La stanza del vescovo

Di

Editore: Oscar Mondadori174

3.7
(637)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 174 | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue) Spagnolo

Isbn-10: A000014752 | Data di pubblicazione: 

Disponibile anche come: Tascabile economico , Altri , Copertina rigida

Genere: Narrativa & Letteratura , Mistero & Gialli , Viaggi

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Descrizione del libro
Un romanzo drammatico e dolce come il lago sul quale si intreccia
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  • 5

    La vita è un misterioso viaggio

    Chissà quanto di autobiografico c’è dentro questo romanzo se ha un senso chiedersi quanto autobiografico possa essere un romanzo o una qualsiasi manifestazione artistica. Uno scrittore, un pittore, un ...continua

    Chissà quanto di autobiografico c’è dentro questo romanzo se ha un senso chiedersi quanto autobiografico possa essere un romanzo o una qualsiasi manifestazione artistica. Uno scrittore, un pittore, un essere umano, chiunque metterà sempre sé stesso dentro quello che fa, si dice che anche i testi scientifici siano autobiografici, i manuali di medicina persino, pertanto domanda senza senso e scorrendo questo bellissimo romanzo e dimenticando qualsiasi dato autobiografico possibile dell’ autore rimane il solo dato del “Casanoviano” di Chiara, il gusto del vivere e del narrare e le avventure ad accentuato carattere sentimentale dell’ io narrante sul lago Maggiore nell’ immediato dopoguerra, quasi troppo palese esemplificazione del navigar umano in questo caso circolare con le minicrociere sul lago, senza uno sbocco aperto, quindi forse pessimistico dell’ io narrante e del suo sodale e protagonista principale o co-protagonista del romanzo, il Dottor Orimbelli deus ex-machina in fondo di tutto il romanzo, quanto meno per le vicende che scatena. Strada facendo veniamo a scoprire i misteri che si celano a Villa Cleofe, scopriamo come al solito come in certa letteratura che anche non si presenta come letteratura di genere, delle tonalità giallistiche, anzi diremmo noir, le promesse d amore tradite, i segreti e le speranze dei vari personaggi, la cognata di Orimbelli in primis Matilde che cercherà (vanamente) nel co-protagonista (l’io narrante) un ancora di salvezza, che non può trovare in un navigatore solitario, una sorta di cavaliere nella tempesta della vita sebbene nelle placide acque di un lago e benchè “Al tempo di orrore della guerra è subentrato un tempo di aridità del tempo di pace” e aggiungo io di disillusione

    ha scritto il 

  • 3

    "La stanza del vescovo" è il secondo romanzo di Piero Chiara che leggo ( o meglio, il terzo, considerando "I giovedì della signora Giulia, letto molti anni or sono alle superiori), dopo "La spartizion ...continua

    "La stanza del vescovo" è il secondo romanzo di Piero Chiara che leggo ( o meglio, il terzo, considerando "I giovedì della signora Giulia, letto molti anni or sono alle superiori), dopo "La spartizione" e rispetto a questo mi è piaciuto meno sebbene Chiara delizi i lettori con la sua prosa scorrevole e con la sua abilità nel tratteggiare e caratterizzare i personaggi. Tuttavia, nonostante l'amena ambientazione, il lago Maggiore e gli innumerevoli paesini bagnati dalle sue acque, il giallo, verso la fine del romanzo, della morte della signora Cleofe, proprietaria di una villa che affaccia sul lago, non ho gradito l'indugiare di Chiara sul tema della dissolutezza e della lussuria dei co-protagonisti, ossia la voce narrante, un trentenne senza arte né parte la cui unica occupazione è spostarsi da una sponda all'altra del lago con la sua imbarcazione, la "Tinca", ed il signor Temistocle Mario Orimbelli, marito di Cleofe, che approfitta della passione della vela del suo nuovo amico per fuggire alla stretta sorveglianza della gelosissima consorte, per sedurre ragazze più o meno giovani, sposate e non, nei vari porti cui approda la "Tinca". Ciò che mi ha fatto apprezzare meno questo libro è che la descrizione delle scorribande e delle conquiste dei due amatori si protrae per tre quarti del libro, che pure è breve, prima che accada realmente qualcosa ossia la misteriosa morte della signora Cleofe, inizialmente archiviata come suicidio per poi scoprire che in realtà si tratta di un omicidio, nel giro di poche pagine, grazie all'entrata in scena di un personaggio, che si pensava fosse morto, il fratello della defunta signora Cleofe. Insomma, libro, a mio avviso, lento per tre quarti, con un paio di colpi di scena sul finale sviluppati però molto frettolosamente, proprio quando la storia si faceva interessante....Comunque mi sento in dovere di spezzare una lancia a favore dei due dongiovanni: entrambi hanno partecipato alla seconda guerra mondiale e ne sono tornati perciò si sentono legittimati a "recuperare" gli anni perduti della giovinezza abbandonandosi ad avventure e conquiste amorose. Se sono così superficiali e perdigiorno non è esclusivamente colpa loro ma, in parte, anche del contesto socio-politico in cui sono diventati uomini. Ho poi apprezzato le considerazioni filosofiche sull'amore e sulla vita cui la voce narrante ma soprattutto l'Orimbelli si abbandonavano in certi momenti. Di Piero Chiara leggerò sicuramente altri libri, perché è uno scrittore il cui stile mi piace, sperando però di non ritrovarvi come leit motiv il sesso e la dissolutezza, con varianti di scenario e vicende, come in questi due che ho appena affrontato.

    ha scritto il 

  • 3

    Come vederlo, Piero Chiara che nel 1976 sta scartabellando fra elenchi telefonici e giornali per scovare un cognome giusto da usare per il suo nuovo romanzo; e poi niente, magari gli è saltato all'occ ...continua

    Come vederlo, Piero Chiara che nel 1976 sta scartabellando fra elenchi telefonici e giornali per scovare un cognome giusto da usare per il suo nuovo romanzo; e poi niente, magari gli è saltato all'occhio un articolo che parlava di un imprenditore intraprendente che si sta facendo strada nella zona milanese, con un cognome appunto, al pari Orimbelli – altro protagonista della vicenda – che suona bene, che funziona ed ecco qua: Berlusconi! È come se uno scrittore nel 1921 avesse dato al protagonista del suo nuovo romanzo il nome di Mario Mussolini.
    *
    Nella prosa di Chiara c'è una certa leggerezza piacevole, un sentito amore per il Lago Maggiore e per il mondo che vi gravita attorno, ma una certa ironia di costume (decisamente datata oggi), l'esilità della storia e del mini-giallo che vi si trova all'interno, mi hanno lasciato, tutto sommato, piuttosto indifferente.

    ha scritto il 

  • 4

    4 +

    Con più eleganza di quanto non appaia, e sornionamente, si scivola su un territorio in cui le coordinate dell'intimismo e del nero sono abilmente incrociate e in cui il detto, il suggerito e il negato ...continua

    Con più eleganza di quanto non appaia, e sornionamente, si scivola su un territorio in cui le coordinate dell'intimismo e del nero sono abilmente incrociate e in cui il detto, il suggerito e il negato stanno in lievissimo perfetto equilibrio.

    ha scritto il 

  • 4

    "Mi sembrò a quella vista che la grande barca del signor Kauffman, apparsa come una visione, fosse passata per dirmi che la vita è un misterioso viaggio e che era tempo per me di riprendere la strada ...continua

    "Mi sembrò a quella vista che la grande barca del signor Kauffman, apparsa come una visione, fosse passata per dirmi che la vita è un misterioso viaggio e che era tempo per me di riprendere la strada e passare ad altri capi, ad altri porti."

    ha scritto il 

  • 4

    Non è un giallo classico, è un romanzo molto triste con un protagonista onnipresente, il lago Maggiore con i mille paesini che lo costeggiano, i colori della terra e dell’acqua che si rispecchiano, i ...continua

    Non è un giallo classico, è un romanzo molto triste con un protagonista onnipresente, il lago Maggiore con i mille paesini che lo costeggiano, i colori della terra e dell’acqua che si rispecchiano, i venti che ne animano le acque solo in certi momenti del giorno, quando non c’è calma piatta. La calma piatta è quella che descrive in due parole la vita dei protagonisti “umani” fino a quando non si incontrano: il narratore, un giovane appena rimpatriato dalla Svizzera alla fine della seconda guerra mondiale, dove aveva vissuto come internato (Piero Chiara visse realmente l’esperienza nei campi di raccolta svizzeri), e il dottor Temistocle Mario Orimbelli, rientrato dalla campagna d’Etiopia dopo soste lungo la penisola italica in attesa della liberazione del nord Italia. I due si conoscono a Oggebbio ed iniziano a trascorrere il tempo in barca, nelle traversate del lago, da una sponda all’altra, a volte da soli, più spesso in dolce compagnia femminile, di nascosto dalla temibile moglie dell’Orimbelli, la signora Cleofe, seriosa e distinta dama proprietaria della villa sul lago –e di altre ricchezze di famiglia- in cui i due uomini, come guerrieri stanchi tra una battaglia e l’altra, si ristorano, l’uno forzatamente nel letto coniugale, l’altro nella stanza del vescovo, contenente cimeli appartenuti a un antenato vescovo della signora Orimbelli, che guarda un po’ si chiama Berlusconi. Proprio nella villa si compirà un fattaccio che non svelo, che darà il tocco di giallo alla storia, anche se, ripeto, non è il giallo il colore di questo romanzo, ma un malinconico grigio che col tempo si stempera in un azzurro acceso, come lo stato d’animo dei protagonisti, appena usciti da una guerra che aveva sconvolto il loro mondo e le loro vite ancora giovani, invecchiandoli prima del tempo, ed ora, tornati a riprendere il filo delle loro esistenze, sentono il bisogno di recuperare il tempo perso dedicandosi al libertinaggio più grossolano e disimpegnato, per cancellare lo spettro della morte che li aveva accompagnati negli anni bui della guerra. In fondo uno stato d’animo che attraversava l’Italia e gli italiani in quel momento storico, e che Piero Chiara ha saputo narrare da par suo, con la sapienza e la bravura che ne hnno fatto un maestro della narrativa italiana.

    ha scritto il 

  • 4

    "Io senza l'amore sono come una salamandra."

    E ancora Piero Chiara, ancora i suoi personaggi limpidi, tragici e spassosi allo stesso tempo; ancora la sua ironia delicatissima, intelligente.
    Io, le atmosfere di Chiara le adoro, mi ricordano Frutt ...continua

    E ancora Piero Chiara, ancora i suoi personaggi limpidi, tragici e spassosi allo stesso tempo; ancora la sua ironia delicatissima, intelligente.
    Io, le atmosfere di Chiara le adoro, mi ricordano Fruttero e Lucentini, mi riportano a quelle belle sensazioni lì.
    E poi c'è sempre quel gusto per la carnalità, discreta, mai volgare, mai morbosa.
    È sempre una lettura piacevolissima per me, leggera, divertente ma incisiva; una commedia all'italiana sì, ma DOC.

    ha scritto il 

  • 5

    Uno scrittore inconfondibile

    Piero Chiara è uno scrittore meraviglioso, nelle sue storie di lago, fatti e misfatti ambientati per lo più sul Lago Maggiore, ha raccontato la vita di provincia, gli amori e le partite di carte o di ...continua

    Piero Chiara è uno scrittore meraviglioso, nelle sue storie di lago, fatti e misfatti ambientati per lo più sul Lago Maggiore, ha raccontato la vita di provincia, gli amori e le partite di carte o di biliardo, i lunghi pomeriggi oziosi e i misteri che affiorano improvvisi. Nella "Stanza del vescovo" la storia è quella di un delitto ma anche di un viaggio continuo, quello dell'io narrante su e giù per il lago, insieme a Temistocle Orimbelli, tra donne e luci del porto all'indomani della seconda guerra mondiale. Cleofe, Matilde, Temistocle, i ricordi di un playboy di provincia alle soglie dei cinquant'anni (l'Orimbelli appunto), la bellezza misteriosa e sfuggente di una vedova bellissima (Cleofe), e nel mezzo uno stile agilissimo, una trama che fin dall'inizio incalza ed avvince il lettore. Immaginate che l'uomo di quasi cinquant'anni abbia il volto di Ugo Tognazzi e la donna bellissima il volto di Ornella Muti (splendida interprete), e avrete il film che Dino Risi ha tratto dal romanzo...ma per avere il romanzo, a tutto questo aggiungete lo stile di uno scrittore inconfondibile, che in poche pagine mette in scena il volto e l'anima dei suoi personaggi, di mostrarceli vivi dentro le loro storie, di farli vivere attraverso i loro gesti, le loro azioni...un piccolo grande capolavoro!

    ha scritto il 

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