La sposa di Lammermoor

Di

Editore: Garzanti Libri

3.8
(115)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 378 | Formato: Altri | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Spagnolo , Francese

Isbn-10: 8811362776 | Isbn-13: 9788811362777 | Data di pubblicazione: 

Traduttore: B. Onofri

Disponibile anche come: Paperback , Copertina rigida , eBook

Genere: Narrativa & Letteratura , Storia , Rosa

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Descrizione del libro
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  • 3

    Il dolce suono mi colpì di sua voce*

    Dopo aver letto Ivanhoe, che mi aveva intrigato ma lasciata un po’ insoddisfatta, ho deciso di leggere un altro libro dell’autore scozzese, da tutti ritenuto il padre del romanzo storico. Leggendo qua ...continua

    Dopo aver letto Ivanhoe, che mi aveva intrigato ma lasciata un po’ insoddisfatta, ho deciso di leggere un altro libro dell’autore scozzese, da tutti ritenuto il padre del romanzo storico. Leggendo qua e là le trame dei suoi libri – naturalmente tra quelli disponibili nella nostra lingua – ho optato per la lettura di La sposa di Lammermoor, la cui trama mi aveva molto incuriosita.
    Pubblicato per la prima volta nel 1819, il libro si basa – come dichiara l’autore stesso – su fatti realmente accaduti in Scozia attorno alla metà del Seicento. Il romanzo narra la triste storia d’amore, su cui incombe una leggenda funesta, tra Lucia Ashton e Edgar Ravenswood, appartenenti a due famiglie in lotta tra loro.
    Edgar è l’ultimo discendente della nobile e antica famiglia Ravenswood, caduta in disgrazia e defraudata d’ogni avere a causa dei cavilli legali e delle macchinazioni ordite da sir William Ashton, padre della giovane Lucia, con l’unico intento di appropriarsi i possedimenti della famiglia Ravenswood. Edgar durante il funerale del padre giura di vendicarsi della famiglia nemica ma quando conosce la giovane Lucia Ashton rimane colpito dalla cosiddetta freccia di cupido. Assalito da dubbi e incertezze, alla fine Edgar decide di rinunciare al suo proposito di vendetta per amore della giovane ragazza. Quando la madre di Lucia, Lady Ashton scopre la storia d’amore tra i due, temendo che Edgar voglia spogliarli dei loro averi e spinta dal suo immenso orgoglio, impiega ogni mezzo per distruggere il loro amore e combina per Lucia un matrimonio d’interesse; sul futuro dei due innamorati iniziano così a addensarsi minacciose nubi nere…

    Era da un po’ che volevo leggere questo romanzo ma avevo paura che fosse pesante e lento; temevo che con questo caldo fosse un po’ difficile da leggere, invece, non è stato così; anzi tutto il contrario e in più mi ha fatto venire voglia di leggere qualche altro libro dell’autore scozzese.
    La sposa di Lammermoor è un romanzo in cui vari elementi, tipici in un certo senso dell’ambiente e della cultura scozzese, si fondono tra loro; magia, leggende, castelli decadenti, apparizioni soprannaturali, mistero, vecchie megere, sono i vari fattori disseminati lungo il corso del romanzo che accompagnano il lettore durante l’evoluzione della storia d’amore tra i due giovani.
    Walter Scott tratta abbastanza superficialmente e sorvola sulla nascita dei sentimenti di entrambi – anzi critica il loro comportamento – e sulla pazzia di Lucia (scelta che mi è dispiaciuta molto perché sono due caratteristiche che avrei voluto fossero più approfondite); l’amore e la pazzia, invece, sono al centro dell’opera di Gaetano Donizetti del 1835, basata sul libretto che Salvatore Cammarano ha tratto dal romanzo.
    Più che raccontare la storia d’amore tra Edgar e Lucia, che rimane principalmente in secondo piano, l’autore scozzese pone al centro della vicenda la lotta tra l’antica famiglia Ravenswood e la famiglia Ashton. Scott decide di dare spazio alle vicende storico politiche della Scozia però, senza spiegarle e approfondirle ritenendo che il lettore ne sia già a conoscenza. La scelta di narrare un amore contrastato dalla faida di due famiglie, ha come scopo quello di rappresentare il contrasto in atto in quel periodo tra la classe borghese da una parte e quella nobile dall’altra (emblema della situazione politico-sociale scozzese dell’epoca), ed esporre la nascita e l’affermazione della nuova classe politica scozzese, da molti ritenuta infida, che guarda al proprio interesse e schiaccia l’antica nobiltà feudale.
    Vicenda che in molteplici punti mi ha ricordato la trama di Romeo e Giulietta e del Macbeth di Shakespeare, La sposa di Lammermoor è un romanzo poco descrittivo soprattutto nelle esposizioni paesaggistiche, però in certi punti ha una componente comica molto piacevole che alleggerisce la narrazione.
    Come avevo già riscontrato nel suo romanzo più famoso, Ivanhoe, il personaggio che dal titolo al libro è quello che rimane più in ombra. Lucia, infatti, appare pochissimo; è descritta come una giovane fanciulla dai connotati angelici (capelli biondi e occhi azzurri), immagine vivente della bellezza e dell’innocenza, non dialoga quasi mai e mostra poco spessore. Eroina tragica, che accetta di obbedire al volere dei genitori nonostante sia innamorata dell’acerrimo nemico della sua famiglia.
    Tutto l’opposto è il co-protagonista anzi il vero e proprio protagonista di questa tragedia sheakespeariana in salsa scozzese, Edgar Ravenswood. Diverso dal solito eroe romantico, è un giovane orgoglioso, coraggioso e fiero, maledetto dalle sventure e dalla malasorte, pronto a tutto per difendere l’onore della famiglia; in certi momenti ho percepito una somiglianza con Heatcliff di Emily Brontë, forse proprio per la sua sete di vendetta. All’inizio un po’ scontroso, violento e vendicativo, man mano che si approfondisce la sua conoscenza si rivela un giovane uomo amabile, buono, giusto e risoluto, disposto a rinunciare ai suoi propositi di vendetta per amore. Un personaggio che mi è piaciuto molto (me lo sono immaginato con le sembianze di Richard Armitage nei panni di Guy di Gisborne in Robin Hood *_^), pieno di fascino, che fa la miglior entrata di sempre – almeno fra quelle che ho letto finora – nella scena del fidanzamento.
    Dopo aver perduto tutto Edgar, vive in una torre in rovina (tratteggiata magnificamente da Scott) a picco sul mare del mare del Nord – descritto per la maggior parte in burrasca – con gli unici due servi rimastigli fedeli; uno di questi è Caleb Balderstone, servitore eccentrico della famiglia Ravenswood da generazioni; personaggio molto divertente, che escogita infinite scuse ed espedienti (bugie, imbrogli, finti incendi e liti, bottiglie rotte e porte sbattute in faccia agli ospiti) per salvare l’onore e la reputazione della famiglia del padrone. Caleb è una figura delineata con perfezione che alleggerisce gli avvenimenti e dona al romanzo un tocco d’ironia che non guasta; inoltre le discussioni tra lui e il suo signore sono senza prezzo.
    Tutt’altro personaggio si rivela Lady Ashton, madre di Lucia, la cattiva del romanzo che rimane impressa nella mente del lettore. Donna altera, perfida, manipolatrice e insensibile, comanda a bacchetta il marito, Sir William, che la teme tantissimo; non esita a rivolgersi ad una fattucchiera per distruggere il legame tra i due giovani, spingendo senza esitazione sua figlia ad annullare il fidanzamento con Edgar e obbligandola ad un matrimonio combinato; non gliene frega nulla se tutto ciò induce la figlia nell’abisso della pazzia, l’unica cosa importante per lei è salvare i propri benefici.
    In generale tutti i personaggi del romanzo, sia i principali sia i secondari, sono abbozzati e corrispondo a vari cliché molto comuni (la madre cattiva, la veggente cieca, l’eroe maschile coraggioso e pronto a tutto, la fanciulla accondiscendente), caratterizzati più a livello caratteriale che a livello fisico e non approfonditi psicologicamente.

    La sposa di Lammermoor è una vicenda d’amore e di morte, in cui costumi, superstizioni e leggende scozzesi, avventura, pazzia, vecchie maliarde, famiglie cadute in disgrazia, alleanze e intrighi politici, sono miscelati sapientemente e con maestria tanto da rendere la storia intrigante e piacevole.
    Un romanzo dalle mille sfaccettature, delineato elegantemente, con stile e mestiere, dai toni placidi, dalla scrittura scorrevole e lineare, con momenti divertenti e allegri (come quello della corsa delle carrozze), e momenti tragici e tristi.

    Non credo avrebbero tratto un’opera lirica, ormai divenuta famosissima, se The bride of Lammermoor non fosse stata una storia tragica e triste.

    3* ½

    È un luogo ritenuto fatale alla mia famiglia,” rispose Ravenswood, “ed io ho qualche ragione per ritenerlo tale, perché è qui che per la prima volta ho veduto miss Ashton ed è qui che debbo accomiatarmi da lei per sempre.

    * aria dell’opera lirica Lucia di Lammermoor (parte II, atto II)

    ha scritto il 

  • 0

    Avrei preferito che la meravigliosa storia d'amore tra Edgar e Lucy fosse stata approfondita e descritta nei minimi particolari: sulla nascita dei sentimenti da entrambe le parti si sorvola, e il peri ...continua

    Avrei preferito che la meravigliosa storia d'amore tra Edgar e Lucy fosse stata approfondita e descritta nei minimi particolari: sulla nascita dei sentimenti da entrambe le parti si sorvola, e il periodo della pazzia di Lucia è poco dettagliato. Tuttavia sono legata a questo libro da una grande passione.
    Aggiungo anche che il mio personaggio preferito è Caleb Balderstone, delineato con assoluta squisitezza.

    ha scritto il 

  • 5

    Bellissimo, un capolavoro.
    Avevo deciso di leggere un ulteriore romanzo di Scott, perché l'Ivanhoe mi aveva parecchio intrigato e volevo capire se veramente poteva nascere un amore: e così fu! Scott s ...continua

    Bellissimo, un capolavoro.
    Avevo deciso di leggere un ulteriore romanzo di Scott, perché l'Ivanhoe mi aveva parecchio intrigato e volevo capire se veramente poteva nascere un amore: e così fu! Scott scrive in una maniera che... non so! mi sono innamorato! Sarà l'ambientazione del 600\700, saranno le forti tinte con cui l'autore tratteggia i suoi personaggi, mai banali, assolutamente perfetti (Caleb Balderstone su tutti, ma lo stesso Edgar, Lucia, la terribile Lady Ashton, Sir William Ashton).
    Insomma, ho approcciato alla lettura tra l'altro in un periodo in cui non avevo molta voglia di leggere e di andare in libreria a comperare nuovi libri, avevo addirittura l'impressione di stare per iniziare un romanzo che mi avrebbe rallentato ancora di più... e invece? Sorpresa! Mi ha aiutato a superare il periodo di "crisi"! Consigliato! Leggetelo!

    ha scritto il 

  • 4

    Recensione

    Titolo: La sposa di Lammermoor
    Anno di pubblicazione:
    Autore: Walter Scott
    Genere: Romanzo storico (secondo Wikipedia)
    Genere: Romanzo gotico "a tutto tondo"
    Valutazione personale: 4/5

    Raccontar di

    [ ...continua

    Titolo: La sposa di Lammermoor
    Anno di pubblicazione:
    Autore: Walter Scott
    Genere: Romanzo storico (secondo Wikipedia)
    Genere: Romanzo gotico "a tutto tondo"
    Valutazione personale: 4/5

    Raccontar di

    [Fate folleggianti, nella notte del mondo
    e di fedeli amanti, raminghi fino in fondo
    di castelli e torrioni, dove maghi, stregoni
    tengono nei tormenti le vittime innocenti]

    La sposa di Lammermoor è il romanzo dell'amor tragico, della magia, dei castelli decadenti, dei duelli e delle leggende, condite da un'atmosfera soprannaturale.
    "Quanta banalità!" penserebbe il lettore esperto, che ama il romanzo originale, la scrittura sperimentale. Come è mia abitudine, suggerisco una lettura attenta che "rompa le righe", che vada oltre il testo, a penetrare le strutture e i significati. Riformulo allora la precedente descrizione secondo questo ultimo criterio; La sposa di Lammermoor è un romanzo dell'amor tragico ma non cavalleresco, bensì grezzo e ben celato dal duro carattere del coprotagonista Edgar Ravenswood (non un principe ma un giovane nobile decaduto e maledetto dalle sventure e dalla mala sorte). E' il romanzo della magia, non praticata da un'affascinante e misteriosa strega ma da un gruppo di megere dentro le cui sfere è già possibile scorgere il luogo dove verranno arse vive. E' il romanzo delle leggende (assolutamente da leggere e rileggere la leggenda della "Fonte della Sirena", forte presagio del destino di tutta la vicenda degli sfortunati innamorati, Lucia Ashton ed Edgar Ravenswood). "Sarà una parodia del romanzo gotico tradizionale", penserà il lettore, ma io mi azzarderei a consigliarlo di non farsi ingannare dai toni ironici e buffoneschi di Caleb Balderstone (fedele servitore della nobile famiglia Ravenswood da generazioni), e di considerare tale opera come precorritrice, anzi, del romanzo gotico in senso ottocentesco inteso (a tal proposito è bene considerare che tale supposizione sia verificata anche a livello cronologico, dal momento che il romanzo è curiosamente settecentesco). Aggiungerei ancora, che esso può qualificarsi come un romanzo gotico "a tutto tondo", tridimensionale, non piatto e scialbo, completato da un soprannaturale (che accompagna tutti i romanzi di questo genere)che sfocia in un gusto per il macabro mai visto prima; i personaggi, ciascuno a modo proprio, si consumano nel loro dolore esplosivo, destinato a divenire una malattia dell'anima (guance arrossate e occhi vuoti); l'amore non è beato e solo successivamente tragico, bensì tragico sin dal principio, eppure ostinato sino all'ultima goccia e distruttivo, per il suo autonomo volere di andar contro i fati e la predestinazione. Personaggio autentico è Lucia Ashton, amabile dama tormentata dal suo irraggiungibile amore, stroncato sul nascere da un matrimonio per lei combinato dalla sua nobile e rispettabile famiglia. "Il filo che la tiene attaccata alla vita" è un pegno d'amore del signore di Ravenswood, con cui ella aveva contratto un impegno prima di scoprire la sua infelice sorte. Un "Heathcliff convertito" è Edgar Ravenswood, e oso attribuirgli tale titolo nel tentativo di accostarlo ad uno dei protagonisti di "Cime tempestose", il quale tuttavia non può essere nel complesso un'idoneo termine di paragone. Heathcliff ha un cuore malvagio e un comportamento altrettanto scontroso ed impenetrabile. Ravenswood è considerato un Heathcliff della vicenda, un essere malvagio che cerca vendetta per gli oltraggi subiti e gli antichi odi familiari. Egli è tuttavia un essere grezzo ma a suo modo amabile e buono, risoluto, giusto, violento; tutto il contrario insomma di quello che può essere definito un "timorato di Dio", un essere sfrontato ma dai valori positivi.

    I toni sono pacati, come di consueto nello stile dell'autore; lo stile lineare e narrativo in terza persona. La lettura scorrevole, più in alcuni punti che in altri. Lo stile è poco descrittivo (una pecca nel romanzo, che manca appunto di lunghe descrizioni preromantiche di paesaggi e situazioni cavalleresche), anch'esso lineare e poco altisonante, semplice e tipico dello stile storico (ma esso, lo ribadisco, non è un romanzo storico bensì storicamente integrato nelle vicende della Scozia al tempo della regina Anna). La stellina mancante nella mia valutazione personale è un varco aperto verso la ricerca di un romanzo gotico a tutto tondo ma dai personaggi ancora più "dostoevskiani": maggiore enfasi nel descrivere i caratteri, maggiore penetrazione nella psiche umana. Chiaramente si tratta di sfumature, e ben comprenda il lettore che per "dostoevskiano" si intende non "crudo e realista" (altrimenti che romanzo gotico sarebbe?), ma "profondo e complesso" nella caratterizzazione dei personaggi e nella descrizione delle minuzie.

    Romanzo lungimirante, a tratti monotono (è lo stile storico), a tratti enfatico (è lo stile preromantico), ma complessivamente originale.

    ha scritto il 

  • 2

    Due famiglie in lotta tra loro, una funesta leggenda, e un amore infelice nato sotto una cattiva stella: descrivendo in tali termini la trama di quest'opera, e considerando che ad essa s'ispirò Donize ...continua

    Due famiglie in lotta tra loro, una funesta leggenda, e un amore infelice nato sotto una cattiva stella: descrivendo in tali termini la trama di quest'opera, e considerando che ad essa s'ispirò Donizetti per la sua Lucia di Lammermoor, è facile pensare ad un avvincente romanzo gotico ricco di mistero, romanticismo e tragedia... Bene, se ci si aspetta tutto ciò, è inevitabile restare delusi.
    Gli elementi del gotico, in realtà, ci sono tutti, ma Scott sembra essere il primo a non prenderli sul serio, tanto che, non di rado, il romanzo pare sconfinare in una specie di commedia grottesca, dove i presagi funesti, più che suscitare inquietudine, assumono i connotati di ridicoli espedienti comici, probabilmente lontani dall'originario intento del narratore, e senza dubbio sfruttati male nell'economia del romanzo.
    Al centro della vicenda c'è il contrasto tra l'antica dinastia dei Ravenswood, rappresentata dall'ultimo erede e superstite Edgar, e quella degli Ashton, da cui i primi sono stati defraudati di ogni bene. Il giovane ed orgoglioso Edgar, che ha solennemente giurato di vendicarsi dei nemici, dopo molti dubbi, rinuncia ai propri propositi per amore di Lucy, figlia di Sir William Ashton, di cui Ravenswood si è nel frattempo invaghito. Sfortunatamente, un oscuro fato aleggia sul futuro dei due innamorati: un'antica profezia, infatti, predice che l'ultimo erede dei Ravenswood, chiederà in sposa una fanciulla morta, e che in seguitò egli perderà la vita inghiottito dalla palude. Edgar non si lascia intimorire dalle superstizioni e dai sinistri avvertimenti del servitore Caleb Balederstone e della sibilla Alice Gray, e si fidanza con Lucy. Quando però Lady Ashton scopre il legame tra la figlia e il nemico della loro famiglia, spinta dall'orgoglio e dall'ambizione, ella impiega ogni mezzo per distruggere l'amore dei due giovani, e rivolgendosi perfino a una fattucchiera, non esita a tormentare Lucy senza alcuno scrupolo, nella speranza di ridurla completamente in suo potere.

    Una trama potenzialmente interessante, ma sviluppata in modo davvero poco convincente sotto ogni aspetto: dai protagonisti ai colpi di scena, dalla componente gotica all'epilogo, tutto in quest'opera dà la sensazione di un'occasione sprecata.
    Un racconto che sembrerebbe concepito più per dar vita a un testo teatrale che a un romanzo, a metà tra Romeo e Giulietta e Macbeth, dove Scott strizza l'occhio a Shakespeare senza però possederne la levatura.
    Scott inizia la narrazione annunciando che quanto si appresta a raccontare è una storia realmente accaduta in Scozia, ma l'espediente del racconto nel racconto, ottimamente sfruttato da molti altri scrittori, in questo romanzo si trasforma in un'introduzione tanto lunga quanto tediosa, ed anche lo stile dell'autore risulta estremamente lento, non particolarmente brillante, e decisamente poco coinvolgente. Scott dà ampio spazio alle vicende storico-politiche della Scozia, ma di tutto ciò spiega ben poco; interminabili capitoli sono dedicati alle vicende marginali dei vari personaggi secondari, ed ogni evento viene presentato e sviluppato in modo alquanto approssimativo e superficiale.
    Tra i più evidenti punti deboli vi sono certamente i personaggi: essi non sono altro che figure piatte e stereotipate, perfettamente inquadrabili all'interno dei più noti clichè del genere. Abbiamo la virtuosa fanciulla candida e remissiva; l'impavido eroe maschile pronto a tutto per difendere l'onore della famiglia, ma ancor più disposto a rinunciare alla vendetta per amore; lo strambo domestico tanto fedele quanto insopportabile; la classica veggente cieca... Su tutti, forse, l'unica a restare impressa è la perfida Lady Ashton: una sorta di sorella minore di Lady Macbeth, talmente insensibile e priva di scrupoli da suscitare, se non altro, un inevitabile disprezzo.
    Dell'intero racconto, salverei probabilmente giusto lo humour nero di cui sono intrise le parti relative alle profezie nefaste sul destino di Ravenswood (profezie che, peraltro, lasciano molto perplessi) e agli scambi di battute tra le vecchie megere del villaggio (in un certo senso, quasi delle Weird Sisters in versione provinciale).
    L'epilogo, deludente al pari dell'intera vicenda, ha in sè un solo elemento curioso, vale a dire il fatto che, sotto alcuni aspetti, pare anticipare, di circa settant'anni, la conclusione di Tess dei d'Urberville di Thomas Hardy (ma il confronto tra i due, sia ben chiaro, inizia e finisce qui!).
    Un romanzo, insomma, che richiama alla mente una leggenda raccontata frettolosamente, sicuramente validissimo dal punto di vista della scrittura, ma davvero insoddisfacente nella sua complessività. Peccato!

    ha scritto il 

  • 5

    L'arte della Narrazione

    La capacità di narrare è la caratteristica primaria di Scott. Sopratutto le ultime 150 pagine, che valgono tutto il romanzo.

    In questa oprra (meno famosa rispetto alla sua trasposizione operistica di ...continua

    La capacità di narrare è la caratteristica primaria di Scott. Sopratutto le ultime 150 pagine, che valgono tutto il romanzo.

    In questa oprra (meno famosa rispetto alla sua trasposizione operistica di Donizetti), è stretto il legame Amore_Separazione_Morte. Nulla di nuovo dunque sotto il cielo del romanticismo, se non che l'autore scozzese arricchisce la storia di tanti elementi che la rendono innovativa e unica. L'odio tra le famiglie Ashton e Ravenswood, causa primaria di separazione tra i due amanti (Lucia Ashton e Edgar di Ravenswood), è emblema della situazione politico-sociale del tempo, diventa motivo per ironizzare sulla emergente classe politica, sulla nascita di una nuova diplomazia, ipocrita, che guarda al proprio interesse e che schiaccia la vecchia nobile aristocrazia feudale. La notte tormentata del padre di Lucia (politico di "intrallazzi", stratega della diplomazia che guarda al proprio interesse, codardo e succube della moglie -il vero malvagio di tutta la storia), è già una notte dell'innominato, con tutte le implicazioni psicologiche che si tira dietro.
    La figure minori, quali il vecchio servitore, la famiglia del bottaio, su cui Scott indugia con intensa ironia e umorismo interi capitoli sono rappresentazione di una società che cambia, è l'emergere della nuova borghesia. Ma poco umoristica è la nota di Dubbio e Mistero su cui precipita tutta la storia. L'atmosfera scozzese di mistero, di culto della morte, di leggenda, di apparizioni (di cui mi sono innamorato visitando questo paese in lungo e in largo) è ben presente in questo libro, che possiede un finale non_risolto ma ben chiaro allo stesso tempo, fedele allo stile del Monaco di Lewis. E per ultimo la figura di Lucia, che in nuce è tormento, diperazione e poi caduta (non a caso Flaubert cita l'opera in Madame Bovary).

    ha scritto il 

  • 5

    Una sorpresa.

    Si una sorpresa. Infatti non saprei commentare la lettura di The Bride of Lammermoor con parole diverse. Fui costretta a leggere questo romanzo a causa di impegni universitari e ne rimasi a dir poco s ...continua

    Si una sorpresa. Infatti non saprei commentare la lettura di The Bride of Lammermoor con parole diverse. Fui costretta a leggere questo romanzo a causa di impegni universitari e ne rimasi a dir poco strabiliata, tutto mi colpì di questa lettura. Il dualismo tra gli spazi di Wolf's Crag e di Ravenswood Castle parlano più dei dialoghi dei personaggi, e man mano che scorriamo le pagine i due "eroi" ci accompagnano verso un finale che tutti sappiamo essere già scritto. Il genio di Sir Walter Scott è fuori discussione e per quanto mi riguarda questa è certamente la sua opera più riuscita, superiore anche a Waverley. Consigliatissimo.

    ha scritto il 

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