continuamente di "tecnica" confondendo fra loro, a seconda dei casi, cose diversissime quali la matematica, le scienze e la tecnologia, ma anche per una vasta schiera di filosofi nostrani, da Massimo Cacciari a Giovanni Reale, ai quali si addice perfettamente il giudizio di Max Born, premio Nobel per la fisica nel 1954, riportato da Bellone nel suo libro: "I filosofi, muovendosi in mezzo al concetto di infinito senza l'esperienza e le precauzioni dei matematici, sono come navi immerse nella nebbia in un mare pieno di scogli pericolosi, e ciononostante felicemente ignari del pericolo".

    E ciò che Born dice dell'infinito vale, allo stesso modo, oltre che per i già citati concetti di spazio e tempo, anche per quelli di mondo, vita, corpo e coscienza da un lato, o di (in)determininatezza, (in)completezza e (in)decidibilità, e più in generale ordine e caos, dall'altro. Gli scienziati non sono certo contrari alla filosofia, ma sono contrari a certa filosofia: quella che non conosce che se stessa e che troppo spesso finisce in Gloria come tutti i salmi.

    ha scritto il 

  • 3

    La scienza e la nostra società

    Questo libro tratta del difficile rapporto tra scienza e società in Italia, e tenta di spiegare perché alcuni dibattiti sulla ricerca diventano "temi caldi" non affrontati con il raziocinio necessario ...continua

    Questo libro tratta del difficile rapporto tra scienza e società in Italia, e tenta di spiegare perché alcuni dibattiti sulla ricerca diventano "temi caldi" non affrontati con il raziocinio necessario. Di più ancora, ci spiega la scelta deliberata di non affrontare razionalmente alcuni temi.

    Dopo una breve panoramica storica sull'Italia e i pensatori/politici che ne hanno plasmato il pensiero nell'ultimo secolo, il libro scende in dettaglio negli argomenti dei filosofi che hanno costituito l'istruzione della maggior parte delle persone che guidano il Bel Paese. Alcune espressioni di questi illustri pensatori appaiono anacronistiche e oscurantiste ai limiti del comune senso di pensiero razionale, eppure i loro libri vengono ancora citati pedissequamente nei consigli dei ministri. La tesi principale de "La scienza negata" riguarda il conflitto tra scienza, che misura e calcola in maniera fredda e disumana, con le arti del pensiero umanistico, che restituiscono all'uomo e al pensiero la dignità meritata e che, quindi, devono essere considerate arti superiori alle conoscenze scientifiche, a loro volta superiori alle nozioni tecniche.

    Benché l'argomento mi stia particolarmente a cuore, e penso sia un tema importantissimo da trattare per cultura generale di una nazione, questo libro oscilla tra una trattazione troppo superficiale (poco contestualizzata e argomentata, il che la fa suonare come faziosa) con degli approfondimenti dei pensatori così specifici che rendono la lettura un po' noiosa e difficile da seguire per i non addetti ai lavori. Comunque, essendo un libricino (sul centinaio di pagine), si deve guadagnare un posto nelle letture da fare, sia per iniziare un argomento importante, sia per avere una comprensione migliore dell'Italia della scienza, della politica e della ricerca.

    Ad oggi (02/05/2014), un'ottima mostra (gratuita, "Balle di Scienza", al Palazzo Blu) è presentata a Pisa, per sensibilizzare l'opinioni pubblica su come funziona e cosa è la scienza. Direi che una visita si può accoppiare con questa lettura, per un viaggio doveroso nel tema importante della comprensione di quello che Galileo Galilei ha iniziato, per primo, quattro secoli fa.

    ha scritto il 

  • 2

    Disordinato

    Come già rilevato in molte delle precedenti recensioni, la parte più interessante è la prima, nella quale Bellone rievoca a grandi linee le ragioni storico-politiche dall'arretratezza della ricerca sc ...continua

    Come già rilevato in molte delle precedenti recensioni, la parte più interessante è la prima, nella quale Bellone rievoca a grandi linee le ragioni storico-politiche dall'arretratezza della ricerca scientifica in Italia. Il resto del volume è costituito dalla presentazione delle idee di vari pensatori diffidenti nei confronti della scienza, talora appaiati dall'autore nonostante non abbiano niente in comune tra di loro (Husserl e Rifkin). La carrellata è spesso interessante, ma l'insieme mi sembra peccare gravemente di incoerenza.

    ha scritto il 

  • 5

    Una rassegna di "idee" filosofiche e sociologiche del Novecento intonro alla scienza presenta un ben triste spettacolo. Da Croce a Tilgher, da Husserl ad Adorno, da Marcuse a Rifkin, ciò che emerge è ...continua

    Una rassegna di "idee" filosofiche e sociologiche del Novecento intonro alla scienza presenta un ben triste spettacolo. Da Croce a Tilgher, da Husserl ad Adorno, da Marcuse a Rifkin, ciò che emerge è un'interpretazione disumanizzante della scienza ai danni della natura e della spiritualità; una rivolta irrazionalistica contro il pensiero che, come sottolinea Bellone, si è saldata, nel nostro paese, a dissennate scelte politiche. Anche per questo, riprendendo una frase di Toraldo di Francia del '73, l'Italia è, secondo Bellone, un paese "in via di sottosviluppo". E alla rassegna dei pensatori si affiancano i dati sconfortanti dell'oggi (o meglio, del 2005: oggi la situazione è senz'altro peggiore!) sulla ricerca italiana.
    Non sempre condivido i giudizi di Bellone sulla storia della scienza, che per lui si identifica con la rivoluzione galileiana. C'è, sicuramente, una sottovalutazione della scienza antica e una coerente sopravvalutazione dell'illuminismo, che ha contribuito a creare questa frattura. Tuttavia, al di là dell'accordo più o meno totale su questo piano, questo resta un libro importante. Non sempre facile (e d'altro canto per smontare alcune tesi bisogna addentrarsi nella fumosità di certi linguaggi filosofici), ma teso a fare chiarezza e a evidenziare come l'idea di un uomo che è più uomo se non pensa sia un'idea, prima ancora che assurda, del tutto suicida.

    ha scritto il 

  • 0

    Lo ammetto serenamente: un libro nettamente al di sopra delle mie conoscenze e delle mie capacità di comprensione.

    Però ogni tanto è bello sfidarsi e riconoscere che ci sono ancora milioni di cose nel ...continua

    Lo ammetto serenamente: un libro nettamente al di sopra delle mie conoscenze e delle mie capacità di comprensione.

    Però ogni tanto è bello sfidarsi e riconoscere che ci sono ancora milioni di cose nel mondo di cui non si capisce quasi nulla:-))))

    ha scritto il 

  • 4

    Dei libri che ha consigliato Amedeo Balbi questo è al momento il più problematico, più di quelli di Astronomia. Il motivo è semplice: l'autore prova a tracciare storicamente le cause che mettono la Sc ...continua

    Dei libri che ha consigliato Amedeo Balbi questo è al momento il più problematico, più di quelli di Astronomia. Il motivo è semplice: l'autore prova a tracciare storicamente le cause che mettono la Scienza sotto una luce disumanizzante. Il percorso molto articolato, che vede la filosofia e la religione discutere se la "matematizzazione" del mondo sia buona o cattiva, risale dalle origini della nostra civiltà in cui alla conoscenza tecnologica corrisponde un potere dominante.

    Nel primo e nell'ultimo capitolo del testo si fa esplicito riferimento alla situazione italiana, sia nella didattica delle Scienze, sia nella ricerca. Entrambe sono all'agonia ponendo il nostro paese tra quelli in via di sottosviluppo.

    Sulla ricerca ho pochi dati se non quelli che deduco dalle ultime devastanti riforme del MIUR; sulla didattica ritengo, in sintesi, che la troppa teorizzazione delle Scienze così com'è insegnata nelle nostre scuole -è intellettualizzata, astratta, ergo importante-, non faccia altro che accentuarne la distanza dal mondo reale. Si perde senso e di conseguenza motivazione intrinseca allo studio.

    ha scritto il 

  • 2

    Ancora una volta Bellone mi lascia a dir poco perplesso. La parte piu’ interessante e condivisibile e’ la prima, in cui si fa una breve storia della ricerca scientifica in Italia e delle ragioni per c ...continua

    Ancora una volta Bellone mi lascia a dir poco perplesso. La parte piu’ interessante e condivisibile e’ la prima, in cui si fa una breve storia della ricerca scientifica in Italia e delle ragioni per cui questa non e’ mai stata ritenuta una priorita’ da alcun partito politico. Anzi, Bellone indica chiaramente che per molti versi il mondo della politica italiana ha ostacolato la ricerca in modo bipartisan.
    Quello che mi ha deluso e’ la seconda parte, in cui l’autore vorrebbe parlare della (diffusa) visione negativa della scienza. Infatti, invece di affrontare quello che secondo me e’ il nocciolo del problema, ovvero il perche’ della sfiducia che molti avvertono nei confronti della scienza (sfiducia a volte motivata da casi concreti in cui gli scienziati/esperti si “piegano” a qualche interesse superiore – penso ad es. a coloro che negavano che il fumo avesse effetti dannosi), Bellone si perde in un’analisi eccessivamente teorica delle critiche filosofiche alla scienza, che possono anche essere interessanti, ma che sono di scarsa rilevanza a livello “pratico”: per esempio, dal mio punto di vista sarebbe stato piu’ utile esaminare gli effetti negativi dell’influenza della Chiesa (o del partito comunista) sull’”educazione scientifica” degli italiani, piuttosto che discutere nel dettaglio le tesi di Ratzinger (o di qualche filosofo di sinistra). La scienza è la scienza, e che non la si può paragonare per più di mezzo libro alla filosofia! poi il tutto diventa pesante! Oltretutto la critica di queste teorie anti-scientifiche viene condotta con un metodo eccessivamente sintetico: in qualche caso i passi che Bellone cita sono effettivamente tanto stupidi da non meritare replica, ma in molti altri casi trovo che una replica diretta sarebbe stata utile.

    ha scritto il 

  • 3

    parte benissimo, poi si perde...
    da quasi laureato in fisica posso dire che la scienza è la scienza, e che non la si può paragonare per più di mezzo libro alla filosofia! poi il tutto diventa pesante! ...continua

    parte benissimo, poi si perde...
    da quasi laureato in fisica posso dire che la scienza è la scienza, e che non la si può paragonare per più di mezzo libro alla filosofia! poi il tutto diventa pesante!

    bisognava soffermarci più su tutto quello che è scienza e tutto quello che servirà in futuro cosa fatta all'inizio del libro...

    ha scritto il 

  • 4

    ritratto impietoso della considerazione in cui è sempre stata tenuta la scienza in Italia dalla sua classe dirigente e intellettuale.
    C'è poco da dire: in questo libro si spiega la crisi dell'Italia.
    ...continua

    ritratto impietoso della considerazione in cui è sempre stata tenuta la scienza in Italia dalla sua classe dirigente e intellettuale.
    C'è poco da dire: in questo libro si spiega la crisi dell'Italia.
    E non vedo possibili soluzioni purtroppo

    ha scritto il 

  • 4

    Per quanto breve, il libro merita, non tanto e non solo perché esamina - dati e decreti alla mano - la sistematica penalizzazione quando non lo smantellamento della ricerca in Italia dall'Unità ad ogg ...continua

    Per quanto breve, il libro merita, non tanto e non solo perché esamina - dati e decreti alla mano - la sistematica penalizzazione quando non lo smantellamento della ricerca in Italia dall'Unità ad oggi, con conseguente scivolamento verso il sottosviluppo, quanto per la seconda e ben più corposa parte del libro, in cui passa in rassegna tutte le teorie antirazionaliste e antiscientifiche del Novecento. Che sono davvero tante, e che coinvolgono un buon numero di storici e filosofi, anche molto famosi, e non certo solo italiani... Un filone oscuro del pensiero contemporaneo che fa accapponare la pelle, per sciatteria, per fallacie argomentative, per ignoranza, pregiudizio, incompetenza, miopia, protervia, cialtroneria.

    La galleria dell'orrore, la gogna del pensiero novecentesco autolesionista - ottimamente rappresentato dalla copertina con l'uomo che taglia il ramo su cui è seduto - allinea nomi come Adorno, Croce, Deleuze, Evola, Feyerabend (anche se in realtà vittima delle proprie provocazioni), Galimberti, Giussani, Habermas, Husserl, Marcuse, Musil, Ratzinger (e vabbe'...), Rifkin, Severino e tanti altri.

    Resta da capire perché in Italia queste sciagurate idee hanno attecchito, o influito, più che in altri paesi occidentali.

    ha scritto il