La tigre bianca

Di

Editore: Einaudi (Super ET)

4.1
(1268)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 232 | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Catalano , Spagnolo , Chi tradizionale , Francese , Portoghese , Tedesco , Polacco , Olandese

Isbn-10: 8806201573 | Isbn-13: 9788806201579 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Traduttore: Norman Gobetti

Disponibile anche come: Copertina rigida

Genere: Biografia , Narrativa & Letteratura , Viaggi

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Descrizione del libro
Con questo libro Aravid Adiga ha vinto il Booker Prize 2008.

Seduto alla sua scrivania, l'imprenditore autodidatta Balram Halwai, detto la Tigre Bianca, scrive sette lucide e impietose lettere al primo ministro cinese che si appresta a visitare l'India. Gli racconta delle proprie origini e della propria storia: la storia di un ragazzo di una delle caste piú basse che da un fangoso villaggio all'interno del paese (dove "ogni buona notizia si tramuta in una cattiva notizia, e in fretta") arriva a New Delhi, dove mall luccicanti, sontuosi palazzi e auto tirate a lucido da magri autisti in ciabatte si accostano a bordelli di lusso con bionde prostitute dell'Europa dell'est. Qui, nel nuovissimo quartiere di Gurgaon, Balram Halwai assiste alla progressiva e inarrestabile corruzione del suo padrone, ne assimila la mentalità e intuisce che il modo per fuggire dalla gabbia della miseria esiste: commettere un omicidio, rubare e mettersi in proprio. Grazie a un duro lavoro, a pasti trangugiati in fretta, a un codice morale dettato dalle necessità produttive, ma soprattutto applicando le auree regole degli affari apprese da Mr Ashok, il suo defunto ex principale, il successo non tarda ad arrivare. Per il futuro si vedrà: forse potrebbe investire parte del proprio capitale in una scuola per i bambini poveri di Bangalore: una scuola piena di Tigri Bianche, in cui non si parli né di Gandhi, né dei 36 milioni di divinità indiane. Con questo suo primo romanzo, Aravind Adiga ci conduce dietro le quinte dell'India odierna, la " shining India" della new economy e delle nuovissime tecnologie, della crescita economica vertiginosa, del consumismo sfrenato di pochi, descrivendo con durezza e sarcasmo i bui retroscena, materiali e morali, di tanto scintillio.
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    E' un libro che affascina, ma il suo successo, oltre ad essere dovuto come vincitore del Booker Prize 2008, è stato per le critiche mosse da alcuni nella descrizione dell'India. E' una nazione che mi ...continua

    E' un libro che affascina, ma il suo successo, oltre ad essere dovuto come vincitore del Booker Prize 2008, è stato per le critiche mosse da alcuni nella descrizione dell'India. E' una nazione che mi affascina tantissimo, un paese dalle mille contraddizioni, moderno ed antico, super-tecnologico ed arretrato allo stesso tempo… Un paese dove le bambine vengono uccise appena nate nei villaggi perchè non ci si può permettere la dote… Una nazione della new economy e delle nuovissime tecnologie, della crescita economica vertiginosa, del consumismo sfrenato di pochi, descrivendo con durezza e sarcasmo i bui retroscena, materiali e morali, di tanto scintillio. E come ogni libro ha un suo taglio, un punto di vista, un filtro. La Tigre Bianca ne ha uno molto forte e deciso, ma è dichiarato, esplicito, originale e diverso. Descrive certe cose e non altre, descrive soprattutto il meccanismo di una struttura sociale, spogliando la realtà di sentimenti ed emozioni che invece nella realtà esistono e semplificando il più possibile. Non descrive “la vera India”, semplicemente perché la “vera India” non esiste, come non esiste una “verità” assoluta. E Lo scopo di Adiga è proprio quello di essere caustico e impietoso, ma capisco che cosa voglia dire questa accusa. In tutto il libro non c’è una sola persona che provi un sentimento di affetto, di comprensione, di amore nei confronti di qualcun altro: tutti sono corrotti, tutti servili o cannibali, perché tutti fanno parte di un sistema di sfruttamento di cui nessuno si vuole liberare.

    ha scritto il 

  • 4

    La Tigre di Bangalore

    Libro bellissimo, purtroppo si perde un po' nel finale, ma vale almeno quanto una decina di documentati e trattati sociologici sull'India.
    Come dice spesso Munna, il protagonista io narrante, voleva e ...continua

    Libro bellissimo, purtroppo si perde un po' nel finale, ma vale almeno quanto una decina di documentati e trattati sociologici sull'India.
    Come dice spesso Munna, il protagonista io narrante, voleva essere un uomo, e non un animale o servo, con tutte le luci e ombre che un uomo ha. Sia nel bene che ne male.
    Da leggere per capire

    ha scritto il 

  • 4

    ascesa di un imprenditore nell'india rampante- quella di bangalore, capitale della tecnologia- raccontata attraverso una serie di lettere/confessioni al primo ministro cinese. ashok (alias balram alia ...continua

    ascesa di un imprenditore nell'india rampante- quella di bangalore, capitale della tecnologia- raccontata attraverso una serie di lettere/confessioni al primo ministro cinese. ashok (alias balram alias munna) narra dettagliatamente come sia arrivato al successo e alla ricchezza partendo da un povero villaggio sperduto- attraverso sofferenze, disonestà e addirittura un omicidio- con un'ironia nera e graffiante, che spiazza e fa riflettere sulle contraddizioni di un paese complesso e i compromessi e i sacrifici a cui ci si può prestare per sollevarsi dalla miseria. interessante e crudele.

    ha scritto il 

  • 0

    Ci sono un cuofano di posti che vorrei visitare camminandoci dentro coi piedi e non con gli occhi come uso fare su google street view.
    [L’America latina tutta dal Messico alla Patagonia.]
    Ci sono an ...continua

    Ci sono un cuofano di posti che vorrei visitare camminandoci dentro coi piedi e non con gli occhi come uso fare su google street view.
    [L’America latina tutta dal Messico alla Patagonia.]
    Ci sono anche dei posti che non mi attizzano per nulla: l’India occupa il fondo della mia personale classifica, dopo l’Asia centrale e gli USA.
    Non so delineare un perché.

    I libri in genere funzionano da catalizzatori di desiderio verso i luoghi che sono descritti, a meno che non si racconti dell’inferno di Dante.
    Ecco, l’India raccontata da Aravind Adiga è un inferno.
    Anzi una giungla.
    “Nella giungla, qual è l’animale più raro… la creatura che appare in un unico esemplare per ogni generazione?
    Ci pensai su e dissi:
    - - La tigre bianca.
    - - Ecco cosa sei tu, in questa giungla. “

    Tu è il narratore, un “imprenditore” divenuto tale dopo l’omicidio del proprio padrone, a cui faceva da autista.
    E’ in una serie di mail indirizzate al primo ministro cinese, futuro ospite del paese, che il narratore Ashok Sharma, ex Balram Halwai alias Munna , racconta di sé e di tutto ciò che al ministro non verrà mai mostrato.
    Se è possibile riconoscere l’intento denuncia di tutti gli sgorbi, le corruzioni, le ingiustizie della società indiana, , dove solo teoricamente il sistema delle caste è finito, soppiantato dal più semplice ricchi v/s poveri di carattere globale, dall’altro non scatta la molla di empatia per i ragni umani, i sudras (e poi si evince che all’interno della casta resiste un sistema di sottocaste molto articolato, gabbie nella gabbia), connotati come sono da meschinità, zozzeria, propensione - pur nel servilismo di facciata – alla fottitura del prossimo.

    Tra lo smog da cui si è salvi stando solo nel guscio delle auto con aria condizionata e il supertraffico delle grandi città, o le strade accidentate e la merda di vacca sparsa ovunque nei villaggi, tra le sputazzate di paam che rigano di rosso la qualunque e mani tese a elemosinare rupie, ora metto tre spazi vuoti tra gli Usa e l’India.
    Nella mia classifica personale l’india come luogo visitabile è scivolato sotto il livello 0.
    Di certo leggere un libro non è un buon motivo per alimentare un’idiosincrasia o un pregiudizio, ma tant’è.

    [chissà quanti lettori di Gomorra hanno cancellato Napoli e luoghi viciniori dalla lista personale dei luoghi visitabili]

    ha scritto il 

  • 4

    Mi piace acquistare libri seguendo il caso, a volte, per uscire dal condizionamento delle classifiche e dei passaparola.
    A volte sono fregature, a volte si scoprono delle perle.
    In questo caso è stato ...continua

    Mi piace acquistare libri seguendo il caso, a volte, per uscire dal condizionamento delle classifiche e dei passaparola.
    A volte sono fregature, a volte si scoprono delle perle.
    In questo caso è stato un acquisto fortunato. Non è la prima volta che mi imbatto nella lettura di autori indiani sconosciuti ai più (me compreso) e raramente ne sono rimasto deluso.
    Questo libro è intenso, interessante, istruttivo e ben scritto.
    Una sorta di "città della gioia" visto, anzichè con gli occhi dell'occidentale che si confronta con una realtà indescrivibile, con gli occhi di chi in quella realtà ci è nato e cresciuto, e ne ha conosciuto tutte le sfaccettature.
    Rispetto al capolavoro di Lapierre c'è qualche mancanza stilistica, e il paragone risulta comunque complicato dal diverso posizionamento temporale e soprattutto dal fatto che qui si tratta di un romanzo, dove Lapierre scriveva di vita vissuta.
    Ciò nonostante nel libro di Adiga nulla appare fantasioso, tutto è tremendamente reale, e ci si trova immersi in una realtà a noi lontana sentendola sulla pelle.
    La forma scelta del racconto, in forma epistolare/autobiografica, aggiunge valore e toglie ogni sensazione di "già letto".
    Lo consiglio, pur non trattandosi di lettura leggera.
    Spesso vale la pena di perlustrare gli scaffali delle librerie e lasciarsi cogliere da qualcosa di mai sentito, piuttosto che dirigersi subito verso i titoli sulla bocca di tutti.
    Questo è uno di quei casi, a mio avviso.

    ha scritto il 

  • 5

    Ho letto questo romanzo subito dopo un viaggio in India... un viaggio breve dal quale non avrei potuto ricevere niente altro che tante impressioni e che non avrei saputo inserire in un'immagine omogen ...continua

    Ho letto questo romanzo subito dopo un viaggio in India... un viaggio breve dal quale non avrei potuto ricevere niente altro che tante impressioni e che non avrei saputo inserire in un'immagine omogenea o anche solo un breve resoconto. "La tigre bianca" mi ha confermato sensazioni e riflessioni personali, mi ha ricordato immagini che mi sono passate velocemente davanti agli occhi, mi ha spiegato molte contraddizioni che avevo solo intuito. La storia è divertente e credo possa essere molto interessante anche per coloro che non hanno mai visitato il subcontinente.
    Aggiungo che, in qualche modo, mi ha aiutato ad essere molto più cattiva. Forse.
    Questo in realtà non è una buona recensione e non fa venire voglia di leggere il libro. Però leggetelo.

    ha scritto il 

  • 5

    splendido, da assaporare pagina per pagina. un capolavoro di ironia, uno spietato ritratto dell'india contemporanea, tra diseguaglianze sociali incolmabili e antiche tradizioni quasi impossibili da sr ...continua

    splendido, da assaporare pagina per pagina. un capolavoro di ironia, uno spietato ritratto dell'india contemporanea, tra diseguaglianze sociali incolmabili e antiche tradizioni quasi impossibili da sradicare .

    ha scritto il 

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