La spia perfetta

Di

Editore: A. Mondadori (Oscar bestsellers; 158)

3.5
(337)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 567 | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Chi tradizionale , Francese , Spagnolo , Olandese , Tedesco , Portoghese

Isbn-10: 8804334142 | Isbn-13: 9788804334149 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Traduttore: Marco Paggi , Dida Paggi

Disponibile anche come: Altri , Copertina rigida

Genere: Narrativa & Letteratura , Mistero & Gialli , Politica

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  • 3

    Comunque sia, poco dopo Le Carré torna ad atmosfere che gli sono più familiari e infatti produce un romanzo di rilievo, uno dei suoi migliori: La spia perfetta (1986). È la storia, o meglio la contros ...continua

    Comunque sia, poco dopo Le Carré torna ad atmosfere che gli sono più familiari e infatti produce un romanzo di rilievo, uno dei suoi migliori: La spia perfetta (1986). È la storia, o meglio la controstoria, di Magnus Pym, rispettatissimo funzionario dei servizi segreti inglesi, il quale un bel giorno ha l’idea di sparire, provocando con la sua sparizione un putiferio nei servizi e nei colleghi il costernato sospetto che tanto rispetto non fosse poi meritato ma frutto di una sviluppatissima capacità di mentire. Ecco come Le Carré descrive Pym: «Di robusta costituzione ma di nobile portamento, Pym simboleggiava qualcosa. Procedeva con passo agile, il corpo inclinato in avanti secondo la miglior tradizione della classe dirigente anglosassone. Con quello stesso atteggiamento… altri inglesi hanno piantato la bandiera su colonie remote, hanno scoperto le sorgenti di grandi fiumi, sono rimasti sull’attenti sul ponte di navi che colavano a picco».

    Tutt’altro che uno Smiley, il nostro Pym. Uno della classe superiore, quella che ha lo spirito fondatore nel Dna. Uno come Bill Haydon, uno come i grandi traditori dei libri di Le Carré. Al che si potrebbe già tentare una prima morale della favola: i piccoli (ma non mediocri) borghesi come Smiley e i suoi uomini non tradiscono. Tirano avanti un giorno dopo l’altro, vanno in ufficio, se sono spie spiano, ingoiano le umiliazioni, godono con discrezione dei pochi e mal riconosciuti successi. Gli aristocratici, invece, flirtano col tradimento, con l’ambiguità, sfidano la morale comune. Le Carré si guarda bene dall’arrivare a un giudizio etico. O meglio: lo lascia intravvedere (Haydon muore, Pym si uccide, ma Smiley è un perpetuo tagliato fuori, umiliato dalla moglie e dai superiori) senza illuminarlo appieno. Proprio in questo gioco di chiaroscuri Le Carré raccoglie i suoi risultati letterariamente migliori. Forse il borghese non tradisce perché è mediocre, privo di fantasia e di ambizione? O forse l’aristocratico tradisce perché più viziato e vanesio, incapace di sacrificare il proprio straripante ego? Comunque sia è forte, in La spia perfetta, il ricordo delle esperienze del giovane David Cornwell, di quelle sue lussuose public school in cui era costretto a celare le malefatte del padre agli occhi dei meglio pasciuti e più garantiti compagni di studi ma non di classe (nel senso marxista del termine). E infatti in molte dichiarazioni Le Carré si troverà poi ad ammettere che la figura del padre di Pym è quasi ricalcata su quella di Cornwell senior. (Fulvio Scaglione qui: http://www.stpauls.it/letture03/0110let/0110l123.htm in un'ottima rilettura della carriera di sir Cornwell). A me resta da aggiungere che dopo il ciclo di Smiley Le Carrè entra nell'epoca della pazienza, della rilettura dell'intimo, dell'interiorizzazione: e ne escono storie come questa, da affrontare con calma, da rimettere in quadro con fiducia, a poco a poco, sapendo che al termine sarà di tutto data contezza.

    ha scritto il 

  • 3

    Unica nel suo genere: illeggibile o bellissima?

    Avevo letto altro di questo Autore perciò ho aperto il volume piena di aspettative. Poco dopo ha incominciato ad emergere la delusione. Più volte sono stata tentata di abbandonare il libro, ho spesso ...continua

    Avevo letto altro di questo Autore perciò ho aperto il volume piena di aspettative. Poco dopo ha incominciato ad emergere la delusione. Più volte sono stata tentata di abbandonare il libro, ho spesso reso cursoria la mia lettura, ma ho proseguito. Frasi senza soggetto o senza verbo mi rendevano ardua la comprensione. Per non dire dei periodi in cui il soggetto passava dalla prima alla terza persona e non riuscivo a distinguere narratore da protagonista o da ascoltatore. Insomma invece di leggere mi sembrava di fare un triplo salto mortale senza rete! Capire, in parte, la trama è stata la ricompensa per essere giunta fino all'ultima pagina. Inoltre mi attendevo un giallo o simile, invece mi sono trovata davanti un mattone barbosissimo. L'Autore è famoso, per cui ero un po' timorosa prima di scrivere una critica negativa che, da semplice lettrice, non dovrei potermi permettere. Poi ho letto recensioni di tanti altri ed ho scoperto che si tratta di un'opera strana che ha riscosso giudizi molto positivi o molto negativi, quindi forse è addirittura speciale!

    ha scritto il 

  • 4

    Probabilmente il miglior romanzo di Le Carrè, la cui produzione in genere è sempre al di sopra della media di quello che oggi si scrive. Romanzo psicologico, che esula del tutto dalla spy story, ma pi ...continua

    Probabilmente il miglior romanzo di Le Carrè, la cui produzione in genere è sempre al di sopra della media di quello che oggi si scrive. Romanzo psicologico, che esula del tutto dalla spy story, ma piuttosto indaga, con grande finezza introspettiva, la natura di un uomo solo, con un'infanzia difficile, usato da tutti e da nessuno sinceramente amato.Spia doppiogiochista per adesione, alla disperata ricerca di un un sincero amico, Magnus, il protagonista, non diventa mai padrone di se stesso e della sua vita, trascinato dagli eventi e da un gioco sporco che si svolge alle sue spalle, pedina di un mondo cinico ed algido. Cupa ed amara, senza alcuno spiraglio di luce, la narrazione coinvolge emotivamente fino all'inevitabile drammatico finale. Assolutamente vietato ai lettori da spiaggia.

    ha scritto il 

  • 1

    Terrificante

    Comprai questo libro dodici anni fa e, nonostante fossi allungato in spiaggia, dopo 100 pagine lo lasciai perdere. A dodici anni di distanza mi è ricapitato sotto mano e ci ho riprovato, forse sperand ...continua

    Comprai questo libro dodici anni fa e, nonostante fossi allungato in spiaggia, dopo 100 pagine lo lasciai perdere. A dodici anni di distanza mi è ricapitato sotto mano e ci ho riprovato, forse sperando inconsciamente che il tempo l'avesse migliorato. Purtroppo invece non si tratta di vino o di whiskey ed è rimasto quello era 12 anni fa. Un genere di monologo mattone nel quale non capita di imbattersi frequentemente, che mi ha annoiato fino all'ultima pagina. Sono arrivato a sperare che il protagonista morisse improvvisamente e che la trama sì ravvivasse. Una rarità nel suo genere. Il mio primo e ultimo libro di Le Carré.

    ha scritto il 

  • 2

    Che fatica...

    Commento brevissimo: che fatica arrivare alla fine! Sinceramente pensavo di abbandonarlo a meno di 100 pagine, poi ho provato a portarlo in fondo, ma devo dire una faticaccia assurda.
    Se vi piacciono ...continua

    Commento brevissimo: che fatica arrivare alla fine! Sinceramente pensavo di abbandonarlo a meno di 100 pagine, poi ho provato a portarlo in fondo, ma devo dire una faticaccia assurda.
    Se vi piacciono i libri intrisi di descrizioni talvolta anche superflue, fa per voi. Per me è stata una sofferenza atroce!

    ha scritto il 

  • 0

    Roulette russia

    Scrivere male di qualcuno o qualcosa è davvero più semplice, e meno gratificante, che scriverne bene: i difetti o sono evidenti, o si possono fabbricare per snobismo. Mentre per tessere degnamente le ...continua

    Scrivere male di qualcuno o qualcosa è davvero più semplice, e meno gratificante, che scriverne bene: i difetti o sono evidenti, o si possono fabbricare per snobismo. Mentre per tessere degnamente le lodi della qualità, materia elusiva, (chiedete a Robert Piercing), servono antenne che vibrino all'unisono con quelle dell'artista; o un'artista sufficientemente strategico da creare assonanze anche nel più sciatto e disattento dei lettori.
    Detto questo, forse il libro più bello di Lecarrè, dove l'autore si permette tutta la densa e intricata umanità di cui è capace. Ad essere rivelata alla fine, e a giustificare la delicatezza ironica del titolo, non è l'identità di una talpa, un complotto internazionale, i piani di Karla, ma la trama esistenziale di una vita troppo intensa, non più trattenuta dalla rigida disciplina del segreto.

    ha scritto il 

  • 4

    Contenta di non averlo mollato

    Continui flashback per poter comprendere la personalità di Magnus, la spia perfetta.Mentre afferri i motivi del suo operato perdi di vista lui, un piacevole tormento, pure perchè lui è un uomo moolto ...continua

    Continui flashback per poter comprendere la personalità di Magnus, la spia perfetta.Mentre afferri i motivi del suo operato perdi di vista lui, un piacevole tormento, pure perchè lui è un uomo moolto affascinante...

    Manovre lente e meticolose per poterlo ritrovare dopo che sembrava essere stato inghiottito da un buco nero.

    All'inizio questo romanzo potrebbe sembrare noioso, un consiglio: armatevi di pazienza e non mollate, ne vale la pena.

    ha scritto il 

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