La strada alla fine del mondo

Di

Editore: Bollati Boringhieri

3.7
(35)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 219 | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue) Inglese

Isbn-10: 8833921549 | Isbn-13: 9788833921549 | Data di pubblicazione: 

Traduttore: Maddalena Togliani

Disponibile anche come: eBook

Genere: Narrativa & Letteratura , Viaggi

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Descrizione del libro
Sarebbe difficile, prima di aver letto questo resoconto di viaggio, immaginare la bellezza delle foreste pluviali della Columbia Britannica, dei picchi innevati dei vulcani della penisola dell'Alaska, o dei poderosi ghiacciai che scendono dalle catene montuose della costa nord-occidentale del Canada fino a lambire l'oceano Pacifico, senza chiedersi perché una coppia di giovani e determinati ambientalisti abbia voluto percorrere, lungo l'arco di un intero anno e per di più a piedi, territori tanto aspri e ostili. Quattro stagioni trascorse nella natura selvaggia, da soli, in luoghi inviolati, dove il tempo ha una dimensione sconosciuta e ogni giorno è in gioco la sopravvivenza. La risposta si delinea pagina dopo pagina nel minuzioso racconto di questa avventura estrema: il desiderio di ritrovare nella natura l'essenza più pura della propria anima, prima che l'intervento dell'uomo distrugga il meraviglioso ma precario equilibrio di quei luoghi. E ogni luogo descritto nel libro lascia nella nostra memoria immagini indelebili di rara vividezza: il vento feroce della Lost Coast, gli iceberg di Icy Bay, il freddo intenso del bacino del Copper River, i colori struggenti di un tramonto sul mare di Bering, ma anche le zone devastate dalla deforestazione nella Great Bear Rainforest, le aree già sottoposte allo sfruttamento minerario, e senza dimenticare gli incontri con le popolazioni locali e quelli, meno occasionali, con balene, orsi, alci o leoni marini.
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  • 3

    amo i racconti di viaggi lunghi mesi in luoghi solitari. Tutto si svela e si riscopre, i sensi si risvegliano, tutti i pericoli che sembrano insormontabili diventano possibili. La stanchezza, la fame ...continua

    amo i racconti di viaggi lunghi mesi in luoghi solitari. Tutto si svela e si riscopre, i sensi si risvegliano, tutti i pericoli che sembrano insormontabili diventano possibili. La stanchezza, la fame il freddo gli ostacoli improvvisi sono il sale. C'è tempo per ogni cosa, osservare, scrutare, annusare, toccare. La natura non è a misura umana , siamo noi che dobbiamo adattarci, e questo adattarsi ci ricambia con infinita bellezza. quando si riprende il contatto con la "civiltà" ci si sente straniati e distanti. Si può fare

    ha scritto il 

  • 3

    Il racconto di un viaggio estremo

    Una giovane coppia parte da Seattle per percorrere 6400 km circa alla volta delle Isole Aleutine. Il viaggio dura quattro stagioni e si svolge a piedi, in canotto e con gli sci. I due, marito e moglie ...continua

    Una giovane coppia parte da Seattle per percorrere 6400 km circa alla volta delle Isole Aleutine. Il viaggio dura quattro stagioni e si svolge a piedi, in canotto e con gli sci. I due, marito e moglie, sono anche biologa, lei, e geologo, lui, e condividono la passione per la natura e l'ideale della difesa dell'ambiente. Il loro viaggio e le loro osservazioni si svolgono, dunque, in linea con questa loro visione delle zone esplorate ed il loro percorso avrà un finale del tutto rispondente. Bisogna dire che la narrazione, che si snoda tra descrizioni di ambienti, qualche disavventura, e incontri con personaggi, più osservazioni e riflessioni personali, pur essendo appassionante per chi ama il genere, risente della mancanza di spessore tipico di uno scrittore professionista. Non è quindi un libro che ci fa "vedere" e gustare più di tanto gli scenari e gli eventi, ma è più un diario di viaggio. Comunque interessante per un punto di vista sugli ambienti attraversati, sicuramente un documento unico, seppure non approfonditissimo, su luoghi normalmente non frequentati che dagli animali o - al massimo - dagli addetti ai lavori, e forse una testimonianza sullo stato di luoghi che tra non molto verranno trasfigurati dai cambiamenti climatici o dalle attività umane di sfruttamento delle risorse. Infine il racconto trasmette un'energia e una passione coinvolgente per la natura vissuta quasi senza schermi e desta l'ammirazione per l'impresa vissuta.

    ha scritto il 

  • 4

    Mi è piaciuto seguire questa bellissima e coraggiosa avventura. Restare col fiato sospeso a pensare che la Natura è così bella e così pericolosa.... Interessante aver scoperto delle curiosità delle qu ...continua

    Mi è piaciuto seguire questa bellissima e coraggiosa avventura. Restare col fiato sospeso a pensare che la Natura è così bella e così pericolosa.... Interessante aver scoperto delle curiosità delle quali non sapevo nulla .... l'estinzione dei rospi.... le cave di metalli preziosi....i giacimenti di carbone e tutto quello che ruota attorno a questa ricchezza ancora di proprietà di Madre Terra.Sicuramente un po' troppo ripetitive alcune descrizioni dell'ambiente percorso nelle varie tappe e dall'altra parte avrei voluto una descrizione più dettagliata dei due protagonisti, del loro stato d'animo ..In generale un bello scritto che consiglio agli amanti della natura e a tutti quelli che sostengono le loro idee nel rispetto del nostro pianeta.

    ha scritto il 

  • 4

    4 su 5 forse è un po' troppo...

    "così così" però è troppo poco.

    Il racconto parte un po' lento poi scorre via veloce. L'autrice, una tipa tostissima, non la fa troppo lunga, anzi a volte piacerebbe saperne un po' di più. E' bello se ...continua

    "così così" però è troppo poco.

    Il racconto parte un po' lento poi scorre via veloce. L'autrice, una tipa tostissima, non la fa troppo lunga, anzi a volte piacerebbe saperne un po' di più. E' bello seguire la loro marcia con google earth e cercando foto dei posti da loro descritti in rete.

    Quello che mi ha più colpita però non sono le descrizioni della meravigliosa natura che attraversano o delle tempeste di neve, vento, marosi, orsi che devono affrontare. Sono le considerazioni sulle evidenti tracce del cambiamento climatico su piante ed animali, sugli assalti all'ambiente da parte di miniere che avvelenano aria, territorio e torrenti dove i salmoni diventano sempre più rari, deforestazione selvaggia, interessi economici (grossi) che se ne fanno un baffo pure dei residenti, sfregi che il passaggio dell'uomo lascia in territori così importanti e fragili.

    In compenso mi sono commossa quando Maddalena Togliani, la brava traduttrice, ha scritto "battigia" invece che bagnasciuga! :D

    Alla casa editrice contesto il titolo: alla fine della strada trovano famiglia (lei cammina gli ultimi 800 km incinta), casa, stabilità. Non era meglio il titolo originale "A Long Trek Home"? Perché "fine del mondo"? Per scimiottare Sepulveda? boh.

    Qui il loro blog: http://www.groundtruthtrekking.org/blog/

    ha scritto il 

  • 3

    Senza nulla togliere all'impresa incredibile che questi due ragazzi hanno fatto, il problema di questo libro è che non ti porta mai ad emozionarti. Immagino debba essere difficile condensare più di un ...continua

    Senza nulla togliere all'impresa incredibile che questi due ragazzi hanno fatto, il problema di questo libro è che non ti porta mai ad emozionarti. Immagino debba essere difficile condensare più di un anno in qualche centinaio di pagine, ma altri hanno sicuramente avuto molto più successo. Le pagina passano una dopo l'altra quasi sempre uguali, avventure e peripezie così come noia hanno lo stesso piattume nella narrazione.
    Un vero peccato perchè il viaggio affrontato merita sicuramente molto!

    ha scritto il 

  • 4

    Marito e moglie percorrono, senza l'ausilio di alcun mezzo di trasporto a motore, la strada da Seattle all'Alaska. Un eco-viaggio fatto per riscoprire la natura ma anche se stessi

    ha scritto il 

  • 4

    una specie di into the wild (che non ho letto, confesso: mi baso sul film) salvo che c'è il lieto fine. l'autrice, biologa, parte da seattle con il marito, geologo, per arrivare alle isole aleutine a ...continua

    una specie di into the wild (che non ho letto, confesso: mi baso sul film) salvo che c'è il lieto fine. l'autrice, biologa, parte da seattle con il marito, geologo, per arrivare alle isole aleutine a piedi (o sugli sci, o in canotto. nient'altro). alla fine, dopo più di un anno, avranno percorso 6.700 km. lungo il tragitto trovano vaste zone disboscate, miniere attive e abbandonate, cacciatori, iceberg, scolari, orsi e tempeste. il racconto è affascinante, mi ha fatto sentire la mancanza delle foto che ho poi cercato su internet. affascinante è anche il cambiamento di prospettiva che si avverte graduale nei due protagonisti e nella loro visione della vita e dei loro progetti. e intanto, con loro, si riflette - anche piuttosto a fondo - sul rapporto tra l'uomo e l'ambiente, sulle comodità cui siamo abituati anche quando ci crediamo spartani, sulla forza di una passione vera, quella della mckittrick e di suo marito per la natura. un libro che lascia spaziare la mente e lo spirito.

    ha scritto il 

  • *** Attenzione: di seguito anticipazioni sulla trama (SPOILER) ***

    5

    Un libro magnifico che ha dei difetti.
    Il titolo (assoluzione piena per l'autrice). Il costume italico di travisare in traduzione persiste : A long trek home, poco c'azzecca (perdonate il dipietrismo) ...continua

    Un libro magnifico che ha dei difetti.
    Il titolo (assoluzione piena per l'autrice). Il costume italico di travisare in traduzione persiste : A long trek home, poco c'azzecca (perdonate il dipietrismo) con la fine del mondo. Il racconto è la narrazione di una strada alla fine della quale si trova casa propria, e allora?
    La lunghezza. È troppo corto (poco più di 200 pagine), lascia curiosità e appetito, quasi fame: cercherò di spiegare perché.
    L'invidia. Ovvio che sia un problema mio, ma allo sfogliare l'ultima pagina viene da scrivere “Anch'io voglio! Anch'io voglio!” come un bambino, salvo rendersi immediatamente conto che volere è potere, ma fino ad un certo punto.
    Introduzione troppo lunga? Ma qui non siamo su di un giornale dove se l'articolo non acchiappa si passa avanti: posso presumere che il lettore abbia la pazienza di superare le prime righe per addentrarsi nel post.
    E allora. Il libro racconta dell'idea/realizzazione del progetto di Erin (autrice) e Hig (marito suo): un viaggio che parta da Seattle e arrivi all'estremo nord delle Isole Aleutine, lembo d'Alaska. Il mezzo di trasporto sono: piedi, sci, canotto. E qui già posso scrivere del “volere e potere fino a un certo punto”. I nostri viaggiatori sono esperti di nord e ghiacci, geologo e biologa, lui alaskano, canoisti espertissimi, sanno come ci si comporta con gli orsi e le altre bestiole che si fanno loro incontro lungo la via, dominano le maree, conoscono alla perfezione le esigenze del materiale da portare in groppa (perché la casa è lo zaino). La conoscenza si può sempre raggiungere ma serve, quantomeno, tempo.
    Il viaggio varrebbe già la lettura, ma ancor meglio se chi scrive abbia il talento per farlo bene: Erin ne ha, le pagine scorrono appassionanti e veloci. Troppo breve, annotavo sopra. Perché mi sarebbe piaciuto leggere maggiori notizie su dettagli tecnici (bagagli, alimentazione, scelta dei percorsi). Non che manchino cose simili, ma io avevo e ho bisogno di saziarmi, per capire che si può fare. Insomma, un libro talmente bello che la sua fine porta quasi rabbia, oltre che delusione. Ancora!
    E la casa cui il vero titolo rimanda: dopo più di un anno di viaggio (tempo preso per sé a fine dottorato: altro lembo d'invidia), decidere di allargare la famiglia, portandosi talmente avanti che gli ultimi parecchi (400 circa) km Erin li fa incinta. Complimenti per il fisico! La casa è un villaggio in Alaska, dove la terra dei genitori di Hig viene addobbata da una yurta per giovane coppia e piccolo uomo.
    La mia insaziabile curiosità, per fortuna, trova briciole di appagamento sul blog di Erin.
    Leggete e moltiplicatevi, lettori: assumente questo libro come si fa con il cibo preferito, nutritevi di lui con le dosi più adatte alla vostra esigenza.

    ha scritto il