La scuola raccontata al mio cane

Di

Editore: Guanda

3.6
(726)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 208 | Formato: Copertina morbida e spillati

Isbn-10: 888246606X | Isbn-13: 9788882466060 | Data di pubblicazione: 

Disponibile anche come: Altri

Genere: Educazione & Insegnamento , Narrativa & Letteratura , Umorismo

Ti piace La scuola raccontata al mio cane?
Iscriviti ad aNobii per vedere chi dei tuoi amici lo ha letto, e scopri libri simili!

Registrati gratis

ACQUISTA LIBRO
Acquisto non disponibile
per questo libro
Descrizione del libro
Che cosa può ancora fare un'insegnante che ama il suo lavoro? Quali sono leprospettive di un mestiere che non sa nemmeno più riconoscere se stesso? Unracconto-riflessione, amaro e divertito, sulla nuova scuola italiana, le suefollie e il suo declino che pare inarrestabile. Tra aneddoti, curiosità estridenti effetti comici, il ritratto di un mestiere che davvero "non c'èpiù", perché è stato strozzato e fatto a pezzi da insensate "paroled'ordine", ingabbiato in un labirinto di "progetti", "strategie educative" e"recuperi", lasciando i suoi protagonisti, insegnanti ma anche studenti,spaesati e delusi, forse anche nostalgici di un mondo in cui le parole"insegnare" e "studiare" non significavano altro che se stesse.
Ordina per
  • 2

    Mi aspettavo di meglio (o forse no)

    Ho affrontato questa autrice partendo da "Togliamo il disturbo", libro che in alcuni capitoli mi aveva infastidito assai, ma che avevo salvato per alcuni spunti. Qui si ripresenta la stessa situazione ...continua

    Ho affrontato questa autrice partendo da "Togliamo il disturbo", libro che in alcuni capitoli mi aveva infastidito assai, ma che avevo salvato per alcuni spunti. Qui si ripresenta la stessa situazione: concordo su alcune riflessioni qua e là, ma alla lettura de "L'importanza del complemento oggetto" ero sul punto di chiudere il libro, tramortita dalla superficialità.

    ha scritto il 

  • 4

    A me è piaciuto anche se ....

    Con un passato di insegnante di istituto superiore alle spalle mi sento vicina a questa autrice. Il liceo, è pur vero, è una realta' diversa dagli istituti professionali, pur tuttavia i ragazzi sono g ...continua

    Con un passato di insegnante di istituto superiore alle spalle mi sento vicina a questa autrice. Il liceo, è pur vero, è una realta' diversa dagli istituti professionali, pur tuttavia i ragazzi sono gli stessi, le frustrazioni degli insegnanti sono le stesse. Alla fine o ci si arrende al nuovo corso, o si combatte (e sono davvero pochi quelli con la forza per farlo) o, come me, si abbandona. E' il senso di responsabilita', io credo, che inchioda il professore al voler a tutti i costi portare "nutrimento" ai prossimi adulti. Quello e la passione per cio' che fa, la certezza profondamente radicata in noi che la cultura: curiosa, critica, approfondita, sia determinante per far si che i ragazzi possano progettare un futuro consapevole, guardare con occhio vigile e critico la societa' e chi li governa, formarsi le armi per combattere cio' che trovano sbagliato e difendere cio' che trovano giusto, riuscire a farsi un'idea personale di cosa sia per loro giusto e cosa sbagliato. Credo che di questo parli il libro in definitiva. Cosa vogliamo offrire a chi costituisce il nostro futuro? Offriamo forma o offriamo anche contenuto, diamo risposte preconfezionate o diamo gli strumenti per giungere alla loro risposta ?
    Mi rendo conto che molti insegnanti si adeguano a causa della frustrazione che provano giorno, dopo giorno, dopo giorno. Ma va detto che c'è anche chi trova sia piu' confortevole adagiarsi. C'è insomma di tutto, anche nel mondo della scuola. E ci sono, indubbiamente ci sono, gli allievi in gamba, ci sono quelli che sono in gamba e non lo sanno, quelli che vogliono nasconderlo per stare al passo con il gruppo, quelli che hanno potenziale e vanno stimolati, c'è di tutto anche fra gli allievi. Ho letto critiche feroci su questo testo, soprattutto di ragazzi offesi perchè ritengono di essere stati dipinti negativamente. Non credo che l'autrice dimentichi o non creda che allievi promettenti ce ne sono e molti. credo che il suo giudizio sia rivolto ad una riforma sterile che ha tolto agli insegnanti, quelli bravi, motivati nonostante tutto, appassionati, la possibilita' di creare il percorso migliore per la classe che hanno davanti, dando loro dei parametri che spesso li inchiodano a percorsi standard di cui a volte è difficile comprendere la logica.

    ha scritto il 

  • 3

    Perry Bau

    Trovo perfetto il coinvolgimento del cane, che offre qualche nota di divertimento fra argomenti che certo gioiosi non sono. La riflessione, condivisibile o meno, è espressa con grande passione per il ...continua

    Trovo perfetto il coinvolgimento del cane, che offre qualche nota di divertimento fra argomenti che certo gioiosi non sono. La riflessione, condivisibile o meno, è espressa con grande passione per il mestiere e disegna un futuro non troppo roseo, conseguenza quasi naturale dell'eccessivo permissivismo, dell'inquietudine e del sentimento di incapacità delle vecchie generazioni. La sostanza è: si è combattuto davvero tanto per avere questo, ma ne è valsa davvero la pena?

    ha scritto il 

  • 4

    Degna continuazione di "Togliamo il disturbo". Ha espresso su carta quello che penso da anni, sentendomi una mosca bianca. Triste, sconsolante e mortificante! Purtroppo vero. Stiamo consegnando ai no ...continua

    Degna continuazione di "Togliamo il disturbo". Ha espresso su carta quello che penso da anni, sentendomi una mosca bianca. Triste, sconsolante e mortificante! Purtroppo vero. Stiamo consegnando ai nostri figli una farsa di scuola e poi ci lamentiamo che "l'Italia va sempre peggio". Stiamo allevando future generazioni di ignoranti e smidollati, livellando tutto verso il basso (anzi, l'infimo). Veramente ben scritto e argomentato. Segnalo un approfondimento per chi è interessato: un video di YouTube di un incontro Baricco/Mastrocola http://www.youtube.com/watch?v=YDnfH8ZMEso sempre su questo tema.

    ha scritto il 

  • 4

    Quella scuola che sfrittella il pensiero

    Sarà l’effetto del Supercampiello 2004, vinto con il romanzo "Una barca nel bosco", fatto sta che questo "La scuola raccontata al mio cane", della torinese Paola Mastrocola, è diventato in pochi giorn ...continua

    Sarà l’effetto del Supercampiello 2004, vinto con il romanzo "Una barca nel bosco", fatto sta che questo "La scuola raccontata al mio cane", della torinese Paola Mastrocola, è diventato in pochi giorni uno dei libri più acquistati in Italia, successo di vendite non così scontato se si pensa che il volume è una sorta di saggio su un «mestiere che non c’è più». «Io insegnavo facendo letteratura» scrive nel prologo. «Tutto qui. Per me, il mio mestiere era semplicemente questo: insegnare letteratura. Adesso, improvvisamente, direi da un giorno all’altro, chi la pensa così è tagliato fuori».
    "La scuola raccontata al mio cane" è un’aspra e circostanziata requisitoria contro il liceo italiano, giocata sui registri dell’ironia e del sarcasmo, della rabbia e dell’amore profondo nei confronti della Scuola e della gioventù: confrontata con i POF – i cosiddetti Progetti d’Offerta Formativa della riforma morattiana – e con il primato della lingua “che comunica”, Paola Mastrocola reagisce con una forza argomentativa inusitata per denunciare senza mezzi termini una Scuola che «Si adegua pari pari al mondo, non gli va contro neanche un po’, combacia perfettamente: lo riflette, lo copia, lo reduplica. Non oppone nulla di alternativo. È una scuola che “connive” con la società. Lo so che il verbo connivere non esiste, ma vorrei usarlo lo stesso; in latino voleva dire: “chiudere gli occhi”, quindi far finta di niente, essere complici». POF e comunicazione: con i POF la scuola si prostituisce, adeguandosi a richieste bottegare, che mettono il corso di chitarra o quello di giardinaggio davanti a Dante e ad Alessandro Manzoni. La lingua “per comunicare” è l’altra perversione, che intacca e avvolge anche l’insegnamento delle lingue straniere. «La nostra prima e forse unica preoccupazione – scrive in uno tra i tanti gustosi capitoli – è di renderli in grado [gli studenti] di… andarsi a comprare la baguette a Parigi! E va anche bene così, ma... forse ci sarebbe un altro modo, più “alto”: il modo indiretto e alto della letteratura. Potrei far leggere loro i romanzi di Gide e Stendhal, le poesie di Rimbaud e Apollinaire. Lì non sta scritto come si chiede una baguette in panetteria, è vero: c’è scritto molto di più! E davvero noi crediamo che un ragazzo che sappia leggere Rimbaud non sia poi in grado di andarsi a comprare una stupida baguette? Crediamo questo veramente? Diamo così poca fiducia alla letteratura? Sì. Non la riteniamo in grado di “fornire gli strumenti adeguati”. Diamo invece un’enorme fiducia... agli strumenti adeguati in sé: insegniamo per cinque anni a chiedere una baguette! Non pensiamo che, se è facilissimo scendere da Rimbaud alla baguette, non è invece affatto facile, anzi, forse è impossibile, salire dalla baguette a Rimbaud: questo vuol dire che noi priviamo per sempre i nostri ragazzi dell’“altezza” di Rimbaud, e li releghiamo per sempre alla “bassezza” quotidiana e concreta della baguette».
    Certo, il liceo italiano non è il liceo ticinese, così come l’attuale Ministero Italiano dell’Istruzione ha apparentemente poco a che vedere col più nostrano e metamorfico DECS, che in fondo – come nell’intera Europa occidentale – null’altro ha fatto se non adeguarsi alle tendenze più pacchiane e diffuse. In fondo, come annota argutamente Paola Mastrocola, il ’68 è la matrice primigenia dell’attuale stato delle cose: «… era giusto volere una scuola meno autoritaria, nozionistica, severa, elitaria, separata, astratta, non socialmente attenta. Giusto. Ma era giusto trent’anni fa! La Battaglia è stata fatta, e ha ottenuto esiti direi molto positivi. Bene. Quello che oggi mi sconcerta è il constatare che si continua imperterriti quella stessa Battaglia, una Battaglia cioè che non solo è già stata vinta, ma che oggi non ha più alcun senso combattere, dal momento che il nemico è cambiato, anzi... è esattamente il nemico opposto a quello che avevamo allora». Che fare dunque? Come tentare di avviare una nuova Rivoluzione affinché la scuola – e il liceo in particolare – riesca a uscire in fretta e con prepotenza dallo strapiombo strumentale in cui si è ficcata, in parte per comodità e in parte per cecità? Come rimediare alla realtà, che ha disinvoltamente trasformato l’utopica democratizzazione degli studi nella democratizzazione dei diplomi e dei titoli di studio?
    A Paola Mastrocola piace vestire i panni dell’«avvertitore di verità». Nella fiaba "I vestiti nuovi dell’imperatore" «…c’è un bambinetto da nulla che, in mezzo al corteo osannante, avverte: l’imperatore è nudo!». Ed è nudo proprio in virtù di una formazione annientata dai bisogni immediati, mercantili, utilitaristici e – soprattutto – facili. Chiaro: per imboccare un nuovo corso consacrato all’educazione inutile – la letteratura italiana, secondo Paola Mastrocola; ma si potrebbero ricordare per analogia la storia e la filosofia, le lingue ‘morte’ e tutto quanto rende grande la tradizione umanistica – ci vogliono Maestri in gamba, la cui definizione non è davvero facile: «Diciamo che noi, quando uscivamo dalla lezione di un maestro, camminavamo per un bel po’ a un metro da terra. Diciamo che quel metro da terra fa la differenza. […] Diciamo che forse questo contraddistingue un maestro: ti contagia». Il problema è come misurarlo, quel metro in più, considerato che «… un insegnante che non insegna procura un danno davvero incalcolabile al singolo allievo, e quindi anche all’intera società: condanna all’ignoranza, […] quindi al vagolamento professionale infinito».
    "La scuola raccontata al mio cane" non è e non pretende di essere un libro di pedagogia, scritto da addetti ai lavori per addetti ai lavori, e nemmeno contempla un catalogo di soluzioni. Paola Mastrocola si diverte a raccontare la sua storia di insegnante di lettere del liceo italiano, confrontata oggi con una miriade di interferenze e di pedagogismi che hanno finito per stravolgere il senso stesso della Scuola: da luogo di trasmissione e di formazione, a parco giochi e centro sociale, dove il pensiero si sfrittella invece di strutturarsi. L’autrice, che rivendica dalla prima all’ultima pagina il suo diritto di essere solo e semplicemente un’insegnante di lettere, mette in luce con grande intelligenza le derive che scaturiscono dal primato della pedagogia e della didattica sulle competenze disciplinari. Essere bravi insegnanti, oggi più di ieri, significa riuscire a destreggiarsi in perfetto equilibrio tra la profonda conoscenza di ciò che s’insegna e la cultura pedagogica per saperlo insegnare. Dal ’68 in poi si è fatto un gran parlare dell’importanza del “saper essere” e del “saper fare” rispetto al “sapere-e-basta”: ogni pedagogista accorto sa però che non è possibile costruire tali attitudini sul vuoto pneumatico. In tutta evidenza il discorso non tocca solo il liceo, né quello italiano in particolare.

    (Corriere del Ticino del 1° dicembre 2004)

    ha scritto il 

  • 5

    Nonostante la leggerezza e l'ironia che caratterizzano sia il titolo che il linguaggio del libro, si tratta di una riflessione lucida, profonda ed appassionata sui mali della scuola di oggi e sulla be ...continua

    Nonostante la leggerezza e l'ironia che caratterizzano sia il titolo che il linguaggio del libro, si tratta di una riflessione lucida, profonda ed appassionata sui mali della scuola di oggi e sulla bellezza della vera cultura. Lascia l'amaro in bocca e fa pensare. Assolutamente consigliato agli insegnanti che si sentono "pesci fuor d'acqua" nel fiume in piena del "nuovo che avanza" nella scuola, ed ai genitori degli studenti a cui interessa davvero il futuro dei propri figli.

    ha scritto il 

  • 3

    Riflessivo

    La scuola raccontata da un'insegnante che è a disagio con il nuovo modello educativo imposto dalla pubblica istruzione, che snaturalizza i valori e i principi della letteratura. Ci viene raccontato at ...continua

    La scuola raccontata da un'insegnante che è a disagio con il nuovo modello educativo imposto dalla pubblica istruzione, che snaturalizza i valori e i principi della letteratura. Ci viene raccontato attraverso un dialogo tra lei ed il suo cane, per meglio far comprendere a tutti quel che lei affronta ed è costretta ad affrontare nella scuola di oggi. Come insegnante deve frequentare dei corsi di aggiornamento che le insegnano ad "insegnare", ma non la sua materia, la letteratura, ma solo discorsi generici che non conducono da nessuna parte. Così come confusi e soli sono poi gli studenti che si trova di fronte.
    Interessante punto di vista, anche considerando il fatto che ho una laurea in lettere e all'epoca degli studi avrei tanto voluto insegnare, ma poi a causa delle tanto odiate SSIS ho intrapreso tutt'altra strada e leggendo questo libro non posso che ritenermi soddisfatta di come la mia vita abbia preso un'altra piega.

    ha scritto il 

Ordina per
Ordina per