La signorina Else

Di

Editore: SE

4.0
(1684)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 88 | Formato: Altri | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Francese , Tedesco , Spagnolo , Catalano , Portoghese

Isbn-10: 8877100710 | Isbn-13: 9788877100719 | Data di pubblicazione: 

Disponibile anche come: Paperback , Tascabile economico , Copertina rigida , eBook , Cofanetto

Genere: Famiglia, Sesso & Relazioni , Narrativa & Letteratura , Adolescenti

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Descrizione del libro
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  • 4

    "Indirizzo sempre Fiala (*)"

    Questo titolo mi è passato davanti non so le volte. La mia mente, ogni qualvolta leggeva 'Else', visualizzava 'Altrimenti' (deviataaaa, sono deviata dall'istruzione "if ...then. ... else"...e qui solo ...continua

    Questo titolo mi è passato davanti non so le volte. La mia mente, ogni qualvolta leggeva 'Else', visualizzava 'Altrimenti' (deviataaaa, sono deviata dall'istruzione "if ...then. ... else"...e qui solo gli informatici oltre a compatirmi potranno comprendemi)

    E comunque, signorina 'Altrimenti' per Else proprio si addice. Certo, perché lei non ci sta. Lei non si piega a fare ciò che le si prospetta come unica possibilità di scelta. E trova una alternativa, ovvero trova  il modo di fare un casino inaudito in quel di San Martino di Castrozza, assumendo la bartlebiana posizione con una modalità assai distintiva.

    Beh. Chapeau a Schniztler che ha saputo entrare così bene nella testa di una giovane donna agitata che non si piega ai doveri e alle convenzioni.

    "Esistono telegrammi e alberghi e montagne e stazioni e boschi, ma non esistono esseri umani. Quelli esistono solo nei nostri sogni."

    Piaciuto moltissimo!

    (*) Necessario leggere per capire.

    ha scritto il 

  • 4

    Mi sono imbattuta in questo libro nella sua versione audio, letta dalla bravissima Alba Rohrwacher che risulta superba nel rendere il conflitto interiore di Else. Parallelamente ne ho scaricato l'eboo ...continua

    Mi sono imbattuta in questo libro nella sua versione audio, letta dalla bravissima Alba Rohrwacher che risulta superba nel rendere il conflitto interiore di Else. Parallelamente ne ho scaricato l'ebook e ho visto che la traduzione Adelphi è diversa, forse un po'meno moderna ma più adatta alla lettura tradizionale.

    ha scritto il 

  • 4

    Gioiellino

    Una splendida novella di Schnitzler in cui critica sociale e dramma individuale si fondono egregiamente.

    "Credo di non essere capace di innamorarmi. Veramente strano. Perché sensuale lo sono di certo. ...continua

    Una splendida novella di Schnitzler in cui critica sociale e dramma individuale si fondono egregiamente.

    "Credo di non essere capace di innamorarmi. Veramente strano. Perché sensuale lo sono di certo. Ma anche orgogliosa e scortese, grazie a Dio."

    ha scritto il 

  • 5

    "Sarà una meravigliosa notte d'estate oggi, quasi calda, e la luce delle stelle la vestirà splendidamente."

    "La signorina Else" è una splendida novella di Schnitzler dove spicca la figura di una ragazza alle prese con i suoi conflitti interiori. Else è costretta, data la brutta situazione finanziaria della ...continua

    "La signorina Else" è una splendida novella di Schnitzler dove spicca la figura di una ragazza alle prese con i suoi conflitti interiori. Else è costretta, data la brutta situazione finanziaria della famiglia, a doversi denudare di fronte al sig. van Dosrday, facoltoso visconte che avrebbe in conseguenza di ciò aiutato a colmare i debiti del padre della ragazza.
    Il racconto scorre come una fiumana di parole in libertà grazie alla tecnica narrativa adottata del flusso di coscienza.
    Il lettore percepisce chiaramente il fascino dei pensieri duellanti della protagonista e vi si immedesima tra le pennellate sapienti di Schnitzler.
    Else è così tenera nella sua incertezza adolescenziale, affiora il suo pudore virgineo e insieme i suoi moti un po' più sfacciati... resterà fino alla fine preda delle sue intime guerre, acuite dalla circostante gretta e perbenista società borghese.
    La novella è pregna anche del senso di vanità dell'adolescente che prima del proposito di mostrarsi nuda davanti agli astanti parla a se stessa dicendo:
    "Bella, sono bella! Guardami o notte! Guardatemi o monti! Guarda, o cielo come sono bella! Ma voi siete ciechi."

    ha scritto il 

  • 4

    Else è l'insicurezza di fronte alla vita e ai suoi problemi. 19 anni e già ha paura di vivere nella vergogna, di vivere degli errori dei genitori, di un padre incosciente che l'ha costretta a prostitu ...continua

    Else è l'insicurezza di fronte alla vita e ai suoi problemi. 19 anni e già ha paura di vivere nella vergogna, di vivere degli errori dei genitori, di un padre incosciente che l'ha costretta a prostituirsi perché lei non è capace di altro. Else però è anche la Vienna, quella della belle epoque, quella che si limitava solo ai suoi piaceri, lussi ed esagerazioni ma è anche quella Vienna che non riesce più ad andare avanti, a resistere ai cambiamenti e alla rivoluzioni.
    «Du willst wirklich nicht mehr weiterspielen, Else?»
    «Nein, Paul, ich kann nicht mehr»

    Else è tutto questo. Una ragazzina che, tra dubbi e incertezze, affronta la vergogna della sua inutilità, rendendosi ridicola per soldi e quella vaga idea di sicurezza data dalla parola di un gentiluomo, almeno nella sua apparenza. Ma la cosa che più è evidente agli occhi è sicuramente la vanitosa ed esibizionista della protagonista, la quale cerca più volte di essere desiderata da tutti gli uomini (p.e. la scena dello specchio o della hall dell'albergo) ma che rinuncia quando ogni volta nota di essere sola. Il suo unico rifugio? Il sogno. L'onirico si unisce nella morte di Else e restituisce ad Else la dignità che tanto agognava.
    La struttura del romanzo è unica nel suo genere. Romanzo del 1924 (un anno prima di Ms. Dalloway), è trai primissimi romanzi dal monologo interiore attraverso una diegesi molto simile a una cascata in piena. Pensieri, sconnessi solo da un breve trattino, ma che seguono il tempo di narrazione con il tempo dell'azione anche durante la morte! La suicida capisce, percepisce e vede il mondo esteriore ma non se ne rende partecipe mentre sogna e diventa un soggetto eccelso ed unico nei suoi pensieri. Subito ci sentiamo vicini ad Else e la sua morte, molto più simile ad un sogno che al sprezzante e gelido suicidio. Una morte che Schnitzler vive anche in maniera molto vicina quattro anni dopo. Sua figlia Lili si suicidò nel 1928. L'autore storico ne rimarrà sconvolto e dirà: "Quel giorno di luglio la mia vita si è conclusa. Gli altri non lo sanno e talvolta non lo so neanche io."

    ha scritto il 

  • 5

    Un piano-sequenza di straordinaria carica emotiva ed eversiva

    Arthur Schnitzler è stato senza dubbio uno degli autori più importanti del primo novecento: pienamente immerso nel clima culturale della Vienna a cavallo della prima guerra mondiale, è stato il testim ...continua

    Arthur Schnitzler è stato senza dubbio uno degli autori più importanti del primo novecento: pienamente immerso nel clima culturale della Vienna a cavallo della prima guerra mondiale, è stato il testimone e uno dei grandi narratori delle inquietudini e delle tragedie dei primi decenni del secolo, della catastrofe del conflitto, dello sfacelo dell'impero e dei convulsi anni privi di ogni certezza dell'immediato dopoguerra. Medico e scienziato, nelle sue opere letterarie – centrate spesso su singoli, straordinari personaggi - la patologia individuale ha quasi sempre un ruolo centrale, ma è sempre associata, anzi è la spia precisa, di una patologia sociale, di un malessere collettivo dato dalla falsità e dall'ipocrisia dei rapporti tra le persone, determinato a sua volta dai rapporti sociali vigenti. Ebbe contatti diretti con Sigmund Freud, che lo ammirava perché vedeva in lui quasi la trasposizione in forma letteraria delle sue teorie psicanalitiche; si può dire anzi che lo sviluppo della psicanalisi freudiana e la crescente importanza che nelle opere di Schnitzler assumono le tematiche legate all'inconscio, alla dimensione onirica, alle pulsioni sessuali e alla loro rimozione come fattore determinante i rapporti umani e sociali, siano andati in certo qual modo di pari passo.
    Scrittore borghese, Schnitzler – come un altro suo contemporaneo grande borghese di area tedesca, Thomas Mann – è spietato nell'analizzare la dissoluzione di un mondo di falsi valori che sino a pochi decenni prima sembravano guidare infallibilmente il consorzio umano verso nuove magnifiche sorti e progressive. Tuttavia, a differenza di Mann, ed in questo a mio avviso più grande di Mann, egli non si illude che la soluzione della crisi stia nel recupero della purezza delle origini del mondo borghese magari associata alla saggezza delle piccole monarchie tedesche (si vedano in proposito Tonio Kröger o Altezza reale): Schnitzler è austriaco, non è impregnato di spirito e kultur tedesche cui anche Mann soggiace appieno, e se da un lato non ha rimpianti e nostalgie per il mondo che gli si dissolve davanti, dall'altro non è neppure in grado di indicare soluzioni allo sfacelo, non ricerca affannosamente nel letame della Storia i germogli della rinascita. Parlando in termini medici (Schnitzler lo era) egli è grandissimo nella diagnosi, ma non si addentra in improbabili prognosi, il che del resto, come la Storia si è incaricata di dimostrare, non avrebbe avuto molto senso.
    Il parallelismo di Schnitzler con Thomas Mann riguarda anche la loro capacità di essere antesignani della rivoluzione novecentesca della letteratura: solitamente – anche se in una maniera sicuramente convenzionale – si fa nascere la letteratura novecentesca propriamente detta con l'uscita de I Buddenbrook, il grande romanzo epico della crisi borghese. Ebbene, nello stesso anno in cui Mann esordiva con il suo capolavoro Schnitzler pubblicava un lungo racconto, Il sottotenente Gustl, feroce critica dell'imperialregio esercito, nel quale per la prima volta veniva usata, per narrare l'emblematica vicenda del protagonista, la tecnica del monologo interiore (lancio un accorato appello perché questo racconto, essenziale per capire il '900 letterario, venga riedito in Italia!). Siamo nel 1901, ben 21 anni prima dell'uscita di Ulisse e del suo stream of cosciousness, ed un allora pressoché sconosciuto medico viennese annunciava già che tutto era cambiato nel modo di scrivere, con una radicalità che sarebbe stata riconosciuta solo alcuni decenni dopo.
    Il monologo interiore è la tecnica narrativa con cui, quasi un quarto di secolo dopo, uno Schnitzler ormai affermato costruisce un altro dei suoi capolavori, forse il più celebrato: La signorina Else. Si tratta di un lungo racconto la cui vicenda si esaurisce in poche ore, tra il pomeriggio e la serata del tre settembre di un anno imprecisato, a San Martino di Castrozza, allora (come oggi) una delle località turistiche più note delle Alpi. Else, diciannovenne figlia di un noto avvocato di Vienna, è lì in vacanza da tre settimane, ospite di un grande albergo nel quale soggiornano anche sua zia, il cugino ed alcuni conoscenti. Else è una ragazza, spensierata, senza arte né parte, che sta cominciando a pensare al proprio futuro, naturalmente già perfettamente incanalato verso il ruolo di sposa e madre della buona società: sente però vagamente il richiamo del sesso, di cui ovviamente non ha ancora avuto esperienza diretta, osserva tra lo sprezzante e l'incuriosita i segnali di una relazione tra suo cugino e una donna sposata e si immagina donna spudorata, infedele e piena di amanti.
    Nella hall dell'albergo le viene consegnata una lettera della madre, che le ingiunge di chiedere a nome del padre un prestito importante (trentamila gulden, che diventeranno con un successivo telegramma cinquantamila) a Von Dorsday, un conoscente di famiglia di mezza età con fama di uomo d'affari poco onesto e di scapolo impenitente. Si viene così a sapere che il padre, col vizio del gioco, è sull'orlo della bancarotta, che già in passato ha ricevuto ingenti somme da parenti e da amici, che Von Dorsday è l'ultima possibilità prima del carcere e che la dolce vita di Else, fatta di svaghi a Vienna e di soggiorni nelle località alla moda, è ormai insostenibile e forse destinata a cambiare per sempre. Else si sente usata dalla famiglia, e ondeggia tra il rifiuto di chiedere un favore ad un signore di mezza età che disprezza perché nei suoi confronti ha un atteggiamento ambiguo e il dovere filiale, che tra l'altro le potrebbe permettere di continuare a fare la sua bella vita. Nasce in lei il terribile sospetto che la famiglia, conoscendo le mire di Von Dordsay su Else e sulle giovani donne in genere, voglia letteralmente venderla al vecchio puttaniere (ovviamente Schnitzler non si esprime mai così, ma…), e questo pensiero comincia a far vacillare tutte le labili certezze di Else. Ella trova infine il coraggio di parlare con Von Dorsday: Nel corso del drammatico colloquio egli prima sembra negare il suo aiuto, quindi si dice disposto a versare la somma (che sa comunque non essere risolutiva e che, ne è conscio, non rivedrà più) ad una precisa condizione: vedere Else nuda. A questo punto Else, messa di fronte ad un dilemma angosciante e sempre più convinta di essere stata usata dalla famiglia in modo cinico, precipita progressivamente in uno stato di confusione mentale in cui alterna caoticamente momenti di apparente assoluta decisione su cosa deve fare ad altri in cui rivela la sua fragilità psichica. In breve il dramma giunge al suo compimento con modalità che lascio scoprire al lettore.
    L'elemento caratterizzante in assoluto questo racconto è l'utilizzo esclusivo del monologo interiore. Tutto si svolge come detto in poche ore, diciamo tra le 17.00 e le 21.00 del tre settembre. Durante questo tempo noi siamo dentro la testa di Else, e non la abbandoniamo un secondo. E' una sorta, cinematograficamente parlando, di lunghissimo e ininterrotto piano sequenza, fatto di frasi brevi, i pensieri di Else, che divengono sempre più convulse e contraddittorie via via che la sua vicenda assume le tinte del dramma; le frasi dette dagli altri personaggi sono sempre e solo quelle ascoltate da Else, ed è lei, attraverso i suoi pensieri e commenti interiori o attraverso le sue risposte a farci capire la situazione. Il racconto assume così un fascino peculiare, perché la tecnica usata, e la maestria con la quale è usata, riescono davvero a farci percepire appieno l'incalzare del dramma di Else.
    Sbaglieremmo però se pensassimo che l'uso del monologo interiore serva a Schnitzler per descriverci solamente il dramma di una persona: come detto la grandezza di questo scrittore va ricercata nella sua capacità di descriverci un'epoca, una società attraverso l'analisi della psicologia dei protagonisti delle sue storie. Così, ne La signorina Else il monologo interiore serve a Schnitzler per sottolineare la distanza tra il formalismo e la banalità delle frasi di Else, dettate dalle convenzioni sociali, in cui abbondano i signor tale e talaltro, i gnädige frau e i suoi veri pensieri; serve a Schnitzler per sbatterci in faccia la grettezza ed il cinismo di Von Dordsay, degno rappresentante dello spirito affaristico su cui è fondata ancora oggi la società; serve infine a Schnitzler per sottolineare i drammi umani, il vuoto di sentimenti e l'abisso sociale sui quali è fondato uno dei pilastri dell'organizzazione sociale borghese: la buona e rispettabile famiglia. La signorina Else presenta quindi a mio avviso tutti i tratti del capolavoro letterario, per la storia narrata, per il valore universale che essa assume, per come è narrata. Ho solo maturato, leggendolo, un piccolo dubbio. Schnitzler scrive il racconto nel 1924, avendo passato la sessantina: mi sembra di poter dire che la società da lui descritta, almeno nei suoi tratti esteriori, fosse già stata spazzata via dalla guerra, appartenesse ad un'epoca che, seppure di pochi decenni prima, fosse completamente diversa. Anche lui, probabilmente, non poteva sottrarsi al fascino sottile che quell'epoca ancora irradiava, anche se – lungi dal rievocarla con nostalgia attribuendole virtù fittizie come faranno ad esempio Roth o Von Hoffmannsthal – la richiama per distruggerne ancora una volta i fondamenti; è come se fosse troppo anziano per rivolgere i suoi strali verso la realtà che lo circondava, sicuramente non priva di contraddizioni: altri, appartenenti alle nuove generazioni, si assumeranno questo compito.
    Una notazione sull'edizione. Ho letto il libro nell'edizione I corvi Dall'Oglio del 1984, che però riprende integralmente (credo) quella originale del 1928. Ebbene, lo stile desueto di traduzione, l'italianizzazione dei nomi dei personaggi (il titolo diviene La signorina Elsa) e la prefazione di Antonio Baldini, quasi commovente nel suo ingenuo idealismo crociano, nella quale l'autore è lo Schnitzler, contribuiscono secondo me non poco al fascino sottile del libro, fascino che per me è aumentato dal fatto di trovarmi per ventura a vivere nei luoghi in cui il racconto è ambientato.

    ha scritto il 

  • 5

    Gruppo di Lettura Biblioteca civica di Sesto San Giovanni

    Incredibile.
    Letto tutto d'un fiato.
    Il lungo monologo di sapore joyceiano di un'adolescente alle prese con un dilemma morale. Figlia di due genitori pusillanimi, arricchiti esponenti dell'aristocrazi ...continua

    Incredibile.
    Letto tutto d'un fiato.
    Il lungo monologo di sapore joyceiano di un'adolescente alle prese con un dilemma morale. Figlia di due genitori pusillanimi, arricchiti esponenti dell'aristocrazia viennese, chiedono alla figlia, in vacanza con la zia, di entrare nelle grazie di un ricco conoscente di famiglia, per riuscire ad ottenere un prestito di denaro che avrebbe salvato il padre da un processo imminente e la famiglia intera dalla bancarotta.
    Tutto il libro si snoda intorno alla reazione di Else a questa richiesta. Le sue considerazioni, l'alternanza di sentimenti di odio e comprensione verso i suoi genitori, le sue oscillazioni psichiche al considerare o meno l'accettazione di quel misero compito.
    La prosa è accattivante e avvolgente, ci trascina dentro la testa di Else svelandoci ogni passaggio logico o irrazionale che la giovane passa in rassegna con una velocità che pare quasi quella, reale, del pensiero.
    L'epilogo è fulminante.
    Assolutamente consigliato.

    ha scritto il 

  • 3

    Ne “La signorina Else” Schnitzler dipinge un ritratto di adolescente sorprendente per scavo psicologico. Nessuna parola sembra di troppo, il susseguirsi dei pensieri corre veloce nel magistrale flusso ...continua

    Ne “La signorina Else” Schnitzler dipinge un ritratto di adolescente sorprendente per scavo psicologico. Nessuna parola sembra di troppo, il susseguirsi dei pensieri corre veloce nel magistrale flusso di coscienza schnitzleriano ed accompagna la sfortunata vicenda di Else che, al limitare tra adolescenza e maturità, è costretta a vendersi per salvare la situazione finanziaria della propria famiglia.

    La decandenza, quell’aria di finis Austriae, familiare nei romanzi di Schnitzler irrompe anche qui, nonostante la vicenda sia ambientata lontano da Vienna, nelle montagne del Sudtirol. Else è anima divisa, perennemente oscillante e Schnitzler ci guida nei meandri della sua psiche: il rapporto difficile col proprio corpo nel momento in cui diventa unica arma di salvezza; il corpo, sul quale il romanzetto dà modo di riflettere: sul suo uso, sull’essere oggetto dello sguardo spesso deformante della psiche. Else si sente forte di una bellezza abbagliante ma il suo cercarsi spesso nello specchio rivela che la certezza non è granitica, anzi… Proprio l'essere costretta esporsi, oltre i limiti, mina quell’armatura che i pensieri nel loro incessante fiume di parole avevano costruito, armatura di cartone che protegge Else fino al gesto finale…

    ha scritto il 

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