La tache

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Editeur: Editions Gallimard

4.1
(1427)

Language: Français | Number of pages: 496 | Format: Paperback | En langues différentes: (langues différentes) English , Chi traditional , Italian , Spanish

Isbn-10: 2070315932 | Isbn-13: 9782070315932 | Publish date: 

Category: Family, Sex & Relationships , Fiction & Literature , History

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Description du livre
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  • 5

    Il mio primo Roth e sicuramente non l'ultimo. La sua prosa cruda mi ha rapita, la narrazione è fitta e densa, richiede dunque un alto tasso di attenzione ma ne vale assolutamente la pena.
    Coleman Silk ...continuer

    Il mio primo Roth e sicuramente non l'ultimo. La sua prosa cruda mi ha rapita, la narrazione è fitta e densa, richiede dunque un alto tasso di attenzione ma ne vale assolutamente la pena.
    Coleman Silk è l'americano modello, professore universitario di lettere classiche, tutti gli uomini lo invidiano e tutte le donne vorrebbero andare a letto con lui. A causa di un fraintendimento, però, viene accusato di razzismo, ma questa accusa non è altro che un pretesto per farlo fuori. Ma Coleman ha un segreto nascosto che è in un certo senso una legge del contrappasso.
    E' un romanzo da leggere, se non altro perché Roth è un pluricandidato al premio Nobel, uno dei più quotati scrittori odierni e un pozzo da cui trarre moltissimi spunti di riflessione.

    dit le 

  • 4

    Philiph Roth...grande scrittore...intenso, elaborato, stupefacente...che dire, leggetelo.
    E' vero che letto dopo aver visto il film il protagonista assume giocoforza il volto di Hopkins, però semmai q ...continuer

    Philiph Roth...grande scrittore...intenso, elaborato, stupefacente...che dire, leggetelo.
    E' vero che letto dopo aver visto il film il protagonista assume giocoforza il volto di Hopkins, però semmai questo è un valore aggiunto

    dit le 

  • 4

    Roth, due su due per ora.

    Faccio ancora fatica a capire perchè la gente parli degli "Stati Uniti" come qualcosa di distante e diverso.
    La Sontag diceva che la generazione di fotografi americani, involontariamente o meno (chiss ...continuer

    Faccio ancora fatica a capire perchè la gente parli degli "Stati Uniti" come qualcosa di distante e diverso.
    La Sontag diceva che la generazione di fotografi americani, involontariamente o meno (chissene), partita alla fine dei 60 e devoti (qui credo involontariamente ma chissene comunque) al pensiero Whitmaniano della democratizzazione del bello, si sono allineati nel interpretare gli Stati Uniti come la tomba dell'occidente, e con questo la necessità e il motivo di capirli maggiormente.
    Hanno accettato la non coltura e i non luoghi come presa di coscienza per la comprensione, smettendo di cercare un ordine a ciò che ordine non ha.
    Io, nei libri americani, ci trovo più analogie che differenze con questa parte dell'oceano. Facciamo quasi SOLO analogie.

    dit le 

  • 5

    La macchia umana è un libro sull'ipocrisia e sul conformismo, e l'invidia. Coleman Silk è un professore universitario che insegue la sua libertà, a qualsiasi prezzo. Dopo una vita di successo cade pre ...continuer

    La macchia umana è un libro sull'ipocrisia e sul conformismo, e l'invidia. Coleman Silk è un professore universitario che insegue la sua libertà, a qualsiasi prezzo. Dopo una vita di successo cade preda del conformismo, dell'invidia, dell'ipocrisia. Ma egli stesso non è esente dall'ipocrisia. Un libro, questo di Roth, straordinario nell'affrontare temi sensibili; forse il più bello dei suoi.

    dit le 

  • 3

    Il libro è bello, la storia affascinante, ma a volte si ha la sensazione di leggere due libri di cui uno scritto meglio e uno peggio. Certe pagine vorresti non finissero mai altre invece vorresti che ...continuer

    Il libro è bello, la storia affascinante, ma a volte si ha la sensazione di leggere due libri di cui uno scritto meglio e uno peggio. Certe pagine vorresti non finissero mai altre invece vorresti che non fossero state scritte (ho trovato troppe le pagine dedicate alla riabilitazione di Les). Alla fine del romanzo comprendi il perchè di tante scelte fatte e non fatte e se vogliamo trovi anche una certa morale, ma ciò che manca in quasi tutte le pagine è la forza dei personaggi. Non ho trovato nessuno di loro indimenticabile, ne ho condiviso o meno alcune scelte e pensieri, ma credo che nessuno di loro mi abbia lasciato qualcosa e questa è davvero una sorpresa. Dopo "Ho sposato un comunista" e "Pastorale americana" credevo che ogni personaggio di Roth fosse indimenticabile, in questo caso credo di essermi sbagliata.

    dit le 

  • 3

    Coleman Silk è un rispettato ed attempato professore di lettere presso l’Athena College che cade in disgrazia per un banale equivoco lessicale nel quale incorre con due studenti assenti alle sue lezio ...continuer

    Coleman Silk è un rispettato ed attempato professore di lettere presso l’Athena College che cade in disgrazia per un banale equivoco lessicale nel quale incorre con due studenti assenti alle sue lezioni che egli definisce “spooks”. Un episodio banale causato dal doppio significato del termine (fantasmi e/o negri) che però induce, forse anche strumentalmente, ad un grave malinteso ad alla conseguente accusa di razzismo dalla quale il docente sarà continuamente perseguitato e da cui non ne uscirà più. Né la successiva condotta nella sua vita privata - dopo le dimissioni dall’incarico e la morte della moglie - con la frequentazione di una donna analfabeta e molto più giovane di lui, contribuirà ad alleggerire il peso della persecuzione e delle vessazioni psicologiche e sociali che subirà, anche in forma anonima. Pur ritenuto, forse, uno dei migliori libri di Roth e pur immeritatamente esaltato come un “grande” romanzo contro l’ipocrisia, il perbenismo e la menzogna che mira a scombussolare le nostre radicate convinzioni e le nostre consolidate certezze, si tratta di una lettura tediosa, appesantita da una struttura sintattica ed un periodare involuto e prolisso, che raramente tiene desta l’attenzione. Nemmeno la trama, con un finale agrodolce che vede la morte e la parziale riabilitazione del protagonista, sembra essere all’altezza della celebrità di cui gode l’Autore.

    dit le 

  • 4

    Per aspera sic itur ad astra

    Iniziato

    Uno potrebbe innamorarsi anche strada facendo.... mica esiste soltanto il colpo di fulmine! ?

    Terminato

    Piena approvazione per molte cose, qualche volta ho provato sensazioni contrastanti. ...continuer

    Iniziato

    Uno potrebbe innamorarsi anche strada facendo.... mica esiste soltanto il colpo di fulmine! ?

    Terminato

    Piena approvazione per molte cose, qualche volta ho provato sensazioni contrastanti. In un paio di occasioni l'ho odiato. Mi ha anche irritato non poco.

    Al di là di tutto mi piace la sua scrittura. Non so se lo rivedrò, in ogni caso non a breve.

    dit le 

  • *** Ce commentaire dévoile des détails importants de l\'intrigue ! ***

    0

    [dunque è vero che anobii si puppa le recensioni. questa era del 2012. meno male che].

    ogni tanto mi si dice che non ricordo, che mi contraddico. cose così.
    non è grave, ormai sono vecchio. l’età qualche controindicazione ce l’ha.
    però non mi arrabbio.
    mi sale la pressione, incontrollat ...continuer

    ogni tanto mi si dice che non ricordo, che mi contraddico. cose così.
    non è grave, ormai sono vecchio. l’età qualche controindicazione ce l’ha.
    però non mi arrabbio.
    mi sale la pressione, incontrollatamente e inconsapevolmente, ma non mi arrabbio.
    medito, piuttosto. sugli esseri umani, su di me, sulle cose che faccio, sulle cose che dovrei fare, sulle cose che dovrei e potrei smettere di fare.
    al limite mi dispiaccio quando mi si risponde in maniera a volte acida [come può fare anche chi sa di avere torto], altre volte tagliente, altre ancora netta e senza possibilità di replica.
    è un peccato non potere dialogare rispettando le posizioni altrui, ma forse e finalmente ho imparato la lezione.
    non che di avere ragione mi sia mai fregato qualcosa.
    su questo o altri argomenti.
    ma quello che è innegabile è che la macchia umana è [indicativo presente] il romanzo americano più importante del ‘900.

    ne parlai con.
    mi disse che la macchia umana è [se non altro] il lavoro più grande di roth, anche se tutti impazziscono per pastorale americana.
    [altro libro enorme, beninteso. solo, meno enorme].
    ora.
    come è premesso che di avere ragione [specie con con certa gente, ma non solo] io me ne frego, è altrettanto premesso che la letteratura è inutile.
    è buona, è gustosa, è tutto quello che vuoi.
    ma serve solo al lettore.
    a te.
    alla tua filosofia e ai tuoi ragionamenti.
    come fare l’amore con se stessi. o con una donna che non c’è.
    la letteratura non cambia né mai ha cambiato il mondo. d’altra parte alla letteratura ha accesso una esigua minoranza di umani.
    scrissi tempo fa che colui che ama i libri è come il protagonista di una solitudine troppo rumorosa: un poveretto, solo, triste. [persino sudicio].
    mi ricordai di isherwood, autore del libro più bello tra quelli che ho letto nel 2011: “i libri non hanno reso George né migliore, né più nobile, né più saggio”.
    sono due riflessioni sull’umanità, quella di hrabal e quella di isherwood, distantissime. eppure hanno tanto in comune.
    isherwood vede la natura umana completamente disvelata nell’ubriachezza [e come potrei non essere d’accordo?], hrabal sente l’umanità talmente distante da sé da rifugiarsi nei libri [e nella pressa con cui li distrugge] e nella birra.
    letteratura come fuga dal mondo.
    dall’umanità.
    così, mi sono preso la briga di andare a cercare rileggere cose che avevo scritto un paio di anni fa in una conversazione privata.
    le riporto qui, correggendole e adattandole al mezzo.

    l’umanità, dunque.
    l’umanità è l’argomento centrale de la macchia umana.
    [lo dice anche il titolo: era facile].
    eppure qualcuno crede ancora che l’argomento primo sia l’ambizione. l’ambizione e il sesso.
    e, nel caso di molte lettrici femmine e di qualche lettore maschio: la misoginia e la fallocrazia.
    può darsi che roth sia un uomo misogino, non saprei dire, è da tanto che non ci facciamo una birra insieme.
    ma vedere roth come uno scrittore misogino è incredibilmente limitante.
    vedere roth come uno scrittore misogino e magnificare un franzen qualunque, è perfino peggio.
    [anche qui, statisticamente sono più le lettrici dei lettori: come mai? ci tornerò sopra].
    [se me ne ricordo].

    la macchia umana è una tragedia.
    e, come mi disse [con esattezza]: è una tragedia greca.
    della tragedia greca ha tutti gli elementi. a partire dal mestiere del protagonista.
    una tragedia greca scritta da un greco che ha letto shakespeare.
    una tragedia con un coro tonante, piena di personaggi dai nomi bellissimi [coleman di secondo nome fa brutus].
    i personaggi, già.
    sono loro il motivo di tanto astio e tanto fastidio in alcuni lettori/lettrici? è la ricetta di shakespeare, che ci faceva amare i suoi personaggi e poi li uccideva, o che ce li faceva detestare da subito o che li mostrava come erano.
    umani.
    [l’abilità di renderci partecipi delle vicende. suscitare empatia. funziona proprio come nelle telenovele colombiane, eggià].
    la difficoltà di accettarsi come persona ha profonde radici nella difficoltà di ammettere i proprii errori, di riconoscere le proprie debolezze.
    sarebbe meglio mettersi davanti allo specchio e parlarsi chiaro, ma si fa quello che si può: siamo umani.
    se non si è in grado di riconosce la propria debolezza, quando qualcuno presenta una donna con le debolezze che delphine ha, qualche altra donna si può sentire spogliata, svelata nelle sue paure più intime e nei suoi segreti. e dirà che roth è un misogino, fallocrate, stronzo e figlio di puttana.
    cioè.
    roth fa in modo che tu, lettrice, dica di lui quello che i personaggi del libro dicono di coleman.
    [a me verrebbe il dubbio di essere poco poco preso per q. non so a te].
    sì, perché quasi tutti i personaggi del libro [e il coro], tutti i testimoni, accusano coleman di essere un uomo che schiavizza le donne, che le considera esseri inferiori da sottoporre alla sua ambizione.
    un giudizio senza appello e, infine, irrevocabile.
    senza conoscere la verità.
    [“tutti sanno”].
    allora bisognerebbe chiedersi cosa è la verità.
    ma la verità non esiste e coleman stesso è l’imbroglio più grande.
    faunia è una bugiarda e delphine pure e tutti lo sono e tutti lo siamo.
    il fatto innegabile è che siamo corpi, siamo carne e diventeremo polvere. tutti.
    e roth ci mostra i suoi attori come sono. nel bene e nel male.
    [pensate a quello che coleman fa a sua madre. pensate a faunia. pensate a medea. pensate a edipo. pensate al contrario di edipo].

    prima di tutto delphine. che è il personaggio, a quanto vedo, più criticato.
    è un personaggio irreale? nessuno di voi ha mai brigato per nascondere una propria mancanza? un errore? non vi siete mai coperti di ridicolo e avete cercato maldestramente di porre rimedio? non siete mai stati meschini? o spaventati? o rabbiosi? non avete mai spiato il cellulare del vostro fidanzato? [vergognatevi].
    delphine è viva, altro che irreale. non è affatto la caricatura di una donna intelligente vista nella sua meschinità allo scopo di denigrare lei e tutte le donne che fanno carriera in un mondo maschile.
    delphine è umana.
    come voi.
    è una bambina capricciosa che non è riuscita ad affrancarsi dai genitori e, sopratutto, dalla madre. è una donna che vuole mostrare a tutti di essere libera ma non riesce a liberarsi dalle convenzioni sociali, che vuole mostrarsi forte e non lo è.
    non è una deficiente: è debole, è spaventata. è la bambina che ruba la marmellata, fa cadere il barattolo e allora dà la colpa al gatto.
    per questo cerca un maschio con le caratteristiche di coleman e per questo lo odia tanto.
    coleman è il maschio [anche il padre] forte di cui ha bisogno, ma è pure la rappresentazione tangibile di tutto quanto ostacola la sua libertà.
    delphine è fragile e rifiuta la sua fragilità. ma fa quello che gli uomini forti vogliono che lei faccia.
    così va a letto con il suo fidanzato insieme ad un altro uomo che non conosce, solo perché il suo fidanzato così le ha chiesto di fare. non lo desidera, lo fa.
    così si accompagna solo a uomini più grandi di lei.
    delphine cerca una guida in un mondo nel quale ha paura a vivere.
    fintanto che si muove all’interno della scuola è brava, è competente: ha trovato un terreno solido e sicuro, che conosce bene, sul quale camminare. ma nella vita no. nella vita delphine ha bisogno di qualcuno che le dica cosa fare. come la bambina che non vuole più essere.

    faunia.
    faunia è il mistero. è impermeabile, non mostra emozioni. non ha amici. se sta male lo tiene per sé. se ha fatto la puttana, se ha ucciso lei i suoi bambini, se i suoi bambini sono morti perché les ha dato fuoco alla casa, se lei sa la verità su coleman, se quando sono usciti di strada glielo stava succhiando.
    se.
    di faunia non si sa nulla.
    [faunia non racconta a nessuno, nemmeno a coleman, faunia parla solo con la gazza].
    il suo diario è stato letto da una sola persona, che non rivela davvero cosa c’è scritto.
    quello che c’è nel diario non lo sappiamo.
    non sappiamo proprio niente di niente.
    di faunia.
    [il nome non suggerisce nulla? faunia è un’animala femmina. se ha sentimenti li tiene per sé].
    ognuno ha la sua opinione su di lei.
    ma nessuno sa veramente niente.
    [a pensarci questa è una cosa disturbante in un romanzo. lo scrittore di norma sa tutto e te lo fa pesare. ti sta raccontando una storia che lui conosce nei dettagli e te li snocciola piano piano tutti. qui no. roth ti racconta una storia piena di equivoci, di menzogne, di errori, di nondetti. e non te li svela. ti lascia pensare quello che vuoi. come se i personaggi del libro fossero persone vere. come se questa storia fosse la vita. e lo è].
    sempre leggendo recensioni in giro rilevo che faunia, per vari motivi, sembra essere il personaggio del libro più amato dalle lettrici.
    è la vera donna forte, il contrario di delphine [nonché l’omologa di coleman: quel fallocrate di merda…].
    ma.
    come è possibile vedere le cose dalla parte di faunia, dal suo punto di vista, visto che lei non lo svela?
    e come è possibile che una donna parteggi per un’altra donna che ha ucciso i suoi figli?
    strano.
    [irrazionale].

    coleman.
    coleman è l’uomo.
    l’uomo che si ribella alla sua mortalità [a dio] scopando donne più giovani.
    l’uomo che si ribella alla sua società decidendo di non essere più negro.
    l’uomo che si ribella a suo padre, al suo amatissimo padre, per studiare lettere [che è la passione del padre!], per fare pugilato [la pugna!].
    l’uomo che uccide sua madre.
    l’uomo che si ribella alle convenzioni sociali perché sono stupide e ottuse e lotta contro di esse.
    l’uomo che reclama il diritto di essere libero anche di fronte ai suoi figli [ma lì fallisce: nessuno può essere completamente libero se vive in una società].
    coleman è l’uomo.
    è uno stronzo? è un egoista? un insensibile? un fallocrate? un figlio di puttana?
    è l’uomo che cerca con tutte le sue forze di essere quello che ha deciso di essere.
    e per farlo non è disposto a cedere nulla, nessun compromesso.
    l’uomo che tutti i maschi della specie vorrebbero intimamente essere e l’uomo che nessun maschio della specie avrà mai la forza di diventare.
    l’uomo.
    con tutte le sue contraddizioni, con tutta l’atrocità del suo vivere e agire.
    è talmente uomo, coleman, che mi tremano le mani solo a pensare a lui.

    questo libro, questa tragedia greca [come ebbe a dirmi], è talmente enorme che contiene tutto. dell’umano.
    ed è talmente meraviglioso, nella sua terribilità [alè], da rimanere dentro per sempre.
    chi si affaccia alla lettura di roth ponendosi su un piano di conflittualità tra sessi ha perso in partenza. e farebbe bene ad andare a leggersi la kinsella. o liala. o franzen.
    roth è un maschio, probabilmente ossessionato dal sesso, sicuramente ossessionato dalla vita.
    come maschio sceglie di narrare in prima persona e narra dal punto di vista del maschio.
    che, tuttavia, non è coleman: è nathan.
    vecchio, impotente, privo di prostata. un relitto di uomo, come saremo tutti alla fine della vita.
    la prospettiva è piuttosto quella di nathan, che non è mai stato misogino o fallocrate, in nessuno dei libri nei quali compare.
    lo sberleffo alla critica di misoginia sta nel libro: l’ipocrisia fa sì che tutti noi siamo portati a criticare altri per mancanze o comportamenti che sono anche i nostri. ma in realtà non sapremo mai quale è la verità. cosa pensava tizio, perché ha fatto una cosa, perché non ne ha fatta un’altra.
    [perché non ha telefonato a. perché ha detto quella frase a].
    la risposta di roth è che noi non sappiamo.
    viviamo.
    è l’unica cosa che possiamo fare.
    lasciare un segno, una macchia.
    e se non vi basta, se credete che roth odii le femmine, che le faccia scopare dai suoi protagonisti per umiliarle e sottometterle.
    beh.
    non avete capito nulla.
    [della vita].

    dit le 

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